[Dal libro che sto leggendo] Reykjavík Café

Reykiavík
Fonte: Iceland Unlimited


Iniziamo con una novità, il ritorno al vecchio carattere di questo blog, il mio amato Georgia. Avevo letto che il Verdana fosse più leggibile ma, lo ammetto, non posso più vederlo e quindi faremo tutti più fatica, ma almeno sarà più bello da vedere! Altra novità è che il mio istinto ha avuto ancora la meglio e non mi ha tradito anche questa volta: questo libro è veramente, ma tanto tanto, bello. Da un lato c’è l’Islanda leggermente diversa di quella che incontra il killer di Hallagrimur Helgason in Toxic, dall’altro c’è un romanzo circolare che ho visto affrontare in maniera diversa da Vanni Santoni in Se fossi fuoco arderei Firenze e, devo dire, che il connubio è affatto male. 

Quattro donne diversissime fra loro per scelte fatte nella vita si muovono  nelle strade di Reykiavík. Tutte, seppur giovanissime, portano il loro bagaglio di esperienze e tutte sono ad un bivio. Cambiare, scappare, combattere oppure lasciare stare. Chi per lavoro e chi per amore deve scegliere che fare della propria vita e le loro esistenze si tangono solo nelle situazioni in cui si incontrano inconsapevolmente. Lasciano ognuna nella vita dell’altra solo una scia di ricordo che permette di evitare che il romanzo, che è costruito da capitoli che sono dei veri e propri racconti, risulti scollegato.

Un libro bellissimo che ho veramente adorato! Consigliatissimo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri 

Hervör

La cosa migliore da fare per lei poteva essere quella di dare una svolta alla sua vita e andarsene per un anno o due. Sprofondare ancora di più nel passivo della MasterCard e almeno spassarsela un po’. Avrebbe potuto trovarsi qualche lavoretto mentre era in giro per il mondo. Raccogliere i fiori di gelsomino per le maison di profumi francesi, o magari chicchi di caffè in Colombia. Raccogliere per giornate intere e nel frattempo trovare se stessa. Nel frattempo lui quanto ci avrebbe messo a trovarne un’altra da portarsi a letto? Non molto. Mentre lei era immersa nei fiori, nei chicchi di caffè e nella propria consapevolezza spirituale lui si sarebbe fatto una storiella con qualche bionda, che avrebbe trovato infinitamente divertente tutto quello che diceva, e che magari avrebbe perfino fatto colpo su di lui chiedendogli se la tal cosa avesse qualche analogia con il New Deal di Roosevelt. Ragazze di quel tipo hanno le tette grandi e guidano automobili regalate da papà e godono ingiustamente dei vantaggi nella vita che le altre se li sognano. A quel punto le sarebbe stato chiaro quanto poco lei contasse per lui. O quanto lui fosse profondamente solo. 


Hervör se ne sarebbe andata volentieri. Si sedette in auto con il motore acceso, perdendosi nelle sue fantasticherie. Tornò in sé soltanto perché qualcuno le bussò al vetro, ormai completamente appannato. Trasalì poco prima di abbassare il finestrino, lasciando entrare il nevischio bagnato.« Si rende conto che sta inquinando l’ambiente, tenendo l’automobile in moto, cara? E poi dovrebbe farla vedere da una meccanico. Esce del fumo bluastro da dietro.»Davanti al finestrino c’era una donna di una certa età. Hervör la guardò incredula, aggrottò involontariamente la fronte e si chiese se fosse passata di lì per caso o se l’avesse raggiunta nel parcheggio apposta per infastidirla. Hervör allungò la testa fuori dal finestrino aperto e con un cenno del capo indicò le buste della spesa che la donna teneva in mano.«Vedo che per la spesa usa sacchetti di plastica. Io invece utilizzo una borsa riciclata, una borsa di tela prodotta dal mercato equo. Quindi non credo di essere più colpevole di lei, in quanto a inquinamento dell’ambiente, anche se lascio l’auto in moto per non morire di freddo mentre ci sto seduta dentro. E lo so che esce del fumo blu. È un diesel » aggiunse richiudendo il finestrino.la signora non si era aspettata una reazione del genere e la squadrò scandalizzata. Certo, il discorso di Hervör sarebbe risultato molto più fico se la sua Volvo avesse avuto l’alzacristalli elettrico. Ma non ce l’aveva, e oltretutto la leva era durissima per cui aveva dovuto usare entrambe le mani e metterci una bella dose di forza per alzare il vetro. Ma il messaggio era  stato chiaro e la donna se la svignò, con tutta la prontezza che l’età le consentiva.Avviò l’auto e si allontanò dal centro per dirigersi verso la parte superiore della città, verso il quartiere di Breitõholt per essere più precisi. Nei primi tempi Hervör aveva voluto pensare che ci fossero aspetti sia positivi che negativi, a lavorare e vivere ai due estremi della città. A poco a poco però stava per giungere alla conclusione che ci fossero quasi esclusivamente aspetti negativi nel dover attraversare tutti i giorni la capitale a bordo della vecchia Volvo, soprattutto alla luce del fatto  che l’auto si rivelava sempre più malconcia ogni giorno che passava. Le gomme da inverno erano ormai usurate e guidare nel traffico sfrecciante della capitale le causava sempre qualche fitta di preoccupazione. 


Questo pezzo è preso da:

Reykiavík Café
Sólveig Jónsdóttir
Sonzogno Editore, ed. 2015
Traduttore Sivia Cosimi
Collana “Romanzi”
Prezzo 17,50€


2 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] Reykjavík Café

  1. Condivido l’insofferenza per il verdana. E poi il Georgia non è così illeggibile! È fine, elegante… sì, molto più bello da vedere!
    Per inspiegabili ragioni, ho un’avversione per la Sonzogno. Però dopo questa bella recensione…

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  2. Io invece il catalogo Sonzogno lo frequentavo poco, salvo poi scoprire queste chicche! Questo è veramente un bel libro che si lascia leggere con una facilità estrema quindi se lo prendi fammi sapere che ne pensi!
    Simo

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