"XXI Secolo", Paolo Zardi – L’importante è non smettere mai di cercare la luce…

Fonte: Aforisticamente


Potrei cercare mille altre definizioni, ma non ce ne sarà mai una che potrà descrivere questa esperienza di lettura come “L’importante è non smettere mai di cercare la luce”. Questo perché, questo bel romanzo è l’inferno del buio alla ricerca di luce, per la vita, per gli affetti, per il lavoro e per l’amore. Non c’è nulla in più e nulla in meno. Eppure, nella sua sintetica e realistica crudezza, non c’è concetto più grande che non si possa, almeno lui – Zardi – ci riesce, esprimere in maniera più semplice. In fondo la differenza fra lo scrittore vero e quello che ambisce ad esserlo sta proprio in questo: il primo tratta una storia come un quadro da costruire in uno spazio limitato, il secondo per esprimere la questione più semplice costruisce un testo che fa impallidire la dimensione della Divina Commedia.

E la speranza c’è, in un mondo buio e oscuro fatto di giornate tutte uguali, di persone che l’abitudine ha sbiadito, di amori che si riconoscono solo nei gesti e nel dormire nello stesso letto. Ma cosa succederebbe se un giorno, in un tempo e in un luogo definito genericamente, pure l’ultimo luogo virtuale costruito di certezze e di bugie non ascoltate, che però è l’unica isola di tranquillità in un mondo che cade a pezzi, comparisse un’incrinatura? E se questa magagna intaccasse la sfera di cristallo della famiglia “felice” e colpisse il perno su cui ruotano tutti i componenti del suo nucleo come si potrebbe ricostruire? Da qui parte il romanzo, dal momento in cui la madre di due bimbi, colpita da un ictus viene ricoverata in ospedale più morta che viva, il padre è al lavoro e la piccola ha chiamato i soccorsi. Lui rientra a casa quando la tempesta sembra passata, eppure basta la parola “condoglianze” detta dall’impacciato cognato per farlo rendere conto che non è la tempesta il problema,ma il tornado al cui centro si trova e che sta facendo cadere come un castello di carta tutto quello che aveva creduto che appartenesse alla sua realtà e alla sua vita.

Il lavoro rappresentato in questo libro è decisamente atipico perché, nonostante il ritmo costante nella narrazione non ha un carattere ascendente ma discendente. E’ un po’ come scendere negli inferi, nel momento in cui la falla si apre, vengono a galla i dolori passati, la frustrazione per le scelte sbagliate fatte, le bugie o le cose non dette e via dicendo. Ma non è una discesa repentina, ma lenta e tendente a ricostruire un passato conosciuto e accantonato oppure sconosciuto e inesplorato. E, su queste due contraddizioni, si regge tutto questo mondo, che però lascia sempre un barlume di speranza disseminato qui e là. Un sorriso di un bimbo, la nonna che si ringiovanisce stando a contatto con i nipoti, gli sguardi, quel segnale di risveglio. E’ qui che la maestria dello scrittore dà il suo meglio, descrivendo un mondo che è poco più in là della situazione di crisi che viviamo oggi, fatta di vite rovinate da una congettura economica ostile al singolo e premiante solo per l’arraffone, Zardi riesce a lasciarci una speranza: se nel nostro viaggio il cielo non si vede più, la coltre ci avvolge, non ci disperiamo ma cerchiamo la luce. È da lì che si riparte, dalla presa di coscienza che al di là delle macerie, c’è sempre la speranza di ricostruire, partendo dai compromessi e dal perdono, dall’amore e dagli affetti più semplici. E la realtà seppure uguale a prima improvvisamente diventa altro.

Un detto dice che “non è importante il traguardo ma il percorso”, nella filosofia zardiana assume una sfumatura differente ma forse più bella “è l’importanza del percorso a rendere migliore il traguardo”. Traguardo che qui è appena accennato e che però nel suo “accenno” diventa più forte come messaggio al lettore; diviene più forte e quasi definito proprio perché la discesa negli inferi è realisticamente una sconfitta e al contempo un momento di crescita. Dagli sbagli si impara e dagli sbagli fatti per capire gli sbagli subiti, si impara di più.

Oggi – Giovedì 16 – è uscita la lista dei dodici che passano alla fase successiva di selezione nella corsa verso lo Strega 2015 e XXI Secolo è ancora in lizza, sicuramente meritatamente. Al di là del pregio della scrittura, mai noiosa e nemmeno ridondante, dell’approccio rigoroso e non barocco alla narrazione fatta di pagine tutte necessarie allo scopo, è bello sapere che una piccola realtà editoriale – di pregio, come mi è capitato di parlarvi anche per Pezzoli, e Del Amo- sia riuscita ad arrivare fino a questo premio e speriamo che prosegua nella sua corsa per farsi conoscere dai più che ignorano ancora l’esistenza di questo bel catalogo. Sicuramente, ripensando alla scelta del primo premio Strega del 1947 (Tempo di uccidere, Flaiano) questo, sicuramente, è un libro da premiare!

Credo sia difficile rimanergli indifferenti ed è un libro consigliatissimo,
Buone letture,
Simona Scravaglieri

XXI Secolo
Paolo Zardi
Neo Edizioni, Ed. 2015
Collana “Iena”
Prezzo 13,00€



Fonte: XXI Secolo
(Pagina Fb)

4 thoughts on “"XXI Secolo", Paolo Zardi – L’importante è non smettere mai di cercare la luce…

  1. Dei 12 finalisti dello Strega, ho letto solo la Ferrante. Di Paolo Zardi non so nulla e lo Strega lascia il tempo che trova. Però la vittoria di una casa editrice così piccina non potrebbe che dare una scossa ai soliti giochi delle case editrici maggiori.

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  2. Beh, quest'anno vedere tante case che accettano di tentare questo percorso è una novità insperata. Calcola che per ogni libro presentato, il premio pretende che vengano fornite 500 copie per i lettori, ed è un vero e proprio impegno. Al di là di questo, il libro zardiano è veramente un bel lavoro 😀
    Simo

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  3. Beh io spero che decidano di leggerlo al di là della fascetta, certo, se aiuta va bene lo stesso. Il catalogo Neo ne ha per tutti i gusti e devo dire che Zardi è stata una scoperta, anche se un suo racconto è presente in un altro libro che ho recensito a Settembre scorso che si chiama “La vita sobria”.
    Se non l'hai letto “XXI Secolo” ti consiglio di farlo è veramente un bel libro,
    Simona

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