" Reykjavík Café", Sólveig Jónsdóttir – Il Café delle storie…

Fonte: Aperture Photo art

Non è sicuramente così il café descritto in questo libro però corrisponde alla resa finale delle storie che in questo luogo di passaggio si intersecano o si sfiorano. E questo bancone pieno di libri è proprio come il nostro romanzo tante storie al di qui e al di là del perimetro che distingue chi vuole il caffè da chi lo fa. In una città come Reykjavík, il freddo e il gelo avvolgono la città per la maggior parte dei mesi l’anno e quindi i luoghi d’incontro, oltre al lavoro e alla scuola, sono le case e i locali. È quindi molto più accentuato il senso di solitudine che pervade le nostre protagoniste all’inizio della narrazione quando sono tutte riprese in una fase di transizione. Non sono più ragazzine, non hanno ancora una famiglia tutta loro – o se ce l’hanno si sta sgretolando-, e forse sono alla loro prima fase di conoscenza di se stesse e del loro ruolo nella società e nella loro vita.

Così Hervör, Mia, Karen, Silja sono vere e proprie “donne al bivio”, di fronte la pagina bianca che descriverà la loro nuova vita e questa fase di transizione ha, come tutte le fasi di questo genere, una zona di limbo. Lasciare l’amante per cercare il meglio o cambiare vita dopo che tuo marito t’ha tradito o sfogare un vuoto usando gli uomini e non appartenendo a nessuno oppure affogare il proprio dispiacere fin quando uno sconclusionato individuo verrà a bussare al tuo finestrino. Tutti casi al limite che si nutrono della casualità; il caso offre loro delle opportunità inaspettate che colgono al volo più o meno senza pensarci creando quello spiraglio che possa loro indicare la via. alcune volte è lo sconosciuto, altre è l’ex marito, in altre è una caduta e un ricovero in ospedale e infine una morte. Tutto cambia le regole del gioco, toglie i punti d’appoggio certi e porta nella fase di disperazione a cercare altri appigli. Ma la vera rivelazione viene da altro, nel momento in cui non ci osserviamo e non ci sentiamo osservate, in quella fase di stasi in cui il libro preso dal bancone della foto ha attirato la nostra attenzione per un particolare diverso da quello del conoscerne l’autore e il titolo.

Ci ha attratto, lo abbiamo aperto e sfogliato e dalla prima riga siamo arrivate al punto di non poter smettere finché non è finito. E’ quello che avviene per queste donne, in cui la rivelazione avviene per scelta casuale e per i lettori di queste storie che, colpiti dall’inizio esilarante, si fanno travolgere dalle storie personali di questi quattro personaggi caratterizzati egregiamente, non da una descrizione definita, ma dalle loro azioni e dai loro pensieri, che man mano ritrovano la forza per dare una svolta alla vita che fin lì le ha oppresse. La scrittura è scorrevole, il ritmo è sempre incalzante anche nelle situazioni più tranquille e l’anno, circa, in cui si svolge questa storia scorre nell’attesa che, di capitolo in capitolo, si sveli la conseguenza del capitolo precedente. Ad un certo punto speri pure che queste 4 giovani si ritrovino sedute insieme ad un tavolo e che i gesti di comprensione e aiuto non si fermino ai semplici sorrisi di uno sguardo fatto di sfuggita. Tutte si muovono a Reykjavík, nessuna di loro vuole andare via, tutte sognano di realizzarsi, nella vita, nel lavoro e nella famiglia. 

È un libro delicato e delizioso che, come vi avevo accennato, è circolare, ovvero stessa città, con personaggi che vivono la loro storia tangente o parallela a quella degli altri con cui entrano in contatto visivo o anche personale sempre di sfuggita. Questo garantisce non solo una sorta di continuità, ma anche un continuo confronto di personalità fra loro molto differenti. Hervör cerca se stessa, Mia vuole una realizzazione tutta sua che non la tradisca, Karen deve riempire il vuoto delle assenze e Silja deve trovare la via che le permetta di realizzare una vita il più vicina possibile alla sua visione. Insieme q queste ricerche si intersecano uomini buffi o traditori, padri affettuosi e nonni comprensivi e dolci signori anziani e sconosciuti. Non è un libro lezioso e nemmeno amaro, è solo un lavoro fatto sulle emozioni e come tale va inteso e letto. È questo che ho apprezzato di più, nessuna Giulietta e nemmeno donnina dalle trine intrise di pianto, le donne qui descritte vivono la contemporaneità e si scontrano in un mondo dove la regola si scrive vivendo e non più si segue perché scritta dalla morale comune.

La cosa divertente è che mi ero molto arrabbiata con me stessa per non averla scritta venerdì, ma la sera prima ero ad una presentazione. Poi nella vita il caso ci mette lo zampino e mia madre che ha letto l’estratto di Amazon, che le avevo mandato per errore per trascriverlo nel [Dal libro che sto leggendo] mi ha detto proprio sabato “Ma sai che quel libro con il titolo che non riesco a pronunciare è proprio bello? Ma me lo potevi mandare tutto!”. Ecco, se lo dice lei, lettrice affamata ma sempre di gusti sconclusionati e al tempo stesso molto precisi, potete fidarvi! Intanto io mi devo attrezzare per portarle prima di subito il libro o non mi darà più pace, visto che anche stamattina – domenica – me lo ha ricordato! 😀

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Reykiavík Café
Sólveig Jónsdóttir
Sonzogno Editore, ed. 2015
Traduttore Sivia Cosimi
Collana “Romanzi”
Prezzo 17,50€

Fonte: LettureSconclusionate

One thought on “" Reykjavík Café", Sólveig Jónsdóttir – Il Café delle storie…

  1. Eppperò (finalmente ce so' riuscita a leggermela sta recensione), ho letto pareri discordanti. Me lo procuro… Chissà quando arriverà il suo turno -.-' spero prima del duemilamai.
    Mi interessa quello che hai scritto, quando dici “le donne qui descritte vivono la contemporaneità e si scontrano in un mondo dove la regola si scrive vivendo e non più si segue perché scritta dalla morale comune.” perché sai quanto odio le donne stereotipate che frignano sempre e si preoccupano delle unghie e colmano lacune.
    Quindi, se qui nessuna frigna e colma lacune bene, do a questo romanzo una chance. Prima del duemilamai, appunto ^^

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