[Dal libro che sto leggendo] 19 Dicembre ’43

Fonte: Last Inception

Inizia con una lettera il romanzo di oggi, ed è una lettera sentita ad un padre emigrato e praticamente sparito da sempre. E’ un romanzo breve, anzi brevissimo, ma fulminante. E’ un unico giorno che accompagna il lettore fra le macerie, la paura, le fughe, la morte nel periodo dell’ultima guerra mondiale.

Al centro di questa giornata c’è Ettore, i cui genitori sono emigrati presto per l’America lasciando il figlioletto alle cure dello zio, che nel presente della narrazione è morto da qualche anno. C’è Ada, l’amata Ada dalle mani di fata, che riesce con filo ed ago a creare vestiti che incantano giù in città e ancor più nel povero paese in cui vive. Poi c’è Giorgio amico del cuore, cresciuto con un padre idealista e comunista da cui ha preso come fosse il testimone di una staffetta, gli ideali da portare avanti, pure ora che, dopo un rastrellamento, il genitore non c’è più.
Giorgio ed Ettore non potrebbero essere più diversi, il primo un teorico e l’altro il pratico eppure sono l’esempio che la comunione d’intenti può essere la forza più grande e questo li rende ancor più inseparabili.

Poi la rivolta, uno sparo, i tedeschi tornati al paese per raderlo al suolo, spari, scoppi e infine silenzio. Da qui si parte.
Non c’è molto da commentare, perché la parte da”gradasso”, la fa proprio l’autore, facendoti sentire ogni dolore e, lo ammetto, anche un grande senso di soffocamento iniziale – chiaramente è al capitolo 1 e ve lo dovete scoprire da soli! -. Senso di soffocamento, che ha fatto sì che al clou di questo libro ci arrivassi un po’ timorosa. Ecco, passato quell’attimo che asserve a tutta la scena ,che vi si prospetterà di fronte, il libro scorrerà veramente velocemente.

E’ un lavoro che non dimenticherò, cui sono arrivata grazie al suggerimento di Francesco e che consiglio veramente di cuore perché mi ha fatto ricordare perché, da romana, apprezzo sempre le proposte di lettura campane. E questo ne è un egregio esempio.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

PAUSE 

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Padre, Mi ci vuole coraggio a mettere la penna sul foglio, perché poi, quando rileggo, prendo tutto per buono, l’inchiostro resta, e quelle parole diventano per me una condizione dalla quale non fuggo, in nessun modo.Insomma, non ho più scampo.Sarebbe stato più semplice averti qui, padre, e parlare. Così che tutto quanto detto l’avrebbe custodito il tempo.Tu, seduto, e io a girarti intorno.Avrei evitato solo di guardarti negli occhi.Il disagio che ne consegue.L’egoismo, quello pure gioca un ruolo fondamentale in questa mattina di dicembre.Probabilmente scrivere serve a me.Null’altro.Non ti conosco, non ti conoscerò mai, ma a quanto pare non è così importante,Nessun figlio conosce fino in fondo suo padre, eppure lo ama, incondizionatamente. E viceversa.Chi si illude di conoscerci veramente, poi, sa così poco di noi che potremmo mentirgli all’infinito.Quindi preferisco immaginarti, così che io possa farlo a mio piacimento, l’espressione tua che più mi serve.E concerdermi il lusso d’essere sincero.Ti vedo vecchio, sento il tuo profumo di vecchio.Lo stesso che sentivo da bambino, in sagrestia, con l’odore di legno chiuso e sapone da barba.Padre Emilio arrivava sempre per primo, era già lì che si radeva.Ogni Domenica, prima della messa delle nove. Si spettinava, indossava con cura la tonaca, dava uno sguardo nello specchio e usciva sicuro sull’altare.Era uno splendore.Con una certa sicurezza, da lassù, guardava fisso la signora Gianna.Lei era seduta fra le ultime panche, accavallava le gambe e sembrava apprezzare. Le altre invece no, non lo guardavano manco negli occhi. Anzi, li tenevano bassi. E pregavano, tra le prime fila, inginocchiate e con convinzione.Ho lasciato quelle panche e quel silenzio presto, molto presto.Ho preferito l’odore dei circoli, il rumore dei bar, dove tutti si guardano negli occhio e imprecano contro il regno dei cieli, compresa la Madonna. Quella vera. Credo lo facciano proprio perché, in fondo, ci credono. Forse anche più di Padre Emilio.Là ho imparato il biliardo, le carte, ma soprattutto che i sogni bisogna costruirseli da soli, e di giorno. E che la solitudine, se condivisa, è la più preziosa delle comunanze.Appena giovane, poi, fori dalla porta di quei circoli e lontano dai tavoli del bar, ho conosciuto un’idea.Spesso l’uomo utilizza l’amore per i suoi cambiamenti, le proprie rivoluzioni personali.Invece io, ho conosciuto un’idea.E ti assicuro che un’idea te la cambia la vita.


Questo pezzo è tratto da:

19 Dicembre ’43
Donato Cutolo
Zona Editore, ed. 2014
Cd di colonna sonora di Fausto Mesolella e Daniele Sepe 
con la voce di Paolo Rossi
Prezzo 15,00€

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