[Dal libro che sto leggendo] Villa Tarantola

Sovraccoperta dell’edizione del 1968
Club degli Editori, Arnoldo Mondadori Editore




Qualche anno fa mi riproposi di leggere tutti i libri del Premio Strega rigorosamente in ordine di vittoria. Questo in parte era dovuto alla necessità di colmare le lacune sui libri premiati e dall’altra, forse la maggiore delle due, era per capire come si evolveva non solo il gusto del salotto letterario fondato dalla Bellonci e da suo marito ma anche la letteratura italiana in genere. Progetto non abbandonato ma accantonato nella necessitò di reperire il titolo vincitore nel 1948 ovvero Villa Tarantola di Vincenzo Cardarelli. Ora se il primo anno il premio andò ad un “romanzo per caso” come “Tempo di uccidere“di Ennio Flaiano pubblicato da Longanesi il secondo anno va ad un libro delle Edizione della Meridiana.

Libro reperito e solo ultimamente letto, insieme a Paola (èorachetifaiquestoblog!) che è storicamente l’unica folle che mi segue in queste imprese altrettanto folli. Lei lo ha reperito in biblioteca e ci siamo trovate di fronte a quello che non ci aspettavamo. Il libro vincitore della seconda edizione dello strega è al contempo una raccolta di racconti e un romanzo. E’ anche un’autobiografia dove Cardarelli poeta ma anche maestro di prosa ripercorre il suo periodo giovanile. Ha tutto un che di sussurrato, di condiviso intimamente, non ci sono picchi ma solo racconti, a volte un po’ confusi, altre pieni di divagazioni, dove l’autore riprende in mani i fili della vita passata rendendo al tempo stesso un ritratto di una vita solitaria ma vissuta con passione e un quadro della vita che si viveva molto prima del ’48.

Muore a 72 anni, ma Bigiaretti, nella prefazione ci dice che l’artista muore “metaforicamente” prima quando si dissolve la sua arte a causa della malattia che lo colpisce presto verso i 50 anni e che lo rende sempre più solo e infine povero. E’ un bellissimo libro come non ne leggevo da anni.
Ma ne riparleremo più articolatamente nella recensione.

Frattanto vi informo che venerdì non ci saranno pubblicazioni visto che sono al Salone del libro.
Qualora vogliate incontrarmi potete contattarmi sugli account sociali segnalati nell’apposita sezione,
Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Villa Tarantola 

Fin da ragazzo ho amato le distanze e la solitudine. Uscire dalle porte del mio paese e guardarlo dal di fuori, come qualche cosa di perduto, era uno dei miei più abituali diletti. Piacere e terrore mi portavano in certi luoghi romiti, sacri alla morte, a cui però non pensavo se non per quel tanto che m’impediva d’inoltrarmi troppo in un così pauroso reame. Uscito da Porta Clementina, dove comincia la via del cimitero e delle tombe etrusche, la mia evasione, di solito, s’arrestava pochi passi più in là. Di rado mi spingevo fino a quella strana, disabitatissima villa, chiamata Villa Tarantola, che vede già il camposanto ed era allora per me un sito misterioso, enigmatico, evocante, nel suo nome, i velenosi ragni che danno il ballo di San Vito. Di là da una siepe di bosso si vedeva, attraverso il cancello, un corretto viale di elci bassi e ombrosi, e iù in fondo una casina moderna e rossiccia, a terrazza , sovrastata dalla ruota metallica d’una pompa a vento. Il piccolo e ombreggiato edificio , somigliante più ad un mulino che a una casa di abitazione, copriva l’orizzonte, che in quel punto è vastissimo. Le sue persiane color cenere apparivano costantemente chiuse come il cancello cui mi affacciavo. Né mai mi avvenne di udire voci o scorgere anima viva curiosando là dentro. L’aspetto di questa solitaria villetta era irreprensibile e il terrore o piuttosto lo stupore che m’ispirava, tutte le volte che io ficcassi il naso fra quelle sbarre, d’una qualità ben nota ai lettori d’Edgardo Pôe.
Villa Tarantola non è che un nome al mio paese: il nome d’una località sprovvista, per ragioni facili a capirsi, di qualsiasi attrattiva. Pochi sanno o si domandano a chi appartenne in origine e come costui potè avere l’idea di costruirla in una regione così visibilmente riservata alla morte. Perché si chiami villa, dato che non ci abita nessuno. E come si potrebbe abitare da quelle parti? Perché quella siepe civettuola, quel viale, se non servono probabilmente che a mascherare un comune podere?
Questo familiare mistero sono arrivato a chiarirlo qualche anno addietro, ragionando con un vecchio artigiano del mio paese, e ciò che ho saputo intorno alle origini di Villa Tarantola, mi ha fatto molto piacere perché dimostra, in fin dei conti, come i miei stupori di fanciullo non fossero del tutto ingiustificati. Non c’è mai stato a Tarquinia un pazzo cui sorridesse la prospettiva d’un soggiorno campestre in certi luoghi, a quell’epoca, e nessun àugure, certo, avrebbe autorizzato, in altri tempi, una simile fantasia.
Villa tarantola è il portato di una impresa archeologica mal riuscita, il ripiego d’un deluso cercatore d’oro etrusco, che aveva comprato il campo nella speranza di scoprirvi chissà quale tesoro. Se non che, di gran lunga meno fortunato di altri miei concittadini ai quali avvenne, anche a caso, di fare incontri memorabili nel sottosuolo tarquiniese, imbattendosi fra l’altro più d’una volta, in guerrieri armati e dormenti su letti di pietra, che, percossi dall’aria, si dissolvevano in pochi secondi come se fossero offesi da quelle violazioni; pare che il brav’uomo, nel suo magro possedimenti, non riuscisse a trovare se non due o tre tombe saccheggiatissime, contenenti alcuni sarcofaghi vuoti, di nenfro, che si vedono ancora oggi allineati lungo il viale che ho detto e sono per avventura quanto di più vivo e parlante si riscontri nell’inanimata villetta.
da ultimo, poiché non gli sarebbe stato facile disfarsi d’una proprietà squalificata archeologicamente e di poco pregio dal lato agricolo, decise di servirsene a  scopi voluttuari ed estetici. Il cercatore di antichità s’improvvisò giardiniere come s’era improvvisato archeologo.


Questo pezzo è tratto da:

Villa Tarantola
Vincenzo Cardarelli
Arnoldo Mondarori Editore, ed, 1968
Collana ” I grandi premi letterari italiani: I PREMI STREGA”
Collana diretta da Maria Bellonci
Prezzo per le edizioni del ’68 tra i 7€ e i 25€

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.