"La prossima volta", Holly Goddard Jones – Un storia diversa…

Fonte: Wall Paper Layer

Questo è proprio un anno fortunato, per ora niente fregature e questa, in particolare, è una vera e propria sorpresa. Come vi avevo accennato nella preview del libro la settimana scorsa, quando l’ho avuto finalmente fra le mani sono rimasta alquanto perplessa leggendo la frase che campeggiava sulla copertina:

“Un libro che piacerà a chi ha amato Twin Peacks”

Che mi perdonino gli appassionati della serie, ma per me quello è stato il telefilm più soporifero che io abbia mai visto, nonché il più inconcludente. “La prossima volta”, invece, si è rivelata una vera e propria sorpresa: bella storia, tanti personaggi ben caratterizzati e inseriti nel contesto giusto, ottima gestione dei tempi e dei colpi di scena e con una fine che arriva al momento giusto ovvero quando gli indizi sono tutti in mano al lettore. L’aspetto dark, più che noir, della trama è dato dal contesto che avvolge e svolge tutte le vite degli abitanti di Roma, sperduta città di provincia americana. C’è anche una strada, come avviene nella maggior parte delle produzioni americane, “la strada del caffè”, quel percorso che potrebbe regalare la libertà di vivere una vita diversa e che invece si percorre in cerca di una perdizione effimera per un bacio o un rapporto sessuale rubato sotto i fumi dell’alcol. E poi, tutti di nuovo a casa, con i giardinetti curati o no – a seconda della zona di città -, le immancabili tendine alle finestre che nascondono al mondo il lato oscuro di ognuno di noi.

Kentucky, 28 ottobre 1993 città di Roma. E’ un giorno come tanti altri ma non si conclude in maniera tranquilla per tutti. La piccola Emily nel suo peregrinare per i boschi dopo la scuola, alla ricerca di pace dalle cattiverie dei compagni di classe, trova, in una piccola scarpata, un cadavere. Nasconderlo o rivelare la sua presenza agli adulti? In un altro quartiere un uomo sta male dopo il turno di lavoro e viene prontamente soccorso e ricoverato. E nella scuola elementare della cittadina la maestra di Emily, Susanna Mitchell, si trova a cercare di far capire alla madre riluttante di un suo alunno quanto questi sia complicato da gestire e al contempo si sorprende a pensare al suo rapporto con la sorella che da un paio di settimane non si fa sentire. Una scomparsa non giustificata da una lite o da una partenza improvvisa, a casa di Ronnie, a parte quello che sembra l’ultimo pasto andato a male, non manca proprio nulla.

Questi i fatti. I personaggi sono molti di più e il romanzo, nonostante si svolga in un tempo quasi stabilito, all’apparenza – nel suo saltare da un personaggio all’altro tornando indietro per portare tutti allo stesso momento di presenza nei vari luoghi di ricerca -, appare quasi come un romanzo circolare. Una specie di infinito con il primo anello rappresentato dalla ricerca di Ronnie, nella speranza di ritrovarla viva, e l’altro dalla veloce indagine. Il lavoro dell’ispettore è metodico e nell’annuncio di scomparsa la cittadina segue tutte quelle fasi di partecipazione cui siamo abituati dai film e dai libri e anche dai casi che hanno fatto più scalpore. Ed è interessante guardare a questo aspetto perché, in certi frangenti, tutte le comunità, senza distinzione di paese o di cultura, agiscono evidentemente tutte nello stesso modo. Dalla iniziale condanna del soggetto scomparso si passa alla partecipazione emozionale con chi la cerca fino alla riorganizzazione, di un luogo fatto di gente che solitamente nemmeno si guarda in faccia e che si ritrova a serrare i ranghi per proteggere il bene comune e riportare l’elemento scomparso a casa. 

In effetti, non è che Ronnie interessi più di tanto, l’unione, la partecipazione e la collaborazione affiorano spontaneamente per quel che “potrebbe succedere dopo”. Che Ronnie sia l’ultima va bene, è una donna che non è mai stata apprezzata proprio per la sua voglia marcata di non adeguarsi a quello che è ritenuto accettabile. Che a quarant’anni passati non ha trovato un marito con una giardinetta e fatto dei figli, occupandosi con loro di un giardinetto uguale a molti altri, o meglio, a tutti gli altri. Ronnie, nonostante quel che si scopre dietro, è una vittima sacrificale che ci ricorda che nonostante tutto, il male c’è e non lo vediamo, ma può colpirci in ogni momento. E in questa fotografia grigia, colorata qui e lì per darle un aspetto diverso, forse più allegro, che la città e i suoi abitanti rivelano il loro lato più grottesco: la consunzione dell’abitudine, dettata da regole non scritte ma comunemente accettate, logora l’animo e il pensiero. Siamo tutti contro il mondo e la nostra vita è una continua scalata all’accettazione. Ed è la fatica di rimanere in questa intricata struttura, di appartenere al gruppo, è quella che ci porta all’autodistruzione personale. E se non ce la fai rimani un escluso.

C’è chi come Ronnie che, nella sua esclusione, trova la possibilità di cercare una felicità diversa, con un uomo con il quale non ci sono certezze ma che le regala momenti di rara e intensa felicità. C’è invece Wyatt Powell che, invece, non è mai entrato nel gruppo e, nel vivere ai margini della società, anche un semplice sguardo può cambiargli la vita, e se quella parvenza di umanità che gli viene rivolta improvvisamente svanisce, come potrebbe reagire? E’ come un prigioniero cui viene negata la luce da sempre. Identica dannazione viene vissuta da Emily, che non ha parole per esprimere se stessa, e il suo goffo atteggiamento condannato da una madre che la vuole come una perfetta ragazzina americana e i compagni che ne fanno continuo oggetto di scherno, non aiuta di certo alla sua autostima. Ed Emily non si rassegna a continuare a volere quello che non può ottenere, ma come Ronnie cerca altro. L’adulta cerca l’oblio nell’alcol e nell’amore furtivo e la piccola un amico immaginario dove essere se stessa e non condannata per questo. Forse è per questo che quel cadavere è così importante… 

Poi c’è la strada: da un lato salvezza e dall’altra perdizione. E’ un percorso molto utilizzato da giovani e adulti alla ricerca del divertimento, ma è anche un confine verso l’ignoto che non si riesce a varcare. E’ come se fosse più semplice e sicuro vivere in questa bolla anonima e noiosa invece di tentare di andare oltre quel limite e lasciarsi dietro tutto, per ricominciare altrove. La dannazione è quella che ci ucciderà ma è più facile da accettare rispetto l’ignoto? Evidentemente in questi luoghi sperduti sì. Persino Ronnie è tornata.
In questo libro c’è tutto quello che contempla il cliché della vita di provincia, dalla dannazione al perbenismo, finanche il razzismo. Ma non è percepibile come uno stereotipo grazie al contesto che rende tutto più verosimile e necessario, non solo alla storia ma alla veridicità dei personaggi. E se a questo aggiungiamo un mistero che si svolge in tre luoghi diversi della città come scuola, boschi e strada, simboli dei mezzi per evadere e andare via (istruzione, sopravvivenza e percorso), la sintesi del lato oscuro di luoghi così uguali a tanti altri è servito. 

La soluzione di tutto porta alla fine ad un cambiamento? Nella provincia americana e per la Goddard Jones no; il caso è una slabbratura della normalità e di quanto si ritenga accettabile. Non rimane che aspettare la cicatrizzazione e la scomparsa di ogni traccia. Non serve  e non si cerca altro, e si guarda verso un nuovo problema, magari di entità diversa, al quale dare comunque una nuova priorità. E così Roma ritornerà a prima di tutta questa brutta avventura. E’ talmente scorrevole che si legge veramente con poco, ha colpi di scena situati in punti strategici atti a mantenere una tensione sempre diversa, mano a mano che la matassa si sgarbuglia. Il tutto scritto e tradotto in maniera semplice e precisa, garantendo al lettore di sentirsi realmente partecipe ad ogni azione della storia.
Un libro veramente consigliato non solo per l’estate ma per tutte le stagioni!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


La prossima volta
Holly Goddard Jones
Fazi Editore, Ed. 2015
Traduzione di Silvia Castoldi
Collana “Le strade”
Prezzo 17,50€


Fonte: LettureSconclusionate
che ringrazia quell’imbecille di postino che ha lasciato un  libro bello
sotto l’acqua di un giorno di pioggia per non citofonare e consegnarlo a mano.


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