Diario di un mese di libri… Luglio 2015

Fonte: WE ARE JUXT


E’ una rubica che avevo portato avanti per qualche mese tra il 2012 e il 2013 e che poi avevo accantonato per mancanza di tempo, ma, complice la mia nostalgia verso questo appuntamento mensile, ho deciso di ritirarla su e vediamo se, questa volta, riesco a far funzionare anche questo matrimonio! Per chi non avesse mai visto questi post, la serie iniziò nel Novembre del 2012 e, in quell’occasione spiegavo che l’ispirazione veniva da un libro che avevo letto che si chiama “Shakespeare scriveva per soldi“. In questo libro, e in quello precedente che si chiama “Vita da lettori“, Hornby ha racchiuso tutti gli articoli scritti per il “The Biliever” in cui, sostanzialmente, mappava tutti i suoi acquisti e le sue letture mensili tra una chiacchiera e l’altra su quello che aveva fatto o sentito durante quel mese. In pratica anche la mia parlava di libri, anche di quelli che non riuscivo a recensire subito per questioni di programmazione, e di ciò che aveva attirato la mia attenzione per quel mese ma, come tutto il blog, era anche un impegno per me: dichiarare tutto quello che avevo comprato comportava che mi impegnavo a leggerlo! In effetti lo faccio lo stesso anche senza rubrica, ma la “pubblica gogna” è un pungolo in più a migliorare e a non perdere la via maestra. Il post è sempre lungo, non c’è verso di farlo breve, quindi vi avverto: questa rubrica è per animi temerari… a voi la scelta!


Libri comprati:

“Hunger games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni
“La ragazza di Fuoco. Hunger Games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni
“Il canto della rivolta. Hunger Games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni
“Shift”, Hugh Howey – Fabbri Editori
“Dust”, Hugh Howey – Fabbri Editori
“Sembrava una felicità”, Jenny Offill – NN Editore

Libri regalati
“Se mi vede Cecchi, sono fritto”, C.E. Gadda e G. Parise – Adelphi Editore
“Storie ciniche”, W. Somerset Maugham – Adelphi Editore
“I diabolici”,  Boileau – Narcejac – Adelphi Editore
“Il defunto odiava i pettegolezzi”, Serena Vitale – Adelphi Editore
“Il bottone di Puskin”, Serena Vitale – Adelphi Editore
“Ritratti italiani”, Alberto Arbasino – Adelphi Editore
“Il caso”, Joseph Conrad – Adelphi Editore
“Le incantatrici”, Boileau – Narcejac – Adelphi Editore
“Scambi equivoci eppiù torbidi inganni”, Gaetano Cappelli – Marsilio Editore
Stelle, Starlet e adorabili frattaglie“, Gaetano Cappelli – Mondadori Editore

“Istruzioni per un’ondata di caldo”, O’Farrel Maggie – Tea Edizioni
“I Biscotti di Baudelaire”, Alice B. Toklas – Bollati Borlinghieri Edizioni
“Non scrivere di me”, Livia Manera Sanbuy – Feltrinelli Editore




Libri letti
“Hunger games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni
“La ragazza di Fuoco. Hunger Games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni
“Il canto della rivolta. Hunger Games”, Suzanne Collins – Mondadori Edizioni


Librangolo Acuto direbbe: “No, ma mettili due libri!”. Ecco, complice il mio compleanno, la lista di questo mese è veramente lunga, compensata anche da quella dei libri letti, che mi fa sentire meno in colpa! Intanto, diciamolo, sia lode e gloria agli amici e parenti che vedono le mie wishlist e i miei desiderata e che vanno sempre sul sicuro! Anche se la lista mi mette non poca ansia, ma almeno avete un’idea di quel che troverete recensito nei prossimi mesi, contenti? Gli Adelphi sono tutte uscite fra Giugno e Luglio tranne, mi sembra, “Il bottone di Puskin” che dovrebbe essere più vecchiotto. Chi mi ha regalato Serena Vitale sa perfettamente, perché le ho rotto le scatole “in tutti i luoghi e in tutti i laghi”, su quant’era bello “A Mosca! A Mosca!“( Mondadori Editore, ed. 2010 – prezzo 19,00€) ed è andata veramente sul sicuro. Ma a parte questa chicca, Adelphi è Adelphi e non ci si può esimere dal comprarli annualmente. Per quanto riguarda gli altri è andata a braccio -ma tanto sa quel che mi piace- con Boileau – Narcejac, mentre tra i desiderata c’era lo scambio delle lettere Gadda Parise. Di Gadda in questo blog e ancora nella libreria c’è l’indimenticabile “Carlo Emilio Gadda. Storia di un figlio buonoanulla.” di Valter Pedullà (Editori Riuniti, ed. 2012 prezzo 20,00€) di cui ancora risuona nelle mie orecchie: “E’ Camporetto che ci regalò lo scrittore”; il capitolo dedicato a Camporetto è per veri intrepidi, ma se si ha la pazienza di seguire la scia dei pensieri, a volte ricorrenti -a volte troppo-, di Pedullà, la fotografia di questo particolarissimo personaggio regalerà, a chi lo legge, la sensazione di aver trovato un nuovo amico. Nella wishlist c’era ancheStorie ciniche” di W. Somerset Maugham che aveva attirato la mia attenzione per la descrizione:

Intime tragedie e abissali fallimenti di un pittoresco campionario umano, messo a nudo con sublime cattiveria dall’occhio spietato di Maugham.

Avrei voluto resistere almeno per un secondo prima di metterlo tra i desiderata ma non c’è stato verso di farlo! Invece per quanto riguarda Conrad è un autore che proprio mi manca e allora ho deciso di cominciare dall’ultima uscita.
Gli altri due, quelli di Gaetano Cappelli, fanno parte di un altro regalo che mi è stato fatto da chi mi ha visto scrivere su FB un sonoro “Lo voglio!!” sotto l’immagine delle uscite Marsilio di Giugno/Luglio e ha deciso di associarci anche un titolo precedente pubblicato con Mondadori. Gli altri 4 sono regali di mio fratello, sua moglie e mio nipote. Erano in wishlist da un po’ praticamente tutti, tranne Doerr, che avevo scoperto prima che vincesse il Pulitzer 2015, e quindi ora posso tranquillamente dire che la mia lista si è accorciata, un po’! Per quanto riguarda la Toklas è una figura un po’ ambigua per me, lei e Gertrude, così intime e rivoluzionarie, amavano alla follia “Ritratto di signora”  ed è una cosa che sinceramente continuo a non capire. Mi è oscuro come possa piacere questa donna che non si rivela affatto intelligente e di buon senso, che dimostra un senso del sacrificio inutile quanto gratuito. E quindi non trovo il nesso se non con l’ammirazione per lo stile di scrittura di Sir Henry James, che, se vi capiterà l’occasione, potrete notare scrive in una maniera diametralmente opposta alla Steiner. Prima o poi svelerò il mistero! [Aggiornamento 2016- Finalmente ho capito il perché! A loro piaceva il ritratto proprio perché rendeva in maniera eccezionale il tipo di donna che loro non amavano. L’ammirazione è per la bravura della resa del ritratto in sé. Per approfondimenti “Come volevasi dimostrare“, Gertrude Stein – Einaudi editore]

Tra i libri comprati ce ne sono quattro, “Sembrava una felicità” di Jenny Offill – NN Editore e la Trilogia del Silo (Wool, Shift e Dust), il cui acquisto ha motivazioni differenti. La trilogia è citata come un capolavoro di riferimento in ambito contemporaneo sul mondo “distopico”. Quello della Offill, che nulla ha a che vedere con la trilogia, è una curiosità che mi ha fatto venire Holden&Company di cui vi linko anche la recensione che io non ho ancora letto, ma che guarderò una volta che mi sarò fatta un’idea su questo lavoro: Jenny Offill: la felicità dell’insicurezza la felicità dell’amore. 

Il mese di Luglio è stato un po’ pesante per me, già dal giorno del mio compleanno mi girava tutto per colpa del caldo, pertanto quando è così l’unica cosa da fare è stare fermi, bere tanta acqua e trovare un modo per passare del tempo riposata accettando il fatto che, per quel lasso di tempo, il divano o il letto è la tua isola e, al di là del quale, c’è un mondo inospitale che potrebbe ricominciare a girare per conto suo. Problemi di chi ha perennemente sbalzi di pressione dal basso al molto basso. Per fortuna avevo con me Holly Goddard Jones (La prossima volta, Fazi Editore, ed 2015 – prezzo 17,50€), uscito con Fazi a Giugno, che è stato una vera rivelazione. Uno stile estremamente scorrevole fonde insieme atmosfere dark, noir e gialle, in cui però l’unico a prevalere è il grigiore delle vite in cui si innesca questo caso. La sparizione di Ronnie diventa collante per una comunità anonima e incostante, riunisce persone che fino a prima si odiavano, sotto lo slogan “proteggiamo”, convincendoli che non essere presenti e disponibili non è una questione di immagine ma solo una forma di altruismo. Ed è sempre difficile descrivere questo labile confine fra ipocrisia e bontà d’animo, ma la Goddard Jones ci riesce perfettamente. A far da contraltare a questa lettura che è ambientata negli anni novanta del ‘900 c’è “Il cerchio del diavolo” di Giuseppe Pantò. Questo libro ha vinto nella categoria “Storia” il concorso fatto da BigJump in collaborazione con Rizzoli (e mi sembra di ricordare anche Amazon ma devo verificare) ed è stato pubblicato solo in digitale. La cosa divertente è che, in contemporanea con questo, stavo leggendo gli ultimi due libri di “Hunger games” passando così l’attimo prima in periodo illuminista milanese, tra i movimenti anti-austriaci, e l’attimo dopo mi ritrovavo in selve tecnologiche dove strateghi creavano a tavolino disastri naturali per raggruppare i partecipanti ad un gioco mortale. E’ veramente un bel lavoro quello di Pantò e capisco perfettamente perché ha trionfato nella sua categoria: la ricostruzione storica è fedele a quella che conosciamo nei libri e, la storia che prende spunto da un fatto realmente accaduto, si inserisce bene nel contesto grazie alle descrizioni puntuali dell’autore. Ma ne riparleremo presto.

E ora, come non notare, il leggero impatto delle trilogie young-adult nella mia lista dei comprati e dei letti? Non le avevate notate vero? Ecco uno dei motivi, oltre alla pressione sanguigna, per passare il tempo facendo Paolina borghese sul divano è che queste trilogie mi hanno impegnata praticamente tutto il mese. Qualcuno probabilmente si sarà chiesto se per caso il caldo mi abbia dato alla testa, ma in effetti, almeno la prima è stata una scelta ponderata e presa in tutta coscienza. C’è una cosa che mi piace dell’America: gli sceneggiatori. Sono quelle entità mezzo umano e mezzo non-so-nemmeno-io-cosa che fanno sì che quella gran ciofega del testo di Julie Powell (Julie&Julia, Bur ed. 2009 -prezzo 9,90€) sia diventato uno strabiliante e stupendo film, che adoro e avrò visto forse un centinaio di volte. Quando a Giugno mi è capitato di vedere il film “Divergent” due domande contrapposte, dettate dal mio essere un’inguaribile curiosa, mi si sono presentate:

  • Momento 1: Ma vuoi vedere che per una volta, hanno scritto un libro per ragazzi che non sia un’immane stupidaggine?
  • Momento 2: Na, sicuramente ci avranno messo mano degli sceneggiatori seri e competenti visto che campeggia all’inizio un messaggio tipo “Preso dal romanzo tal de tali”.Quanto di loro e quanto della Roth c’è in questo film?
Giusto per rendervi edotti, sono cose che mi chiedo spesso quando vedo un film tratto da un libro, ma che non sempre poi si traducono nella lettura del libo stesso. E allora che c’era di diverso stavolta? Principalmente perché “Divergent” fa parte della categoria dei “I’m so excidet!!!!!” (se lo pronunciate con voce stridula, occhietti a cuore, saltellando sul posto avete una visione totale dell’effettiva categorizzazione). Tale categoria nasce da un’altra curiosità sulla tendenza americana – più o meno degli ultimi 6 mesi – dei video-book-blogger all’UN-Boxing, ovvero all’apertura dei pacchi di libri acquistati sui vari store. Al primo ho pensato è uno che ha un sacco di soldi da spendere, al secondo ho pensato che forse era un imitatore che si teneva i pacchi da parte per vari mesi, al decimo m’è venuto il dubbio che gatta ci covava. In effetti la gatta in questione si chiama “affiliazione” e fa si che in America il cartaceo vada tanto perché lo puoi acquistare anche negli outlet, nei reimainders e  via dicendo. E non è solo spirito di imitazione ma è un vero e proprio marketing collaudato: orde di ragazzini vedono arrivare pacchi di libri con copertine sgargianti, a volte oscure e a volte sognanti, in mano a ragazzi che motivano in maniera accattivante il loro acquisto e rincalzando la dose con video appositi dove fanno vedere tutte le trilogie che hanno collezionato o letto. Dopotutto che c’è di più figo di dire che da Gennaio a Giugno 2015 si sono lette 68 trilogie per un totale di 204 libri circa? Questi video sono visti e rivisti da un sacco di ragazzini, che scoprono che leggere è figo e non si devono preoccupare che qualcuno dica loro che non stanno leggendo, perché lo fanno… e andando su una media di 400 pagine a libro la tipa dei 204 libri circa (circa perché qualche rara volta sono quadrilogie ma non vanno oltre!) ha letto 81.600 pagine in sei mesi. Genio della lettura? Affatto! Questi libri si distinguono dagli altri per scorrevolezza. Il problema è che, pur studiando a volte contesti perfetti, questi, rimangono nel ruolo di fondale dipinto e necessario alla storia, perdendo quello che di più bello hanno i libri da darci, ovvero, suggerimenti e riflessioni per fare la differenza nella vita.
Tra parentesi notavo che il 90% dei video che ho visto che i blogger americani hanno, quasi tutti, la libreria nera, in Sud America, vanno più quelle bianche, in Spagna se la battono bianche, nere e color legno anche se, quest’ultimo colore non è molto apprezzato perché non fa risaltare affatto i libri! Così, se cercate questi video, vi troverete queste immense librerie nere con tutti i libri ordinati per trilogia e per tema e con quelli che fanno parte di trilogie da sponsorizzare particolarmente che non sono messi di dorso ma di faccia, con al copertina, casualmente girata verso la videocamera.

Gli youtubers, che parlano di libri, sono sempre “So excidet”, con alcune varianti che vanno dal solo “excidet” al “very excidet”,  c’è anche chi addirittura ci canta la sua passione. Insomma ce ne sono per tutti i gusti. L’unica cosa che li accomuna è che ,se l’autore ha scritto una storia autoconcludente, non vale la pena più di uno che per scrivere una storia di trecento pagine ce ne abbia invece messe 2.000 divise in tre comodi volumi fornibili anche in cofanetto. Se vi state chiedendo che sarà mai un romanzo “autoconcludente” ecco sappiate che è un romanzo normale che ha un inizio e una fine e non ha altri seguiti, perché, magari, l’interesse dell’autore, si è spostato su altri temi. Anche perché per quanto mi riguarda, a meno che il romanzo in questione non finisca con il disastro totale dell’intero universo e l’autore non abbia più nulla di cui poter parlare, non esiste un romanzo autoconcludente. Pure “I promessi sposi“, Dio non voglia mai, potrebbero avere un prosieguo, così come “Le affinità elettive” e qualsiasi classico o libro contemporaneo. Anzi, Flaiano con “Tempo di uccidere”, dimostrò che manco i racconti possono considerarsi autoconcludenti, visto che con due di questi ci ha costruito un romanzo, che potrebbe essere considerato una “trilogia sintetica”- assurdo per assurdo, concedetemelo va!-. Comunque, se volete fare i fighi, al passo con i tempi, un “Autoconcludente” potrebbe essere la soluzione che fa per voi. Piazzato al momento giusto, fa letterato informato.

Stabilita la categoria di trilogie ne ho lette due, quella di Divergent (DivergentInsurgentAllegiant) più due libri aggiuntivi, che nulla aggiungono o tolgono alla storia principale, e Hunger games (Hunger GamesLa ragazza di fuocoIl canto della rivolta). La prima è catalogabile come distopica, della seconda – che poi sarebbe quella che, pare, aver dato l’ispirazione alla Roth per scrivere la sua – solo l’ultimo è, suo malgrado, distopico gli altri due sono solo fantasy. Della trilogia ella Collins, nel lavoro della Roth, io non ho trovato nulla se non lo sviluppo di un vago accenno ad una suddivisione per città/fazioni a seconda dell’attività prevalente. Ma per la Collins non è l’interesse principale se non ai fini del gioco che vede coinvolti i protagonisti e quindi sono informazioni che ti rimangono nel lasso di tempo della fine della pagina, alla successiva ti sei già dimenticato che fa il distretto sei (ecco non me lo chiedete perché non me lo ricordo! E visto che pare che pure King lo abbia recensito, qualcuno, a nostro beneficio ha scritto un vademecum sul mondo in cui si svolge la vicenda e lo trovate qui: Universo di Hunger games). Ma quello che più mi interessava invece del lavoro della Roth è che non inizia con un panorama totalmente distopico. Post apocalittico, vita quasi primitiva, una società che sta rifacendo il cammino di conoscenza di se stessa è la componente distopica, ma la suddivisione in fazioni che devono collaborare con le altre anche per la propria sopravvivenza e che vivono quasi fosse una comune non è distopico ma utopico. Tant’è che a rompere l’idillio, non è una rivoluzione ma l’inizio di una malcelata dittatura che, a sua volta genera la rivoluzione necessaria all’affermazione di un nuovo status di pace. SPOILER Pace che, a ben guardare, non è manco raggiunta in tutta la trilogia! FINE SPOILER. Per quanto riguarda “Insurgent”, se non fosse che è lontanamente collegato al precedente, potremmo dire che è una storia d’amore e di guerra che nulla c’azzecca col distopico e che invece appartiene totalmente all’ultimo libro che è Allegiant.

Rimane il fatto che, inconsapevolmente secondo me, la Roth ha creato l’incastro perfetto per sviluppare una nuova forma di romanzo distopico che, usato bene da chi ne ha veramente le capacità, potrebbe far uscire un vero capolavoro, possibilità che l’autrice ha gettato alle ortiche non mettendo in relazione i suoi personaggi con quel che li circonda. Così la scelta si fa sull’emozione del momento e si ritratta in quello successivo, il destino va un po’ a farsi benedire da soluzioni di comodo e l’autrice, a mio avviso, crea una soluzione talmente artefatta da sembrare quasi ridicola non vedendo che lei stessa ha gettato le basi per un finale ampiamente più credibile e accettabile. Svarione quasi inaccettabile che le avrebbe garantito forse anche l’attacco per un altro libro del quale invece ha cercato di gettare le basi scrivendo la storia dal punto di vista di Four, che però non ha la stessa presa dei libri precedenti. Per Hunger games, invece, il discorso è differente; il contesto è un contorno decorativo al gioco e il grande fratello è la scusa migliore che ci possa essere per permettere alla Collis di sdilinquirsi in pagine e pagine di descrizioni di abiti, trucco e parrucco. E’ minuziosa fino alla paranoia con i particolari de vestiti, ma deve ancora lavorare sulla lotta e anche lei, nell’ultimo libro prende uno svarione megagalattico inserendo una morte di un personaggio che dovrebbe essere in un altro distretto e di cui non ha mai annunciato la partenza. E’ una morte necessaria non alla causa della rivoluzione ma solo al finale strappalacrime e ad una soluzione di comodo.

Quindi tutto da buttare? Assolutamente no, se penso che l’alternativa sono i maghetti di Harry Potter – con tutto il rispetto per la saga i cui film mi sono molto piaciuti -, questi lavori insinuano, tra uno sbaciucchiamento e un flappamento di ciglia, temi che spesso autori ben più impegnati tralasciano totalmente. Tecnologia, guerre atomiche, sopravvivenza, lo start-up di società che ripartono dopo disastri o rivoluzioni, l’ideale da raggiungere, l’appartenenza al gruppo, senza declinazione succube del pensiero a favore di quel che dice il primo che passa. Sono temi importanti, che se fossero rappresentati con intelligenza permetterebbero veramente ai giovani di fare la differenza fra le rovine che noi lasceremo loro in eredità. Ma non sempre si può avere tutto, e quindi ci rassegnamo nell’attesa della venuta di una scrittrice/scrittore veramente di talento che possa prendere quel che gira e condensarlo in una trilogia – mi raccomando altrimenti non le leggono!- costruita a regola d’arte.
Chiaramente, manco a dirlo, il mio periodo di trilogie ancora non è finito… ma ne riparleremo il mese prossimo!
Questo mese non è successo molto altro, per cui ritenetevi molto fortunati!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



Fonte: AnimalGlamour


4 thoughts on “Diario di un mese di libri… Luglio 2015

  1. La trilogia di Hugh Howey è stata ripubblicata in economica, con la copertina morbida, da Rizzoli. Poi, ecco, “economica”… Si tratta di una differenza di circa 3 euro. Vabbè, tutto questo per dire che ha perso – ovviamente – la copertina figherrima, adesso è tutta liscia. Ma perché fanno 'ste cose? Perché?

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  2. Dobbiamo prendere esempio dagli americani: affiliazione e copertina rigida sono parole che devono essere il nostro nuovo mantra!
    Altrimenti non si spiega che, nell'UN-Boxing i libri spacchettati siano tutti in copertina rigida! 😀

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  3. L'ho preso sulla scia di alcune segnalazioni. Chiaramente metto sempre da parte e di questo libro si parlava già molto prima che uscisse ad Aprile 2015. Non ho ancora avuto il tempo di leggerlo, ma ti farò sapere com'è 😀
    Buon pomeriggio!
    Simona

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