"Il cerchio del diavolo", Giuseppe Pantò – Manicheismo e dintorni…

Fonte: West-Info

La prima volta che ho sentito parlare della dottrina manichea stavo leggendo Herling – conoscevo lo ying e lo yang, ma il manicheismo mi mancava proprio! -, e, in questo libro l’ho ritrovata anche se siamo in Italia, alla fine del 1700, in un’epoca in cui la classe clericale ancora si nutre della paura del popolino agendo sulla sua ignoranza e superstizione. E questo lavoro non è manicheo solo per la co-presenza del bene e del male come due entità distinte, ma anche per la continua contrapposizione di lati oscuri e parti illuminate che rendono dannazione e salvezza ogni volta in maniera diversa. Chi salva è biondo, innamorato, impavido, profondamente solo eppure ammirato e difeso. Chi offende è rappresentante di chi dovrebbe proteggere e non offendere, è oscuro e negletto, ha perso chi lo tutelava e l’amarezza e l’abbandono sono diventate, nel tempo, rabbia e odio.

Per contro, la Milano che ci viene raccontata alla luce del sole è stato terreno di conquista degli austriaci i quali sanno perfettamente che, in luoghi a loro oscuri, c’è chi si organizza per sobillare le folle contro il loro dominio che non è mai stato ben accetto. Qui è tutto contrapposizione e confronto e così rimane fino alla fine. La storia narra di due uomini che sono cresciuti in due luoghi completamente diversi fra loro, uno è un militare e l’altro un priore, che si trovano in una Milano in agitazione per la presenza, nei dintorni della città, di alcune “bestie” che attaccano e sbranano solo bambini. Oltre ad essere terribile è anche definito come il segno del diavolo che, trent’anni prima, spaventava e si impadroniva di giovani anime che vagavano nei pressi di Cusnago, Nel Convento di San Calocero al monte, fino a trent’anni prima venivano ancora messe al rogo le donne ritenute streghe o possedute dal diavolo. L’ultima è stata Lauretta Andreasi, donna sconosciuta, ritrovata impaurita nei boschi vicino al convento; lei era in preda al panico, ma venne giudicata come posseduta dal male e quindi condannata al rogo se non fosse che, per ragioni che non vi dirò, questa condanna dovrà aspettare ad essere consumata.

Giovanni Prandi nel 1792 torna a Milano, sua città natale, che non ha mai conosciuto approfonditamente perché, appena nato, fu affidato ad una famiglia di contadini e dalla quale fuggì per far fortuna finché non venne adottato da un militare di stanza in Francia. Ma, nel presente della narrazione, i suoi successi militari non sono ancora abbastanza per lui: gli manca ancora qualcosa. Di sua madre ha avuto in eredità solo un biglietto sgualcito che riporta un messaggio criptico e un disegno strano. Sa che è questo il momento di cercare di capire da dove viene ma non sa assolutamente dove e cosa cercare e oltretutto arriva in un momento in cui la caccia alla bestia richiede le attenzioni di tutti gli uomini abili alla caccia e quindi si deve dividere fra le sue ricerche e la necessità di catturare questo sordido animale.

Vi ho detto già abbastanza della trama, quindi accontentatevi! Il bello del libro, che come vi avevo detto è anche stato premiato nella categoria “Storia” (anno 2014) nel concorso indetto da BigJump e Rizzoli, sta proprio nella formula di contrapposizione continua di personaggi, situazioni e culture che creano un ritmo costante che non ha bisogno di particolari picchi e che però non mancano. La controparte di Giovanni è il priore del convento di San Calocero, e mentre Giovanni riscuote consensi, il frate suscita dissensi per il suo porsi nei confronti di coloro che dovrebbero essere il suo “gregge terreno”. Alla Mialno dominata e succube, si contrappongono i primi movimenti massonici e figure di bassa estrazione si contrappongono ad altre di più alta estrazione mostrando la loro purezza e lealtà o viceversa. A questo ci si può aggiungere un’ottima conoscenza del periodo storico dell’autore, che non si tira indietro quando c’è da raccontare di duelli ma anche quando si tratta di spiegare le pratiche esoteriche ma anche quelle massoniche. Luoghi, personaggi, persino gli edifici hanno descrizioni accurate così anche i rapporti fra semplici conoscenti e quelli familiari. E’ interessante fare questo viaggio nel tempo, in una Milano che praticamente che c’è ancora solo nei luoghi di culto che oggi sembrano soffocati dall’impianto urbanistico che gli si è sovrapposto o accostato nel tempo e che nella quotidianità dimentichiamo forse di osservare con il fare curioso e stupito di semplici turisti.

A questo si può aggiungere una scrittura tutto sommato scorrevole che però si arricchisce di vocaboli e modi di dire del tempo senza risultare complicata o barocca. La contrapposizione, fra il lato oscuro e quello illuminato degli uomini e del loro animo, si svela avvenimento per avvenimento e questo garantisce che in ogni capitolo e in ogni pagina possa nascondersi un nuovo evento che rimetterà tutto in discussione perché l’impianto della storia, ricorda lontanamente anche il genere noir che tanto si addice a questa città. Sotterfugi, messaggi, chiavi, rimandi a luoghi cittadini sparsi come indizi nei luoghi delle disgrazie saranno lo spunto per indagare e cercare di risolvere il mistero. I capitoli sono divisi in cerchi, un po’ come fossero gironi, e ogni cerchio permette di avvicinarsi alla soluzione finale.

Non sono certa sappiate risolvere il mistero fino in fondo, perché gli indizi sono veramente tanti come lo sono anche le distrazioni rappresentate dalle situazioni minori. Sicuramente la storia è verosimile ed è raccontata in maniera estremamente realistica. Io non ci riuscita ma ho trovato veramente affascinate fare questo viaggio nel tempo. Quindi, fossi in voi, io uno sguardo glielo darei, tanto più che è disponibile solo in ebook quindi potete reperirlo con un click e ad un prezzo veramente conveniente per tutto il lavoro che c’è dietro!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Il cerchio del Diavolo
Giuseppe Pantò
Rizzoli Editore e Amazon Eu, ed. 2014
Solo in ebook
Prezzo 4,99€


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