"Allegiant", Veronica Roth – Distopia divergente…

Fonte: Pagina Facebook Divergent

Se Matrix fosse un libro per ragazzi scritto ai giorni d’oggi sarebbe molto simile, nella sua struttura di trilogia, a quella di Divergent. Probabilmente sarebbe comunque più completo nella trama, ma la Roth darebbe del filo da torcere sul contesto che ha creato. Dopo Divergent e Insurgent, arriviamo al capitolo finale della saga – lettore ti sto dando l’opportunità di non leggere se non vuoi anticipazioni sulla trama, sei ancora in tempo a non proseguire! – che è il libro di cui parliamo oggi, ovvero Allengiant.
Devo precisare che ci sono due uscite successive a questo libro che riguardano il punto di vista di Four ma, come detto nella rubrica del [Dal libro che sto leggendo], sono completamente ininfluenti e quindi non scriverò altro in merito se non quello che trovate nel relativo post.
Probabilmente la storia non sarà da Pulitzer ma, come detto già in precedenza, il contesto, se fosse in mano ad un talento intrepido della scrittura – maschio o femmina non importa -, potrebbe dar vita ad un vero capolavoro. Come dimostrarlo? Semplice questo libro rimane spettacolare, nonostante un finale secondo me sbagliato – ha completamente ignorato la stessa soluzione che si era creata facendo un giro tortuoso e ricavandone uno poco verosimile -, con una trama che non è proprio il massimo.

Vi avevo già detto nella recensione di Divergent che questa saga ricorda quella di Matrix e, se nel secondo sparisce il riferimento al contesto – non nel film ma solo nel libro eh!- per dare più spazio alle paturnie della nostra eroina e all’ingresso di nuove e vecchie conoscenze, in questo libro il contesto si raffina e si amplia comprendendo fattori similari come:

  • l’eletto che qui diventa divergente;
  • il sistema che governa e gestisce gli uomini (fatto di macchine) che qui è fatto di scienziati;
  • la filosofia del sistema imperfetto, che qui è praticamente simile.

 Sono tutti i temi principali della trama dei primi capitoli. Scoperto infatti il messaggio che conferma che i Divergenti non sono “il male”, bensì la risorsa del futuro, e che fuori c’è qualcosa che li aspetta, dopo fatti e fattacci che non vi racconto, un manipolo di coraggiosi esce di nascosto dalla recinzione e va alla ricerca di questi discendenti degli antenati che, come diceva l’antenata del messaggio, li stavano aspettando. E infatti così è, vengono scortati in un ex aeroporto, che scoprono essere il centro tattico di un grande esperimento che comprende una serie di città, che sono state lasciate distrutte dall’ultima guerra, nelle quali sono stati mandati uomini e donne che hanno scelto di dimenticare quello che avevano vissuto fino ad allora, grazie ad un siero, e di andare a costituire delle comunità-modello come Chigaco dove hanno vissuto fino ad ora. Quindi sono da sempre sugli schermi e controllati da questo gruppo di, eruditi, che intervengono in maniera del tutto invisibile laddove lo si renda necessario ma che, per scopo di ricerca, cercano di limitarsi in queste azioni non rendendosi visibili a nessuno che entri o ci sia già nella simulazione.

Perché sperimentare? A seguito di guerre batteriologiche l’umanità si trova a dover gestire o almeno è così che lo giustificano – altra falla rottiana -, uomini e donne che hanno un bagaglio genetico modificato e quindi impuro. Pertanto le città-sperimentali sono un po’ come allevamenti dove controllare e individuare gli elementi divergenti, ovvero con un bagaglio genetico puro, perché secondo la teoria di questi illustri luminari – ricordatevi illustri luminari – se l’umanità avesse un codice genetico puro non ci sarebbero né guerre e né malvagità. Ora, signori illustri luminari, io non so in che schermo stavate guardando ma io non sarei così sicura che l’umanità si salverebbe in una situazione pacifica con Tris, visto l’effetto che le fanno i pacifici!(Vedi Insurgent). Comunque la Roth ci tiene a dare “l’esempio educativo” e quindi, dopo aver lungamente discusso sulla razza pura o no, crea una situazione in cui  viene rifiutata la teoria “a priori” – della serie siamo tutti speciali – ma non vi dico perché ve lo leggete da soli.

Il contesto, quindi, qui si raffina; se ieri avevamo un pentagono diviso a triangoli tutti uguali in cui ognuno rappresenta una fazione (Abneganti, Eruditi, Intrepidi,Pacifici e Candidi) e attorno al pentagono trovavamo il cerchio che lo racchiudeva in cui erano contenuti gli esclusi, oggi ci troviamo di fronte ad una struttura similare ma opposta. Similare perché anche qui esistono delle simil fazioni (scienziati, Impuri, Divergenti, Esclusi – che vivono fra le rovine – Governo Usa, mondo sconosciuto) ma la situazione è completamente opposta. In Divergent gli abneganti vengono attaccati dagli eruditi per poter prendere loro il potere e il governo, qui è il governo che minaccia di chiudere gli esperimenti. E’ da questa notizia che poi si raffina tutto il quadro che  giustifica l’esperimento: oltre all’eletto si cerca di trovare le caratteristiche della “società perfetta” che possa replicarsi fuori nel mondo, chiamiamolo, reale. 

In Matrix, Morpheus catturato dall’agente Smith che vuole mettere le mani su colui che è una smagliatura del sistema, ovvero l’eletto, si sente raccontare la storia della “definizione del sistema” in cui pensano di vivere milioni di uomini sotto simulazione; Smith in tutta sostanza dice che all’inizio il sistema creato era a suo modo perfetto, dove tutti teoricamente avrebbero dovuto essere felici e appagati, ma gli esseri umani non avevano reagito nel modo previsto cominciando ad autodistruggersi, togliendo quindi linfa vitale al sistema che se ne nutriva. Quindi si era dovuto rilasciare un nuovo sistema che replicava la vita precedente per poter garantire che l’uomo riuscisse ad adattarvisi. Anche qui la Roth arriva alla stessa conclusione: Chicago è una “città modello” che ha resistito più di altre perché è un sistema sociale chiuso ma soprattutto soggetto a ferree regole come per esempio la razionalizzazione dell’energia e dei beni disponibili, la necessità di continuare a creare un mondo vivibile, le regole ferree sull’appartenenza alle fazioni e la conseguente minaccia dell’esclusione a chi non si adegua. Questo rende la società funzionale perché, ironicamente, è una conclusione cui arrivano tutti prima o poi; il “sistema” sul quale si basa l’oganizzazione di ogni società umana ha bisogno, per funzionare, di avere obiettivi e dei ruoli. E’ l’obiettivo che rende la vita degna di essere vissuta, ma l’obiettivo deve essere sempre migliorativo, deve essere qualcosa cui tendere. Ed effettivamente è così che funziona nella vita reale, viviamo tendendo a quel qualcosa che ci permetta di cambiare il nostro status. Ed è una conclusione a cui pochi arrivano nella letteratura di genere, almeno per quel che ho letto io, di solito si fermano un po’ prima – poi magari troverò un altro libro del genere e verrò in questo post a fare un aggiornamento!-.

Non sono tutti i temi che vengono fuori e potremmo discutere per ore su questo, ma è bello rintracciarli nel testo che è, dei tre, quello più aderente al genere distopico; spesso temi su cui si potrebbe veramente aprire una discussione vengono sì trattati ma solo come non avessero consistenza; un altro esempio è la questione della “Scelta” di quelli che hanno scelto di entrare nell’esperimento, scegliendo di dimenticare chi sono. “Scelgono” sostanzialmente di vivere in una menzogna, e di dimenticare che lo è, ma non lo “scelgono” solo per loro stessi, bensì lo fanno anche per le generazioni successive che vivranno all’oscuro di aspetti importanti della loro vita. E’ un tema veramente interessante su cui si potrebbero fare milioni di declinazioni che, manco a dirlo, qui non ci sono. E’ per cose come queste che dicevo nei vari post che Veronica Roth non ci ha creduto fino in fondo a quello che ha scritto, perché trovare tale concentrazione di temi importanti e interessanti da approfondire e non utilizzarli a tuo favore è un vero e proprio spreco. 
Sono 5 i facinorosi che hanno passato la barriera della città oltre a Tris e Four ci sono anche Uriah (fratello di un amico di iniziazione di Four e nel film quello che invita Tris alla scorciatoia dopo l’esercitazione tipo “ruba bandiera”), Christina e Cara (sorella di Will il ragazzo di Christina che Tris ha dovuto uccidere mentre era – lui- sotto simulazione per potersi salvare). I tre personaggi aggiuntivi sono fondamentali per fare da cuscinetto alle smanie di Tris e Four e avrebbero potuto essere usati per fare quest’opera di riflessione su questioni più pesanti ma, manco a dirlo, il risultato è solo un accenno qui e lì senza alcuna riflessione profonda.

Arriviamo alla sezione sieri. Anche qui c’è un più che vago riferimento a Matrix, in particolare nella sessione di allenamento mentale degli intrepidi. In Matrix, Neo e tutti gli altri combattenti, per entrare nel sistema devono essere collegati ad esso e, chi rimane fuori, può vedere che succede dagli schermi (nel caso di Matrix deve interpretare tra le colonne di numeri binari che passano sul video). Ricordate che vi avevo detto che qui c’è un siero per ogni cosa? Durante lo svolgersi della saga viene fuori che:

  • gli intrepidi hanno il siero della paura;
  • gli eruditi non si è ben capito, ma sicuramente producono i sieri per gli altri;
  • gli abneganti il siero della memoria;
  • i candidi hanno il siero della verità;
  • i  pacifici hanno il siero della felicità.
Ora, cara Veronica, se hai passato non so quante pagine a descrivermi tutta la questione del siero della memoria, perché al dunque ne cerchi un altro che ti fa completare questo libro così malamente? Non che io ci tenga ad avere una presenza o l’altra – se avete letto sapete, altrimenti avrò cercato di non fare lo spoilerone – ma porca paletta, come diceva una amica di vecchia data, usa quel che hai! Non ti ingarbugliare in situazioni alla Terminator perché, e te lo dico con tutto l’affetto che posso provare per due libri+un 30% di un altro, a te i duelli, le scazzottate, gli assembramenti di combattenti non è che vengano, in resa scritta, proprio proprio bene. Ok, potrebbe essere in parte questione di traduzione, ma la base è quella non è che il traduttore possa creare più di tanto eh! 

Infine, dopo questa lunga serie di considerazioni, posso dirlo tranquillamente che, secondo me,  anche con tutti i difetti del caso, questa è una saga da leggere e da conoscere, proprio perché, quasi sicuramente non scientemente da parte dell’autrice, ha una struttura contestuale favolosa. E, già così, pone riflessioni e temi che arricchiscono comunque li legga e si soffermi a pensarci su. Bel libro nonostante tutto e bella saga.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Allegiant
Veronica Roth
De Agostini Editore, ed 2014
Traduzione R. Verde
Prezzo 12,67€ (Copertina morbida)

Fonte: LettureSconclusionate

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