[Dal libro che sto leggendo] Hunger Games

Fonte: Hunger games Italia

E già lo so so! State già dicendo “E basta con queste trilogie!”. Gioite miei prodi, sto cercando un modo per evitare che impattino così tanto sulle recensioni! Ma intanto due paroline brevi in questa rubrica fatemele dire.  Almeno per non lasciarvi a bocca asciutta.

Questo è il primo libro della trilogia detta “Hunger Games”, e non è così scontato perché ci sono trilogie soprannominate nelle maniere più disparate. La storia è ambientata in un periodo storico non ben identificato nel quale è d’uso fare una volta l’anno le “mietiture”: la mietitura non è altro che un sorteggio di un ragazzo e una ragazza per ognuno dei dodici distretti che verranno inviati alla capitale, Capitol City, nella quale si sfideranno in una gara mortale di sopravvivenza. Il tutto sarà trasmesso in tv per tutti i distretti dello stato.
Catniss, che è la sorella di Prim, si fa avanti come volontaria per risparmiare la sorella che è stata sorteggiata.

E’ da tutti dichiarato come uno dei migliori young adult distopici, ma sinceramente io, di distopico, ci ho visto veramente poco. Se partiamo dall’assunto che il genere distopico ha sì caratteristiche ben specifiche, queste però devono essere usate per essere significative all’interno dell’impianto della storia. In questo caso non lo sono affatto e per assurdo, con qualche leggera modifica sul significato della mietitura, potrebbe essere ambientato anche oggi e non subirebbe nessun grande problema di adattamento. L’elemento distopico serve a rendere la storia più oscura e lontana, ma non ne è l’elemento fondamentale. 

A differenza della saga di Divergent, qui la storia c’è ed è anche molto presente e articolata – anche la Collins ha più di una difficoltà nel descrivere i combattimenti e anche qui troviamo, come qualcuno mi aveva già anticipato una traduzione un po’ trasandata-, ma ripeto la storia c’è. Può piacere oppure no, ma esiste e ha anche un senso.

A me non ha esaltato più di tanto e troverò il modo di spiegare il perché, ma comunque non è perché non regga, ma perché mi aspettavo di trovare altro. 
Visto? Rapido e indolore!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



Prima parte
I Tributi

Capitolo 1




Quando mi sveglio, l’altro lato del letto è freddo. Allungo le dita per cercare il calore di Prim, ma trovo solo la tela grezza della fodera del materasso. Avrà fatto un brutto sogno e si sarà infilata nel letto della mamma. Ma certo. Oggi è il giorno della mietitura.Mi sollevo su un gomito. Nella stanza c’è abbastanza luce per vederle. Prim, la mia sorella minore, è sdraiata su un fianco, rannicchiata contro il corpo di nostra madre, le guance vicinissime. Nel sonno la mamma sembra più giovane, un po’ consumata, ma non troppo male in arnese. Il viso di Prim è fresco come una goccia di pioggia e incantevole come la primula da cui ha preso il nome. Una volta anche mia madre era bellissima. O almeno così dicono.
Seduto di guarda accanto alle ginocchia di Prim, c’è il gatto più brutto del mondo. Naso schiacciato, un orecchio mozzo, occhi color purè andato a male. Prim lo ha chiamato Ranuncolo perché dice che il suo pelo giallastro ha lo stesso colore di quel fiore. Mi odia. Anche se sono passati anni, credo che si ricordi ancora di quando Prima lo portò a casa e io cercai di affogarlo dentro un secchio. Un gattino rognoso, pancia gonfia di vermi, pieno di pulci. L’ultima cosa che mi serviva era un’altra bocca da sfamare. Ma Prim iniziò ad implorare e si mise a piangere e dovetti farlo restare. Alla fine fu meno peggio del previsto. Dopo che mia madre l’ebbe sverminato, scoprimmo che era un cacciatore di topo di prima categoria. Ogni tanto prende anche qualche grosso ratto. Certe volte, quando pulisco la preda, lascio a Ranuncolo le interiora. E lui ha smesso di soffiarmi contro.Interiora e niente soffi. E’ la cosa più vicina all’amore che ci sarà tra noi.Sollevo le gambe dal letto e scivolo direttamente dentro gli scarponi da caccia. Pelle morbida che si è adattata ai miei piedi. Mi infilo pantaloni e maglietta, ficco la lunga treccia scura dentro il berretto e prendo la borsa del foraggio. Sul tavolo, sotto una ciotola di legno, per proteggerlo da topi e gatti affamati, c’è una forma piccola e perfetta di formaggio di capra avvolta in foglie di basilico. E’ il regalo che mi ha fatto Prim per il giorno della mietitura. Mi infilo in tasca il formaggio e sgattaiolo fuori.
La nostra parte del Distretto 12 è detta “il Giacimento” e di solito a quest’ora brulica di minatori diretti al turno della mattina. Uomini e donne con le spalle curve e le nocche gonfie. Molti hanno rinunciato da tempo a grattarsi via la polvere di carbone da sotto le unghie rotte e dai volti rugosi. Oggi, però, le strade nere sono deserte. le persiane delle tozze case grigie sono chiuse. La mietitura non inizierà prima delle due. Tanto vale dormire. Se ci riesci.
La nostra casa è quasi sul confine del Giacimento. Devo superare solo qualche cancello per raggiungere lo squallido campo che tutti chiamano “il Prato”. A separare il Prato dai boschi – e, di fatto, a circondare tutto il Distretto 12 – c’è un’altra recinzione di rete metallica sormontata da filo spinato. In teoria dovrebbe essere elettrificata ventiquattro ore al giorno, come deterrente per i predatori che vivono nei boschi – branchi di cani selvatici, qualche puma, orsi – e che , in passato, minacciavano le nostre strade. Ma dato che, se ci va di lusso,. abbiamo solo due o tre ore di elettricità verso sera, di solito la si può toccare tranquillamente. Io, in ogni caso, impiego sempre qualche secondo per controllare se si sente il ronzio della corrente. Al momento è muta come un sasso. Nascosta da una macchia di cespugli, mi butto pancia a terra e striscio sotto mezzo metro di rete che è allentato da anni. Ci sono altri punti deboli nella recinzione, ma questo è così vicino a casa che passo sempre da qui per entrare nei boschi.
Appena giunta tra gli alberi, recupero un arco e una faretra dalla cavità di un tronco. Elettrificata o no, la recinzione è riuscita a tenere i carnivori lontani dal Distretto 12. Nei boschi ne girano parecchi, e ci sono anche altri pericoli, come i serpenti velenosi e gli animali rabbiosi, e il fatto che non ci sono veri e propri sentieri da seguire. Ma c’è anche cibo, se sai dove cercarlo. Mio padre lo sapeva, e mi ha insegnato qualcosa prima di essere fatto a pezzi dall’esplosione della miniera. Non è rimasto niente da seppellire. Io avevo undici anni. Ne sono passati cinque e mi sveglio ancora urlandogli di scappare.
Anche se andare nei boschi è illegale e il bracconaggio viene punito con il massimo della pena, più gente sarebbe disposta a correre il rischio, se avesse armi a disposizione. I più non hanno il coraggio di uscire armati solo di un coltello. Il mio arco è una rarità. Mio padre ne ha fatti alcuni che tengo ben nascosti nei boschi, avvolti in teli impermeabili. Avrebbe potuto farci bei soldi, vendendoli, ma se gli agenti l’avessero scoperto sarebbe stato giustiziato pubblicamente per ribellione. La maggior parte dei Pacificatori chiude un occhio sui pochi di noi che vanno a caccia, perché hanno fame di carne fresca. Anzi, a dire il vero sono tra i nostri migliori clienti. Ma l’idea che qualcuno potesse distribuire armi nel Giacimento era del tutto inaccettabile.



Questo pezzo è tratto da:

Hunger Games
Suzanne Collins
Mondadori Editore, ed. 2012
Traduttore F. Paracchini, S. Brogli
Collana Chrysalide
Prezzo 13,00€ (dell’edizione in copertina flessibile)

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