"Una vita da lettore", Nick Hornby – Quando a leggere è lo scrittore…

Fonte: Columbia Poetry Reviews

In un mondo di tutti scrittori o aspiranti tali, questi, sono i libri che ti riconciliano con il mondo della lettura. Perché, in fondo in fondo, è piacevole condividere i propri pensieri su un libro, sopratutto se non hai alcuna velleità di scrittura, per il solo e puro piacere di  di parlarne con qualcuno. Peccato che, negli ultimi tempi, è diventato parecchio complicato farlo in tranquillità in parte perché ci sono scrittori agguerriti, che prendono sul personale qualsiasi commento, e in parte perché anche i lettori a volte vivono, le altrui visioni, come una battaglia all’ultimo sangue per il proprio scrittore preferito. Anche io ho dei libri che amo alla follia e, se non piacciono agli altri, mi spiace. Magari posso chiedere il punto di vista di chi non lo ha apprezzato ma, personalmente, non ne faccio una crociata. A volte, invece, diventa una vera lotta tant’è che, come individuo il titolo che ha dato vita a quelle che io chiamo “sette letterarie” lo bypasso completamente e aspetto che passi la moda per poterlo leggere in tranquillità.

Ma cosa succede se a parlare di libri è uno scrittore? Ecco, fossimo in Italia, secondo me, ci sarebbe un vero e proprio bagno di sangue, tra accuse di invidia e rivalità. Già succede. E di solito ci si risponde per le rime tra le pagine dei social e gli articoli di giornale. Il punto è che ci si potrebbe confrontare e invece si preferisce tacciare di parzialità, incompetenza, e chi più ne ha più ne metta, chi è reo di aver pubblicato un pezzo che non ci piace oppure, quando si è veramente battaglieri, attaccarlo nei suoi spazi privati online. Nel caso di Hornby siamo fra Inghilterra e America, probabilmente qualche malcontento ci sarà stato ma non è così evidente – vuoi per la locazione geografica dei lettori della rubrica, vuoi anche per la tiratura del The Biliever e probabilmente anche al periodo che va dal 2003 e fino circa il 2005 – ma stupisce la passione con cui i lettori seguono questo spazio. Anzi, stupisce finché non leggi questi articoli perché, quando lo fai, ti rendi conto che l’affetto dei lettori si giustifica con l’atteggiamento dello scrittore stesso. E’ un po’ come se ti invitasse a casa sua e ti proponesse di parlare di letture mentre aspettate di vedere la partita dell’Arsenal. E se apri il tuo mondo ai lettori con la semplicità non strutturata che riservi ai tuoi amici, non puoi che conquistarli.

E quindi è stata una felice idea quella di Nick quando ha deciso di racchiudere i suoi pezzi in due un libri – di cui questo è il primo – da pubblicare per i suoi fedelissimi. Si parte con un assunto forte: “Non leggete libri che vi annoino”. Che non significa “non leggere oppure leggere solo stupidaggini”, ma “Leggete cose che vi facciano ricordare il perché vi piace tanto farlo”. Ed infatti, dopo il pezzo che vi ho citato nel [Dal libro che sto leggendo] di qualche settimana fa, in uno dei resoconti mensili, Hornby dedica un intero mese alla lettura del “David Copperfield”. Uno potrebbe domandarsi il “perché”, in fondo la sua rubrica si anima passando da un aneddoto di vita privata e una lettura, e lui racconta il mese successivo il motivo: si è divertito a farlo!. La lettura non è stata solo “curiosa” ma anche professionale, come dovrebbe avvenire nel caso di ogni scrittore. Quindi lo scrittore che osserva il lavoro degli altri  ci svela i meccanismi di una narrativa descrivendone qualche trucco e , sotto sotto, quel meccanismo che gliela rende divertente. I tanti personaggi dickensiani, sono costruiti ad arte per essere da un lato la vetrina degli “umani vizi” e dall’altro una sorta di quadri che compongono un certo numero di storie minori – creando così un intermezzo nell’incedere della storia principale. Il divertimento di Dickens, che lo ha reso tanto caro a questo famoso lettore, è in sostanza, l’arte della divagazione. 
E’ un vero tesoro per i lettori avere resoconti del genere, perché, nonostante tutti gli eventi ed eventini che si susseguono per le città, è difficile trovare qualcuno del settore che riesca a mettere su carta osservazioni così pertinenti e articolate, che ti facciano vedere un libro in maniera totalmente diversa, senza avere la supponenza dell’illustre letterato. E ogni riflessione, resoconto, pensiero vanno a comporre un’immagine talmente nuova e accattivante da farti venire il desiderio di leggere tutti i libri che cita.

A fare da contraltare alla componente “seria” di questa rubrica ci sono, non solo le questioni puramente personali e casalinghe, le beghe raccontate e poi smentite sui The Polysyllabic Spree, nomignolo che ha dato al gruppo di redazione che ha gettato le basi della rivista. Li rappresenta come entità eteree vestite di bianco che vivono in luoghi bianchi e pieni di luce e si spostano solo per reading e serate letterarie il più possibile altolocate. Delle direttive che hanno dato alla rivista, una sola gli va stretta: “Non stroncare”. 
In questo blog in passato se ne è parlato spesso della “stroncatura sì, stroncatura no”. Un libro non si stronca per il puro diletto del lettore per gettare fango sul lavoro dello scrittore. Leggere un libro, che sai che è fatto male, è una vera sofferenza non perché non ti piaccia ma perché ti sembra che tu e lo scrittore abbiate perso il vostro tempo. Spesso ci sono belle idee che non vengono portate avanti oppure il libro si rivela una vera presa in giro. Solo che “stroncare”, come ho sempre detto, richiede motivazioni forti e il più possibile oggettive. Il “non mi piace” non basta ed è limitativo tanto quanto le giustificazioni di qualche amico o fan, obnubilato dall’adorazione del beniamino di turno, che dice “a me piace così”. Hornby aggira la regola scrivendo “ignoto”, e almeno riesce a trovare così lo spazio per poterne comunque parlare sempre con estrema perizia e un po’ di humor.

Tra tutta una serie di romanzi e a qualche classico, spiccano sicuramente i tanti saggi e biografie letti nei due anni qui raccontati. Titoli molto diversi da quelli in circolazione nei circuiti italiani,e di questi solo qualcuno è stato tradotto in italiano e meno ancora sono in circolazione. Ecco, il pericolo reale nel leggere questo libro, come anche il successivo, risiede proprio in questo: a forza di leggere gli articoli che raccontano le letture mese per mese tra una pensiero e l’altro del suo sconclusionato autore vieni naturalmente portato (l’empatia è una pericolosa alchimia per un compulsivo!) a cercarti e segnarti i libri che vengono citati e che potrebbero piacerti e per poterne tenere conto nei prossimi acquisti. Era già successo per “Shakespeare scriveva per soldi”: in quella occasione avevo scoperto Robert Harris, Tom Perrotta (di cui qui si cita “Bravi bambini” e io sono completamente d’accordo con il suo resosconto!) e altri. E quindi non vi stupirà sapere che la mia wish list si è subito rimpolpata!

Libro veramente imperdibile, io l’ho adorato tanto quanto il successivo (che avevo letto tempo fa) “Shakespeare scriveva per soldi” e che riguarda gli anni successivi fino al 2007-2008.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Una vita da lettore
Nick Hornby
Guanda Editore, Ed 2006

Traduzione Massimo Bocchiola
Collana “Le fenici tascabili”
Prezzo 8,50€
Fonte: LettureSconclusionate

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