"In cerca di Transwonderland", Noo Saro-Wiwa – Storia di una riscoperta…


Fonte: The Guardian


Vi avevo già ampiamente anticipato, nel Diario di Agosto, che ero rimasta stregata da questo libro, confesso che è ancora così, e avevo spiegato il perché della scelta di leggerlo e anche cosa me lo rendeva più prezioso. In sostanza vi avevo detto che Noo è la figlia di quel Ken Saro-Wiwa che fu assassinato nel 1995 perché accusato insieme ad altri otto uomini di aver commesso un omicidio. In effetti l’omicidio ci fu, e grazie a questo libro ho scoperto che a morire fu anche suo cognato, ma avvenne in un luogo temporaneamente interdetto a coloro che ne furono accusati. Ken non era solo un imprenditore ma anche un giornalista e uno scrittore, divenuto tale perché aveva sotto gli occhi tutto lo scempio commesso in onore del dio nero, il petrolio e della corruzione dilagante che rendeva più poveri ed infimi tutti coloro che non potevano avere potere. Poco tempo prima prima che venisse catturato e giustiziato Noo, sua madre e i suoi fratelli erano stati mandati in Inghilterra non solo per essere al sicuro ma, soprattutto, perché potessero avere un’istruzione tale da poter tornare in patria capaci di ricoprire ruoli decisivi e potessero seguire, implicitamente, la strada paterna.

Quindi quando comincia il libro, la nostra scrittrice protagonista ci racconta che sono anni che non torna volontariamente in Nigeria, lo ha fatto finché il padre era in vita, ma era una vera tortura dovere stare chiusi negli alberghi o essere ospitati da parenti che non hanno acqua corrente ed elettricità. Invece dopo aver visto buona parte del mondo con gli occhi da adulta le sovviene il pensiero di capire se la Nigeria è solo quel posto inospitale che si ricorda o c’è anche altro. Cominciare questo ritorno richiede ancora più coraggio. Il cognome non è sconosciuto e, come se non bastasse, il tempo e la formazione inglese le hanno dato una visione del mondo molto più europea. Ma la Nigeria aspetta e il viaggio comincia all’aeroporto di Londra in partenza per Lagos nel caos per i soliti ritardi dei voli.

C’è una dicotomia filosofica sull’aiuto che è bene dare, il genere e la modalità. C’è anche una dicotomia fra l’aiuto dovuto e l’aiuto necessario. Così come la Nigeria è la terra dalle mille sfaccettature date da continui ribaltamenti di governo e da un passato, ancora recente, colonialistico che ha diviso ulteriormente un territorio fino ad allora gestito dalle tribù, così anche chi si avvicina a questo mondo deve necessariamente essere un ponte fra la concezione della vita del luogo e quella del luogo da cui proviene. Questo perché tradizioni, il credo e il folklore esercitati  in maniera diversa, a volte rumorosa oppure eccessiva, devono essere presi in considerazione in funzione della loro essenza e non di come vengono proposti. L’esempio per tutti è la religione. Proprio nei capitoli dedicati a Lagos si parla del forte attaccamento alla religione che da cristiana mano a mano si è spostata verso modalità più ortodosse, come quelle evangeliste, la cui organizzazione ricorda quella delle chiese americane itineranti. E ci è sempre capitato di vedere anche in televisione immagini di uomini e donne sudati e quasi in trans che inneggiano al Signore, che vanno a ricevere la benedizione di Cristo dal tocco del predicatore di turno svenendo davanti a lui o inneggiando al miracolo.

Lo spettacolo ci avrà lasciati perplessi abituati come siamo ai nostri riti. Ma il punto non è come si raggiunge, ma il credo. Il credo è l’essenza, è la vita dei poveri, la speranza di una vita migliore in questo mondo o nell’altro. Il credo è il pacere delle disuguaglianze e dei conflitti ed è quel momento in cui sei parte di un gruppo e di un progetto più grande; non sei più solo, condividi il tuo momento con altri, e davanti a quel pulpito si è tutti uguali. Quindi non importa che sia cristiano, evangelico o musulmano il credo è credo, il signore, comunque si chiami, è l’ente benigno superiore che ci rende tutti inferiori e a cui riferirsi per chiedere e raccomandarsi.
Ecco, in questo libro il ritorno all’essenza delle cose è un viaggio lungo e tortuoso che Noo raggiunge con il desiderio di vedere quella Nigeria che ha visto ma che in fondo non conosce.

Una parte importante cui secondo me guardare è la questione degli aiuti. Durante il viaggio vengono fuori una serie di riflessioni dovute non solo a quello che si vede ma soprattutto alla sua storia. Il nord della Nigeria è sempre stato compatto e lontano dai centri ricchi ed sottomessi del sud. Non ha subito una colonizzazione invasiva e così è rimasto forse più arretrato del sud. Contemporaneamente il sud, ha perso la sua identità non riuscendo a coniugare completamente la tradizione della tribù di provenienza con la cultura, alfabetizzazione e formazione, di stampo occidentale. Mentre al nord l’identità è persistente.
La domanda che qui ci si pone e cui è difficile rispondere è come definire l’aiuto efficace. Perché se l’alfabetizzazione porta indubbi benefici e mette una nazione in condizione di competere e confrontarsi con il mondo dall’altro cancella quelle che sono le identità del luogo. Sicuramente, come Noo ci fa notare, il persistere di dittature riconosciute o sommerse ha un ruolo fondamentale nel cercare di impedire ai giovani di formarsi e di imparare per poter mantenere il controllo del proprio potere clientelare ma al contempo anche l’establishment stesso si nutre di personaggi che non sono qualificati nemmeno per fare quello che vorrebbero. Per cui si crea questo circolo vizioso di una nazione potenzialmente ricca alla mercé di pochi arraffoni, ignoranti che però cercano di avere fra le loro fila connazionali compiacenti formati in paesi stranieri. Di contro ne il colonialismo e nemmeno la presenza di progetti di aiuto concreti riescono a far emergere possibilità che creino stili di vita diversi e migliori, non contrapponendosi e cancellando l’identità dei luoghi in cui operano. E la domanda ancora non trova risposta.

Rimane il fatto che in questo libro musei, spiagge, laghi, boschi magici, palazzi imponenti e scavi archeologici, insieme al caos dei mercati, ai colori delle vesti, con le macchine e i motorini che sfrecciano, fanno da accompagnamento ad un viaggio di riappropriazione delle proprie origini permettendoci di entrare nelle case di persone che rappresentano la vera Nigeria e permettendoci di capire che l’essenza delle cose è universale così come il rifiuto alla mazzetta e al sopruso. Tornare quindi serve per ripartire, guardare negli occhi un passato trascurato e a partire per cambiare. Anche solo scrivendo un libro di viaggio. Il cambiamento che si aspettava Noo è diverso da quello che si aspetta. Parte per cercare il tesoro nigeriano che dovrebbe aprire al turismo e torna con la scoperta di un altro tipo di tesoro: la consapevolezza della vita del mondo da cui viene e quella di riuscire ad apprezzarle anche grazie alla possibilità di interrompere questo rapporto con la possibilità per tornare di nuovo a casa, che oggi è l’Inghilterra. Una sconfitta o un rifiuto? Nulla di tutto ciò è l’ennesima evoluzione, l’apertura di un nuovo mondo – fin’ora rifiutato anche se sconosciuto-, e la possibilità di avere e parole giuste per raccontarlo anche per un pubblico lontano anni luce dalla Nigeria stessa. L’idea del resoconto non pare fine a se stessa e limitata al diario di viaggio ma diventa spunto di riflessione su quello che circonda il viaggio stesso. Come per la questione degli aiuti o quella della scelta del credo non c’è la voglia di condanna ma solo quella di porre le condizioni per affrontare le questioni al netto della zona di cui si sta parlando. Diventa un modo per aprire un dialogo sereno e costruttivo e come tale, secondo me, va letto.

Pensando ai libri del padre, sicuramente in questo viaggio alla comprensione della Nigeria dilaniata da enormi differenze e connivenze, credo che nel suo piccolo Noo abbia fatto un lavoro egregio senza traumatizzare i suoi lettori.
In un momento in cui sull’immigrazione chiunque ha la sua opinione, forse questo è il libro giusto da leggere in silenzio e spogliandosi dei propri preconcetti. E quindi ve lo consiglio caldamente.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

In cerca di Transwonderland
Noo Saro-Wiwa, ed. 2015
Traduzione Caterina Barboni
66THAND2ND
Collana “Bazar”
Prezzo 18,00€

Fonte: 66tnand2nd





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