Diario di un mese di libri… Settembre 2015

Fonte: Giacomantonio

Libri comprati:
Storie ciniche“, W. Somerset Maugham
– Adelphi Edizioni (Regalo)
City of bones“, Cassandra Clare – Walker books publisching

Ultima. La città delle contrade“, Carlo Vincenzi – Dunwich Edizioni
Il meraviglioso mondo di OZ“, L. Frank Baum, Wirton Arvel, W.W. Denslow, Brunella Pernigotti (testo bilingue) – Kentauron Edizioni

Libri regalati
Gli anni della leggerezza“, Elisabeth Jane Howard – Fazi Editore
Assassinio all’Ikea“, Giovanna Zucca – Fazi Editore
Florence Gordon“, Brian Morton – Sonzogno Editore


Libri letti

Infinite Jest“, David Foster Wallace – Einaudi. Stile libero Big Edizioni 
In cerca di Transworderland. Il mio viaggio in Nigeria“, Noo Saro-Wiwa – 66th  and 2nd Edizioni 
Eureka Street“, Robert McLiam Wilson – Fazi Editore
Florence Gordon“, Brian Morton – Sonzogno Editore
Maze Runner – Il labirinto“, James Dashner – Fanucci Editore
Chi ha paura di Pulcinella?“, Massimo Torre – E/O Edizioni (non ultimato)
Quando le chitarre facevano l’amore“, Lorenzo Mazzoni – Spartaco Editore (non ultimato)
I fratelli Karamazov“, Dostoevskij – Sansoni Editore (non ultimato)
A spool of blue thread“, Anne Tyler – Ballantine books (non ultimato)

E siamo arrivati a Settembre! Settembre è il mese in cui molti, di ritorno dalle vacanze, fanno i buoni propositi – un po’ come fosse un secondo Capodanno-, mentre io tiro fuori o apparecchio coperte, la legna, il tè, le tazze e tazzine per qualsiasi bevanda calda, che per me diventa una specie di comfort-food, e mi preparo alle letture fatte comodamente sui miei divani circondata da cuscini e gatti dormienti (gatti? sì gatti, dal 9 Agosto siamo in tre, io Oscar e Joyce!). 
Nel mese attuale ho aperto le danze con un regalo (“Storie Ciniche“, W. Somerset Maugham) scelto dal vincitore di un contest veloce fatto per festeggiare il matrimonio di mio fratello. Chiedevo di festeggiare con noi facendo una foto (carina, divertente, simpatica, insomma come più ci piaceva) dove però fosse presente una “Ceres”. Ha vinto la foto che campeggia in alto, oltretutto fatta proprio al ricevimento, che anche secondo me è talmente tanto eccezionale da aver chiesto il permesso di pubblicarla qui! Per la cronaca, io regalavo i libri mentre la giuria era composta dagli sposi. 

Tra le notizie del mese c’è che Stephen King, come annuncia nel suo spazio Goodreads,  ha ricevuto dalle mani del presidente Obama la “National Medal Of Art” il 10 settembre scorso, medaglia che viene assegnata per “i contributi eccezionali dati, da singoli e gruppi, per il sostegno e la diffusione delle arti negli Stati Uniti”. In particolare il suo riconoscimento è questo:

Stephen King per i suoi contributi in qualità di autore. Uno degli scrittori più popolari e prolifici dei nostri tempi, Mr. King combina la sua notevole narrazione con la sua tagliente analisi della natura umana. Per decenni, le sue opere di horror, suspense, la fantascienza, e la fantasia hanno terrorizzato e deliziato il pubblico di tutto il mondo.
Fonte: President Obama to Award 2014 National Medals of Arts

Quindi se il mese prossimo vedrete fra le mie letture King, sapete il perché. In fondo credo di essere l’unica a non aver mai letto manco un rigo scritto da quest’uomo quindi mi sembra il caso di rimediare. Tra parentesi, tra i premiati, insieme a lui figura anche Sally Field ( la dignità, l’empatia e coraggio delle sue performance hanno toccato il pubblico di tutto il mondo, e lei ha implementato quelle stesse qualità off-schermo nella sua difesa per le donne, diritti delle persone LGBT, e la salute pubblica ), che ricordo per la sua interpretazione magnifica in “Fiori d’acciaio”, e Ann Hamilton (La signora Hamilton utilizza il tempo come processo e materiale, e il suo lavoro dimostra l’importanza di sperimentare l’arte in prima persona nell’era digitale) che conosco per le sue Book Sculptures – non pensate che sia particolarmente “acculturata”, in queste sculture sono incappata veramente per caso; mi domandavo in particolare chi avesse potuto dar vita a questo massacro! -.

Tra gli acquisti (sono stata brava eh??) campeggia “City of bones” che ho preso per un errore fatto in un acquisto precedente di Agosto (Diario Agosto) in cui ho comprato questo libro della stessa autrice: “City of fallen angels“. Avevo letto il primo capitolo e mi sentivo in grado di poterlo leggere con facilità ma, quando mi è arrivato, ho scoperto che era il quarto libro di una saga – anche abbastanza lunga 7 libri mi sembra-, e così ho dovuto prendere anche il primo. È con tutta probabilità una SagaSòla ma almeno è scritta in maniera semplice. Invece Ultima. La città delle contrade” (Dunwich Edizioni) e Il meraviglioso mondo di OZ” (Kentauron Edizioni) sono due segnalazioni delle case editrici. Nel primo caso mi è capitato di entrare in contatto con un distributore entusiasta che manda in continuazione su Twitter i titoli e le sinossi dei libri che distribuisce e sono per la maggior parte Urban Fantasy, fantasy e dintorni, da quel che ho visto. Ho chiesto qualcosa di “distopico” e mi ha risposto direttamente qualcuno delle Dunwinch Edizioni con il titolo di Carlo Vincenzi che ho naturalmente comprato. Per Kentauron Edizioni, invece, si tratta di un testo bilingue; si può dire che capitino “a cecio” come si suol dire e in più era a costo zero, grazie ad una sponsorizzazione della stessa casa editrice, e chi sono io per lasciarlo lì? Ecco, appunto, non l’ho fatto!


Assassinio all’Ikea“, Giovanna Zucca è un giallo tutto al femminile, potrei dirvi che l’unico maschio è quello che schiatta ma non è così. Si chiama in questo modo perché il morto viene rinvenuto in un cassettone di un letto all’Ikea, ma l’indagine deve essere ben contorta visto che nella scheda del libro si ipotizza un delitto passionale o uno di mala. La storia si svolge a Padova, il morto era  un uomo spostato che aveva anche un’amante. 
Mentre il mese scorso con i miei acquisti e regali ero stata più brava e avevo letto molto di più, stavolta non sono stata abbastanza veloce, ma recupererò. 
Sempre stesso editore, ovvero Fazi Editore,Gli anni della leggerezza“, Elisabeth Jane Howard: ecco di questo libro si parla da un po’. Vi avevo già scritto in altre occasioni che Fazi, negli ultimi due anni, ha pubblicato, nella sezione internazionale, un libro più bello dell’altro e la Howard rientra appieno nella lista. E’ uno di quei libri che cominci ad odiare dopo un po’, secondo me, ma che poi alla fine ti rimangono appiccicati addosso e non li lasci andare volentieri, come è già successo con Maggie Gee (The White family, Spartaco Edizioni), con Jean-Baptiste Del Amo (Il sale, Neo Edizioni) e anche con Christa Wolf (La città degli angeli, E/O Edizioni). Da quello che ho letto di questo libro siamo più vicini a Del Amo e alla Gee, con una saga familiare che si apre con un rientro di tutti per una ricorrenza. Perché ad un certo punto li odi questi libri? Perché in fondo quella che sembra essere trama principale è talmente breve che  si può dire che non succeda nulla. Il vero libro sta nella ricostruzione dei rapporti dei vari appartenenti alla famiglia o al nucleo riunito. E’ un’azione di scavo, lenta e inesorabile che porta a galla tutti quei sospesi che, nella vita, abbiamo un po’ tutti ed è per questo che a volte diventa sfiancante. L’altra faccia della medaglia è che questa ascesa agli inferi dei rapporti familiari o comunque affettivi è lenta quanto basta per essere assorbita come esperienza. Un ricordo nel tempo sbiadisce, l’esperienza no e diventa parte di noi, diventa parte di quel magazzino di informazioni che ci permettono di fare le scelte ed essere consapevoli delle conseguenze perché, magari, ci siamo già passati. Quindi, per quanto mi riguarda, questi libri sono imprenscindibili, anche se, quando li leggi, ti sfiancano un po’. Vi farò sapere se le mie impressioni riguardo la saga dei Cazalet e se la mia impressione si rivela quella giusta.

E infine eccola qua! “Florence Gordon” di Brian Morton pubblicato Sonzogno Editore. Libro che inizia anche la carrellata dei libri letti. È stata veramente una lettura simpatica. Passerete il tempo a dire “Oh Sta zitta Florence e ascolta!”, ma rassegnatevi, Florence, non vi darà retta affatto! Sonzogno, per questo libro, mi deve un sabato che ho passato con il magone per il finale a sorpresa. Non che non me lo fossi immaginato, ma non me lo figuravo trattato così: mi ha tolto il fiato! Ora, nonostante Florence Gordon sia una donna con la quale non si riuscirebbe mai ad apparire intelligenti e che non ha alcuna intenzione di stare simpatica a nessuno, alla fine vi affezionerete, ma, vi assicuro, che ve ne renderete conto solo dopo aver finito il libro. Provare per credere! 
Tra i libri letti figura anche Infinite Jest” di David Foster Wallace, pure lui mi ha riservato un finale che non mi aspettavo o almeno, speravo, che a qualcuno andasse meglio. Ma Wallace questa soddisfazione non me l’ha voluta dare e mi dovrò accontentare. Libro composito e alquanto complicato che ha una recensione aperta. Lo rileggerò con la medesima calma più in là, dopotutto stavolta so già dove vuole andare a parare, in modo da chiarire alcune cose che sono comunque rimaste in sospeso. 
Poi è stata la volta di Noo Saro-Wiwa e sono andata a stare per un po’ in Nigeria con In cerca di Transworderland. Il mio viaggio in Nigeria” (66th  and 2nd Edizioni), che dire bello è dire poco. Un diario di un viaggio che, se non sei nigeriano di origine, non farai mai e quindi avere la possibilità di leggerlo è comunque una grande opportunità. In più descrivere certi aspetti del mondo nigeriano è veramente complicato e lo è ancora di più farlo senza scioccare i tuoi lettori. Il padre, che nei ricordi di Noo corrisponde all’idea che me n’ero fatta io, aveva un pensiero, nei riguardi dei suoi lettori, completamente diverso da quello della figlia. Nella sua scrittura è talmente realistico da essere crudo. Ha ragione, tutta la dissertazione sugli usi e costumi di certa parte dell’africa riguardo i bimbi albini – se siete particolarmente sensibili non vi consiglio di leggere “La foresta dei fiori” – io me la ricordo come l’avessi letta ieri ma non me lo vorrei ricordare ogni volta perché mi si accappona la pelle, ecco! In questo preferisco la delicatezza della figlia che, o perché è donna o perché ha una formazione occidentale visto che ha vissuto per la maggior parte della sua vita in Inghilterra, è sicuramente la via migliore per farsi leggere e per far capire. Perché non sempre le cose che leggi devi condividerle ma devi conoscerle, essere preparata. E non significa che queste cose arrivino a noi ma, come accennava Sergio Nazzaro in Mafiafrica (Editori Riuniti) e come in qualche modo si legge fra le righe in questo libro, c’è gente che, su certe usanze, ci fa i soldi. E alcuni di questi rituali sono veramente raccapriccianti. Ricordate sempre che, se non se ne parla, non è detto che non esista!

Eureka Street“, Robert McLiam Wilson, sempre Fazi Editore, era una lettura per un GDL (gruppo di lettura) romano. Dovevo finirlo per il 21 e, nonostante non fossi ottimista, ci sono riuscita salvo poi dare buca a quelli del gruppo per questioni mie logistiche. Vivere ai castelli è bellissimo, ma sei sempre lontano da tutto e ti serve sempre la macchina  che, al centro di Roma, è un po’ complicato parcheggiare. Insomma non ce l’ho fatta ma, come succede sempre quelli del gruppo romano di Maddechèaho, nonostante il nome non faccia presagire nulla di buono, hanno veramente un gran occhio sui libri e sono veramente felice di averlo letto. Siamo in Irlanda, alla fine degli anni ’90 e del conflitto a bassa intensità che si chiama The Troubles. Perché specificare? Perché la tecnica narrativa usata per questo libro è fatta così: attraverso la vita e le vicissitudini dei due protagonisti, presi in un momento particolare della loro vita che è quello in cui si cresce e si diventa da ragazzi ad adulti, l’autore narra il cambiamento che accompagna la fine delle rivolte. Ed è veramente interessante comprendere che le dinamiche dei gruppi ribelli diventano con il tempo abitudinarie e nello stesso lasso di tempo si perdono anche le ragioni per le quali è cominciato tale conflitto. Alla fine, la guerra, non appartiene più alle due fazioni, ma alle minoranze che formano i gruppi armati. È così che, ad un certo punto, arrivi a constatare che la guerra che combattono per te non è la tua guerra. Pensavo fosse stato il primo libro di Wilson e invece è il terzo scritto nel 1996, preceduto da Ripley Boogle (1989), un romanzo su un senzatetto, e anche da Il dolore di Mafred, che è già stato pubblicato da Fazi editore. Ce n’è anche uno annunciato da tempo e che pare non arrivi mai che si dovrebbe chiamare Extremists e che forse è in correlazione con Eureka Street. Speriamo che venga pubblicato presto ma, nel frattempo, mi aggiornerò con i precedenti libri non letti, dopotutto Wilson è un premiato di Granta nel 2003 e non è da tutti! (Tra i premiati in un altro anno c’è anche Maggie Gee per aggiungere un’informazione in più).

Infine per il mondo “Tic Tac Toe“, ovvero saghe (belle) e saghette (sòle), c’è Maze Runner – Il labirinto” di James Dashner pubblicato in Italia da Fanucci Editore. In effetti la saga tradotta in Italia si compone di tre libri più un prequel, ma, scrivendo la recensione di questo libro- che vedrete più in là-, ho scoperto che l’autore non ha scritto solo un prequel ma due, quindi potrebbe uscire forse un altro libro. E’ lo stesso autore degli altri tre libri in inglese che ho preso in Agosto che fanno parte della trilogia che, in Italia, è chiama de “Il giocatore” e sono: The eye of minds“,The rule of thoughts“,The dead cure“. La storia ha un che di interessante, anche se ho scoperto per puro caso che l’autore ha una vera fissazione per iniziar i libri con gente che si risveglia o si riprende in un luogo in cui non ricorda di essere entrato di sua sponte. Ne “Il labirinto” succede a Thomas che si risveglia in quella che sembra essere una scatola di metallo che improvvisamente comincia a sollevarsi verso l’alto, come fosse un ascensore, cosa che succede, in parte, anche al protagonista di “The rule of thoughts” – non mi chiedete il nome ho letto solo una pagina e mezza!- il secondo libro della saga de “Il giocatore”. 
Per quanto riguarda Maze Runner è la storia della fuga di un gruppo di ragazzi che da due anni vengono sistematicamente portati in una radura, uno al mese, e lì lasciati per unirsi al gruppo di chi c’è già. La radura in cui si trovano è circondata da alti muri in cui si aprono quattro portali che danno su un labirinto da cui sembra sia impossibile scappare, e invece… Ora devo ammettere pensavo peggio, ma tanto peggio, e invece non è proprio così malvagio. Certo come dice The Books Blender il linguaggio creato dai ragazzi, che sono nella radura e non sanno da dove vengono, è un po’ stupidotto. Sembra che abbiano paura che la mamma li riprenda perché hanno detto la parolaccia! E anche sui personaggi non si è soffermato molto l’autore, però il fatto che il film si distacchi di poco dalla trama, e che ne cambi il minimo che serve per renderla credibile visivamente, mi dice che del buono c’è. Rimane il fatto che per la prima volta in vita mia posso dire che la soluzione adottata da Dasner per interpretare i segreti del labirinto, anche se un tantinello laboriosa, è sicuramente più avvincente di quella che ci viene rifilata dal film. Certo, se vi avvicinate a Maze Runner, siate coscienti che questi libri sono stati scritti per essere una trilogia quindi sono come Jurassic Park dove, prima del “The end”, c’è la scenetta che fa da intro al film successivo. Quindi, leggerli singolarmente non ha alcun senso e la storia non reggerebbe in questo modo. E infatti, dopo aver finalmente trovato lo stramaledetto secondo libro, mi sono anche accorta che mi devo sbrigare pure a leggerlo visto che “La fuga” è già uscito ( a Ottobre) nelle sale cinematografiche e quindi rischio di avere anticipazioni indesiderate. Vi farò sapere, “La fuga” sarà il libro-saga del mese di ottobre insieme ad un’altra serie, che non avevo previsto, ma di cui poi vi dirò… Faccio come Dasner, lascio la porta aperta al prossimo diario! 😀 

 Tra i libri non ultimati c’è Massimo Torre con Chi ha paura di Pulcinella?“, che invece  ho finito ad Ottobre, e non aspettavo fosse così. Oddio l’autore a #NonSonoSòle me lo aveva forse accennato, ma non immaginavo che fosse così bravo da riuscire a rendere Napoli come Napoli. Concetto complicato, ma aderente alla questione di “ciò che si vede di Napoli e ciò che Napoli è”. Con stupefacente naturalezza Massimo riesce a mettere insieme i concetti di appartenenza al rione, l’onore, l’appartenenza al gruppo e il concetto di vita melanconica tipica di alcuni quartieri napoletani. Un libro di cui vi parlerò presto.
Quando le chitarre facevano l’amore“di Lorenzo Mazzoni questo lo devo finire per forza, oramai l’ho aperto da troppo tempo nel parleremo il mese prossimo.
I fratelli Karamazov“, Dostoevskij – Sansoni Editore: sono due volumi, ingialliti dal tempo. Furono presi in occasione di una serie di scambi anobiani e dovevo leggerli con un gruppo di lettura, ma visto che per questioni di blog la mia lettura è un po’ sconlusionata, me li porto avanti da sola.
E veniamo alla vera sfida:
A spool of blue thread“di Anne Tyler  della Ballantine books. Questo è una vera sfida, perché me lo sono comprato in lingua originale. In parte è colpa/pregio di Librangolo Acuto che legge tanti libri in lingua originale e in parte è colpa della copertina e del fatto che io amo le edizioni economiche americane, che non hanno nulla a che vedere con quelle italiane. Questa in particolare non ha una pagina che non sia scritta e tutto il testo è stampato fitto fitto e soprattutto senza sbavature di inchiostro e in modo chiaro. In più il libro non si segna e ne si demolisce se lo apri un po’ più del normale, cosa che non si può dire delle corrispettive edizioni italiane. Comunque si tratta di una saga familiare e inizia una sera in cui Red e Abby si stanno preparando ad andare a dormire e ricevono una telefonata dal figlio Denny. Denny parla solo con il padre e il messaggio innesca una serie di discussioni prima e situazioni poi che sgretolano il mondo che questa famiglia pensava di aver costruito. Che sia colpa del padre poco attento alle virgole o di una madre che, facendo l’assistente sociale, è naturalmente portata ad essere forse troppo comprensiva? Che succede dopo ve lo farò sapere, ma sono orgogliosa di essere arrivata già fino a questo punto 😀

Grazie per essere arrivati sin qui, diciamocelo stavolta sono stata più stringata! Ci rileggiamo, con questa rubrica, il mese prossimo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.