[Dal libro che sto leggendo] MR. MERCEDES

(LettureSconclusionate)

Mi sembra che non sia la prima volta di King con i pagliacci, ma potrei anche sbagliarmi. Sulla scia della vittoria dell’autore della National Medal Of Art (vedi Diario per informazioni più dettagliate), ho deciso che uno sforzo lo potevo pure fare, almeno uno lo dovevo leggere. E visto che venerdì ero al supermercato e mi mancavano 10 euro per avere il secondo bollino per il pupazzetto per mio nipote, ho fatto un’eccezione (la seconda questa, la prima è stata quest’estate quando ho comprato la saga Maze Runner scontata) e l’ho preso al Carrefour (OrroreOrrore!!). Poi mi sono accorta, al rientro a casa che, questo, è uno di tre libri che compongono una trilogia (un’altra saga, dopotutto mi mancava, no?). Ma poteva finire qui? 

No! Parlando domenica con LibrAngolo Acuto ho scoperto anche che mi è sfuggita, oppure l’ho letta e non me ne ricordo totalmente, la recensione di questo libro scritta da Holden & Company, dove evidenzia un errore dovuto alla traduzione che influisce sula soluzione del thriller. Errore che nel testo originale pare non esserci. Ecco, io la recensione me la sono andata a cercare e ve l’ho linkata, ma la leggerò più in là visto che, oramai, l’ho comprato e iniziato e, tanto per gradire, ho preso anche il successivo in libreria – e pure di questo me ne hanno dette peste e corna, ma finché non vedo non credo!-. AGGIORNAMENTO: Holden riguardo la recensione citata ha specificato che:

[…]preciso solo che – a proposito della mia recensione che linki – l’errore di traduzione c’è, sì, ma non influisce affatto sulla soluzione del thriller, perché si riferisce a un dettaglio del tutto marginale relativo a un personaggio che nel libro non compare nemmeno. […]

Detto ciò si inizia con un antefatto che è un anno indietro rispetto il presente della storia. Siamo nel parcheggio dell’auditorium di Baltimora alla vigilia della Fiera Annuale del Lavoro. Ci sono molte persone che sono arrivate prima del tempo e come possono cercano di combattere il freddo e il sonno in attesa di un’alba che non vedranno. Il fatto di cronaca che li riguarda spunterà fuori esattamente l’anno successivo e vedrà coinvolto l’ispettore in pensione Hodges. Perché MR. Mercedes vuole mettersi in contatto con lui? È in cerca di attenzioni? È davvero lui?

Per ora il libro fila mentre, mi perdoni il traduttore, ma la traduzione non sembra, in alcuni punti, aver visto un correttore di bozze. Ho visto un paio di vocaboli senza senso e più di un paio di frasi in cui una distribuzione diversa delle virgole sarebbe sicuramente auspicabile. Però la storia mi piace, quindi sono curiosa di vedere dove va a parare e se becco lo spoiler di cui accenna l’attentissimo H&C. Vi farò sapere!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


MERCEDES GRIGIA
9-10 Aprile, 2009

Augie Odenkirk aveva una Datsun del 1977 che camminava ancora bene nonostante i chilometri, ma la benzina era cara, specialmente per un disoccupato, e il City Center si trovava dalla parte opposta della città, così lui decise di prendere l’ultimo autobus della sera. Alle undici e venti scese con lo zaino sulle spalle e il sacco a pelo arrotolato sotto braccio. Pensò che l’imbottitura di piume gli avrebbe fatto comodo verso le tre del mattino. La notte si annunciava fredda e nebbiosa.
«Buona fortuna, amico», lo salutò il conducente «Meriteresti di trovare qualcosa anche solo per il fatto di essere il primo.»
Peccato che non fosse vero. Quando Augie giunse in cima all’ampio e ripido viale che conduceva all’enorme auditorium, scorse almeno una ventina di persone già in attesa fuori dalla fila di porte, alcune in piedi e la maggior parte sedute. Erano stati piazzati dei paletti uniti dal nastro giallo con sopra scritto NON ATTRAVERSARE, disegnando un passaggio complicato che si ripregava su se stesso come un labirinto. Augie li riconobbe, erano gli stessi usati dai cinema e dalla banca dove al momento era in rosso, e ne intuì lo scopo: stipare una marea di gente nel più piccolo spazio possibile.
Avvicinandosi alla fine di quella che presto sarebbe diventata una fila indiana di aspiranti lavoratori, rimase sorpreso e insieme sconcertato di vedere che la donna in fondo alla coda portava una bambina addormentata dentro un marsupio. La piccola aveva le guance paonazze per il freddo e il respiro catarroso.
La donna sentì Augie arrivare, orami a corto di fiato, e si voltò. Era molto giovane e davvero carina, nonostante le occhiaie livide. Ai suoi piedi, una borsa trapuntata. Probabilmente conteneva l’occorrente per la bimba.
«Ciao», lo salutò. «Benvenuto nel Club dei Primi Arrivati.»
«Chi dorme non piglia pesci.» Augie ci pensò sopra per un attimo, per poi dirsi: Ma che diavolo, e porgerle la mano.
«Sono August Odenkirk. Augie. Una vittima recente dei tagli, per usare un’espressione del Ventunesimo secolo. Insomma, sono stato licenziato.»
Lei gli strinse la mano. Aveva una bella presa, forte e sicura. «Janice Cray. Questo tesorino è Patti. Anch’io sono una vittima come te. Facevo la domestica in casa di una simpatica famiglia di Sugar Heights. il marito ha, ehm, una concessionaria d’auto.»
Augie abbozzò una smorfia.
«Lui mi ha assicurato che gli dispiaceva fare a meno di me, m che dovevano stringere la cinghia.»
«Sta succedendo sempre più spesso», rispose Augie, chiedendosi: Non hai trovato nessuno che badasse alla piccola? Proprio nessuno?
«Sono stata costretta a portarmela dietro.» Lui immaginò che Janice Cray non avesse dovuto leggergli nella mente per capire cosa stesse pensando. «Non avevo nessuno a cui lasciarla. Letteralmente nessuno. La ragazzina in fondo alla strada non poteva restare per tutta la notte, neanche se l’avessi pagata, cosa comunque impossibile. Se non trovo un lavoro, non hoi dea di come ce la caveremo.»
«Perché non te l’hanno tenuta i tuoi genitori?»
«Vivono nel Vermont. Se fossi furba, mi precipiterei laggiù con Patti. Solo che hanno già i loro problemi. Secondo papà, gli porteranno via la casa. Non che gliela ruberanno… è qualcosa che c’entra con il mutuo.»
Augie annuì. Anche quello capitava sempre più spesso.
Un gruppetto di auto avanzava lungo il ripido pendio che saliva da Marlborough Street, dove l’autobus lo aveva lasciato. Svoltarono a sinistra nella grande spianata deserta del posteggio, che senza dubbio all’alba sarebbe stata piena… con ore di anticipo sull’inaugurazione della Prima Fiera Annuale del Lavoro. Nessuna delle macchine sembrava nuova. I conducenti parcheggiarono, e dalla maggior parte dei veicoli scesero tre o quattro tizi, che si diressero verso le porte dell’Auditorium. Augie non era più l’ultimo in coda. La fila aveva quasi raggiunto la prima svolta.


Questo pezzo è tratto da:

MR. MERCEDES
Stephen King
Sperling& Kupfer, ed. 2014
Traduzione Giovanni Arduino
Collana “Pandora”
Prezzo 19,90€

5 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] MR. MERCEDES

  1. Ciao, preciso solo che – a proposito della mia recensione che linki – l'errore di traduzione c'è, sì, ma non influisce affatto sulla soluzione del thriller, perché si riferisce a un dettaglio del tutto marginale relativo a un personaggio che nel libro non compare nemmeno.

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  2. Io ho visto “It”, il film sul pagliaccio tratto dall'omonimo romanzo di King, a 8 anni e ne sono rimasta traumatizzata a vita!! Non sono mai riuscita a prendere in mano il romanzo nonostante sia nella mia libreria da decenni.
    Ora, io ti voglio bene Simo, ma se metti un'altra immagine di un pagliaccio, giuro che non seguirò più il tuo blog!!
    Ho letto il post ieri sera e a causa di quella immagine non ho dormito bene.
    😀 😀
    Per il resto ti adoro!!! :*

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  3. Premetto che mi sono avvicinata a King solo recentemente, perché ho sempre avuto un po' paura delle atmosfere da lui create (ho cominciato con Le Notti di Salem e ho in lista IT, Insomnia, ect.… insomma, i grandi classiconi del suo repertorio). Aspetto con impazienza la tua opinione finale, Simona, così magari aggiungo un altro libro allo scaffale Stephen King XD!!

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