[Dal libro che sto leggendo] L’ambasciata di Cambogia

Fonte: Journal Sentinel Online

 Se guardando la foto la prima cosa che vi viene in mente è la serenità, quella che state provando è l’emozione che provoca questo libro. E’ un racconto lungo, solo 63 pagine, ma si presenta come un piccolo cameo che ci porta in un quartiere sonnacchioso e abitudinario dove ogni lunedì Fatou, nigeriana a servizio di ricchi borghesi, percorre il pezzo di strada che è davanti all’Ambasciata di Cambogia per raggiungere la piscina di un centro estetico lì vicino.

Fatou non è nata in Inghilterra ma in Africa e ha imparato presto come si sta a servizio. E’ venuta qui per cercare una vita migliore, invece ora ha vitto e alloggio e nulla più dalla famiglia dove lavora. Ha incontrato anche Andrew in una domenica al parco che oggi è diventato il suo migliore amico.

Come un giorno compare l’Ambasciata, alimentando la curiosità del quartiere senza sconvolgergli invece i ritmi, così anche nella nostra vita avvengono cose che, temporaneamente minano la nostra serenità, ma poi a ben guardare tutto scorre e tutto passa. Basta solo imparare a dare il giusto peso alle cose e alle persone. 

Veramente un bel libro adatto a quelle giornate dove il tempo uggioso ci costringe in casa. Gradevole, ben scritto e scorrevole. Si legge in un pomeriggio.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

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Chi si aspetterebbe l’Ambasciata di Cambogia? Nessuno. Nessuno poteva aspettarsela, nessuno se l’aspettava. E’ una sorpresa, per tutti noi. L’ambasciata di Cambogia!
Di fianco all’ambasciata c’è un centro benessere. Dall’altra parte una fila di residenze private, quasi tutte appartenenti a ricchi arabi (o almeno così sosteniamo noi, la gente di Willesden). In genere hanno le colonne corinzie ai lati dell’ingresso e – secondo un’opinione diffusa – una piscina sul retro. L’ambasciata, al contrario, non è molto imponente. E’ solo una villa con quattro o cinque camere da letto alla periferia di Londra, costruita negli anni Trenta., circondata da un muro di mattoni rossi alto circa due metri e mezzo. E avanti e indietro, rasentando orizzontalmente quel muro, sfreccia un volano. Giocano a badminton, nell’Ambasciata di Cambogia. Poc, smash. Poc, smash.
L’unico vero indizio che l’ambasciata sia davvero un’ambasciata è la piccola targa di ottone sulla porta (con la scritta AMBASCIATA DI CAMBOGIA) e la bandiera nazionale della Cambogia (noi presumiamo che lo sia: cos’altro potrebbe essere?) che sventola sul tetto di tegole rosse. Qualcuno dice: «Oh, ma è circondata da un alto muro, e questo dimostra che non è una residenza privata, come le altre case della via, bensì un’ambasciata». La gente che lo dice è stupida. Molte di quelle case private sono circondate da un muro, alto più o meno come quello dell’Ambasciata di Cambogia, eppure non sono ambasciate.

Questo pezzo è tratto da:

L’ambasciata di Cambogia
Zadie Smith
Mondadori Editore, ed. 2013
Traduttore Silvia Pareschi
Collana  “Libellule”
Prezzo 10,00€

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