"Mr. Mercedes", Stephen King – Caro Stephen ti scrivo, così ti singhiozzo un po’…

Fonte: CinemaBlend

Come detto nel Dal libro che sto leggendo, questo volume l’ho preso letteralmente per caso. Mi ci è caduto l’occhio sopra mentre passavo dal reparto frutta a quello del latte in direzione del caffè al supermercato, proprio qualche giorno prima di ultimare il Diario di Settembre
[errata corrige: Holden&Company mi ha fatto notare che King è stato sempre pubblicato da Sperling & Kupfer] La prima cosa che mi ha lasciata interdetta, con tutto il rispetto per Sperling&Kupfer, è che un suo libro non fosse targato Mondadori. Non ho mai letto un rigo di King, ma a casa avevamo una serie di libri suoi e se non vado errata sono tutti Mondadori. [fine errata corrige] Quindi, un po’ era destino, mai visto uno Stephen King al supermercato, e tanto meno all’autogrill, un po’ me la sono andata a cercare ma, a conti fatti ad una settimana di distanza e alla terza recensione sempre di questo libro – non sono credibile come diplomatica -, a me questo libro non è proprio piaciuto. O meglio, mi spiace che abbia sprecato una signora idea annacquandola in questo modo.

Smarchiamo i contenuti, così possiamo parlare in tranquillità delle caratteristiche del libro.
Baltimora, viene commesso un efferato eccidio: un folle alla guida di una mercedes, all’alba del giorno di apertura della fiera del lavoro, si getta su una folla ordinatamente incolonnata davanti le porte del palazzetto cittadino uccidendo 6 persone fra cui una neonata. Questo è uno degli ultimi casi in cui l’ispettore Hodges si trova a indagare prima della pensione. Caso che è rimasto irrisolto anche nel presente della narrazione, un anno dopo il fattaccio, quando il neo pensionato riceve una strana lettera scritta da quello che di presenta come l’assassino della mercedes che lo sfida ad un gioco mortale. Il problema non è solo capire finalmente chi sia costui e perché ha commesso quel delitto che sembra conoscere fin troppo bene ma, soprattutto, capire se sia intenzionato a commettere un’altra strage. Hodges, che è il classico vecchio poliziotto viene affiancato da Jerome, giovane in attesa di andare all’università e al contempo tuttofare in casa dell’ex-ispettore per arrotondare le sue entrate.

La cosa che mi dispiace di più del fatto che questo libro non mi sia piaciuto è che gli elemento per fare un bel thriller al cardiopalma c’erano tutti:
– c’è l’ispettore che non ha preso bene il suo pensionamento;
– l’assassino sociopatico che è veramente ben caratterizzato;
– la strage;
– il rompicapo di come si possa aprire una macchina senza essere in possesso di chiave e del telecomando in essa incorporato;
– ci sono elementi di comunicazione e informatica molto verosimili.

La cose che mancano sono:
– la tensione, a forza di saltare di capitolo in capitolo, dalla voce dell’ispettore a quella dell’assassino la tensione perde quota a favore delle continue elucubrazioni;
– l’investigatore è un po’ più “older” di testa di quanto ci si aspetti da un corrispettivo reale anche di un anno fa;
– c’è un caso, vecchio, risolto in un momento in cui sembra stare a significare “miservivaunattaccoeunpo’ditempoperpartireconlasoluzionefinale”;
– una traduzione che non è stata affatto rivista da un correttore di bozze e contiene delle frasi che sarebbe meglio non aver visto;
– una soluzione credibile ma non eclatante come si prenderebbe da un libro inserito nella categoria “thriller”.

Una cosa, King, me l’ha dimostrata: che i thriller lenti non sono solo appannaggio del nord europa con una deroga speciale per Dicker in Svizzera e che si può essere lenti anche in 400 e rotte pagine. Se avesse deciso di soffermarsi di meno su alcuni particolare insignificanti o riflessioni superflue sarebbe sicuramente stato un lavoro avvincente. Invece l’autore ci tiene che i suoi personaggi, volta per volta, si presentino riflettendo sugli avvenimenti che li ha portati a quel punto con il risultato di far sembrare alcuni punti del proprio lavoro come un allungamento del brodo. Ci sono momenti di tensione sicuramente ma si sciolgono come neve fresca al sole distraendo il lettore con le paturnie di un personaggio o con inutili riflessioni di altri o anche da frasi come questa, che viene dopo che è stata fatta saltare una macchina in aria con una persona, dove sia la stritolata che la stritolatrice sono parenti di chi è saltato in aria:

Zia Charlotte continua ad avvinghiare la figlia in una stretta mortale, singhiozzandole di non guardare.

Ecco, a me che sono limitata, non è riuscito di singhiozzare nulla a nessuno, nemmeno con impegno, e mai mi è successo di pensare che chi avvinghi la figlia in una stretta mortale sia uno che le voglia davvero bene! Questa frase, come molte altre che ho tralasciato pensando ad una svista, è rappresentativa di quelle che proprio non hanno alcun significato reale. Va bene che zia Charlotte non sta simpatica a nessuno, tanto meno a me, ma è un tantino esagerato! In sostanza questo libro non mi ha ispirato che quella voglia di finirlo praticamente subito per vedere come andava a finire e, in parte, è anche dovuto alla continua alternanza di voci tra ispettore e assassino nei capitoli che si avvicendano uno dietro l’altro; da un lato sai sempre dove sono uno e l’altro, dall’altro ti sembra di star a guardare una partita a tennis dove le mosse degli avversari sono chiare a tutti. Quindi nessuna sorpresa e nessun passo falso verrà nascosto e come spettatore al lettore non resterà che stare passivamente a guardare.

In più, sebbene la formula dell’autopresentazione dei personaggi, mentre si raccontano agli altri protagonisti, possa sembrare una mossa accattivante e possa armonizzare casi vecchi e dare possibili svolte allo stallo in cui si trovano investigatore e assassino, dall’altro, con la successiva aggiunta di nuovi personaggi nella fazione dei “buoni”, l’eterogeneità del  gruppo che si va a formare fa sì che alcune deduzioni siano così limitanti per l’investigatore stesso che sembra diventare una spalla e non più il protagonista ed elemento trainante. Cosa che poi ha il suo massimo apice in chiusura libro.

Probabilmente il fatto che non mi sia piaciuto è anche dovuto al fatto che il thriller per eccellenza per me è “The Gost Writer”( Robert Harris, Oscar Mondadori) dove storia, finzione, fantapolitica e poteri occulti riescono a tenerti incollato al libro fino all’ultima pagina anche se, la copia in mio possesso, era scritta per metà quasi in maniera illeggibile. Non è successo in questo caso e come detto in apertura è un peccato perché sarebbe potuto essere veramente un buon lavoro se non ci fosse stata così tanta roba.
Visto che questo è il primo volume di una trilogia spero nel prossimo,
buone letture,
Simona Scravaglieri

MR. Mercedes
Stephen King
Sperling&Kupfer, ed 2014
Traduzione Giovanni Arduino
Collana “Pandora”
Prezzo 19,90€


Fonte: LettureSconclusionate


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.