Diario di un mese di libri… Ottobre 2015

Fonte WikiChoice


Libri comprati:
E’ la vita Joy“, Nell Dunn
 – Sonzogno Editore (Usato)
L’albero di stanze“, Giuseppe Lupo – Marsilio Editore 
(Usato)
Caravanserraglio“, Francis Picabia – Edizioni Clichy (Usato)
Carne viva“, Merrit Tierce, SUR Edizioni (Usato)
Paradossi della scrittura e altri racconti“, Alessandro Abate – Meridiano Zero Editore (Usato)
Un assaggio di Dunwich 5“, AA.VV – Dunwich Edizioni 
Streghe della Luna“(Vol.3), Maria Benedetta Errigo – Dunwich Edizioni
La vodka è finita“, Alessandro Bernardini – Ensemble Edizioni


Libri regalati
La casa di Parigi“, Elisabeth Bowen – 
Sonzogno Editore
Non è un vento amico“, Vincenzo Zonno – Vocifuoriscena Edizioni
Miss Jerusalem“, Sarit Yishai-Lev – Sonzogno Editore

Libri letti
Florence Gordon“, Brian Morton – Sonzogno Editore
Chi ha paura di Pulcinella?“, Massimo Torre – E/O Edizioni
MR. MERCEDES“, Stephen King – Sperling&Kupfer Editore
L’ambasciata di Cambogia“, Zadie Smith – Mondadori Editore
Quando le chitarre facevano l’amore“, Lorenzo Mazzoni – Spartaco Editore (non ultimato)
I fratelli Karamazov“, Dostoevskij – Sansoni Editore (non ultimato)
A spool of blue thread“, Anne Tyler – Ballantine books (non ultimato)


Questo mese ho fatto un po’ schifo, un po’ per colpa mia che sono sempre un po’ stanca e un po’ per colpa del GRA che non mi lasciato tornare a casa in meno di due ore. Quindi tante, tantissime code che non sono quelle adatte per leggere. “Tu leggi in macchina???!!!” già vi vedo con gli occhi sgranati! Io leggo se la coda è ferma, altrimenti mi limito ad ascoltare audiolibri e, molto raramente, anche la radio. Con le code del GRA ho imparato ad usare Access e un mese in particolare ho letto 8 libri; era il periodo in cui dovevano ampliare di una corsia il tratto che va dall’uscita Settebagni fin dopo la Flaminia. In quel periodo partivo alle 6 del mattino da Rocca di Papa e arrivavo alle 10:00 in ufficio! E secondo voi che può fare una ferma letteralmente in coda per quattro ore? Legge! Quindi le mie letture sono state un po’ poche se pensiamo che “Florence Gordon” è nella lista solo per dovere di cronaca visto che è stato ultimato il primo ottobre e ve ne ho parlato ampiamente anche nel precedente Diario.

Dunque dunque che cose ho fatto questo mese… mumble mumble… 
Innanzitutto c’è iGruppo di Lettura del Klamm, organizzato con Irene di LibrangoloAcuto e con Carlo Sperduti che è partito il 18 Ottobre con la scelta di lettura “La melodia di Vienna” di Ernest Lothar Müller, Edizioni E/O. Qualora voleste partecipare il gruppo si riunisce sempre la terza domenica del mese alle 19:00 quindi siete ancora in tempo. Notare, con Irene abbiamo portato anche qualcosa da sgranocchiare durante l’aperitivo e, stupite stupite, a quanto pare sono ancora tutti vivi!!! Io non ho avvelenato nessuno! 😀 È stata una bella serata, avremmo dovuto teoricamente solo scegliere il libro, ma in fondo quando si riuniscono i lettori non si può mai pensare di chiuderla così facilmente. È finito che abbiamo parlato di gusti di lettura, dei libri sòla, di scrittori preferiti e non, c’è stata anche qualche lettura del libro di Alessandro Sesto, “Moby Dick e altri racconti che era in bella mostra nella libreria del locale. Alla fine abbiamo chiuso la serata all’una del mattino, ma vi assicuro è stata molto soddisfacente! 
Per quanto riguarda il libro di Lothar Müller siamo di fronte ad una saga familiare che racconta di tre generazioni della famiglia Alt di Vienna, famiglia che è diventata ricca quando il suo capostipite si è messo a produrre pianoforti e ha chiesto il permesso al tribunale dell’edilizia per costruire una grande casa che potesse ospitare la sua famiglia e che impone agli eredi, per non perdere l’eredità, di vivere tutti sotto lo stesso tetto. Le famiglie che man mano si vengono a creare sono tutte diverse, felici o povere che siano, vivono nel continuo confronto fra la loro vita e quella degli altri in un condominio molto particolare che vede passare fra le sue mura personaggi importanti e grandi maestri di musica. Per ora quello che ho letto, circa un centinaio di pagine, mi piace e quindi vi dirò come si evolve la situazione.

Tra parentesi, sempre in tema a Novembre con Elisa Gelsomino di “Odor di Gelsomino” leggeremo insieme Doerr,”Tutta la luce che non vediamo” che ha vinto nel 2015 il Pulitzer. Lo abbiamo preso in tempi diversi, ma alla fine né io e né lei eravamo ancora riuscite a leggerlo quindi, se non avete nulla da fare – e per i lettori compulsivi questa è una frase maledetta e micidiale! – potreste leggerlo per vedere se abbiamo lo so stesso punto di vista. E’ anche un modo per conoscersi, visto che, come ho sempre detto, ognuno di noi legge con la propria esperienza e il confronto su quello che percepiamo ci rappresenta.

Sono stata anche ad una manifestazione che si chiama “Logos” per sentire gli scrittori di Gorilla Sapiens, lo so la mia è una malattia, ma mi fanno troppo ridere e in più – qui lo posso dire tanto lui non lo leggerà-, mi piace in particolar modo sentire leggere Carlo Sperduti. È un po’ come sentire leggere Irene di LibrangoloAcuto, lo fanno così bene ma così bene che da loro ascolteresti pure la lista della spesa e ti piacerebbe moltissimo! Carlo in particolare ha veramente una bella intonazione baritonale ed è bravo al punto che riuscirebbe pure a farvi la parodia dell’Otello rimanendo sempre serio e impostato. Sono doni, ma noi non glielo diciamo tanto lui non sa che ne stiamo disquisendo! 
Dicevo che sono stata a questo evento con Irene, stampa molto alternativa, tanto alternativa, estremamente alternativa. Ma sinceramente pensavate che sarei tornata a casa senza un libro? Ecco, è stato davvero, davvero, davvero difficile, ma ce l’ho fatta! Mi sono fermata al banchetto Ensemble Edizioni e ho preso “La Vodka è finita” di Alessandro Bernardini. E’ una storia violenta in cui il giovane Ugo, che sembra essere il protagonista, si trova fra due fuochi, l’amore per la sua bella e seguire le orme del padre nel mondo criminale. È anche una storia a due tempi, la prima parte si svolge nel 1982 e l’altra, se ho ben capito, qualche anno più tardi. Il venditore mi ha detto che potrebbero esserci dei refusi, cercherò di passarci sopra e ve ne parlerò quando lo leggerò!
E ora arriviamo a Maria Benedetta Errigo. L’ho conosciuta in una serata con un gruppo di lettura anobiiano e da allora ci sentiamo costantemente su FB. Abbiamo in comune: la passione per i libri, per i gatti e per il sushi. Maria è una di quelle sante donne che sopportano i miei sfoghi, e qualche volta ci ride pure su con me, ma non mi ha mai consigliato ne la sua pagina e tantomeno i suoi libri perché sa che spesso sui social vengo contattata privatamente spesso per richieste di recensioni o c’è anche gente che, anche se nemmeno ti ha detto ciao  già vuole che tu diventi sua fan. Invece Maria è una che non sta con le mani in mano e scrive parecchio, così quando ho visto la segnalazione dei libri in cui era presente ho deciso di non lasciarmeli sfuggire. Sono due ebook della Dunwich Edizioni Un assaggio di Dunwich 5“, AA.VV è una raccolta di racconti fantasy mentre per Streghe della Luna“(Vol.3) – di Maria Benedetta Errigo – si tratta di una storia completa. È il terzo volume perché, nella collezione, ogni volume è dedicato ad un autore e nel caso di Maria è il terzo. E’ una storia di streghe le cui anime vagano di discendente in discendente da quando sono state sterminate dall’inquisizione. Di passaggio in passaggio arrivano fino a Sara che però si trova fra due fuochi, il padre esponente dell’inquisizione e la sua anima da strega che ha appena scoperto la sua vera natura. Ne nascerà uno scontro che sconvolgerà la vita che Sara pensava di dover vivere. (se ci sono errori Maria non esitare a dirmeli!) La nostra autrice avrebbe anche una pagina Goodreads che ora speriamo che incrementi, vero Maria?? 🙂

Visto che il mese non mi ha riservato le soddisfazioni che avrei voluto, come diminuire la pila dei libri che ingombra la mia scrivania che mi ricorda, quanto sono indietro con le letture, ogni volta che vado a dormire e mi alzo, mi sono fatta un regalo. Ho comprato dei libri usati da Libraccio. Ho preso “Carne viva“, Merrit Tierce, Edizioni SUR
Sono quattro i libri che rappresentano la nuova svolta della Sur che si vede “rivoluzionata” grazie all’attenzione di Marco Cassini e del suo team che hanno deciso di affiancare, alla consueta proposta di letteratura dell’America del sud, il core business e mission di Sur, anche una collana di letteratura Angloamericana, “Big Sur“, che sicuramente si arricchirà di proposte interessanti. I quattro titoli che aprono questa nuova era sono: Carne viva (Merrit Tierce), Peggio di un bastardo. L’autobiografia (Charles Mingus), Gilliamesque. Un’autobiografia pre-postuma (Terry Gilliam), Rosemary’s Baby (Ira Levin). Nell’opuscolo delle anticipazioni c’è una bella intro che dice:
Dopo aver lavorato insieme per tanti anni nella casa editrice indipendente minimum fax – portano in Italia nuove voci letterarie, classici da riscoprire, l’attività creativa raccontata in prima persona da registi e musicisti – abbiamo deciso di proseguire il percorso comune creando un nuovo spazio dove poter condividere le nostre passioni con i lettori.

Quello spazio lo abbiamo trovato dentro SUR, un marchio nato nel 2011 e fin’ora dedicato esclusivamente alla narrativa latinoamericana. Per la nostra nuova collana, che proporrà titoli di letteratura e saggistica provenienti dal mondo culturale angloamericano, ci è venuto quasi naturale scegliere il nome BIG SUR, che indica un luogo di confine tanto geografico quanto letterario, riassunto anche nel bilinguismo del toponimo: un po’ California e un po’ Sudamerica. Un avamposto a picco sull’oceano, a duecento chilometri da San Francisco e settecento a Tijuana, amato da Jack Kerouac e cantato dai Red Hot Chili Peppers, celebrato da Henry Miller ed esplorato da Hunter Thompson, messo in musica dai Beach Boys e raccontato da Richard Brautigan, dove Joni Mitchell, Joan Baez e Crosby, Stills, Nash & Young animarono il loro festival musicale; dove Lawrence Ferlinghetti andava in vacanza, Richard Burton e Liz Taylor girarono un film, e Orson Welles comprò un terreno.

Ci sembrava un posto giusto, abitato da persone simpatiche, e ci siamo trovati bene.

[…]

Marco Cassini

Dario Matrone

Martina Testa

Alla fine vi ho copiato praticamente tutta l’introduzione dell’opuscolo di anteprima dei titoli di questa collana. Perdonatemi, ma per me che sono una maniaca delle collane – adoro sapere il perché e il per come sono nate! – questa è vera e propria musica! Dicevamo, quando escono i titoli Big Sur?
  • Carne Viva: è uscito a Settembre con la traduzione di Martina Testa
  • Peggio di un bastardo: è uscito a Settembre con la traduzione di Ombretta Giumelli
  • Rosemary’s Baby: esce a Novembre 2015 con la traduzione di Attilio Velardi
  • Gilliamesque: esce a Novembre 2015 con la traduzione di Assunta Martinese
Perché, dei quattro, “Carne viva”? La protagonista è una che nella vita è tanto precisa nel lavoro quanto sconclusionata nella vita privata. I suoi rapporti amorosi sono fallimentari, il figlio sta con il suo ex, si droga, beve eppure un giorno decide di raccontare i due lati della medaglia. L’ho scelto perché nell’anteprima è quello che mi ha particolarmente colpita. Narrato tutto in prima persona senza tanti orpelli e riguardi per il lettore fa parte di quel genere di letteratura che o ami oppure odi, ma non puoi saperlo finché non lo leggi, anche perché, per ogni personaggio dannato che racconta con la stessa formula la sua vita, puoi avere emozioni completamente diverse. Potreste anche ignorarlo, ma non è detto che sia una buona scelta, ma nessuno vi giudicherà per questo. (che donna pessima che sono vero? Mi metterò in punizione promesso!)

Anche “E’ la vita Joy” è un titolo recentissimo di cui ho letto in giro e che a me era sfuggito. Potevo sinceramente lasciarlo passare così? NO! A costo di passare le prossime vacanze post-Natale-Capodanno china sui libri con la tazza da tè e i gatti che mi guardano in “gattesco” perché leggo e non me li filo, io DEVO SAPERE perché questo titolo tanto mi attrae. E’ successo con anche un altro titolo sempre Sonzogno che si chiama “Miss Jerusalem” che è uscito proprio ad Ottobre.
Sono quelle strane alchimie che fanno sì che ti capita di leggere la sinossi, la registri mentalmente ma, se di solito dimentichi buona parte dei titoli che ti sono passati sotto gli occhi, quella in particolare rimanga lì alla base della nuca e come la bimbetta del racconto di Barthelme (Questo giornale qui, dalla raccolta di racconti “Atti innaturali, pratiche innominabili“, Minimum Classics) ti punge ogni volta che guardi libri nuovi per dirti “Ehi! Ci sono prima io! Ricordi! Prima io! Io! Io!”. È dannatamente fastidioso, sappiatelo! Ecco questi due è parecchio che mi pungono, da Luglio più o meno.
Per il primo anche in questo caso si tratta di una donna dannata. La sua colpa è innamorarsi sempre dell’uomo sbagliato. Nella sua vita si è sposata presto, Joy, con un rapinatore che è finito in prigione lasciandola incinta e senza soldi e Dave, anche se più gentile e affettuoso, è sulla stessa strada dell’ex marito. Eppure, guardandola tutta truccata e vestita mentre gira nelle strade della Londra degli anni sessanta, non si direbbe che a casa nasconda tutto questo. E’ un altro caso di una vita che si sdoppia, ci faccio caso solo ora! Vedi a che servono i Diari? Mentre per “Miss Jerusalem” la copertina è mirabilmente il riassunto di quello che è la storia narrata dentro. Si parla di quattro generazioni di donne che hanno vissuto nell’epoca della seconda guerra mondiale e della successiva creazione dello stato Isareliano (1948) e delle lotte che ne seguirono. Le donne che sono state protagoniste nella famiglia Hermosa hanno visto ricchezza e povertà, guerra e pace, sono state amate e invidiate ma non hanno mai rinunciato a perseguire i loro sogni. Che li abbiano veramente esauditi? Ve lo farò sapere, promesso. Visto che siamo in area Sonzogno smarchiamo anche “La casa di Parigi” che io ancora non ho letto, ma di cui ho letto la recensione di Irene che non è bella, deppiù – si dice a Roma!-, tanto che, se avessi potuto, avrei buttato all’aria tutto ciò che stavo leggendo per leggerlo anche io velocemente. Ma dalla tabella di marcia non si può prescindere e così attenderò il momento giusto che spero venga il prossimo mese! In questo caso siamo nel dopoguerra e a Parigi dove nasce una amicizia fra due bimbi Hernietta e Leopold. Lei viene ospitata mentre è diretta verso la Francia del Sud, è scesa alla Gare du Nord e a casa della signorina Fischer trova Leopold con il quale, dice la sinossi e anche Irene, avrà l’opportunità di scoprire antichi ricordi di famiglia, storie quasi dimenticate che vengono fuori quasi per caso. Poi se Irene dice che vale la pena leggerlo noi lo leggiamo, vero eh??!! Fate sì con la testolina, bravi!

Chiudiamo l’angolo Sonzogno che è a tutti gli effetti la casa editrice adottata nell’anno 2015 da LettureSconclusionate – vedete che danni fa scoprire cataloghi che non si era mai analizzati fino in fondo?!-.  A Ottobre mi è arrivato “Non è un vento amico” di Vincenzo Zonno che mi è stato segnalato mentre ero a Logos. Devo ammettere io manco sapevo l’esistenza di un editore che si chiama Vocifuoriscena, chiedo venia per la mia ignoranza, ma con Irene che era con me e un lamen (o ramen) sottomano, stavamo al giapponese a Viale Ionio, abbiamo letto in giro che tipo di libro fosse quello di Vincenzo e abbiamo trovato il blog “Libri e parole” di Anna Fogarolo e vi devo dire che, a parte la bella presentazione del libro, Anna scrive veramente bene. E visto quel che scrive di questo, libro di Vincenzo ora è qui tra i libri da leggere! Siamo in nel 1854 in Prussia e il nostro protagonista viene inviato in missione. Si trova in situazioni che non gli sono consuete perché viene da un mondo completamente diverso e sa di doverle gestire per avere un’avanzamento di carriera, ma tutto quel che lo circonda sembra nascondere anche più di quel che sembra. Quindi presto scopriremo se io e Anna siamo dello stesso avviso.

Per Caravanserraglio” invece andiamo in tutt’altro mondo. Siamo un po’ dopo Jacques Vaché  di Lettere di guerra, la Maison des amis de livres di Adrienne Monnier ha aperto i battenti a Rue de l’Odeon 8 nel 1915 – e nel 1921 al numero dodici della stessa via anche Sylvia Beach trasferisce la sua storica libreria “Shakespeare&Co”- e, riguardo le intenzioni della Monnier, nel BBF (Bulletin des bibliothèques de France) troviamo questo appunto:
La biblioteca si apre 15 Novembre 1915: “La nostra prima idea è stata molto modesta: avevamo l’intenzione di creare una biblioteca e sala lettura dedicata soprattutto alle opere moderne”(dice ndr) Adrienne Monnier, che ha scoperto la letteratura contemporanea con Le Mercure de France, vorrebbe diffondere soprattutto questa produzione. La biblioteca diventerà presto il luogo di incontro per scrittori: Paul Fort, Pascal Pia, Jules Romains, Léon-Paul Fargue, Louis Aragon, André Breton e André Gide, Paul Valéry, André Salmon, Max Jacob, Pierre Reverdy, Blaise Cendrars, Jean Paulhan, Tristan Tzara, Jean Cassou sono tra i primi “abbonati”. 

Tra i frequentatori abituali c’è anche Apollinaire che non è solo il grande poeta, ma anche amico fraterno, ma tanto tanto fraterno, di Pablo Picasso e poi Valery Larbaud, Claudel Gallimard e poi anche Joyce per il quale, con Sylvia Beach la Monnier studia una petizione internazionale firmata da tanti grandi autori, tra cui Hemingway, contro la pirateria, visto che l’Ulisse in America era stato censurato e veniva venduto sottobanco ristampato da chissà chi. Ma che c’entra tutta questa gente e soprattutto Vaché?
Ve lo riassumo altrimenti facciamo notte e voi morite di inedia prima di scoprire il nocciolo:
  •  Vaché era molto amico di Breton che ha conosciuto nel 1915 sul fronte quando fu ferito. Breton era un medico e Vaché un dandy che è stato designato come l’antesignano del movimento surrealista. E’ Breton che cura la pubblicazione postuma delle sue “Lettere di guerra”, Vaché muore infatti nel 1919 non prima però di aver fatto una scenata, pistola alla mano, nel 1917, mentre assisteva alla prima di “Le mammelle di Tiresia” di Apollinare.
  •  Breton enl 1913, mentre frequenta medicina si mette in contatto con Paul Valéri per sottoporgli le sue poesie e per avere un giudizio critico. Nel 1915 invia ad Apollinaire una sua opera stringendo con lui amicizia l’anno successivo. Poi “Nel 1919 si mette in contatto con Tristan Tzara al quale manifesta il suo entusiasmo per il “Manifesto Dada 3“. Nello stesso anno fonda con Aragon e Soupault la rivista “Littérature” (una rivista a cui collaboreranno tra gli altri Jean Cocteau, Jean Giraudoux, Valery Larbaud, Paul Morand, Jules Romains, Max Jacob, Tzara ecc.) ed entra in contatto con Paul Éluard. Esce intanto, presso Au Sans Pareil, Mont de pieté, sua prima raccolta poetica illustrata da disegni di André Derain, e supera l’esame che lo fa diventare medico ausiliario. Alla fine dell’anno, conosce Francis Picabia, ne diventa amico.” (fonte Wikipedia)

Riconoscete l’ultimo nome che avete visto anche nella lista dei frequentatori della piccola libreria di Adrienne Monnier? Ebbene sì buona parte della cultura che ha a creato le basi per la letteratura moderna è passata da Rue de l’Odeon,  da Rue de fleurs nel salotto di Gertrude Stein – assidua frequentatrice di Shakesperare&Co dove le viene anche presentato un suo grande ammiratore n viaggio di nozze e famoso per aver scritto Winnesuburg, Ohio ovvero Sherwood Anderson – e a Montmartre negli studio de Le Bateau Lavoir che era un’ex fabbrica dismessa suddivisa in piccoli “stanze” da affittare a giovani artisti squattrinati dove passò Picasso, Gertrude Stein, Max Jacob e tanti altri. Ora, sapendo tutto questo, sareste capaci di lasciare l’unico romanzo di Francis Picabia sullo scaffale? No, eddai!

Poi vi chiedete come nascono i percorsi di lettura che ho nell’apposita pagina? Questo non c’è – richiederebbe una pagina  a sé stante per quanto è diventato grosso! -, ma nascono proprio così! Da una serie fortunata di incontri e dalle successive ricostruzioni delle biografie dei vari artisti. Sono incontri casuali, come quelli che racconta la Cohen nel libro di Adelphi “Un incontro casuale“, che poi lo divengono sempre meno… Ma in questo caso è casuale. Ho preso il libro perché ricordavo il cognome dell’autore ma non rammentavo dove lo avevo visto citato, cosa che ho scoperto quando mi è arrivato!


Per “L’albero di stanze” la motivazione è semplice: non ho capito di che si parla! Nella sinossi c’è un accorato pezzo di Cesare De Michelis “Lupo traccia un bilancio esistenziale e morale che va oltre il rimpianto, sfidando il futuro con l’entusiasmo del sogno e la concretezza del gesto. Di questa epopea Lupo, con ‘L’albero di stanze’, si conferma appassionato e sincero testimone, autentico e luminoso cantore, in un romanzo che segna con dolente e sofferta coscienza la conquista di una vita nuova”. Quindi possiamo dire che l’ho preso perché sono sempre curiosa come una gallina; io adoro le sinossi di Marsilio Editore, solitamente mi venderebbero la qualunque grazie alle descrizioni, ma in questo caso c’è il sentore che possa essere un bel lavoro, ma se vi dovessi spiegare di che si parla io ho capito solo che è la Lucania. Il resto ve lo dirò quando lo avrò scoperto!

Mentre “Paradossi della scrittura e altri racconti” promette un formulario di racconti che tocchi le punte più estreme, sin’ora esplorate, del pianeta racconto. Ecco, lo so, state storcendo la bocca, dite le solite cose del tipo “Ah ma io con i racconti non ci faccio tanto”, “eh però non riesco a leggere storie che finiscono prima che mi affezioni ai protagonisti” e via dicendo. Il campionario lo conosco tutto. Provate! Ci sono milioni di raccolte veramente mitiche che vi state perdendo. E’ inutile fasciarsi la testa prima di iniziare, la branca della narrativa del genere racconto ha fatto passi da gigante da secoli, dai tempi della Steiner (sì, quella citata al paragrafo riguardante Picabia!) ed è parte integrante del genere letteratura. Rifiutarsi di leggerla è come dire che leggete, nei romanzi, solo le pagine pari, perché le dispari vi stanno antipatiche! Quindi in questo caso non avrei mai potuto abbandonare sugli scaffali questi mirabolanti “paradossi” e in effetti mi verrebbe da dire “fatelo anche voi!”. Comunque ne riparleremo!


Tra i letti ci sono oltre Florence Gordon anche i lavori di Massimo Torre “Chi ha paura di Pulcinella? che dire bello è poco. Credo di averlo consigliato a un sacco di persone di cui buona parte napoletani. Forse mi piace tanto perché nelle pieghe della realtà accartocciata del quartiere Sanità, raccontato da Massimo, si nascondono un sacco di verità sul mondo campano. Mi piace il suo modo di scrivere, così scorrevole e senza intoppi. E’ uno stile informale e diretto, l’orpello può essere il termine dialettale che è subito seguito da una spiegazione dello stesso che viene bene inserita nel testo e che non disturba e non ha nemmeno l’aria della lezioncina. Così te lo godi senza problemi anche perché ha una trama abbastanza composita che non lascia spazio a distrazioni. Si legge veramente bene questo libro che è il primo di una quadrilogia. Il successivo “Uccidete Pulcinella” è uscito ad agosto mi pare e… insomma… come dire… Vabbè: l’ho comprato! Contenti? Uff… che fatica!

Poi c’è stata la mia incursione nel mondo Stephen King con “MR. MERCEDES“. Come l’ho comprato, tutta una serie di persone mi hanno detto “Ma no, non è piaciuto a molti, dovresti leggere altro”. Ecco io sono come San Tommaso se non tocco non credo e infatti il libro l’ho letto. Diciamo che, a conti fatti, io non lo categorizzerei come un thriller, bensì come un romanzo, ma non è stata questa gran lettura che mi ha cambiato la vita. Concordo solo in parte con la recensione di Luca Pantarotto di Holden&Company perché non è che lo “spoiler” dell’assassino mi cambi poi molto e capisco che la difficoltà di raccontare la situazione di più personaggi, nello stesso momento con differenti punti di vista, possa essere accattivante ma, per me, può rivelarsi un po’ un cul-de-sac. E infatti,  a parte la scena fatta un po’ per complicarsi la vita o allungare la storia va a capire, la bella idea si traduce inizialmente in un confronto di pensieri interessanti e successivamente si annacqua con l’aumentare dei personaggi e dei pensieri. Ecco perché nonostante tutto se andate sulla mia libreria di Goodreads trovate comunque 4 stelline: l’idea era spettacolare e con qualche taglio sarebbe stato perfetto. Ricorda nel concetto, lo so che parrà strano, “I dieci piccoli indiani” l’enigma talmente perfetto che l’autrice, Agatha Christie, è costretta ad aggiungere un capitolo in più per spiegare chi è stato. Ecco questa era la storia giusta per realizzare qualcosa di nuovo sull’onda di quel particolare genere di libro. Di sospeso nella recensione di Luca per me rimane solo l’interpretazione del tema del primo capitolo della saga perché l’ispettore in questione non lo vedo come lo vede lui. Ora vedremo che succede nel successivo capitolo della saga.

E arriviamo a Zadie Smith con L’ambasciata di Cambogia, grazioso racconto che mette addosso una tranquillità che nemmeno riesco a descrivervi. La Smith fa parte di quelle donne scrittrici che hanno la facoltà di descrivere vite che hanno passati pesanti in una maniera accorta, delicata. Nel caso di alcune è per evitare che l’orrore faccia rifiutare l’informazione e in altri casi come questi, il tono e l’atmosfera ci dicono che tutto passa, che la vita tornerà ad una nuova normalità dopo un cambiamento, ma si può e si deve andare avanti, non dimenticando ciò che è stato ma non permettendogli di cambiarci. Un libro da leggere davvero anche se, come detto, meglio prenderlo usato. Sono 40 pagine travestite, con caratteri grandi e tanti spazi, da 63 e 10€ sono a mio avviso troppe.

Oltre a quelli segnalati ho un sacco di libri in lettura a novembre, quindi per questo mese, la sezione dei libri in lettura la saltiamo. Ritenetevi fortunati! Ci rileggiamo a Novembre!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

P.s.: sono certa che mi starete odiando, ma nemmeno vi immaginate quanto mi sia piaciuto scrivere questo post!



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