[Dal libro che sto leggendo] La melodia di Vienna

Fonte: Anobii


Oh! E oggi andiamo a Vienna, luogo magici, soprattutto per il periodo di feste che sta cominciando ad arrivare. Siamo infatti a Meno di un mese da “Più libri, più liberi“, la manifestazione della piccola e media editoria che apre le danze del mese di Dicembre.
Come anticipato nel Diario di Ottobre, questo, è il libro scelto dal gruppo di lettura del Klamm – che  ieri ha slittato la data dell’incontro da questa domenica a domenica 22 quindi se andate prima non ci trovate! -. 

Come potrete leggere qui sotto siamo nel 1888 ma lo stile è decisamente scorrevole. Quello qui riportato è il prologo da cui partono i capitoli successivi che vedono Franz, il nipote che eredita l’attività di costruzione di pianoforti e che abitando all’ultimo piano della casa di famiglia, decide di portare l’edificio da tre piani a quattro in vista del suo prossimo matrimonio con Henrietta Stein. Proprio il numero di carte necessario per fare questa sopra-elevazione gli permette di guardare la storia della sua famiglia attraverso le carte depositate al tribunale dei fabbricanti. Ma c’è ancora molto altro da scoprire…

Non l’ho ancora finito ma a me piace parecchio e sono sicura che incuriosirà anche voi!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Chi avesse svoltato presso la chiesa dell’ordine teutonico, avrebbe raggiunto in pochi minuti la casa all’angolo tra Seilerstätte e Annagasse; si trovava al centro del primo rione, e il primo rione era il cuore di Vienna. Per quasi cento anni fino a quel momento, il 9 maggio 1888, la casa aveva avuto tre piani oltre al piano terra e al mezzanino. Nessuna casa di borghesi che si rispettassero era più alta, a Vienna. Con le sue sette finestre che davano sulla angusta Annagasse e le sei finestre affacciate sulla più ampia Seilerstätte, con l’intonaco di un giallo-grigio opaco e la facciata in puro stile Maria Teresa, aveva un aspetto imponente ed emanava un senso di agiatezza. Se non fosse stato per la cartoleria al piano terra, che vendeva articoli comuni, si sarebbe potuto ritenere il numero 10 della Seilerstätte (l’ingresso principale dava infatti su questa strada) il palazzo di un aristocratico. Questa impressione era avvalorata da un blasone in pietra che sovrastava l’ingresso principale. Non era formato da corone, bandiere e guantoni da torneo come quelli che si vedevano sulle case principesche e aristocratiche del vicinato, ma da un angelo nudo del tipo che a Vienna era chiamato angelo musicante. Suonava una tromba dall’aspetto piuttosto strano. La sua canna lunga e sottile, che lo scalpellino aveva allungato quanto più aveva accorciato esageratamente il braccio nudo che la sosteneva, si drizzava verso l’alto come una lancia; neppure il disco sottile alla sua estremità contribuiva a conferirle l’aspetto di una tromba: sembrava piuttosto un’arma. L’angelo, del quale si vedevano l’ala destra e il corpo probabilmente più grasso che si fosse mai librato su compatte nubi di pietra, si rivelava invece un classico angelo barocco austriaco. Soffiava forte nello strumento, gonfiando le gote. Insinuare che quel blasone potesse avere lo scopo di levare alla casa la sua aria borghese per adeguarla all’aspetto aristocratico di alcuni edifici del vicinato sarebbe ridicolo. Era semplicemente nello stile dell’epoca, che provava piacere nell’ornare copiosamente le facciate e nel suggerire ai passanti, mediante opere di scalpellini e affrescatori, il rango o l’attività degli abitanti. Il serpente di Esculapio indicava il medico e il farmacista, la bilancia l’uomo di legge, la ruota il carrozziere e l’effigie barbuta di Gutenberg il tipografo. Nel caso dell’angelo con la tromba l’interpretazione era più dubbia. A giudicare dalla lunghezza e severità del suo strumento lo si sarebbe potuto ritenere un annunciatore del Giudizio universale, benché un soggetto simile non corrispondesse allo spirito dei viennesi, i quali non amavano si richiamasse loro alla memoria la resa dei conti finale; se invece lo si considerava un simbolo musicale, non si spiegava come mai un fabbricante di pianoforti avesse scelto come blasone una tromba. La casa esisteva ormai da novantasette anni quando Franz Alt, uno dei nipoti del costruttore, cominciò a pensare di sposarsi e di costruire un quarto piano. Un’idea audace. Gli abitanti del numero 10 erano infatti bravi viennesi, quindi contrari alle trasformazioni; e non esisteva niente di più sconvolgente dell’aggiunta di un quarto piano a una vecchia casa.Faremo quindi bene a studiare per qualche istante la topografia di questa vecchia casa e l’albero genealogico dei suoi abitanti, malgrado il quadro piuttosto intricato. 

Questo pezzo è tratto da:

La melodia di Vienna
Ernst Lothar Müller
Edizioni E/O, ed. 2014
Traduzione di Marina Bistolfi
Collana “Gli intramontabili”
Prezzo 18,00€ 



– Posted using BlogPress from my iPad

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