"Il cielo resta quello", Francesco Leto – Come in una vecchia foto…

Fonte: EveryStockPhoto

Qualche tempo fa mi capitò di leggere, non ricordo dove in riferimento a non mi ricordo quale opere e quale autore, la definizione:”timbro narrativo”. Ecco all’epoca mi sono arrovellata un po’ su come si potesse sentire un timbro narrativo in una storia che ti leggi da solo; in fondo, quando leggi, è la tua voce interiore che “interpreta” la storia – in quelle più complesse si associano voci diverse a personaggi differenti – ma come si può sentire un timbro narrativo? Ecco, la storia di oggi, ha un notevole e maturo timbro narrativo del tutto diverso da quello che ti aspetteresti guardando in faccia l’autore. Ed è un complimento eh! Perché nonostante Francesco Leto riesca ad ottenere questo effetto, se andiamo a ben guardare, l’effetto non è creato dall’utilizzo di termini antiquati e desueti, ma dalla storia  e dalle immagini che da essa si ricreano. Stasera in macchina, mentre ripensavo che avrei dovuto totalmente riscrivere quello che avevo già fatto perché non mi sembrava all’altezza, mi è venuto in mente di trovare un’immagine che mi aiutasse a descrivervi questo romanzo.
Questo romanzo ha lo stesso effetto della foto sopra inserita (che nulla a che vedere con la storia!) che, evidentemente, è antica ma se vi fermate a fissare i volti di quegli uomini messi in posizioni anche poco naturali, scoprirete vi sembra che siano ancora vivi, che si stiano facendo fotografare proprio in quel momento davanti a voi.

Qui, nel primo presente della storia che è costruita su tempi che si spalmano quasi in mezzo secolo, siamo a Bagnara Calabra. Maria e Rosa, sono innamorate di due amici, la prima ha il padre poco convinto che Carmine sia ‘uomo giusto per la sua adorata figliola, anzi, se proprio stiamo a ben guardare, un uomo adatto, prono non c’è. Rosa invece è già fidanzata. Ma Maria la spunterà alla fine e con Carmine avranno tre figli: Domenico, u’ cardellino, Sisina e Antonio. Però per una battaglia che vinci con la vita e con il destino ce ne sono molte altre che perdi: ma questo non lo si può mai sapere a priori, lo si impara vivendo. E non è che sia una questione di ricchezza e povertà, perché Carmine e Maria sono felici anche con pochi soldi e tanti bambini, ma il destino ha sempre in serbo qualcosa che ci ricordi il valore della vita e degli affetti, che ci faccia rendere conto di chi siamo e di cosa possiamo fare, che ci permetta di essere mezzi per altri per uscire dall’ombra o per cambiare il mondo. Insomma il destino ci insegna che siamo tutti correlati e un mezzo ti tanti per permettere che qualcuno arrivi più su, quasi a toccare il cielo.

Poetico? Il libro è così. In effetti non è che avessi compreso tutto ciò quando a Roma si è presentato un alto – tanto alto giuro! – segaligno e timido Francesco. Effettivamente non gliela avevamo resa facile, lo avevamo invitato alla giornata di #nonsonosòle e gli avevo detto che l’obbligo era quello di autosconsigliarsi perché in questa giornata va sempre tutto al contrario. Così complice la situazione già strana e la mitica signora con il cane, sopraggiunta in quel momento e che non conosceva le regole del gioco, che lo sconsigliava ad autosconsigliarsi l’unica cosa che avevo capito è che qui c’era e non c’era Mimì Bertè. Ecco ora posso essere più precisa: Mimì c’è e di sfuggita anche la sorella Loredana e  anche un’altra sorella, di cui non sospettavo l’esistenza, e il loro padre il professor Bertè. La cantante compare per battere il tempo della storia. Ogni capitolo, più o meno, rappresenta una foto temporale scattata in un determinato periodo della vita di Maria e il ricordare qui e lì le tappe della nascita e della fine di un mito della canzone italiana aiuta il lettore a capire più o meno di quale periodo stiamo parlando.

E’ un’artificio utilizzato in maniera strategica perché, nonostante si utilizzi un linguaggio contemporaneo e scorrevole, le immagini rimandano con le loro rappresentazioni a tempi ancora più lontani da nostro presente. E’ corretto che sia così, la Bagnare che Francesco ci presenta è un luogo abitudinario e che cambia il suo ritmo solo all’arrivo del turismo che non ne intacca la tradizione. Il modo di vivere del luogo diventa parallelo e accomodante solo perché i turisti vengono e poi se ne rivanno, ma le regole per chi ci vive non cambiano. E quando finisce la stagione turistica le tradizioni millenarie tornano a farsi sentire in maniera prepotente, le ragazze da marito da una parte e i ragazzi in cerca di sistemazione dall’altra, la famiglia prima di tutto e la vita improntata tutta a costruire un piccolo mondo che si ridurrà naturalmente quando i figli cresceranno e usciranno di casa. Ma quei figli saranno la testimonianza dell’amore e della gioia che i loro genitori hanno avuto nel guardarli negli occhi finché hanno potuto. 

Non è una storia che si nutre di colpi di scena, ma di dolori. Quelli che fanno crescere e che fanno arrabbiare, che ti fanno strappare i capelli e chiederti perché proprio a te. Ma un destino c’è, magari non tutti lo vedono, ma c’è. E’ quello di fare un pezzo di strada della storia insieme, di creare nuove vite, di aiutarla ad affrancarsi dalle fatiche delle vite precedenti e di sperare per loro un futuro migliore, più facile e tranquillo. Alcuni ce la faranno, altri no, altri ci lasceranno. Ma la sofferenza è un momento chiave di crescita e se lo sai cogliere, non lasciandoti andare, alla fine sarai più forte. Così Maria, la ragazza che era così delicata da dover essere preservata dal padre quasi fosse una bambola di fine porcellana, si rivela una vera leonessa. Punta su ogni singolo figlio ora con più fortuna ora con meno. C’è Sisina, così dolce e delicata che sa qual è il suo dovere e ci si applica con impegno, Antonio che deve ancora superare le sue paure dell’abbandono e Domenico, u’ cardellino, che non appartiene a nessuno, forse un po’ alla burbera nonna Sasso, ma rimane fedele solo a sua madre. ragazzo generoso e irrequieto non si sottrae al dovere alla bisogna e con sorprendente impegno crea una vita per tutti dal nulla. Ma tutti hanno un punto fermo, un esempio da guardare e a cui ispirarsi. Una madre forte e silenziosa che come un mulo sfida il mondo e le chiacchiere per garantire alla sua prole le stesse opportunità che hanno gli altri.

E’ una storia bella e intensa, vivida e realistica come gli occhi degli uomini sopra fotografati, raccontati da una voce inaspettatamente matura e consapevole di un giovane talento italiano che non si dovrebbe trascurare. Probabilmente vi capiterà di leggero inizialmente di corsa perché è scorrevole ma, ad un certo punto, vi accorgerete di aver rallentato per gustarvi questo piccolo mondo raccontato con eleganza e sentimento cui vi affezionerete con estrema facilità. Una bella storia da conoscere sicuramente che a me manca già.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il cielo resta quello
Francesco Leto
Frassinelli Editore, Ed. 2015
Prezzo 15,00€

Fonte: LettureSconclusionate


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