[Dal libro che sto leggendo] Il cielo resta quello


Fonte: Foto community

Leggere questo libro, come vi dicevo venerdì, è un po’ come tornare indietro anche se, la scrittura è decisamente contemporanea come testimonia il termine “sfigata” inserito in questo estratto.
È un libro di un ragazzo giovane che però ha trovato la sua formula per parlare di temi importanti anche senza rinunciare alla sua voce educata e gentile e al suo approccio defilato e discreto. Un atteggiamento che potrebbe sembrare inadeguato per uno scrittore ma che invece gli permette di entrare nel ruolo di voce narrante senza essere troppo presente nella storia che sta raccontando.

È con Maria che inizia tutto, lei ama Carmine ma suo padre non vuole darla in sposa a nessuno. Non c’è l’uomo che possa prendersi cura di sua figlia meglio di lui. Così Maria si strugge da quando il padre ha detto al fratello del bel macellaio che lui, di figlie da mariti, proprio non ne ha. Ma l’amore può tutto e grazie a lui questa storia avrà un inizio.

Non è detto che per essere  una bella storia ci deve essere un lieto fine o delle belle situazione come non è detto nemmeno l’opposto. Questa è bella perché sentita e perché è ambientata in un periodo relativamente vicino. Eppure a volte sembra di essere agli inizi del ‘900, questo perché nel luogo dove si svolgono i fatti tradizione e modernità hanno tempi ben stabiliti nel passare delle stagioni: la modernità arriva d’estate e poi se ne rivà, nel resto del tempo la tradizione che ha preservato i popoli per farli arrivare fino ad oggi è l’unica legge che ha dimostrato che vale la pena di seguire.

Piacerà anche a voi, inaspettatamente.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Se non evapori ad agosto, stai tranquillo dell’arrosto: se l’arrosto non sei tu, chiedi grazie a Gesù.Uh, gocciolin gocciante, bollicina tremula e timorosa, pronta alla sublimazione. Puf! Era scoppiata alla fine sulla fronte madida di Maria che in cucina aiutava la madre a pulire la verdura. Senza badare alle continue istruzioni che quella le impartiva, sciacquava le foglie di insalata che avrebbero accompagnato il merluzzo in umido che ribolliva a fuoco lento. Si prestava a darle una mano quando il tedio accumulato raggiungeva le altezze da vertigini e a lei non rimaneva che inventarsi occupata a a far qualcosa o buttarsi da quelle stesse altezze in un gran finale da sbadiglio suicida.Il cogitare era tutto rivolto a lui: a Carmine. Cosa facesse, con chi stesse, se la stesse pensando e le sarebbe bastato sapersi ricambiata di un decimo dell’intensità che ci metteva lei.Erano passati mesi dall’ultima volta che si erano visti e li teneva a conto come un debito che cresce di giorno in giorno e a cui porre rimedio al più presto se non si vuole patire il disagio tipico di chi non assolve alla restituzione.«Figlia mia, ma a che pensi?» disse Chicchina sfilandole dalle mani l’insalata che grondava d’acqua, aveva talmente stressato la fibra delle foglie che avevano oramai perso la sua croccantezza, tanto valeva bollirla, ripeteva. Maria le rivolse solo un’occhiataccia e se ne andò in camera sua  senza dire una sola parola. A tavola continuò a starsene muta: contava in testa  le tacche di noia che s’accumulavano, chiedendosi quando sarebbe traboccata. Ma quel giorno si chiese soprattutto cosa sarebbe stata capace di fare lei per porre fine alla miseria di quella situazione.Dopo pranzo era passata Rosa. Erano sole in cucina col tavolo ancora imbandito e Maria le aveva chiesto di far recapitare al Morise un suo messaggio: era lunico che avrebbe voluto in vita e l’avrebbe voluto a qualunque prezzo, anche quello di essere ripudiata dal padre. Poi però si era rimangiata tutto, pensando che fosse un messaggio da povera sfigata. Meglio seguirlo. Ecco sì, controllare ogni sua mossa.Rosa si mostrò riluttante all’idea di indagare per capire chi facesse la smorfiosetta con Carmine, ma Maria voleva vedere con i propri occhi cosa combinasse. «Allora accompagnami», disse all’amica, «non posso andarci da sola.» Ogni volta che il padre la vedeva infilare la porta di casa da sola le chiedeva dove stesse andando, che già se vedeva l’ombra della della figlia tremare sulle strade di Bagnara per la paura di non accompagnarsi a nessun’altra.Rosa si fece convincere.Carmine, dopo pranzo, prima di riaprire la macelleria in cui lavorava, non poteva che trovarsi al mare. Maria sapeva bene dove nascondersi senza il rischio di farsi beccare: lì nello stesso luogo dove si baciarono per la prima volta.


Questo pezzo è tratto da:

Il cielo resta quello
Francesco Leto
Frassinelli Editore, Ed. 2015
Prezzo 15,00€

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