[Dal libro che sto leggendo] Rock Springs

Fonte: Visita Carlifornia

Questo è il post n° 161 del 2015 ed è anche l’ultimo per quest’anno (però, sono stata brava no?). Prima di cominciare a parlare, seppur sommariamente del libro auguro a tutti una buona fine e un buon inizio di anno.

Oggi parliamo di una raccolta di racconti di un autore che conosco di nome ma che non ho mai letto. Il libro è quello scelto a dicembre dal Book Club del Klamm per la lettura di questo mese. Ora, perché non ho mai letto Ford? Non lo so, anche se, come amante dello stile carveriano forse avrei dovuto visto che molte biografie dell’autore lo definiscono uno scrittore minimalista. Lo stile è diretto e asciutto, dopotutto le informazioni che servono a descrivere una scena o una situazione non sono poi molte.

“In una poesia o in un racconto si possono descrivere delle cose, degli oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso e dotare questi oggetti […] di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far si che provochi un brivido lungo la schiena del lettore – l’origine del piacere artistico secondo Nabokov. Questo è il tipo di scrittura che mi interessa di più”

Il mestiere di scrivere, Raymond Carver- Einaudi Editore

Ecco, se leggete con attenzione le righe che vanno dalla prima a quella del carnet vi renderete conto che, il concetto carveriano, qui trova una delle sue espressioni migliori, in poche frasi sappiamo che cosa lega i nostri protagonisti, le cose importanti che riguardano la loro vita precedente e la descrizione del desolato luogo che vede iniziare la vicenda raccontata. Non serve altro.

Le uniche cose che non mi piacciono di questo libro sono la distribuzione delle virgole (troppe) e il carattere in cui è scritto che mi costringerà a mettere gli occhiali con le interlinee quasi inesistenti. Feltrinelli non mi vuole bene.

Quindi, 
Buon Anno e buone letture,
ci rileggiamo nel 2016,
Simona Scravaglieri


Rock Springs 


Edna e io venivamo giù da Kalispell, diretti a Tampa-St. Pete, dove avevo ancora certi amici di una volta, dei bei tempi in cui tutto andava bene, che non mi avrebbero denunciato alla polizia. A Kalispell ero riuscito a urtarmi con la legge per alcuni assegni a vuoti: che nel Montana è un reato punibile col carcere. E io sapevo che Edna stava già consultando le sue carte e meditando di cambiare aria, perché non era la prima volta che avevo avuto dei fastidi on la legge in vita mia. Anche lei aveva già avuto le sue rogne, rimettendoci i bambini e faticando per impedire a Danny, il suo ex marito, di entrarle in casa e di rubarle la sua roba mentre lei era fuori per lavoro, che era il vero motivo per cui mi ero installato da lei, in primo luogo, quello e la necessità di dare a Cheryl, la mia bambina, una terra più ferma sotto i piedi.
Non so cosa ci fosse tra noi due. La stessa corrente ci aveva fatto arenare sulla spiaggia: stringi stringi, forse era soltanto questo. Anche se l’amore, lo so bene, può nascere su basi assai più fragili. E quando entrai in casa, quel pomeriggio, le chiesi solo se voleva venire in Florida con me, lasciando tutto come stava, e lei disse:
“Perché no? Il mio carnet non è poi così fitto d’impegni.”
Edna e io facevamo coppia fissa da otto mesi, più o meno come marito e moglie, e in questo tempo  un po’ ero stato a spasso, e un po’ avevo lavorato al cinodromo come accompagnatore di cani, il che m,i aveva permesso di aiutarla a pagare l’affitto e a far ragionare Danny quando passava di lì. Danny aveva paura di me perché Edna gli aveva detto che ero stato in carcere in Florida per aver ucciso un uomo, anche se non era vero. Una volta ero stato in galera a Tallahassee per un furto di gomme, e mentre scontavo la pena nella colonia agricola della contea ero rimasto coinvolto in una rissa durante la quale un uomo aveva per so un occhio. Ma a cavarglielo non ero stato io, e Edna voleva che la storia fosse pi macabra di quello che era solo perché così Danny non avrebbe fatto pazzie e non l’avrebbe costretta a riprendersi i bambini, dal momento che lei si era abituata a non averli, e io avevo già Cheryl con me. Non sono un violento e non caverei un occhio a nessuno, figuriamoci se lo ammazzerei. La ia ex moglie Helen, i è fatta tutto il viaggio da Waikiki Beach, per testimoniarlo. Tra noi non c’è stato mai nessun atto di violenza, e io sono sempre pronto, pur di non passare un guaio, a cambiare marciapiede. Anche se Danny non lo sapeva.
Ma eravamo là in mezzo al Wyoming, diretti a sud, verso la I-80 e ben disposti verso il mondo intero, quando nella macchina che avevo rubato si accese la spia dell’olio, e questo, lo sapevo, era un brutto segno.
Mi ero trovato una buona macchina, una Mercedes color mirtillo rubata nel parcheggio di un oftalmologo e Whitefish, nel Montana. L’avevo rubata perché pensavo che in un viaggio lungo sarebbe stata comoda, perché credevo che consumasse poco, il che non era vero, e perché non avevo mai avuto una buona macchina in vita mia, solo vecchi macinini Chevrolet e i camion usati di quando, da ragazzo, facevo con i cubani il trasporto di agrumi.

Rock Spring
Richard Ford
Feltrinelli Editore, Ed. 2012
Traduzione di V. Mantovani
Collana “Universale economica”
Prezzo 7,50€

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