[Dal libro che sto leggendo] Un’etica del lettore

Marilyn
Fonte: SodaPDF+

Oggi vi ripropongo un redivivo. Non che voglia ripetermi per forza, ma questo libro lo avevo iniziato l’anno scorso – o due anni fa, non ricordo bene – e poi lo avevo dovuto abbandonare perché sommersa dalle incombenze e, all’epoca, non sarei riuscita a dargli l’attenzione dovuta. Pertanto l’h accantonato sul comodino, nell’attesa di trovare la tranquillità di poterlo leggere. E quindi eccolo qui, la lettura della mia settimana è questa insieme ad un altro libretto di pari ingombro.

Io ed Ezio Raimondi ci comprendiamo magnificamente quando lui ad un certo punto scrive “quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza”, è una cosa che ho detto spesso qui ed è la spiegazione più plausibile del fatto che, lo stesso libro, letto da persone diverse dia effetti differenti.
E’ un libello piccino, ma pieno di tanti spunti di riflessione che da lettore bisognerebbe sempre prendere in considerazione per conoscersi e migliorarsi.

Spero di parlarvene presto.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Dove siamo quando leggiamo? In quale tempo e in quale spazio ha propriamente luogo il singolare, fragile evento della lettura? Qual è lo statuto della nostra soggettività mentre sul libro, di frase in frase, si mobilitano insieme l’orecchio e lo sguardo, l’immaginazione e la voce?Una volta un grande scrittore del Novecento, Thomas Mann, ha raccontato una sua esperienza di lettura intrecciandola ad una esperienza di viaggio. Una traversata con Don Chischiotte, il «feuilleton» scritto da Mann nel 1934 dopo aver lasciato la Germania nazista, era appunto il diario della sua prima navigazione verso gli Stati Uniti d’America. Ma sin dall’inizio lo scrittore in esilio aveva preso la sua decisione: ad accompagnarlo in un «viaggio mondiale» doveva essere il «libro mondiale» di Cervantes; e in questo modo «l’avventura dello scriverlo» trovava il corrispettivo nell’avventura, per così dire sdoppiata, «rappresentata dal leggerlo» e dalla navigazione attraverso l’Atlantico, sulla base labile di un piroscafo nelle alterne congiunture della vita di bordo. D fatto, l’esperienza riflessa dei luoghi del Chisciotte e del suo epos intriso di humor si avvicendava o si confondeva di continuo con i luoghi del lettore, in una poltrona a tettuccio sopra coperta con lusso placcato della social hall, tra una conversazione sul tempo e il ricordo struggente della Germania perduta. Ma quando il lettore alzava gli occhi dal libro, ecco che il pathos comico del Chisciotte, con la sua vertiginosa alchimia di avvilimento e esaltazione, pareva riverberarsi nei luoghi circostanti e colorirne la percezione si trattasse di una partita a shuffle board o dei volenterosi sforzi artistici dell’orchestrina di bordo tra i segni grigi variamente dissimulati della Grande Depressione. Intanto, navigando in questo «oceano narrativo», il lettore entrava in contatto con il tempo nascosto ma operante della tradizione o della biblioteca del romanzo moderno, che l’autore in progress della saga di Giuseppe esplorava attraverso le parole di Cervantes per accordarla al proprio disegno inquieto di ritrovare e umanizzare il mito. E alla fine del viaggio, oltre che del libro, mentre tra la nebbia cominciava a profilarsi giganteschi grattacieli di Manhattan, nella mente del lettore il volto di Don Chisciotte poteva assumere dei tratti alteri ma insieme commoventi di Nietzsche, fra le speranze, le inquietudini, le illusioni di un’Europa turbata alla ricerca di un nuovo umanesimo e di se stessa.


Questo pezzo è tratto da:


Un’etica del lettore

Ezio Raimondi
Il mulino Editore, ed. 2007
Collana “Voci”
Prezzo 7,00€ 

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