"Armadale", Wilkie Collins – Il mistero bifronte…

La famiglia Dickens
(In particolare a sinistra con il pizzetto Dickens e a destra fra le due signore Wilkie Collins)
Fonte: Wikipedia

E siamo al “classico del mese”. “Ma da quando c’è un classico del mese?”. Lo so che ve lo state domandando. C’è dal mese scorso – e ve l’avevo pure detto!-, quando ho cercato di mettere fuori tutti quei classici, da leggere o rileggere, mentre ricerco i vari romanzi di Collins tradotti in italiano. Così, per esempio, a Marzo, nonostante mi sia finalmente arrivato ieri ( 25 Febbraio) un altro libro di Wilkie, mi rileggerò “Il circolo di Pickwick” di Dickens – poi venitemi a dire che Nick Hornby non fa danni! -, ma come detto nella recensione de “La signora in bianco” vi tocca una volta al mese soltanto. Contenti? In questo caso Armadale mi ha preso un sacco di tempo a Febbraio, non perché sia noioso ma solo perché ho solo i fine settimana per leggerlo con un minimo di continuità, e quindi ci ho messo un po’ più del previsto. Ma il libro è davvero bello e anche geniale per certi versi e conferma ancora di più la visione innovativa di questo autore che non si limita ad immaginare un mistero ma riesce ad arricchirlo di particolari che rendono il suo romanzo decisamente un’esperienza unica nel suo genere.


Siamo nel 1832 in una località turistica della Germania. Sono arrivati due uomini, a villeggiare in questa località reputata come estremamente salubre, e uno di loro, in fin di vita è accompagnato dalla moglie e dal piccolo figlio. Deve finire di scrivere una lettera importantissima indirizzata al figlio stesso che, quando sarà grande, scoprirà cosa si cela dietro il suo nome e cognome: Allan Armadale. L’Armadale senior è tormentato dall’impossibilità di riuscire fisicamente a completare questa lettera che ritiene terrà lontano dalla sfortuna il figlio in futuro.
Siamo in Inghilterra circa venti anni dopo. Un giovane Allan Armadale, che non è il pargoletto di cui parlavamo, vive nel Sommerset, e dopo anni in cui non si capiva che cosa avrebbe combinato nella vita, scopre la sua vera passione: le barche. Il suo tutore, il parroco della cittadina dove vive ha un bel da fare a spiegargli e insegnargli le cose che dovrebbe conoscere, Allan non è duro di comprendonio, ha solo una mente selettiva: lui si impegna solo nelle cose che gli piacciono. E’ un entusiasta della vita e un buono ed è veramente impossibile trovare qualcuno che non si faccia contagiare dalla sua allegria, può sembrare un sempliciotto e invece è solo uno che ama le cose semplici. Un giorno viene trovato in fin di vita un giovane che viene curato e rifocillato. Si chiama “Mindwater”, è lui stesso a dirlo quando si riprende, scopriamo che è stato un insegnante ma oltre quel periodo, relativamente recente, non vuole svelare nulla del suo passato e la madre di Allan sente che il fatto che il figlio lo frequenti assiduamente, visto che sono anche coetanei, non è una cosa di buon auspicio. ma il nostro Allan non solo perdura nel suo intento ma elegge Mindwater anche come suo migliore amico. Quale che sia il passato di questo non gli importa, Allan pensa al presente e Mindwater è l’uomo giusto al momento giusto. Ma quale sarà il motivo di questo segreto?

La  parte interessante di tutto ciò è che, alla fine, partirete con una idea di storia e alla fine vi troverete a risolverne un’altra. L’autore non gioca solo nel parallelismo fra i personaggi presenti e quelli passati, tenendo come unico filo di collegamento fra loro una presenza che c’era ieri,e c’è ancora nel presente narrativo, ma anche sulla specularità delle situazioni che, ad un certo punto, mettono in ordine la sbavatura che si è creata nella Storia – non intesa come trama – grazie agli eventi passati. Ed è interessante che questo parallelismo non sia tutto spiegato nel prologo ma che esca in maniera completa solo nel corso dello svolgimento degli eventi narrati successivamente; è un’ulteriore conferma della visione estremamente moderna di Wilkie Collins. La struttura a catena che caratterizzava il precedente libro che ho letto di questo autore aveva una composizione fatta a catena. I vari resoconti che si susseguivano senza soluzione di continuità non si limitavano a raccontare la loro visione ma completavano la testimonianza precedente e introducevano quella successiva diventando gli anelli di un’unica catena. In questo caso la catena si raffina e anche la trama viene costruita con la stessa tecnica non solo narrativa. Le situazioni che ieri erano cattive oggi sembrano buone e così ci si aspetta dai personaggi, che si presentano ai lettori quasi fossero vittime predestinate dal destino a compiere gesti che non gli appartengono ma che servono a lavare l’onta de passato o a pagarne le conseguenze. Attenzione però, perché nulla è mai come appare secondo Collins, tutto per essere compreso e quindi diventare reale ha necessità di più punti di vista.

Qui ci sono due padri e due figli che non si conosceranno mai davvero; ma sono collegati di padre in figlio e anche tra padre e padre e tra figlio e figlio. C’è un personaggio che è ignaro di questa catena, ma a ragione, perché l’incastro perfetto non permetterebbe la dovuta libertà all’autore di svolgere la catena sovrastante ovvero la storia. La storia vecchia si innesta nella nuova non solo per la famosa lettera ma anche attraverso un unico personaggio che ha vissuto gli eventi passati e vivrà quelli futuri. È un personaggio chiave sul quale ruotano tutti e che si disvela al lettore solo centellinando la complessità del suo essere. Ma c’è una sorpresa, permettetemi una divagazione, come ho scritto su Goodreads, questo gioco del disvelamento e della copertura di segreti e personaggi alla fine produce un effetto inaspettato. Ad uno dei cattivi, viene riservata una via di uscita onorevole; non significa che in fondo fosse comunque diventato buono ma molto probabilmente che il tempo passato a seguire e delinearne vita e il carattere abbiano reso comprensibile il suo comportamento nei confronti della vita e delle persone che stanno intorno. Una concessione che Wilkie fa solo a lui, gli altri rimarranno nella dannazione eterna dell’oblio del lettore a cui rimarrà invece il ricordo ad effetto di quell’unico salvato al giudizio dell’uomo.

Per cui è vero che i veri protagonisti sono altri, ma ad un certo punto vi troverete probabilmente a rendervi conto, come è successo a me, che oltre alla trama, al mistero, alla concatenazione sopraffina e maniacalmente perfetta di questo giallo a tinte, a tratti, un po’ fosche, c’è un non protagonista e la sua storia che esco prepotentemente, non per la sua cattiveria, e che diviene “principale” per la sua personalità accentuando i limiti di tutti gli altri che, in altri frangenti, non sarebbero mai stati così evidenti. Altra cosa che ho detto commentando mentre leggevo è che, questo lavoro, rispetto al precedente, è più marcatamente dickensiano; si passa infatti buona parte della prima metà del libro a leggere le vicende, personali e i precedenti di tutti i personaggi che vengono a contatto con Armadale e il suo amico e mentre ne “La donna in bianco” non mi era così chiara la suddivisione che avrebbe potuto avere nella rivista, in questo caso è più facile comprenderla e dovrebbe essere, più o meno, un capitolo a settimana. 

Questa caratteristica di deviare in continuazione fra la storia personale di un personaggio a quella successiva è molto simile a quella di Dickens anche se, e vado a memoria perché sono letture di parecchio tempo fa, i personaggi di questo autore si presentavano praticamente sul momento, ovvero c’era sempre un attacco o una situazione che permettessero quasi immediatamente all’autore o al personaggio stesso di presentarsi, mentre nel caso di Collins sono spesso incrociate: ovvero è attraverso dal confronto con una altro personaggio che vengono fuori le esperienze passate di quello che si presenta. Per cui il figlio di Mrs. Pentecost viene commentato dalla madre, che è preoccupatissima dalla salute cagionevole del figlio, dal colonnello e anche dal giovane avvocato. A dare il giusto peso alla verità arriva invece il comportamento nella situazione che li fa incontrare e che permette di distinguere e non prendere in considerazione le possibili esagerazioni. Questo succede per tutti i personaggi che, anche se non sembra, sono comunque tutti correlati fra loro a gruppi. l’interazione fra i vari gruppi e intergruppo permette solo alla fine di inquadrare totalmente le loro reali personalità.

E’ un romanzo davvero complesso, ma scorrevole magari non come il precedente ma si lascia davvero leggere. Non ha stranamente parti noiose anche se di alcune divagazioni, sull’attimo, ci sembra che non ci sia bisogno, sappiate che ogni frase che scrive Collins ha sempre un senso, prima o dopo, ritornerà nei fatti. Passata la prima metà ad un certo punto la storia scorre così velocemente e con un ritmo talmente inaspettato che ad un certo punto vi ritroverete alla fine del libro senza sapere come ci siete arrivati. Io ci ho messo tre settimane (sempre il fine settimana eh! e leggevo altri libri, tenetene conto!) per arrivare alla metà e in una settimana l’ho poi finito. Questo per dire che Armadale richiede pazienza e vi assicuro che vi ripagherà anche di più di quel che vi ha fatto penare. E’ complesso altresì anche perché, in fondo, la storia su cui si svolge la trama e che è di primo acchito la principale è secondaria solo a quella che viene fuori quando avrete completato tutta la lettura. E qui lo dico anche se mi prenderete per matta ma io, per Miss Gwilt, lo rileggerei pure ora questo libro.

Quindi il consiglio è: leggetelo e lasciatevi affascinare.
La premessa è: attenzione vi farà penare
La certezza è: che vi piacerà da morire e molto probabilmente vi istigherà a comprare altri Collins
La controindicazione è: crea dipendenza…
Lettori avvisati, mezzi salvati!
Corre l’obbligo di dare anche un’altra informazione per i dipendenti dai libri che se li portano in giro ovunque: questo libro è “tomico” (sono 808 pagine) ma ha girato con me nelle mie borse. è stato poggiato ovunque e mi ci sono anche addormentata sopra (ero stanchissima). Ecco è come nuovo, il dorso non si è nemmeno piegato. Ecco anche per questo, il libro in questione vale sicuramente il prezzo di acquisto. Era una cosa che non mi succedeva da anni! 
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Armadale
Wilkie Collins
Fazi Editore, ed. 2016
Traduzione di Alessandra Tubertini
Collana “Le Strade”
Prezzo 18,50€

Fonte: LettureSconclusionate




2 thoughts on “"Armadale", Wilkie Collins – Il mistero bifronte…

  1. Ieri ero in libreria e l'ho visto…la tentazione era tanta, ma ho resistito perché ero lì per prendere un libro per un'altra persona.
    Ma prima o poi sarà mio, anche perché ho la sensazione che sia proprio un libro per me… 😀

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  2. Guarda credo che comunque sia un'esperienza da fare, perché davvero è bello e intenso e questo particolare della doppia storia esce solo quando lo hai finito… In più abbiamo finalmente trovato una donna, Mrs Gwilt, costruita nella seconda metà dell'800 che vale la pena di conoscere perché tiene testa a quelle precedentemente descritte da Austen e le Brönte. Questa sì che è una donna che mi piace…e l'ha descritta un uomo!!! 😀

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