"The 100", Kass Morgan – Lo ricorderemo solo per il Terrestre che non c’è…

Fonte: Obsession



E che pensavate di scamparla? Assolutamente no! Lettura di Gennaio è stata una lettura voluta fino in fondo perché tra Dicembre e Gennaio ho visto tutte le stagioni della serie tv tradotte in italiano e, nonostante a Massimo – il mio caro amico di Milano che mi legge e non me lo dice – non sia piaciuta manco quella, io ho trovato l’impianto parecchio interessante. Il problema qui risiede nel fatto che serie tv e libro hanno poco a che vedere l’una con l’altra e di solito, esperienza insegna, la parte che si salva del libro nella serie è praticamente l’unica parte buona del libro e “The 100” non fa eccezione: hanno preso “spunto” dal contesto, qualche personaggio e la situazione iniziale e dopo ci hanno messo del loro. Presi così al netto della storia intera sarebbero anche ben fatti ma il problema è che quello che si salva qui è veramente poco. Il fatto di mandare sulla terra 100 esploratori non è malvagia il problema è che in fondo in questo libro non succede altro. Che poi io non ho capito una cosa, mi sfugge proprio: ma perché un’umanità post-apocalittica se la deve sempre prendere con i giovani? Adesso, con tutto il rispetto per le persone di una certa età, logica vorrebbe che fosse quella la parte che viene eliminata per prima. Lo so che vi state dicendo mentre mi leggete! “Eh ma sono la memoria storica!”. Eh no! Qui casca l’asino! Nel post apocalittico di ultima generazione per i giovani, la generazione vetusta non ricorda nulla di ciò che è stato in precedenza, quindi a che pro tenerli lì? Almeno Hug Howey nella sua “trilogia del silo” – di cui mi devo ricordare di fare le recensioni come quelle di Hunger games –  era più democratico. Venivano buttati fuori dal silo in mezzo alle radiazioni coloro che dichiaravano di voler uscire. Mi sembra più plausibile. Insomma, l’equazione post apocalittico= riproduciti-che-ti-facciamo-fuori-i-figli non mi sembra poggiare su basi solide. Comunque parliamo di trama.

Siamo su una delle tre navi spaziali, tra loro collegate da dei ponti. Le navi ospitano quei cittadini che si sono salvati dalla catastrofe avvenuta nell’ultima guerra. Come ci siano arrivati lì, tipo i criteri di selezione – li aveva anche Noè!-, non è dato sapersi. Ci stanno e basta. Qui come prima sulla terra ci sono navi e navi: quelle dei ricchi che non si sa che fanno per esserlo ma lo sono, e quelle dei manutentori, che invece sono molto povere. All’interno della nave principale, l’Arcadia c’è anche il consiglio con il consigliere che è colui che decide su tutti e la prigione che ospita chi ha violato la legge. Nel presente della narrazione, la prigione è piena di giovani cui sono stati imputate azioni contro la legge che, in passato, venivano invece perdonate con un ammonimento. La cosa ancora più strana è che, visto che a 18 anni verranno riprocessati, e questo in passato poteva significare il perdono delle colpe, oggi il nuovo processo si conclude nello stesso modo, ovvero la condanna a morte dell’imputato cui viene fatta una iniezione letale e il cui corpo viene spedito nello spazio. Tutti sono lì per colpe più o meno gravi e c’è anche Clarke che nasconde un segreto, che potrei svelarvi ma non lo farò. Detto questo proprio all’inizio del libro, quando pensa di venire processata le viene comunicato che partirà in una astronave con altri cento per essere spedita sulla terra. Avranno dei bracciali che monitoreranno i loro parametri vitali e se si salveranno, e daranno l’opportunità anche a quelli che rimangono nello spazio di tornare sulla terra, le loro colpe saranno perdonate. Manco a dirlo, poco dopo sono tutti pronti per partire quando avviene una sparatoria e qualcuno entra di soppiatto nella navicella dei 100. E’ il fratello di Victoria, che ha deciso di andare sulla terra con lei per proteggerla o per morire con lei. Ce la faranno i nostri eroi? Mi sa che dovranno aspettare il libro successivo…

Il panorama distopico di base, che è l’unica cosa  insieme all’inizio della storia e qualche personaggio, che la serie abbia in comune con il libro. Focalizziamo: dopo una grande guerra atomica, alcuni si sono salvati prendendo delle navicelle che hanno costituito, unendosi, una sorta di stazione spaziale autosufficiente. Hanno viveri ( per la maggior parte chimici), luce, acqua razionata vivono in piccoli alloggi. Tutti possono avere un solo figlio – altrimenti la nave si riempie e comunque così becchi tante famiglie insieme cui tentare di ammazzare i figli! – e alla morte di qualcuno i suoi averi ritornano alla collettività mentre il corpo viene lasciato andare nello spazio. La società è suddivisa in classi ma la Morgan ce ne da un solo accenno dividendo tutti in meccanici (poveri), ricchi ( che non si sa che fanno), militari e corpo politico. In questo suo approccio a me, personalmente, ricorda l’approccio distopico della Collins in cui il contesto si intravede raramente nelle fitte maglie di una trama che invece funziona e in questo caso, concentrata su Clarke e su una ragazza scappata dalla navicella di cui non è dato capire l’utilità, è lenta a decollare e a dare al lettore evidenti ragioni perché possa capire “il perché” sia stata scritta. Vi starete domandando: ma allora sulla terra cambia qualcosa fra i giovani? Assolutamente! Anche loro danno a Clarke, che ha seguito qualche tirocinio di medicina, un’importanza che lei non sembra nemmeno tenere in considerazione impegnata a soffrire e soffrire, ogni tanto ad essere nostalgica, e poi di nuovo soffrire. Ora, io capisco che ti hanno ucciso i genitori e il segreto, e il ragazzo che pensi ti abbia tradito, e che t’hanno messa in prigione e via dicendo ma ogni tanto cambia espressione sorella! Poi c’è il figlio del cancelliere che ora è “in” e ora “out” e infine c’è Bellamy, il famoso fratello di Octavia che con le sue conoscenze dei vecchi libri sembra almeno sapere dove si trova.

Ora giusto per capirci, hai vissuto tutta la vita sognando un futuro sulla terra, ora ci stai e passi il tempo a litigare o a stare a questionare sull’ovvio mentre potresti esplorare. Invece no, 20 giorni di campo, di cui peraltro si sa veramente poco, di ricerche di possibili casse e null’altro. E’ vero che le situazioni che crea la Morgan sono da scuola elementare, ma un po’ di verve non guasterebbe. Pure la figura di Octavia, che nella serie è decisamente presente, qui scompare completamente. Io non so che 17enni frequenta l’autrice, ma queste sono proprio smorte come anche i maschi non sono da meno. Così agli sceneggiatori della serie è toccato dare molto più di un ritocco e di caratterizzazioni dei personaggi che qui, manco a dirlo, non esistono proprio.
A questo aggiungiamoci una storia che “galleggia” talmente tanto da non essere nemmeno stata presa in considerazione dai citati sceneggiatori e riguarda una fanciulla, anche lei destinata alla partenza sulla navicella e che invece riesce a scappare in una maniera, diciamo, rocambolesca. Scrivo “diciamo” perché non è una scena molto chiara tant’è che sia sulla terra fra i commenti dei protagonisti che sulla navicella per bocca sua, l’autrice è costretta a spiegare facendo più volte riferimento a quel particolare momento. Lei si salva dalla partenza, si nasconde ma tutto quello che le succede non ha alcuna spiegazione e tantomeno collegamento plausibile per essere così tanto commentata.

Mi rendo conto che è la prima vola, da quando ho cominciato a leggere questa tipologia di libri che non è che non voglio farvi spoiler, ma che proprio non c’è nulla da spoilerare e infatti dei, distopici YA, letti questo è decisamente il più debole e forse dimenticabile. Lo ricorderemo solo per “Il terrestre” – e che ricordo! – che in questo libro non troverete ( lo troverete nel successivo che si chiama Day 21), che vi metterò nella foto a cappello del post. Decisamente non lo scorderete anche voi. Pensavo inizialmente di leggere tutta a serie e invece, credo che la mia avventura con The100 finirà qui… Veramente non sono ispirata da questa scrittrice. E’ un peccato. Onore al merito alla traduttrice di questa storia per non essere morto anche lui di noia. Non è questione di traduzione ma proprio di storia che non c’è. Peccato.
Buone letture,
Simona Scravaglieri


The 100
Kass Morgan
Rizzoli Editore, ed. 2016
traduzione di M. C. Scotto di Santillo
Prezzo 16,90€




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