"I cavalieri del Nord", Matteo Strukul – Questione di faretre…


Matteo Strukul
Fonte: 50 e 50 thriller



Ero tutta contenta quando ho deciso di prendere questo libro, perché tutti-tutti ne parlavano bene. Ecco, distinguiamo, la storia c’è e anche il contesto. Quello che fa un po’ pecca, invece, è il modo in cui è narrata. Ci sono due cose che mi hanno reso, un po’ pesante, la lettura di questo libro e si possono riassumere in: “ninja” e “carnaio”. Sono un po’ le parole che mi vengono in mente per identificare il lavoro che, se da un lato dimostra tutta la ricerca fatta, poi però perde di aderenza in alcune scene madre dove ad un certo punto ti trovi a guardare le pagine perplesso e a chiederti “Cosa?”. Però appunto c’è una storia che preclude comunque ad un seguito e che porta a pensare che se ci mettono un editing un po’ più accorto sarà un capolavoro.

Siamo nel 1240, fa freddo e siamo tra le fila dei Cavalieri Teutonici. Il gruppo che combatte, nel pezzo che vi ho anticipato un paio di settimane fa, si divide in due: una parte continuerà la propria missione di conquista e un secondo capitanato dal valoroso Kaspar si dirigerà, in aiuto alle truppe già presenti in loco, verso il confine verso est della Bulgaria che viene minacciato dalle orde dei Cumani. In questo viaggio il figlioccio di Kaspar incontrerà Kira che salverà da morte certa per una condanna di stregoneria applicata senza processo. Riusciranno i nostri eroi? 

Lo so che state pensando che io sia diventata improvvisamente sintetica: ma fidatevi non serve nemmeno che la trama sia più complessa perché il gioco della storia è focalizzato proprio sul coraggio e sull’avventura. Quindi sapere che vanno da lì a là non vi cambia nulla, cambia invece l’approccio della storia di viaggio che deve essere sempre coerente con i luoghi reali e con i riferimenti storici delle varie nazioni che attraversa rispetto all’anno in cui si inserisce la storia. E fin qui ci siamo, cavalieri, armi, fuochi e a sottolineare l’androne buio in cui di solito immaginiamo il periodo, le situazioni salienti si presentano quasi sempre di notte. Strukul dedica molto tempo a descrivere i personaggi e a farli presentare da soli attraverso i loro pensieri usando quest’ultimo espediente narrativo per raccontare quello che è successo anni prima e come si sono costruiti determinati legami. Non si presenteranno tutti subito, ed è una cosa che ho decisamente apprezzato, ma ognuno avrà il suo spazio al momento giusto e questo permette a lettore di proseguire la lettura con la curiosità di capire che nasconde questo o quel personaggio. Pure nelle descrizioni delle battaglie quando si ammassano tutti insieme, buoni e cattivi, nel corpo a corpo non è difficile comprendere chi fa cosa, e vi assicuro che è cosa quanto mai rara. La tecnica sembra quella dei film che in una ammucchiata di gente che si picchia fa vedere le azioni per gruppi. Ecco qui succede nel medesimo modo.

Tutto bello bellissimo? Eh no, diciamo che per il bello bellissimo c’è ancora da lavorare. “Scie di sangue arabescarono la neve”. Strukul, no! Manco avessero sgozzato un pallone pieno di liquidi. Ecco quello che mi lascia decisamente interdetta è il linguaggio utilizzato. Va bene, ci dobbiamo calare nel periodo. Passi qualche frase un po’ contorta che fa tanto 1.200. Ma questo trionfo di “carnai”? Non li ho contati, queste botte di precisione le lascio a Pippo Russo, ma se mi si dicesse che “carnaio” è ripetuto fra le 50 e le 70 volte non mi stupirei, anche perché io l’ho percepito così. Esistono altri termini suppongo, non credo che ci fosse solo carnaio per definire carneficina o strage che mi sa più di termine più moderno. Poi però dopo il trionfo dei carnai, dei dardi e della sventagliata (che non è proprio da medioevo diciamocelo), dopo tutta questa attenzione al vocabolo che fa tanto medioevo ti becco un cavaliere che correva o galoppava “come un proiettile”. Beh allora potevamo usare anche carneficina, strage e chi più ne ha più ne metta!

Arriviamo alle situazioni che non reggono. Due cavalieri sono andati a caccia per rifornire di cibo l’accampamento. Ad un certo punto si accorgono che un branco di lupi sta attaccando l’accampamento più in basso. Non fanno in tempo a tornare giù quindi devono aiutare da dove sono. Erano partiti con arco e faretra, perché l’autore specifica mentre erano a caccia che avevano incoccato le frecce e che stavano mirando a dei lupi – che hanno visto correre nei boschi -.da sotto si accorgono di quel che sta per succedere e dopo un primo scontro si riparano piantando in cerchio delle fiaccole da campo per tenere lontani i lupi. Ora la scena dell’attacco sembra durare non più di una decina di minuti ma l’autore ad un certo punto dice che i due cacciatori dall’alto fanno piovere una pioggia di frecce e lo ripete mentre quelli di sotto si organizzano per ferire e mandar via le bestie feroci. La domanda che mi è sorta dopo aver letto questa scena è: Sono in due, per una 5 minuti fanno piovere una pioggia di frecce, ma che cavolo di faretre hanno? Quante frecce si portano tutte insieme? Stessa domanda sorge in un altra scena di agguato… pure lì, gli assalitori sono molti di più ma sembra che dietro di loro ci sia un tir con le riserve di frecce!

Poi c’è l’effetto Ninja-Matrix quello di scene come Ruotò su se stesso di trecentosessanta gradi, mentre la spada, quasi un prolungamento del suo stesso braccio, fischiava bianca e perfetta, disegnando un arco nel cielo arrossato di scintille” che probabilmente saranno pure suggestioni personali ma io mi sarei aspettata di vedere più scene machiste tipo quelle da campo dei Cumani che queste, ma per fortuna sono poche questo genere di descrizioni.
Rimane il fatto che, certe metafore – tipo quella del palloncino sgozzato – e qualche ripetizione – tipo: Wolf attaccò il guerriero ferendolo dove la cotta di maglia era più debole e mal fatta. Il guerriero cadde a terra sanguinando. L’urlo del guerriero ferito risuonò sul campo di battaglia.”[frase inventata da me per rendere l’idea]-, io le avrei sinceramente evitate. E’ vero nel mondo dello Young Adult si incontrano spesso, ci si costruiscono interi mattoni su questo. Ma io, dal battage pubblicitario e dalle interviste che ho visto, mi aspettavo un pochino di più che invece non ho trovato. Ad un certo punto, quando ti fermi perché qualcosa – come le situazioni da pioggia dei dardi o le metafore- non ti quadra ti viene un po’ a noia e fatichi a continuarlo, ed è per questo che ci ho messo tanto a finirlo. E, alla fin fine, è veramente un peccato che tanta ricerca e applicazione vengano rovinati da un mancato editing puntuale che avrebbe evitato questi errori.

Ecco, una cosa che mi è saltata all’occhio è che delle tante video-recensioni che mi è capitato di vedere, questi “errori” non sono mai stati rilevati e la cosa mi stupisce un po’. Non mi aspetto che il quindicenne se ne accorga ma io ne ho visti di ogni età ad osannare questo lavoro. Che io sia pignola? Non credo, magari sono stata abituata bene da ciò che leggo, ma rimango comunque perplessa su alcune competenze millantate che non hanno fatto caso almeno alle questioni più evidenti.
Non vi dico che è malvagio ma non è certamente il top, provatelo, magari è solo un mio modo di vedere!
Fatemi sapere!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


I cavalieri del Nord
Matteo Strukul
Multiplayer Edizioni, ed. 2015
Collana “Multipop”
Prezzo 16,90€


Fonte: LettureSconclusionate

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