"Caterina fu gettata", Carlo Sperduti – Caro Carlo…


Fonte: Momene.it


E’ inutile che vi menta, Caterina, fu gettata davvero. Ma un po’ era anche colpa sua! Quello che invece è una certezza è che la scrittura di Sperduti mi ha un po’ spiazzata, anche se lo stupore è stato per una piacevole scoperta. La storia è decisamente semplice mentre le descrizioni sono talmente accurate da arrivare a commentare fin nel minimo particolare ogni ambito, ogni azione e ogni personaggio della storia. Si potrebbe pensare che questo approccio potrebbe risultare pesante e invece non è così, probabilmente mitigato da una leggero humor e da una storia che ha uno svolgimento decisamente snello.

Caterina e Tommaso vivono una casa di pochi metri quadri e, non vi nascondo, che forse il capitolo dedicato alla descrizione della casa è forse più “grande” della casa stessa. C’è un mini corridoio che smista nelle poche stanze che la compongono: la cucina, il salotto/camera da letto e il bagno. Ma la casa che ha fatto si che i nostri due protagonisti riuscissero a gestire lo spazio, come nemmeno un progettista dell’Ikea riuscirebbe a farlo, ha la grande fortuna di avere uno spazio autonomo, dove accumulare l’eccedenza che in casa non permetterebbe l’agevole passaggio, che è “il soppalco”. C’è anche una gatta “Gnaca” che vive da anni con Caterina e non sembra subire il passare del tempo; la Gnaca è sempre giovane e atletica e, se possibile, più capricciosa di quando era giovane. La Gnaca adora quel luogo sospeso ma si rifiuta di saltarci su e preferisce essere messa sopra direttamente dai suoi padroni. Comunque dopo anni di mestieri inventati o sbagliati Tommaso un giorno decide di dare una svolta alla sua vita. Caterina lavora da anni mantenendo entrambi quindi il modo più veloce per cambiare è agire su quello che ha, ovvero la casa, e su come la tiene e quindi mettendo ordine e pulendo tutti. Pulire, comporta buttare il superfluo, buttare il superfluo significa non guardarlo nemmeno, casomai ti venisse in mente di rimetterlo in discussione. Buttare è buttare, tanto se non lo usi non ti serve. Ma Caterina? Mica posso essere io a dirvelo!

Caro Carlo, 
ci sono due cose di cui penso di non essermi mai macchiata in questo spazio, da un lato il risultare una fan e dall’altro di scrivere con piaggeria per sollazzare l’ego di questo o quello scrittore. Io e te abbiamo discusso più volte su quello che non rappresenta “Caterina fu gettata” e su quello che oggi non sei più rispetto a ieri. Però, e qui permettimi di riprendermi un po’ del potere del lettore che dice la sua, c’è da dire che la storia è decisamente gustosa, parte in sordina arriva ad un punto quasi morto e stupisce alla fine con la sua chiusa un po’ paradossale. E per quanto mi riguarda questo libro mi ha dato l’opportunità di fare una considerazione alla quale non avevo mai pensato: si può creare e far crescere una storia, volutamente leggera e renderla anche divertente il tutto utilizzando un linguaggio decisamente formale come quello che hai adottato tu senza che però questa ne perda in termini di identità. E non è un complimento, ma è proprio una riflessione fatta e voluta visto che sto ancora riscrivendo questa recensione alle 15:21 del giorno in cui doveva uscire alle 08:30!

Ogni volta che parlo con te mi tocca rimettermi in discussione – e non è che la cosa non mi piaccia, solo che a ridosso dell’uscita di una recensione su un tuo libro produce effetti non sempre piacevoli perché poi ritardo le pubblicazioni! -. Ma stavolta sono certa di quello che dico. Ho detto e ribadisco: questo libro aveva le potenzialità per essere defenestrato, a me nono piacciono le mega-descrizioni minuziose anche dei granelli di polvere, eppure il tuo elencare fino ai piatti – a proposito mi sa che ti sei dimenticato i cucchiaini – le ho trovate deliziose perché, seppure l’elencare diventa noioso, nel tuo caso sei riuscito a farlo in maniera, non mi viene altro termine, “compatta” proprio come lo era la cucina di Caterina e Tommaso. E questo, permettimi, non è mica da tutti alla prima opera pubblicata e lo dico con la certezza di chi ne ha lette un po’ di opere prime!

Parliamo della storia presa nel suo insieme. Se fosse stata più contorta sarebbe risultata noiosa. Storia contorta richiede linguaggio semplice, storia semplice potrebbe anche avere un linguaggio contorto. Tu invece hai scelto un linguaggio formale che ricorda i tempi andati che – stranamente perché non ci avrei scommesso manco io! – funziona anche nei momenti più paradossali e, questo, è un altro punto di merito non indifferente e capisco perché, a distanza di anni, nel catalogo Intermezzi, ancora si possa trovare il tuo libro. E se anche uno lo prende come un divertissement o anche un esercizio di stile o solo come un bozzetto di un autore che si mette alla prova, comunque risulta credibile e apprezzabile. Sono felice che in fiera a Roma che Rachele mi abbia proposto questo libro invece di un altro e sono altrettanto contenta di aver conosciuto anche questo Sperduti e, difficilmente, ritratterei ciò che ho scritto. Qui trovo le ragioni per le quali non mi sarei dovuta stupire della bellissimo e fantasioso romanzo epistolare Lo sturangoscia” che hai scritto a quattro mani con Predosin.

Qui trovo che questa tua folle mania di storpiare parole e concetti ha una ragione logica – a parte la spiegazione che hai dato a Librangolo Acuto ne Lo zampino dell’autore“- e, sempre qui, riconosco e trovo quel raffinato lettore che ho scoperto al bookclub. È chiaro per leggere e apprezzare “Caterina fu gettata” bisogna conoscere un po’ di letteratura contemporanea, avere il gusto delle storie un po’ assurde e anche la flessibilità di lasciarsi portare dall’autore attraverso le maglie della storia. Ma sai che c’è? Con il tempo mi sono accorta che noi questo abbandono, questa resa l’abbiamo solo con gli autori patinati o anche con i classici e non la concediamo al contemporaneo trovato sul banco di un piccolo editore che magari conosciamo anche poco. Magari ci facciamo prendere dall’entusiasmo del momento e poi non riusciamo a perdonare il fatto di doverci applicare a capire. Ecco il pregio di questo libro sta in questo: è talmente semplice che non devo capirlo, è tutto lì.

Continuerò ad apprezzarlo questo libro e a sperare che tu, in un attimo di follia, non lo voglia riscrivere. Perché non lo sopporterei e non rileggerei la nuova versione. “Caterina fu gettata” è come era lo Sperduti di allora in quel momento, è bella così e non aggiungerei e ne toglierei nemmeno una virgola da quello che ho letto.

Avevo scritto un sacco di altre cose che non aggiungerò e se vi state domandando il perché dl cambio di registro di questa recensione è presto detto. Se ti capita di frequentare l’autore succede spesso che questo sia felice di parlare del suo scritto e di farsi sollazzare dai complimenti. Con Sperduti non avviene mai, pure quando dici che t’è piaciuto lui scava indaga ed è sempre molto critico riguardo quello che scrive e, questa, è una cosa che mi piace proprio perché mi devo sempre impegnare un pizzico in più per far valere le mie ragioni. Sono certa che la discussione su questo libro, con lui non sia finita, ma se avete voglia di provare un libro inconsueto, che si legge in un attimo, questo è il libro che fa per voi.
A me è piaciuto, voi potete scegliere di leggerlo e dare ragione a me o torto a lui (non ho resistito!). Parlare, discutere e a volte accapigliarsi su concetti come questi non può che renderci tutti migliori. 

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Caterina fu gettata
Carlo Sperduti
Intermezzi editore, ed. 2011
Prezzo 10,00€



Fonte: LettureSconclusionate

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