Diario di un mese di libri… Marzo 2016


Fonte: LettureSconclusionate


Libri comprati:
Possessione“, Antonia S. Byatt – Einaudi Editore (usato)
Lo zoo di vetro“, Tennessee William –  Einaudi Editore (usato)
La quasi luna“, Alice Sebold – E/O Edizioni  (usato)
Il lottatore di sumo che non diventava grosso”, Eric-Emmanuel Schmitt – E/O Edizioni  (Usato)
Storia della letteratura americana“, Salvatore Rosati – ERI Edizioni (usato)
Nicola Nickelby”, Charles Dickens – Edizioni Casini (usato)
Felicità Possibile”, Oleg Zajončkovskij – Atmophere Edizioni (usato)
Il libro napoletano dei morti“, Francesco Palmieri – Mondadori Editore  (usato)
Ivanhoe“, Walter Scott – Mondadori Editore  (usato)
Diario di un’adultera“, Curt Levian – Guanda Editore  (usato)
Alta Fedeltà“, Nick Hornby– Guanda Editore (usato)
L’assassinio Come Arte poetica“, Ángela Valley – Guanda Editore  (usato)
La Cripta dei Cappuccini“, Joseph Roth – La biblioteca di Repubblica (usato)
L’età dell’oro“, Gore Vidal– La biblioteca di Repubblica (usato)
Guida galattica per autostoppisti“, Douglas Adams– Mondadori Editore (usato)

Libri regalati

Nessuno

Libri letti
I Cavalieri del Nord“, Matteo Strukul- Multiplayer Edizioni 
Il Circolo Pickwick“, Charles Dickens – Adelphi edizioni
La passeggera“, Daniela Frascati – Scrittura & Scritture
Ventuno“, Simone Delos – Edizioni La gru
Caterina fu gettata“, Carlo Sperduti – Intermezzi Editore
Il fondamentalista riluttante“, Hamid Mohsin – Einaudi edizioni
La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo“, Laurence Sterne – Mondadori Editore (in lettura)
Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann“, Marcel Proust – Mondadori Editore (in lettura)


E siamo arrivati agli acquisti e alle letture di Marzo! Come avevo anticipato lo scorso mese ho acquistato tanti libri e vederli tutti impilati, insieme alle pile che già c’erano, mi sta facendo venire un po’ di ansia. Ma mi sono ripromessa di fare la brava questo mese – “le ultime parole famose!”, “Ma no, giuro che ci sto provando!” – ma non assicuro nulla – va meglio? -. Detto ciò questo mese niente BookClub Klamm perché il giorno dell’incontro cadeva proprio a Pasqua e quindi era poco probabile che tutti riuscissimo ad esserci. 
Quindi il libro per il prossimo incontro de BCK, che è il 24 – stesso luogo, ovvero il Klamm ore 19,00 – è ancora “La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo” di Laurence Sterne che è un inno alla divagazione. Ora, quando riuscirò a finire questo libro, che per ovvi motivi sarà anche il #classicodelmese, leggere Dickens sarà sicuramente una passeggiata. Il problema che mi ha fatto sempre desistere dal finire questo libro è che, il nostro protagonista, Tristram Shandy, nel raccontare la storia della sua vita non si sofferma solo sulle persone che ne hanno fatto parte o quelle che ha incontrato, ma anche su concetti, quisquilie varie, alcune interessanti altre decisamente meno. Anche questa volta ho avuto un momento di debolezza con il sermone sulla “Coscienza” che dire “soporifero” è dire poco. Ma alla fine ho superato lo scoglio e ora, a distanza di una settimana, sono al quarto volume di nove. Ce la farò? E chi lo sa! Ci si prova! Per ora è nato, ci ha messo circa tre volumi, ha parlato della madre, il padre, il servitore del padre e lo zio, nonché il servitore dello zio, il prete, la moglie del prete, la levatrice e chi più ne ha più ne metta. Ma mi sto impegnando anche se ogni tanto mi fa veramente spazientire!

E’ partito anche il gruppo di lettura de Alla ricerca del tempo perduto Vol.1: Dalla Parte di Swann” di Marcel Proust. Se un’utilità ce l’ha Sterne  in questo momento, come già detto anche per Dickens, è che, nonostante quel che si dica, a me Proust, probabilmente grazie a lui, sembra un normale romanzo. Non faccio caso alle ripetizioni perché non sono divagazioni. Ecco, diciamo che non partivo prevenuta – anche se per scrivere un romanzo ci ha messo sette volumi -, ma sinceramente fin’ora mi sembra un bel lavoro – il GDL è andato parecchio avanti mentre io sono intorno alle 100 pagine – ma nulla che mi faccia dire: “Leggetelo!”. Per ora attendo, poi vi saprò dire. Ma una cosa è certa, se avete difficoltà a leggere Proust, leggetevi 200 pagine del Tristram Shandy e  ritornate a Proust. Lo leggerete in un attimo! [Nel mio caso la lettura è rallentata dal fatto che ne ho quattro aperti in contemporanea, perché a me piacciono le cose facili!] Per ora siamo alle memorie del protagonista bambino, abbiamo visto la sua mania di avere accanto la mamma il più possibile, cosa disdicevole per il periodo, e assistito alle conversazioni nella famosa casa delle vacanze. Siamo anche tornati a Parigi e abbiamo riguardato a quel lontano mondo con “gli occhi da adulto” che tutto trasformano. Spero di finire presto Sterne così da potermi dedicare in tutta tranquillità a Proust e ultimarlo, magari con un paio di giorni come faccio ogni tanto.

Veniamo ai libri comprati. Ricordate che vi avevo detto di essere stata in questo meraviglioso mercatino a Roma? E’ stato bellissimo ho comprato 15 libri e speso 30€ e il cassiere ci ha tenuto a precisarmi che su due libri, che erano lì da più di un tot di tempo – Irene me lo ha spiegato 20 volte, persino Maria lo ha capito, ma io non lo memorizzo mai! – e che quindi “le regole” prevedevano che avessi uno sconto maggiore. Ecco io lo guardavo così: “O.O” con l’ansia del “chissà quanto ho speso!” e quando ha detto il prezzo, quasi non ci credevo! Per chi non mi conoscesse io dopo mezz’ora avevo già tutto in mano quel che volevo prendere! E sono stata anche brava, avrei potuto fare danni maggiori! L’unica cosa che, mi pento e mi dolgo di non aver preso è “Il miglio verde” di Stephen King che, a detta di Angela Cannucciari – e io mi fido di lei – nel suo Wrap-ups’ha da leggere. Lo descrive (dal minuto 23:18″) in una maniera così appassionata che lo prenderò, tanto King in pratica te lo tirano dietro.

Ma cosa ho comprato?  “Possessione” di Antonia S. Byatt (Einaudi Editore) ha vinto il Booker Prize nel 1990, cito dalla quarta di copertina, “mettendo in luce quella passione o possessione, che s’impadronisce  del lettore impedendogli di separarsi dal libro finché non sarà arrivato a scoprire, prima di Maud e Roland, la traccia di verità, svelata nel rocambolesco finale“. Ma chi sono Maud e Roland? Roland è un giovane studioso di Londra che incappa in un libro appartenuto ad un poeta vittoriano, trovandoci dentro due minute di due lettere indirizzate ad una donna. Con il suo amico Maud comincia la ricerca e ripercorre i passi e i luoghi fisici che hanno visto nascere ed evolvere per rivivere questa perduta storia d’amore. Ora, è vero che tra me e uno stoccafisso sotto sale il più romantico è lui, ma ero davvero curiosa di questo libro e non ci ho pensato più di due secondi a prenderlo!
Lo zoo di vetro“, Tennessee William  (Einaudi Editore), testo teatrale molto conosciuto di autore altrettanto conosciuto che io, nella mia somma ignoranza, non ho mai letto e manco mai visto. E’ il dramma con cui è divenuto famoso prima di “Un tram chiamato desiderio”. Siamo nel 1930 e si svolge tutto in un luogo, da quel che ho capito, a cena attorno ad un tavolo ci sono Tom,  Amanda e sua figlia Laura. Amanda ha appena scoperto che la figlia ha lasciato il corso da segretaria a causa della sua timidezza, e sua madre è preoccupata per il futuro della figlia che è anche affetta anche da un handicap. Ha seguito Tom nella città in cui vivono e dove lui lavora in una fabbrica di scarpe e non ha altri che la sua famiglia. E’ un libro davvero piccino, credo che di questo ne riparleremo presto!

Sezione E/O: La quasi luna” di Alice Sebold  e Il lottatore di sumo che non diventava grosso” di Eric-Emmanuel Schmitt . Di Schmitt lo sanno anche i sassi che, in questa casa, si prende comunque tutto quello che scrive solo perché è lui. Ora che Emmanuel mi fulmini ma, per un secondo netto, ho pensato che fosse simile a “Monsieur Ibraim e i fiori del Corano“. Beh, tanto mi fulmina lo stesso, ma il genere è identico, lì Parigi dove un ragazzino, con solo il padre malato, qui un quindicenne giapponese che non parla con la famiglia. Lì un commerciante arabo che prende sotto la sua ala protettrice il pargolo, qui il giovine viene preso come un giovane lottatore di Sumo da crescere. In sostanza la base sembra simile, tocca leggerli per vedere la differenza. Nonostante tutto Schmitt rimane da comprare! Mentre la Sebold, è l’acclamata autrice di “Amabili resti” che, chiaramente io non ho letto, ma quando mai, vi chiedo, io ho mai letto i libri in sequenza di pubblicazione o di consigli dalla massa? Ecco, appunto! C’era “Amabili resti”, ma a me ispirava più questo. Anche qui c’è un’omicidio, quello di una figlia che uccide la madre affetta da demenza senile – tutta allegria insomma – e scappa. La storia praticamente di quello che succede dopo a Helen, la protagonista, che ha un tracollo, divisa fra la ragione del suo gesto e il pentimento, tra la ricerca dei suoi cari, come l’ex- marito e le sue figlie, e la necessità di stare da sola per comprendere a fondo il suo gesto. Insomma con La quasi luna”  la Sebold mi trova preparata, c’è un romanzo che tratta in maniera altrettanto cruda queste questioni dal lato maschile e io lo adoro: “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano. Lì il colpevole era un sergente di stanza in Africa al tempo della colonizzazione, non poteva parlare con i parenti in Italia, ma sull’altopiano di analisi ne ho fatta tanta con lui!

Storia della letteratura americana” di Salvatore Rosati  (ERI Edizioni). I periodi trattati vanno dal periodo colonialista ai primi del novecento. Ci sono anche i grandi come Cooper, Poe, Emerson, Thoureau, Hawthorne, Melville, Whitman, Lowell, la Dickinson e, come poteva mancare, Henry James. Mi piacciono i saggi vecchi, li trovo interessanti e trovo che spesso siano anche meno pesanti di quelli tra gli anni ’70 e il 2000. Che vi devo dire, uno sguardo non può far male. Peccato non ci fossero gli altri volumi. Questo è il quinto, ma magari ritrovo anche gli altri chissà… le cacce al tesoro mi sono sempre piaciute! 

Mentre per Nicola Nickelby” di Charles Dickens (Edizioni Casini), confesso di conoscerlo praticamente a memoria. Eddai! Non sbarrate gli occhi così! Lo conosco quasi a memoria perché è stato mio compagno di sogni, in audiolibro, per ben due volte per un totale di tre mesi ogni volta. Il titolo originale, senza la traduzione del nome tipica degli anni ante ’50 – mi sembra – è “Nicholas Nickelby” libro peraltro molto bello anche se il protagonista è un collettore di disgrazie insieme alla sua famiglia. La famiglia Nickelby viveva felicemente nel Dorset finchè il padre di Nicholas e Kate non muore. Con la loro madre i due giovani vanno dallo zio a Londra il quale, riconosciutissimo avaro e duro di cuore, cerca di toglierseli di torno. Nicholas, che insiste con lo zio perché la famiglia andrebbe tutelata, viene spedito a fare da “assistente maestro” in un collegio di uno sperduto villaggio, il cui tenutario è una vera bestia con i ragazzini a lui affidati, mentre la sorella viene spedita a fare la sartina in attesa che lo zio la mariti con chi gli conviene di più. Intanto la madre dei ragazzi non riesce a vedere tutto i male che si cela nell’animo del cognato, e gioisce del suo morboso interesse per le sorti della figlia mentre soffre l’allontanamento di Nicholas. Che poi a dirla tutta, i cattivi Dickens un po’ si assomigliano tutti.
Felicità Possibile” di Oleg Zajončkovskij (Atmophere Edizioni), premetto che oltre a non conoscere lo scritto e l’autore, in questo caso, non conosco nemmeno l’editore. Pure questo ha vinto un Bookprize ed è il Russian Bookprize 2010. La storia ha come protagonista uno scrittore squattrinato e divorziato, perché la moglie lo ha lasciato per un uomo più ricco, cui viene commissionato un romanzo che lui non riesce a scrivere. Quindi per distrarsi esce e la trama della storia si costruisce con tutti gli incontri che gli capita di fare restituendo, dice il libro, “un quadro della Russia contemporanea“. Ora ditemi se lo avreste lasciato lì? Oltretutto chi lo ha venduto manco lo ha mai aperto!

Il libro napoletano dei morti“, Francesco Palmieri (Mondadori Editore). Voi conoscete Palmieri? Io no, ma mezzo mondo invece sì (l’ho scoperta di recente) e, visto che Miryam mi ha fatto una capa tanta con Francesco Palmieri, me lo sono preso prima di subito e dovrò anche trovare il tempo di leggerlo, altrimenti mi menerà – non Francesco ma Miryam! -. Uh ma che bello! l’ho preso senza leggere nemmeno di che trattava! 
Siamo nella Napoli che va dall’unità d’Italia fino alla prima guerra mondiale. Periodo in cui Napoli vive il suo, ennesimo direi perché Napoli è Napoli, periodo d’oro. Ma io te amo Francè! C’è l’omicidio Cuocolo, Ferdinando Russo… però Francè che fine fece Ernesto Serao collega di Ferdinando sotto quell’arpia della Serao? Questo tocca leggerlo! 
Ora, per chi mi piglia per matta, sappiate non lo sono, almeno non totalmente! Questo blog, quando io ero più puntuale con le mie letture perché sul GRA o si camminava o si stava inesorabilmente fermi inchiodati per ore ho letto i miei migliori libri sulla camorra e, fra questi, c’è anche “La Camorra. Origini, usi, costumi e riti dell’annorata suggietà” scritto da Ernesto Serao dato alle stampe per la prima volta nel 1907 e ripubblicato qualche anno fa da Imagaenaria editore (2009). Mi aveva aperto un mondo questo libercolo e mi sono divertita un sacco a seguire le scarse tracce di Ernesto, che oggi non ha più eredi tant’è che l’editore si dichiara disposto a pagare i diritti agli eventuali si presenteranno – con dovuta certificazione – dopo la pubblicazione. Ora, Ernesto (che non era parente di Matilde) e Ferdinando erano colleghi alla redazione de “Il mattino”. Mentre Cuocolo era un basista della camorra e aveva la grande sfiga di essere sposato ad una donna chiacchierona. Decide di commettere un furto e di tenersi con un collega la refurtiva. La camorra lo viene a sapere e li giustizia separatamente e, in particolare, il corpo di Cuocolo viene trovato su una spiaggia ferito a morte da tante coltellate. I carabinieri vedono, in questo omicidio, un modo per mettere fine alla camorra che è capitanata “ufficialmente” da un figurante ma che, in realtà,  è in mano ai rivenditori di foraggi per i cavalli delle carrozze e in particolare a Enrico Alfano detto “Erricone“.
Ora si da il caso che, poco prima che questo avvenisse, Matilde fosse messa sotto inchiesta per “presunti favoritismi” e successivamente scagionata per mancanza di prove e che il marito della citata fosse il padrone de “Il Mattino” e che facesse uscire un editoriale, in cui si scagliava contro il prefetto, morto poco dopo per un tumore, in termini decisamente condannabili – in pratica veniva detto che le malattie così colpiscono quelli che non sono puri o onesti, mi sembra di ricordare-. Per cui questo omicidio è un’ottima cosa per riabilitarsi agli occhi dei napoletani. Il mattino e l’altro giornale napoletano dell’epoca, di cui non ricordo il nome, seguono il caso passo per passo dividendosi nei punti di vista e dividendo il pubblico napoletano. “Il Mattino” è per la condanna e la colpevolezza dei personaggi che si dice siano coinvolti e mettono sul campo i due giornalisti di cronaca nera di punta per portare il pubblico dalla loro parte che sono appunto: Ernesto Serao e Ferdinando Russo. Quest’ultimo non faceva solo il giornalista, ma anche poeta, romanziere, creava divertenti modi di dire e credo che scrivesse anche qualche stornello. E’ sempre stato molto famoso a Napoli e, il suo nome, ricicciò nei salotti buoni di Napoli nel 2006 quando uscì il caso Saviano e Gomorra. Qualcuno bisbigliava che Saviano avesse letto e preso spunto da un famoso libro di Ferdinando ovvero “Memorie di un ladro”, libro abbastanza introvabile che, indovinate? Ce l’ho! Non l’ho letto solo perché devo trovare il modo di separare le pagine senza distruggere il libro (l’edizione è praticamente antichissima e ha le pagine in alto ancora unite!). Prima o poi ve ne parlerò!
A proposito, nota di folklore, se volete fare una porca figura, quando troverete qualcuno che vi dice che lui sa tutto del maxiprocesso alla camorra che è stato uno dei più importanti a livello mediatico, forse il primo, fate la faccia di circostanza e potete dire che in effetti non è proprio così. Il primo processo di impatto anche nazionale, proprio per l’ingerenza dei media, fu proprio quello dell’omicidio Cuocolo che, visto che si temevano forti sommosse e dissapori, non fu celebrato a Napoli ma a Viterbo nel 1911, proprio per la bagarre fra i due giornali napoletani che aveva generato di rimando anche l’interesse di quelli nazionali! Godetevi la sua faccia dopo, è bellissimo, ve lo assicuro!
Ecco il perché di tutto il mio entusiasmo! Grazie Miryam!!!

La fortuna della Biblioteca cominciò a cristallizzare quando un certo numero di lettori scoprì, libro dopo libro, che quella costellazione si stava disegnando, senza preclusioni di generi e all’interno della stessa collana. Il fenomeno si può seguire dalle reazioni a Joseph Roth. Nel 1974 pubblicammo La Cripta dei Cappuccini in una tiratura limitata di tremila copie. Roth era un nome che in quel momento non diceva nulla. Il libro fu subito ristampato, rimanendo nell’ordine di poche migliaia di copie. Ma presto si varcò quella soglia. Già due anni dopo La Cripta dei Cappuccini, Fuga senza fine venne accolto subito con entusiasmo da un pubblico vasto. (Da “L’impronta dell’editore“, Roberto Calasso – Adelphi edizioni 2013)

Ora, io non ricordavo il successivo libro di Roth, ma La Cripta dei Cappuccini” sì, anche se mi sono dovuta riguardare dove Calasso ne aveva parlato. Mentre per Gore Vidal, l’autore di L’età dell’oro“, parla il suo immenso astio per Capote. Ne avevo letto in un libro di Giulio Passerini, spassosissimo, che si chiama “Nemici di penna” in cui ad un certo punto dice che quando Capote muore, Vidal dice che per lui è “una buona mossa per la carriera”. Io ancora ci rido e visto che Capote è un classico che vorrei affrontare quest’anno, perché non accompagnarlo con il suo acerrimo nemico?
E visto che parliamo di classici ho preso anche Ivanhoe” di Walter Scott (Mondadori Editore) romanzo epico ambientato nell’Inghilterra del dodicesimo secolo dove il giovane Ivanhoe, figlio di Cedric, ama lady Rowena che, però, il padre di lui ha destinato ad un altro per questioni politiche. Ivanhoe viene allontanato da corte ma ritornerà dopo gare e battaglie per liberare la sua amata. Visto che con i fantasy ambientati nello stesso periodo, vedi Strukul, non mi ha detto bene, chissà se con un classico va meglio. Per ora l’ho preso, se lo vedete volare dalla finestra sapete il perché!

Mondo Guanda. Mettiamola così: mi sono stupita di trovare tanti Guanda all’usato, di solito i libri di questo editore mi piacciono e io, personalmente, non li lascerei andare, ma c’è chi, per mia fortuna, lo fa e quindi la mia collezione “hornbiana” si è arricchita con un nuovo volume Alta Fedeltà“. Sono stata più volte sul punto di comprarlo e altrettante volte l’ho rimesso giù. Il problema è che questo autore ha una smodata passione per il calcio e per la musica. Quindi , visto che le sue passioni sono così presenti nella sua vita ho sempre il terrore di trovarmi citati pezzi che non conosco e magari di lasciarmi sfuggire la sfumatura che dovrei invece carpire. Ecco, era là e mi sono detta che non mi importa poi molto. In fondo è il romanzo che lo ha reso famoso e che in pratica parla di una generazione di trentenni che si affacciano alla vita e al mondo, la sfumatura canora, qualora ci fosse, magari me la perdo o magri anche no!
Poi, visto che di tomi da leggere ne ho pochi ho comprato anche Diario di un’adultera” di Curt Levian, che riguarda un triangolo amoroso in cui lei è all’insaputa del fatto che il suo psicologo è amico di un suo amico (o amante non si capisce bene).  In quarta di copertina riporta una frase in cui compaiono contemporaneamente “una commedia degli equivoci” e “un romanzo erotico”. Finché non lo leggo, però non ve lo potrò dire, ma se lo avete voi sono curiosa di sapere che ne pensate!

E infine “L’assassinio Come Arte poetica” di Ángela Valley che è un giallo che si svolge in una villa fuori Toledo in cui ogni anno si svolge una rassegna dedicata ad esponenti di spicco della cultura in memoria del marito poeta di una ricca vedova. Un omicidio, un poeta che arriva in ritardo, l’indagine per scoprire l’assassino e il giallo è servito e il titolo è spettacolare!

Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams– termina questa rassegna di acquisti che, non sono tutti – non sbarrate gli occhi!Ho trovato un sacco di offerte!- ma che impediscono a questo post di divenire una Treccani. Quindi se fate i bravi, magari lunedì 2 Maggio vi metto il secondo round di acquisti! L’unico problema di questo libro è che quello che lo aveva prima di me ha appiccicato gli adesivi in prima pagina e quando sono tornata a casa e l’ho scoperto sono veramente rimasta senza parole!

Veniamo alle letture del mese che grazie al cielo non sono poche. Di Matteo Strukul e del suo I Cavalieri del Nord” (Multiplayer Edizioni) ve ne avevo già parlato il mese scorso. È stata una lettura “ni” bella ricerca e anche ambientazione, ma alcune situazioni non reggono, troppi vocaboli ripetuti, libro già regalato. Diciamo che ci sono rimasta male e ho depennato qualche entusiasta youtuber dalla lista delle mie iscrizioni. Erano già in via di eliminazione per altri libri di cui avevano parlato e che io conoscevo già, diciamo che quest’esperienza mi ha dato solo il la giusto per farlo in via definitiva.

Mentre invece “Il Circolo Pickwick“di Charles Dickens (Adelphi edizioni) l’ho proprio adorato! Divertente, spassoso e curioso. Ci sono un sacco di spunti che fanno pensare al suo autore. Rileggendo infatti i cenni biografici vieni a scoprire che Dickens senior finì in carcere per debiti e che all’epoca poteva seguirlo tutta la famiglia. Nel Circolo da una descrizione talmente dettagliata che è impossibile che non abbia pescato dalla propria esperienza professionale. C’è una storia di un padre che finisce in galera per debiti e di quello che è l’impatto sulla sua famiglia e questo fa pensare sempre a lui, che si ritrovò a scrivere sui giornali che i meriti della sua arte erano tutti suoi e non del padre che cercava di lucrare sul successo del figlio, che non aveva mai ripreso con se dopo la storia della galera e via dicendo. Libro veramente consigliato!

La passeggera” di Daniela Frascati (Scrittura& Scritture). L’ho iniziato un po’ in sordina perchè non avevo ben capito a cosa mi trovavo davanti e, invece, mi ha veramente preso subito. Bella storia, bello stile, crocevia delle storie personali di tutti i personaggi bloccati su una nave da crociera diretta in America. Tante cose non sette che mano a mano costruiscono coralmente la storia della nave che li ospita. M’è proprio piaciuto!
Di “Ventuno” di Simone Delos  (Edizioni La gru) invece ancora vi devo fare la recensione, un libro interessante, è un esordio in racconti di cui ne ho promossi più della metà. Per me la soffa c’è magari va esercitata un po’ di più, ma da qualche parte bisogna iniziare e Simone ha fatto bene a farlo con 21 racconti. De primo vi ho messo la prima parte nell’anteprima se volete sbirciare.

Caterina fu gettata” di Carlo Sperduti (Intermezzi Editore) quando devo scrivere di Sperduti mi sale un’ansia perché è polemico, ma non perché tu gli stronchi i libri, lui è polemico perché ti piacciono! Come dico io, lui non è mai uguale a se stesso quindi ti tocca scoprire quando lo hai davanti, quale versione di lui ti sta parlando! Ma tutte le versioni hanno sempre da ridire. Ho un altro libro suo, due racclte dove presumibilmente è presente e dovrei prendere anche il suo ultimo libro, ma se ne riparla fra un po’, quando mi sarò ripresa! Mentre poi un giorno, giusto perchè mi è cauto l’occhio ho preso e mi son portata in giro, per leggerlo, Il fondamentalista riluttante” di Hamid Mohsin  (Einaudi edizioni) che è veramente un bel libro e di cui, anche qui vi devo ancora fare la recensione. Delicato, sottile riflessivo, in questo mercato orienatle passare questa giornata con il fondamentalista riluttante è stata una bella avventura e, sì – lo so – c’è anche il film, che io non ho ancora visto ma che, giuro, vedrò al più presto!

Siete ancora vivi? Non vi siete addormentati vero? Tranquilli! Avete ancora tempo per leggerlo tutto, finché non arriva la recensione della Centuriona, l’ultimo lunedì del mese. Io non vedo l’ora!
Buone letture mie prodi e buon inizio settimana!
Simona Scravaglieri



2 thoughts on “Diario di un mese di libri… Marzo 2016

  1. E chi si addormenta? Questi post riepilogativi continuano a piacermi. Sembri proprio Hornby sul Believer!
    Oggi mi hai colto un po’ impreparata. Del Fondamentalista riluttante ti parlai già (son contenta che sia piaciuto anche a te), e Possessione è un libro straordinario. Alta fedeltà è come vedere una commedia al termine di una giornata buia. Degli altri, a parte i classici, non ho mai sentito parlare. Molta curiosità per qualche chicca di cui son certa ci narrerai.

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