"La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo", Laurence Sterne – La scoperta del potere del testo…

Fonte:Viva la scuola Studenti it


Se mi avessero chiesto a marzo dello scorso anno quali libri credevo di non riuscire a finire mai nella mia vita, avrei riposto: “Infinite Jest” e “La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo”. Ecco, a distanza di un anno, grazie a due fortuite circostanze entrambi sono stati letti e di entrambi sentirò la mancanza, almeno finché non li rileggerò. Il tomo fa sempre quest’effetto: finché ci sei dentro lo odi e lo ami, non vedi l’ora di finirlo e pensi già a quali altri libri potrai leggere quando quest’avventura si chiuderà. Poi arriva l’ultima frase e… maledizione, ti manca! Probabilmente è perché ci passi tanto tempo insieme e non ti rendi conto che quei personaggi cominciano ad essere partecipi della tua routine giornaliera; quindi, come quando un ospite, che è stato tanto tempo a casa tua, se ne va quando chiudi la porta senti quella sorta di vuoto pneumatico del silenzio che ti cala intorno. Ecco, con i tomi, a me succede spesso. La vita di Shandy in fondo non è così lunga, sono 645 pagine nell’edizione dei classici Mondadori, ma il testo compatto richiede proprio tutta l’attenzione possibile e non perché sia lento, ma solo perché lo stile di scrittura, così particolare, rende impossibile tagliare a metà un discorso o un capitolo se non tornando poi indietro per rivedere quello che hai letto e ritrovare il filo. Detto questo è un’esperienza da fare, almeno una volta nella vita: entrare nel rutilante mondo sterniano di Shandy e chiedersi se sia mai possibile che un uomo riesca a scrivere, nel 1700, un romanzo con uno stile intramontabile e dall’aspetto così contemporaneo ancora al giorno d’oggi per uno stile così “avveniristico” è tutt’ora per me un grandissimo mistero.

Chi parla in prima persona è direttamente il protagonista Tristram che si pregia di raccontar a lor signori, a volte signore quando vuole un po’ più di comprensione, la storia della sua vita. Non è che il suo interlocutore glielo abbia chiesto ma lui trova che farlo, possa essere un modo per passare il tempo e per regalare alla storia il ritratto di famiglia. Nasce in un villaggio perché la madre con il figlio precedente aveva fatto un gran numero di viaggi avventati verso Londra, che poi si erano rivelati completamente inutili. Quindi il padre, deciso a non buttar più soldi dalla finestra decide che il secondo figlio nascerà in casa, con la madre assistita da un medico, no dalla levatrice, no da un medico, la levatrice. Un intero capitolo è dedicato alla discussione che si conclude con la madre che verrà assistita dalla levatrice e il medico Snop che attenderà di sotto con il padre e nel caso interverrà. Nel corso del suo racconto vi verranno presentati anche il servitore del padre, quello dello zio, lo zio Toby, la vicina dello zio Toby, il parroco del paese e tutti color che incidentalmente si siano trovati da quelle parti. Con un titolo così non vi posso nascondere poi molto!

Detto questo, quando venne pubblicato per la prima volta a puntate venne definito come un “antiromanzo” perché rompeva tutta la struttura classica del romanzo fino allora frequentato – e che lo sarà anche in seguito. Il testo compatto intervallato da “–” e “⎯” sembra a prima vista tutto racconto senza dialoghi che invece qui sono fittissimi e pieni di particolari che oggi sono tipici delle riprese filmiche. Ma andiamo per gradi, il protagonista, in questo romanzo è sempre presente ma effettivamente lo è solo come voce narrante. Non rimane in disparte, ma non interviene attivamente se non quando diventa adulto, quindi le anomalie, se così le vogliamo chiamare, iniziano proprio da qui: Tristram racconta della notte piovosa della sua nascita commentando tutto, atteggiamenti, personaggi, storie e situazioni. È anche molto ospitale, perché sa perfettamente di farsi guidare dalla storia del momento e così, tra un resoconto e una lettura di un sermone o una chiacchiera di guerra e di cavallucci di legno, ogni tanto si ferma per ricordarci la situazione originale da dove è partita la sua ennesima digressione. E come sia riuscito a tenere le fila della trama principale con tutte queste distrazioni è per me fonte di grande curiosità.

Una delle cose più complicate dei romanzi è quella di rendere al lettore l’effetto visivo di scene particolarmente affollate. Pensate alle descrizioni delle stanze piene di gente, o di una scazzottata, o di una azione di guerra. E’ una cosa complicatissima descrivere la concitazione del momento, persone che si parlano una sopra l’altra, quelle che intervengono e al contempo descrivere le facce di chi ascolta e anche di chi sta prendendo aria per interrompere chi parla. L’effetto visivo di un testo così sono tutte piccole frasi che vanno a capo: nelle situazioni più fortunate l’autore vi metterà in qualche modo chi sta parlando magari per sottolineare lo stato emozionale di quel personaggio ma di solito le frasi sono dette in sequenza e se non stai attento devi tornare indietro per capire “chi dice cosa”. Ecco, strano a dirsi, nonostante il fatto che Sterne vada raramente a capo, con il Tristram Shandy non succede praticamente mai. Anzi si verifica il caso opposto: la continua presenza della voce narrante permette di avvertire tutto quello che succede nella stanza in cui si sta parlando chi è fuori e anche in che posizioni sono dislocati tutti i partecipanti alla scena. Così è visibile il dottor Snop che si appisola mentre Trim, il servitore dello zio Toby, legge il sermone sulla “coscienza” e contemporaneamente sentire il padre di Tristram che borbotta che sembra essere scritto da un cristiano e non da un protestante e sentire le perplessità di zio Toby. È tutto narrato in maniera che sembra così naturale da sembrare impossibile. E’ un po’ come stare in un film, i primi piani inquadrano chi parla e dalla visione del fondale dietro ti fai un’idea di quello che succede dietro, ma per avere una visione totale devi indietreggiare. Tutto questo a Sterne non serve, lui ci riesce con una sopraffina gestione del testo letterario.

Non vi dirò che leggerlo è stata una passeggiata di salute;  il sermone sulla coscienza me lo ricorderò per tutta la vita, mai mi è successo di addormentarmi di sasso dopo poche frasi! Vi dirò però che non ho mai riso tanto di gusto per  e situazioni narrate, mai apprezzate tante annotazioni sulla natura umana che ci accomunano con quelle del passato senza soluzione di continuità. Leggevo da qualche parte che la “Ricerca del tempo perduto” di Proust, mi sa che me lo ha detto Paolacheancoranonhaapertounblog, è importante perché L’autore descrive situazioni e inclinazioni che verranno teorizzate e studiate molto dopo. Ecco caso identico succede anche con Sterne. Siamo nel 1760 quando iniziano queste pubblicazioni e Sterne con il suo fare un po’ bislacco ci descrive le passioni di un parroco di paese ma soprattutto “il cavalluccio di legno” dello zio Toby. Il cavalluccio è quella attività, passione o hobby che dir si voglia che ci permette di estraniarci talmente tanto dal mondo che ci circonda da divenire anche un placebo per le malattie. Così mentre zio Toby si appassiona al mondo delle fortificazioni, noi oggi ci distraiamo leggendo, ricamando, facendo le costruzioni e via dicendo. Ci sono riflessioni sul mondo femminile, Sterne – anzi Shandy – è un po’ misogino, ma le tecniche di seduzione sa declinarle e descriverle in maniera eccezionale. E se lo sguardo oggi ci sembra una “trovatona” per rimorchiare, sappiate che anche allora si usava. Sterne spende quasi un capitolo sulla capitolazione maschile da pupilla femminile (e non stiamo intendendo la pulzella ma proprio la pupilla dell’occhio!). Geniali le riflessioni sull’amore e alcune volte anche decisamente triviali: non danno fastidio, ma  arrivano quando meno te le aspetti lasciandoti a bocca aperta fino ad un finale inaspettato. 

Ecco, affrontare questo viaggio nel mondo del gentiluomo Shandy è necessario proprio per tutte le ragioni sopra elencate. Potete scegliere di non leggerlo o ritenerlo anche leggero, fino ad un certo punto visto che ci sono molti riferimenti a Locke e alla filosofia greca e latina, ma perderete un pezzo importante della cultura internazionale che non ha eguali e non ha pari nei tempi. Nella serata del bookclub a lui dedicata la discussione si è decisamente infervorata e sarebbe andata avanti per molto non ci avesse steso la cena, composta dalle scaloppine ribattezzate “Le scaloppine alla Shandy al limone” di Maria Di Cuonzo, la Cottage Pie il classico pasticcio di carne inglese e la Trifle – che abbiamo portato con Irene -, dolce in uso dal 1500 in Inghilterra che è una cosa meravigliosamente buona e calorica, e non avessimo da scegliere i libri delle prossime letture. 
Libro veramente divertente e imperdibile.

Dimenticavo, nell’edizione che ho io, manca qualche nota, ma non è basilare, certo, se Mondadori lasciasse decidere a chi compra cos’è importante e cosa no sarebbe molto meglio. Quindi vi capiterà di andare alla sezione note e trovarne in misura maggiore di quelle che avete visto segnalare nel testo e a volte invece il testo segnala una nota che nella sezione note non c’è. Ma vi confermo che, per fortuna, non manca ciò che invece è importante per spiegare i riferimenti storici, o le sottigliezze.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo
Laurence Sterne
Mondadori Editore, ed. 2011
traduzione di Lidia Conetti
Collana “Oscar Mondadori”
Prezzo 11,00€




L’ultima volta che ci siamo visti con Shandy 🙂
Fonte: LettureSconclusionate




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