"Ventuno", Simone Delos – Lo spazio giusto e lo Zenit…

Fonte: QuotesGram



Quando vi ho postato il [Dal libro che sto leggendo] vi avevo detto che era da tempo che non leggevo libri di esordienti e, fatalità ha voluto,  che anche ora, che recensisco questo libro, ne ho per le mani un altro. Nel caso di Simone Delos, parliamo di una raccolta di ventuno racconti, più o meno omogenei, che trattano principalmente di rapporti. Che siano rapporti amorevoli o solo affettuosi, la “chimica” che si sviluppa fra due persone ha da sempre affascinato gli scrittori, che si sono cimentati nelle descrizioni il più possibile realistiche di quello che avviene in un gesto o in uno sguardo. Nel caso di Simone questa cosa avviene con un discreto successo per buona metà dei racconti, mentre per gli altri l’ho sentita di meno. Intendiamoci, il rapporto con la forma narrativa del racconto prevede essa stessa un innamoramento fra lettore e storia perché, quest’ultima è talmente breve, che deve riuscire a far scattare la scintilla quasi subito. Invece quello che ho più apprezzato e trovo veramente raro è la capacità di dare alle storie lo spazio giusto: questa avviene per tutti i racconti postati nella raccolta.

E’ una cosa veramente rara la consapevolezza dello “spazio narrativo” che deve occupare un evento o un’intera storia; a volte gli autori si affezionano ad un particolare personaggio o si divertono ad abbellire una scena, un vestito o un atteggiamento. Ritengono necessario usare quello che è lo strumento del romanzo per poter, ai loro occhi, dare un peso diverso, magari non sempre coscientemente, alla formula scelta del racconto che spesso dal grande pubblico, erroneamente è poco apprezzata. Ne vengono fuori storie pensanti o sbilanciate in cui, tutti i particolari inseriti affossano l’attenzione del lettore orientato ad una lettura che sia fulminante, d’impatto e compatta. In questo caso non avviene e, forse consapevolmente o no, Simone adotta soluzioni veramente contemporanee come avviene per il racconto con il giocoliere, in cui la separazione dell’azione ha dei tempi definiti come dei piccoli flash che illuminano i vari “luoghi” della storia. Non serve che le immagini abbiano un forte collegamento, non servono motivazioni a valanga, basta poco e la magia segue il suo corso: una serie di biglietti sulla macchine con dei messaggi, il ricordo, il semaforo con il giocoliere, la conoscenza, la casa, la fuga. Un perfetto cerchio che chiude tutto senza dover aggiungere di più. Al lettore rimane l’indizio del tempo e dei luoghi cosicché possa saggiare e conoscere le dimensioni fisiche e temporali in cui questa storia si muove.

A queste qualità si affianca qualche difetto, parliamo di un esordiente che si sta facendo le ossa, che risiede in alcuni punti nel cercare continuamente riferimenti metaforici o immagini da richiamare per spiegare una situazione o un’emozione. Non è esageratissimo il numero, ma io me ne sono accorta e quindi vuol dire che in alcuni punti andrebbe sfoltito. Oppure in alcuni punti dove la concitazione delle situazioni non è così facile da capire al primo sguardo, ma pure qui è tutta una questione di tecnica che va affinata, e ti tocca riguardare per capire chi fa cosa o chi dice cosa. 
Per quanto riguarda la qualità delle storie, devo ammettere, quando mi è stato detto che “Ventuno” era rappresentativo del numero dei racconti pensavo che qualcosa si sarebbe ripetuto o che qualche racconto avrebbe avuto la struttura simile ad altri visto numero e il tema comune. Invece, la bella scoperta, è che sì il tema rimane uguale ma le situazioni sono tutte completamente diverse. Nel pensiero di Simone sembra essere importante sottolineare che il riconoscimento di due anime è uno Zenit nella vita di ognuno di noi. Ma questo zenit non è definitivo e nemmeno sempre giusto. Due anime si riconoscono perché entrano in contatto in un momento “perfetto” per entrambe, ma questo non significa che si appartengano e nemmeno che si siano conosciuti in quello specifico momento. Quindi forse per essere più corretta nella descrizione dell’insieme dei racconti vi dovrei dire che sembra un po’ un’indagine su quanti tipi di Zenit possono esserci. 

Altro aspetto che mi ha incuriosito è la presenza femminile. Le donne di Delos sono raramente il “sesso debole”. Sono sicuramente belle, ma sono anche decisamente emancipate e decise, sanno quello che vogliono e si scontrano invece con uomini che si fanno un po’ trascinare dagli eventi. Al momento giusto questi ultimi sanno scegliere, ma non scelgono mai la strada più semplice e, come avviene spesso, l’autore non scende nelle motivazioni ma lascia spazio anche all’interpretazione del lettore. Ogni tanto sarebbe piacevole un punto di vista più approfondito, ma pure qui, nei primi lavori bisognerebbe essere più accondiscendenti. Ma la somma delle esperienze che si fanno da un lato all’atro della barricata è molto spesso verosimile e anche questa è una qualità da apprezzare. Tutto sommato non mi è andata affatto male con questa raccolta che sono felice di aver letto.
Sicuramente un buon inizio, da leggere.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Ventuno
Simone Delos
Edizioni Le Gru, Ed. 2016
Collana “Catarsi”
Prezzo 14,00€



Fonte: LettureSconclusionate


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