"Maestra", Lisa Hilton – Il diavolo veste Prada perchè Dio ha occupazioni più intelligenti…


Fonte: Arte.it


“Tired of striving and the slow crawl to the top, Judith has a realization: If you need to turn yourself into someone else, loneliness is a good place to start. And she’s been lonely a long time.
Maestra is a glamorous, ferocious thriller and the beginning of a razor-sharp trilogy that introduces the darkly irresistible Judith Rashleigh, a femme fatale for the ages whose vulnerability and ruthlessness will keep you guessing until the last page.”

Potremmo definire questa di oggi come la prima sòla presa da un sito americano inconsciamente. Ero veramente convinta che dietro ci fosse almeno qualcosa. E invece no, l’inizio di questa trilogia è talmente disastroso che c’è da sperare che la Hilton decida di tornare ai saggi invece di continuare a scrivere queste “cose”, perché storie non si possono definire. Di solito sono brava a subodorare queste cose o almeno do ascolto a Librangolo acuto, ma stavolta la frase – a questo punto da “acchiappo” – “If you need to turn yourself into someone else, loneliness is a good place to start.” mi aveva proprio convinta. Così non solo l’ho comprato, ma addirittura prenotato!

Ma chi è Judith? Come dice la scheda della Penguin e anche quella di Longanesi, suppongo perché non l’ho vista, Judith è un’assistente del proprietario di una casa d’aste. Ha un passato buio, con una madre che beveva e la mancanza cronica di soldi, ma è riuscita a studiare e a laurearsi e, infine, a farsi assumere da questa società. Peccato che, a tre anni dalla sua assunzione, si sente meno valorizzata di come pensa che dovrebbe essere – non è che ci siano tanti elementi per capire se ha ragione o no, ma lei lo sa! -e, visto che i soldi sono quelli che sono e ha un debito scolastico cui far fronte, si fa assumere in un bar con hostess che fanno compagnia a uomini soli, invitandoli a fare consumazioni in cambio della loro compagnia. Un bel giorno perde il lavoro, quello serio, per non aver rispettato i dictat del suo capo riguardo un quadro che per lei è “sospetto” e viene licenziata. Quando se ne lamenta con un suo affezionato cliente, questo, le propone una vacanza a Cannes dove potrà portare anche una sua amica. Peccato che, però, Judith e la sua amica, dopo nemmeno un giorno, ammazzano il loro accompagnatore pagante sbagliando le dosi dei barbiturici e si ritrovano a dover porre rimedio alla situazione separandosi e prendendo strade diverse per non dare nell’occhio.

Fin qui, anche se con molta pazienza e fantasia, la storia un minimo di senso ce l’ha. Il problema viene dopo perché la nostra saggista Hamilton – così c’è scritto nella sua biografia non me lo sono inventata io! – secondo me rimane senza cosa da dire e così parte per la tangente. Ha messo in campo un sacco di cose: il quadro certificato come uno Stubbs, la morte del cliente, la mancanza di lavoro, il secondo lavoro da hostess. Ma tutto questo non le basta, e quindi trasforma la nostra fidata Judith, che qualche vizietto ce l’ha giusto per far contenti i fanatici delle Cinquanta sfumature, in una mantenuta e successivamente in una spietata killer che, al suo primo omicidio spende un pacco di soldi per i vestiti per fare il lavoro sporco! Ma non finisce qui! La prima vittima è rea di aver ordito il complotto per far passare il falso Stubbs come il vero e lei, per vendicarsi – almeno suppongo perché né l’autrice e tantomeno la protagonista spiegano quello che fanno e il perché e non hanno grosse connessioni logiche le varie situazioni -, lo uccide cercando di imitare la scena di un quadro. Lo Stubbs!! Lo so che ve lo state mentalmente dicendo, la connessione avrebbe una certa logica ma, e dico ma, la Hilton della logica se ne frega! La nostra Judith vuole uccidere il mal capitato come in un altro quadro che ha visto agli Uffizi di Atermisia che si chiama Giuditta decapita Oloferne

Ora, io sarò anche puntigliosa, ma immaginatevi la scena. Siete una ragazza abbastanza giovane, avete il vizio di partecipare a feste un po’ sporcaccione, ma fino ad oggi vi siete comportante come brave ragazze e, magari, il massimo del trasgressivo è stata una serata osé o una coscia in vista. Dopo aver ucciso per sbaglio uno, solo perché volevate una serata libera e tranquilla, vi siete messe in viaggio per l’Italia, vi siete accodate ad uno che è ricco, solo perché ha soldi e barca e non perché vi piaccia, per farvi portare in giro per le vacanze e avete fatto la “finta” ragazza di uno, sempre il ricco di cui sopra, che non vuole storie con nessuno e lui, per questo servizio, vi ha anche dato qualche extra – con annessa scena di spy story in cui rubate dei segreti segretissimi scattando foto con un cellulare che vi nascondete nella vagina per evitare che perquisendovi lo trovino-, arrivate a Roma dopo qualche mese incontrate un tizio che vi dice che è lui il proprietario di quel quadro sospetto. Intanto, fino a ieri di finanza non capivate un’acca e ci mettete due secondi netti a capire come gira il fumo?  E’ cosa da non credersi, ma va bene diciamo che vogliamo passar sopra il particolare. Ma voi, giovin virgulte, decidete di ucciderlo, andate al centro a fare spese pazze con tanto di acquisto di un vistoso spolverino Kenzo (che la marca è importante) e comprate vestiti Zara (e voi non li comprate che la Hamilton dice che i vestiti Zara sono dozzinali e di pessima fattura! Cattive!) gli assorbenti – non ha le sue cose che si sappia! – per commettere un omicidio. E al dunque, dopo tutta una serie di descrizioni di cui non si capisce il senso – ma di cui parleremo dopo -, siete sotto un ponte di Roma con il tizio che deve morire, avete il coltello in tasca e dovete ucciderlo che fate? Già vi sento “Lo accoltello al cuore!” oppure “Gli taglio la gola!” No e no! Principianti!! Anzi manco, perché Judith è principiante e sa perfettamente che deve fare! Lo accoltella alla caviglia!
Non sbarrate gli occhi, lo accoltella proprio lì, lui poi si gira e le darà un pugno, di cui lei non avrà segni né dolori perché non ne parla mai – è Wonder Woman probabilmente -, ma lei riprende il coltello e in una scena confusa come nemmeno la Roth o la Collins riuscirebbero a scrivere, alla fine lo finisce… ma non mi chiedete come perché, pur rileggendo per incredulità la scena ben tre volte, io non l’ho capito! 

Dunque ricapitoliamo fin qui abbiamo avuto:
– un romanzo di quelli motivazionali: ti va tutto storto, ma puoi cambiare la tua vita!
– un falso romanzo erotico: ho scoperto che non solo la Hilton non conosce la differenza che passa tra la parola “erotismo” e quella “porno-soft” e il “porno”;
– un giallo: il mistero dello Stubbs falso;
– un altro giallo: un morto per caso;
– un rosa stile Wikham (alias pmeno famoso di Kinsella): vedi come mi faccio mantenere dagli uomini!;
– un thriller fai-da-te con tanto di pannolini e psicologico: della serie, “sorella se lo dovevi far fuori ma non potevi evitare tutto sto’ casino?”;
Che rimane? Stiamo in Italia, a Roma, che ci possiamo mettere? Io me la vedo la Hilton che sta lì e si sgrattugia con grazia i capelli appena fatti da James Brown, l’hair stylist di Kate Moss, e pensa. Ma sì, mettiamoci la mafia! E che non ce lo vuoi mettere un fattore di suspence? Ecco, peccato, che la signora Hilton conosce solo quello che ha visto, credo, su Vogue sulla mafia. Questo perché la nostra Judith gabba la mafia che non fa assolutamente nulla. Scusa Lisa, ma sei sicura che era proprio proprio un colluso con la mafia questo tizio? No, perché non so se te l’hanno detto, ma se gabbi la mafia, ammesso che tu ci riesca, quelli te vengono a cercare e ti trovano ovunque, anche in Svizzera! E invece no, la nostra Judith la fa franca manco a dirlo! Questo perché tutti gli uomini che incontra lei, che siano esperti maghi finanziari, artisti, poliziotti, mafiosi, magazzinieri, capi d’industria e chi più ne ha più ne metta sono tutti immancabilmente cretini. Non hanno personalità, né vengono caratterizzati, per farli contenti generalmente basta dargliela, e dopo questo ritornano zitti e buoni nei loro ranghi come bambini che hanno soddisfatto un capriccio.

A questo poi aggiungiamo un giallo finanziario, con spostamenti di fondi che manco un mago della borsa di New York riuscirebbe a pensare, un detective, che non si capisce se è un poliziotto o uno che si è messo ad investigare da solo, il ritorno di Mercedes – la ragazza con cui ha ucciso per caso il cliente – e poi del mafioso e tutte le conseguenti stragi che manco la Fletcher, in tutta la sua vita, ha fatto. Insomma, Judith è una spostata di capoccia come vengono rappresentate le eroine degli Young Adult, cambia idea e personalità con la stessa velocità di come si cambiano le mutande che, stando a quel che scrive la Hilton, quasi mai mette.

Analizzata la trama, passiamo alle epocali dichiarazioni della Hilton, che sappiate non ha una gran simpatia per la nostrana Canalis perchè le fa fare una comparsata sullo yacht di un riccone come se fosse merce in mostra e la rappresenta come “un’attrice e modella italiana con un abito di paillette scollato fino all’ombelico, un viso che riconobbi dalle pagine di gente. Aveva firmato una linea di intimo e in passato aveva avuto una storia con George Clooney. Immaginai che avesse incassato un gettone di presenza, visto che lei e Balensky si ignoravano completamente.“.
Ma poco prima una chicca spettacolare nella quale la nostra astutissima Judith scende a Ponza, per andarsi a cercare un vestito per questa cena sullo yacht, e ci dice “Come tutti i deliziosi villaggi di pescatori che avevamo visto lungo la costa, anche il porto di Ponza da tempo non viveva più solo di pesca. Quasi tutte le casette colorate che si affacciavano sul mare ospitavano pied-a-terre da milioni di euro, anche se qua e là si scorgevano ancora panni appesi alle finestre e anziane signore locali sedute sulla soglia di casa. Forse erano solo comparse scritturate dal governo per offrire un po’ di colore locale“.
A parte che la domanda sorge spontanea ma quelli che hanno acquistato i “pied-a-terre da milioni di euro” che fanno la biancheria non se la lavano? Ma vabbé. Ma tra tante cose che potevi dire di Ponza, ma come cavolo ti è venuta in mente questa “genialata” delle comparse? Perché io, e infatti io non scrivo ma mi limito a leggere, una cosa così non l’avrei mai pensata! E chissà come questo pensiero spunta tra i pochi che percorrono le sinapsi di Judith che, come L’Incantevole Creamy, si trasforma con un “parimpapum” in assistente-hostes-assassina-mantenuta-mercante d’arte- astutofinanziere? Eh però questa giovine è piena di sorprese, chissà come mai in tre anni non ha fatto carriera? E’ anche l’autrice di questa pensiero epocale “La ricchezza ti si insinua sotto pelle, come un veleno. Ti cambia la postura, i gesti, il modo con cui ti presenti.“.

Ma Judith ci tiene a farci capire che conosce i luoghi e quindi a Roma, mentre racconta che sta andando a pranzo con la sua futura vittima, dopo che ci ha detto che è notorio che, a Roma, scippano i turisti come se non ci fosse un domani, ci da questa dritta: “Dopo la coltre dorata di polveroso calore che ricopriva i grandi spazi aperti,” – Judith a Roma lo chiamiamo smog e non è affatto dorato!- ” le viuzze meno illuminate apparivano sinistre e misteriose. Arrivammo in una piazzetta la cui trascuratezza lasciava presagire la buona qualità del ristorante.” Eh? Ma che avete in Inghilterra “Guida alle piazze più zozze di Roma dove mangiar bene”? Comunque, non è in questa occasione che ammazza la sua prima vittima, ma quando lo fa, si premura, senza averci dato avvisi preventivi che potessero giustificare il gesto (nel senso che si capisce dopo perché lo fa! Comincio a scrivere come una rincoglionita), di tranciare il pollice al malcapitato e come lo fa? Ma semplice! Con un bel trancia-sigaro! Confesso, avrei voluto chiedere se questa cosa fosse possibile a mio cugino che è un medico legale, ma mi sarei vergognata di spiegare come mi fosse venuta in mente una cosa così balzana e quindi non l’ho fatto, ma rimango perplessa di questa “presunta operazione”- e no non ve lo spiego che ci fa con gli assorbenti!-. Comunque il dito rubato lo ritroviamo nella stanza di lui con la nostra killer sopraffina che lo usa e poi lo appoggia sul lavandino e ad un certo punto dice – vi ricordo che stiamo parlando di un dito mozzato appartenente ad uno che è cadavere e che sta affondando tra le acque del Tevere eh! – “Il pollice mi guardava vispo.” Non ci sono frasi preparatorie né prima e ne dopo questa frase che facciano capire come le possa essere balzato in mente questo pensiero… ma sì il pollice la guardava vispo… Vispo?!?!
C’è anche una scazzottata di due tipi, di cui uno le sta salvando la vita e sempre la nostra eroina si distingue: invece di dare una mano pensa che, quello che la sta difendendo, è brutto e grasso ma ha una forza inaspettata. Eh? Tutti noi lo faremmo in quei momenti, giusto? Giuro che, a quel punto, avrei voluto che il difensore avesse la peggio e l’assassino li facesse fuori entrambi!
Potrei davvero andare avanti per ore, ma vi risparmio e siatemene grati. 

L’unica cosa che mi ricorderò di questo libro, che chiaramente è un dimenticabile tranne forse il “dito staccato ma vispo”, è la pubblicità. Per me che ho smesso di guardare la tv perché c’è troppa pubblicità, che non compro i giornali per lo stesso motivo e che odio quella che trovo su internet, leggere un libro in cui c’è un trionfo di marchi di stilisti, di società (tipo Trenitalia, Italo alla Hilton non pare piacere o Malboro bianche), di giornali (Gente, Gioia e via dicendo) non c’è altro. Ci sono due pagine di descrizioni di due quadri di Artemisia, pagine che potrebbero essere state prese da libri d’arte – perché visto quanto detto sopra mi sento autorizzata a non fidarmi dell’affidabilità di Lisa e provate a darmi torto!-. Un po’ di sesso di cui una scena pare decisamente ispirata a “Historie d’O” e null’altro. La nostra Judith non ha un comportamento lineare e quindi non si capiscono le sue improvvise azioni, si capisce solo che probabilmente avrebbe bisogno di un bel ricovero. Troppa moda, troppi cocktail, poco cibo, sesso mal fatto – a imitazione di cose che dimostra di conoscere poco -, pessima pianificazione degli omicidi e conoscenza dei luoghi e delle loro usanze, fanno si che abbia costruito delle situazioni che anche un giallista in erba o  un poliziotto negato sarebbe riuscito a risolvere con il minimo sforzo. Gli uomini della storia non sono affatto credibili e così come le donne che li accompagnano, sono lì, solo ed esclusivamente, per fare da contorno alla nostra Judith.

Questo romanzo è stato osannato da riviste come Vogue, Vanity Fair e Glamour, il che mi fa pensare che nonostante Miranda Priestly, alias – in “Il diavolo veste Prada” – di Anna Wintour, si dannava a spiegare quanto sia profonda la moda e la ricerca tecnica e artistica che la alimenta, in fondo: “Il diavolo veste Prada perché Dio ha cose più intelligenti da fare e da guardare“. Magari Dio legge e speriamo che questo libro, però, non lo legga mai!
E’ un best seller, solo perché ha gabbato tante persone che pensavano che fosse un bel libro e quindi lo hanno acquistato ed è il libro adatto per chi non ha la passione per la lettura e per le belle storie e che magari non legge nemmeno. Se non lo apri, infatti, in libreria fa la sua figura!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Maestra
Lisa Hilton
Longanesi Edizioni, ed. 2016
Traduzione di Giorgio Testa
Collana “La gaja scienza”
Prezzo 16,90€

Fonte: LettureSconclusionate


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