"Il segreto di Lady Audley", Mary Elizabeth Braddon – Il gusto di saper cogliere dalla concorrenza l’essenziale…

Fonte: ISFDB


Quando ho cominciato a leggere questo libro ho sentito il cambio deciso di mano. Fin’ora tutti classici maschili – per #unclassicoalmese -, tutte storie che dovevano avere una certa durata, tutte storie che dovevano costituire una serie di anelli che collegati tutti insieme, in un certo ordine, avrebbero svelato il mistero, sollazzato il gusto delle signore che cercavano la storia d’amore, stuzzicato la curiosità degli uomini nel cercare i trucchi dei cattivi. Anche qui, con la Braddon succedono più o meno le stesse cose: amori, ricambiati o no, opportunismi, il mistero di una morte che non si sa come sia avvenuta e via dicendo. Che cambia? A parte l’elencazione pedissequa degli oggetti di una stanza, che magari si è già vista 6 volte, c’è il gusto di cambiare le carte in tavola quando già si è nicchiato ad una strada intrapresa. È un trucco che ricorre spesso in questa trama ma vediamo di che cosa parla.

Il protagonista indiscusso di questa storia è Robert Audley che si ritrova con un vecchio amico con il quale ha studiato, Gerges Talboys, che, rientrato dall’Australia dopo aver fatto fortuna, scopre che sua moglie è morta. Quando Robert, per sollevare l’amico dallo stato di apatia e prostrazione, decide di farsi accompagnare da lui nel paesino di Audley per andare a caccia nei terreni dello zio baronetto che si è appena risposato con una donna bellissima, si verificano una serie di strane coincidenze:
– ogni volta che cerca di presentare George, la nuova signora è indisposta o assente;
– viene per la prima volta invitato a cambiare periodo di soggiorno ad Audley e si deve rivolgere ad una pensione del paese;
– in un pomeriggio di pesca, Georges sparisce misteriosamente e se ne perdono totalmente le tracce.

Quello che succede sembra intuibile da quello che vi ho scritto, ma non tutto è chiaro come appare e Robert farà più di una scoperta che destabilizzerà lui e tutti i lettori, della classe operaia (ogni biografia sottolinea questo aspetto e facciamolo pure noi!), che si avvicineranno a questa storia. Ogni capitolo, quindi ogni puntata, ha il suo colpo di scena, o un cambio di direzione minato da una nuova scoperta o testimonianza e Robert, che preferiva fare il pensatore e non l’avvocato, si ritroverà a dover combattere ad armi impari con l’assassino. La trama è veramente ricca, non tanto di personaggi se penso a Collins e a Dickens, ma di particolari, di scene d’impatto, di sotterfugi e tutto sembra sempre cambiare a seconda del punto di vista da cui si guarda. Appare quindi decisamente più fluida la trama, almeno prima che scoprissi i piaceri di “No Name”, pubblicato in Italia con il titolo di “Senza nome” di Wilkie Collins che qui si presenta in una veste nuova di cui parleremo quando l’ho finito, tranne quando si diletta nell’elenco di ogni oggetto del boudoir di Lady Audley, descrizione che consta in tutto il libro di circa sette pagine, di cui due insieme e pesantissime, che ti farebbero venire voglia di fare una seduta spiritica per chiedere a Mary Elizabeth “Perché? Che t’ho fatto di male?!”. Ma ci sta, il romanzo doveva essere pubblicato per un anno. 

Guardandolo nel suo insieme sembra che la trama sia stata costruita al contrario, ovvero partendo da quello che era facilmente intuibile da parte del lettore in cui inserire di volta accadimenti che cambino lo status quo del momento. A dar più aria alle situazioni più complesse si interpongono troviamo i viaggi che portano Audley in giro per l’Inghilterra a cercare informazioni e che, al contempo, restituiscono immagini nitide della vita del tempo. Azioni, discorsi, personaggi sono tutti perfettamente incastonati nei luoghi che li ospitano permettendo trattare ogni volta contesti diversi con ritmi differenti senza che la storia principale ne risenta e senza che sia evidente – come succede ad esempio con Collins = il legame fra una fra un anello o l’altro o che si debba ricorre a come fa Dickens a personaggi con storie personali nuove per arricchire la storia-. In questo caso la Braddon si stacca totalmente dal genere conosciuto e già amato dagli inglesi e riduce le presenze concentrando l’attenzione sulle indagini e le scoperte. Altro fattore nuovo è il ruolo e la presenza scenica dei “testimoni”: di loro conosceremo il minimo indispensabile di solito relativo al presente in cui si svolgono i fatti e, del loro passato, solo la porzione relativa ad aggiungere informazioni per le indagini. Il resto non serve sarebbe un accessorio inutile e, la cosa straordinaria, è che questo invito all’essenziale viene proprio da una donna!

Dai due colleghi famosi la Mary Elizabeth raccoglie alcuni meccanismi tecnici che permettono degli incastri perfetti che non sono proprio così evidenti se non si leggono i romanzi dell’epoca:
– la servitù. Di solito è la governante o la cameriera personale, qui è del secondo tipo. Permette di essere dove non si e anche di salvare o affondare determinate situazioni.
– la mistificazione. Quel che è non è sempre come appare, il buono non è mai completamente buono, il diretto a volte è superficiale, il semplice è vendicativo e via dicendo, sono caratteristiche comuni ad ogni romanzo del periodo. Questo espediente permette di rivoltare la storia a piacimento a seconda di che sfumatura di si da alla caratterizzazione del personaggio di volta in volta.
– La descrizione dei luoghi. Il luogo è il primo e più nitido indizio. La casa dove è nato George, la casa di Robert Audley, il (maledetto) boudoir di lady Audley e via dicendo, parlano dei personaggi che li abitano o li hanno abitati, restituiscono un sacco di informazioni del tipo se un personaggio è metodico, è a suo agio con il mondo che lo circonda, è di compagnia, è uno che dalla vita non ha avuto nulla, è un disperato etc… I luoghi per Collins, Braddon e Dickens sono chiavi di lettura che anticipano già, in parte, non lasciandosi nascondere da false piste, quali sono le reali caratteristiche dei personaggi che popolano la vicenda. Difficilmente questo genere di informazioni vengono contraddette e questa è una caratteristica identica per i tre personaggi.

Il mistero regge eccome, eppure, come farà qualche anno dopo Collins in Armadale, Mary Elizabeth non ce la fa a punire fino in fondo il suo cattivo e anche qui, la provvidenza che si intravede nella storia di Collins fa capolino inserendo un finale a sorpresa, ma a differenza di Armadale e sapendo che la mano che scrive è femminile, la punizione sarà descritta velocemente come se il più grande castigo sia essere indifferenti a ciò che gli succede.
È una bella storia che spiazza un po’ all’inizio ma che, se avrete la perseveranza di continuare dopo i primi quattro capitoli decolla con un buon ritmo e si lascia leggere senza alcuna difficoltà – tranne per le pagine citate all’inizio di questa recensione che come detto hanno un motivo per esserci  -,  e che non stento a credere che questa possa aver dato filo da torcere ai colleghi della Braddon. Libro decisamente imperdibile per gli amanti del genere e del periodo.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Il segreto di lady Audley
Mary Elizabeth Braddon
Fazi Editore, Ed. 2016
Traduzione di Chiara Vatteroni
Collana “Le strade”
Prezzo 19,00€


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