"Come volevasi dimostrare", Getrude Stein – Il teorema dell’affinità elettiva…


Fonte: Le parole aperte

Se cercate storie convenzionali forse questo libro non fa per voi, mi vien da dire aprendo questa recensione. La Stein scrive un po’ come si vive, i pensieri affiorano ed escono senza soluzione di continuità e la salva il fatto che, come con l’arte, ha l’occhio e il gusto per capire cosa va e cosa togliere. Quella di cui parliamo oggi è la raccolta di due racconti scritti intorno al 1903 e pubblicati molto più tardi che sono stati preparatori per un altro lavoro famoso, ma che io non ho ancora letto quindi prendetelo come un dato da verificare, che si chiama “Tre esistenze”. La loro autrice è una donna che ha conquistato l’ammirazione e il rispetto di molti artisti dell’epoca, per la maggior parte uomini,  per competenza artistica e di critica letteraria ed è anche la donna che, dal 1909, vive il suo amore a Parigi con la sua compagna Alice Toklas con la quale,  insieme al fratello Leo Steiner, ospita il giovedì serate culturali a rue des Fleurus, 27.  Quelli di oggi sono racconti decisamente diversi fra loro ma che hanno in comune un unico tema ovvero il linguaggio dell’affinità elettiva simile a quello raccontato da Goethe.

Se poniamo come teorema di base che: l’affinità elettiva è un’appartenenza di due anime che non necessariamente si dichiareranno amore o conviveranno in futuro insieme, potrebbero anche non andare nemmeno d’accordo in fondo, allora il “Come volevasi dimostrare” di Gertrude dimostra pienamente la natura e quell’attimo in cui le due anime si riconoscono nella loro “affinità elettiva”. Ma in questo libro ci sono diversi tipi di affinità: quella delle anime che si riconoscono, quella in cui una delle due non riconosce l’altra e anche quella di una delle due che fatica a lasciarsi andare per concedersi il lusso di godere della nuova scoperta. Ma questo “Come volevasi dimostrare” non è solo relegato alla sola “affinità elettiva” ma ad un corollario, teoricamente non necessario, ma come oggi avviene impossibile da non citare: l’affinità elettiva, come anche l’amore che a volte può sbocciare dopo il riconoscimento, non ha genere. La natura dell’affinità elettiva è neutra e quindi non è di questo generi di racconti l’istigazione al giudizio sul chi vive cosa. E’ da prendere come un quadro in movimento che ci illustra le fasi del riconoscimento e le possibili conseguenze.

Nel primo racconto sono coinvolti un docente di grido che viene chiamato ad insegnare in college per signorine diretto da una bacchettona direttrice americana, puritana e anche decisamente possessiva. In uno dei primi eventi il professore conosce la professoressa di filosofia e basta uno sguardo per far scattare la scintilla. Non succede nulla, ma la direttrice perde l’ascendente che ha sull’insegnante, sua protetta, e forse anche la sua attenzione e, nel frattempo, circolano delle voci, o meglio pettegolezzi, fra le alunne. Toccherà alla direttrice trovare la soluzione alla questione.
A far quasi da contraltare a questo, e il quasi tenetelo lì che ne riparliamo dopo, segue la storia di tre ragazze, imbarcatesi in una crociera verso il sud americano che si ritrovano insieme. Due si conoscono da un po’, l’altra le ha viste qualche volta e basta. La lentezza del viaggio sul battello, il fatto che non ci siano altri della loro età fa sì che stringano un’amicizia decisamente particolare. Helen è quella più sfacciata delle tre e Adele, l’ultima aggregata, si sente naturalmente attratta da lei. Già mentre sono in crociera comincia il corteggiamento serrato di Helen verso Adele che porterà non solo a scoprire il velo del “non-detto-ma-c’è, che nasconde la vera natura del rapporto che lega Helen a Mabel, ma anche ad un capovolgimento di forze che porterà ad una chiusura inaspettata della vicenda.

Ricordate il “quasi” più su? Sta lì perché scrivendo mi sono resa conto che alla fin fine, nonostante la teoria a monte di questa recensione i due racconti non sono poi così contrapposti come li vedevo (ovvero da un lato donna-uomo e dall’altro donna-donna) – questo vale per tutti quelli che “ma chi te lo fa fare a scrivere le recensioni di ogni libro che leggi?” – anzi sono forse più equipollenti di quanto mi sembrava all’inizio. Tre persone nel primo e tre nel secondo. La direttrice ama essere il riferimento di un’altra donna che rischia di perdere, Helen trascura Mabel, che le è affezionata da anni, attirata dalla novità e dal carattere di Adele. Sono, come detto tutte affinità elettive che però non tutte sfociano o non vogliono farlo in amore. Il genere ad un certo punto, nella seconda storia, lo dimentichi completamente. I gesti, il crescendo di contrapposizioni, le litigate, la gelosia, l’appropriazione della vita dell’altro sono comuni alle due storie, anche se nella prima quel che avviene realmente è nascosto dal pettegolezzo della gelosia.
Dove convergono quindi è chiaro, dove divergono invece è nella figura del terzo. Il terzo è quello che viene messo all’angolo, che sente l’affinità – che pensava avere – venire offuscata d un crescendo non previsto. 

In questo Gertrude ci ha messo molto di se stessa, donna forte, volitiva e che ha ben presente il suo obiettivo e quale strada intraprendere per raggiungerlo, non permette ai suoi personaggi di abbandonare la speranza dandoci il corollario finale, ovvero che l’affinità può non essere amore anche se le due anime sanno, in cuor loro di appartenersi. Possono lasciarsi o far finta di non essere mai entrati in sintonia, ma sanno benissimo che c’è un gesto, un nome o un odore o gusto che faranno affiorare il ricordo. La direttrice non si arrende a perdere la propria protetta, rovina il quadro generale del mondo che ha costruito, sia per la società che per se stessa. La Stein la presenta come una donna, ma agisce come un uomo in gonnella con il valore aggiunto di essere decisionista (maschile) ma con astuzia (femminile). Nella seconda storia invece i ruoli  si creano e si invertono senza soluzione di continuità e le caratteristiche di questi ruoli sono volutamente asessuati, ovvero non c’è una presenza particolarmente pesante che possa riconoscersi come prettamente maschile o femminile. Il punto non è quello, il punto è che le fasi dell’amore e dell’affinità non hanno generi, quindi ad un certo punto naturalmente devi ricordarti chi sono le protagoniste anche se non è necessario che tu lo faccia ai fini della comprensione delle storie.

Volere o non volere, capire se davvero una storia è necessaria o se, il logoramento che si porta dietro, ci significa che, se anche ci amiamo, non si è fatti per stare insieme. Da un lato le convenzioni ci vogliono, accoppiati, con figli, con la macchina, con l’account sui social e il conto in banca, la vacanza, gli amici e via dicendo. Ma la “convenzione”, per quanto non siamo disposti ad ammetterlo ci entra dentro il DNA. Devo essere accoppiata per essere accettata, altrimenti si chiederanno che c’è che non va: il dilemma di Adele è interessante. Rifiuta il corteggiamento, o meglio fa finta di non capire, come succede ad ogni “brava ragazza” del periodo. Traccheggia, la tira per le lunghe, ma la paura di perdere la fa piano piano avvicinare allo scopo anche se, a questo punto, partono le ripicche, le gelosie, le invidie che tendono ad allontanare le due innamorate. Adele lo sa perfettamente quanto Helen eppure sanno che non si fermeranno e sanno già che quella storia ha una grossa mancanza: manca l’uomo, non come genere, ma come carattere dominante. Non vi dico altro come fosse un invito a rifletterci su.

Come già detto, quel fiume in piena di pensieri che è la Stein è difficile arginarla e comprenderla tutto insieme, la sua scrittura è decisamente avulsa dalla convenzione in cui versano la maggior parte degli scrittori del tempo. Lei segue le nuove correnti e le cavalca più che degnamente, stando anche a questi racconti. Il tutto ha però il risultato che, più ci pensi e più di affiora un particolare cui non avevi dato importanza ma per il quale, il quadro generale cambia di connotazione. Ecco, questo libro è questo: una lettura che continua a riaffiorare con nuove connotazioni a lungo dopo che hai finito di leggerlo. Non è così arduo leggerlo quanto avere la motivazione per farlo perché, finché non hai finita la storia, non capisci dove voglia andare a parare. Erano due racconti separati che invece sono stati ben accoppiati e che, se riuscite a trovare in giro, vi consiglio caldamente di leggere.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Come volevasi dimostrare
Gertrude Stein
Einaudi Editore, Ed. 1975
Traduzione di Floriana Bossi
Collana “Nuovi Coralli”
Valutazioni fra i 7,90€ e i 15€ (dipende dall’anno di stampa)


A photo posted by @leggendolibri on May 28, 2016 at 2:36am PDT

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