"Il Dio del massacro", Yasmina Reza – La costruzione…

Fonte: Albertine


Ci ho riflettuto parecchio prima di fare questa recensione, di un libro letto a Giugno, ma devo ammettere che mi ha lasciata un po’ spiazzata. Iniziamo con il dire che si tratta di un testo che poi è finito anche sullo schermo in una trasposizione cinematografica diretta da Roman Polanski ma quello che mi ha lasciato un po’ perplessa è, che nella quarta di copertina, il commento che inizia con “Fin dalle primissime battute di questa commedia al tempo stesso esilarante e feroce…[…]”. Ecco, io, esilarante non l’ho proprio trovata. Magari nemmeno feroce, ma di certo cinica sì. È una, quantomai realistica, rappresentazione della nostra contemporaneità realizzata come un singolo quadro, che si svolge in un’unica stanza come fosse una rappresentazione teatrale, e dove si trova un concentrato della “confusione” che caratterizza il nostro mondo dalla metà del ‘900 fino ad oggi.

Appena entrati nella prima pagina di questa discussione, perché tutto il libro è incentrato su un unico incontro, vi troverete in un salotto dabbene dove sono sedute due coppie che stanno parlando. L’oggetto della discussione è il litigio, avvenuto qualche giorno prima in un parco giochi, fra i figli delle due coppie nel quale uno, quello della famiglia ospitante, è quello che è stato attaccato con una mazza da baseball e quello che è l’aggressore è il figlio della coppia invitata. C’è un’aura di grande formalità fra le due coppie all’inizio, tra una tazzina di caffè servita in fine porcellana e sguardi un po’ tesi, ci si scambia convenevoli e si porgono le scuse quasi fossero formali condoglianze ad una veglia funebre; poi il clima cambia, il ritmo diventa incalzante e i fattori esterni, come il telefono che squilla in continuazione del padre dell’aggressore, forniscono gli strumenti decisivi per far cadere le maschere a tutti i convitati e per fare uscire la vera natura delle due coppie fino allora impeccabili.

Quello che ho ammirato di più di tutto il testo è la creazione della situazione di stress, tassello per tassello, che tira fuori la vera natura. Reza non nasconde la sua tecnica e la sua scrittura denuncia ogni fattore che viene, mano a mano, aggiunto: il telefono, l’attacco di vomito, il libro rovinato, il pianto. Ogni fatto si presenta al momento giusto per far passare l’attenzione da un personaggio che è si è scoperto ad un altro che si sta scoprendo e ogni dialogo successivo svela, attraverso una fitta contrapposizione di botta e risposta, le conseguenze dell’avvenuta franchezza di spiriti e di modi di guardare alla situazione che si sta svolgendo. E, sebbene troppo compressi dai limiti scenici, è possibile osservare un ventaglio di comportamenti che potrebbero essere adottati da un folto numero di persone con caratteristiche anche molto diverse fra loro. Ma, il modo in cui si arriva a tutto questo, è teatrale quanto la scena in cui si muovono i personaggi.

La costruzione non si ferma solo a ricreare i fattori di stress, perché l’azione prenda pieghe inaspettate, ma permette di caratterizzare ogni personaggio nel suo rapporto con gli altri. Di solito i personaggi si presentano da soli oppure, come in una serata della buona società e come bon ton direbbe, è l’autrice a presentarceli – della serie “Questo è Tizio; Tizio ha una fabbrica, lavora venti ore al giorno e le restanti quattro le passa con l’amante. E’ alto, bello e anche simpatico, seppure dorma ben poco.” e via dicendo -. In questo caso, l’essenza del personaggio, viene fuori nella contrapposizione con gli altri nel momento in cui l’ennesimo fattore di stress gli permette di esternare il suo vero io. Ne viene fuori qualche considerazione interessante del tipo che il nostro “vero io” non è quello che siamo noi ma la sommatoria dei rapporti che abbiamo con tutti quelli che incontriamo: questo perché, al netto del nostro sbottare o no, la nostra presenza, o vita o chiamatela come vi pare, si può riassumere in un insieme di rapporti. Quindi per conoscerci davvero a fondo dovremmo guardarci da fuori nel nostro rapportarci con il mondo dove le risposte si nascondono nell’atteggiamento che assumiamo al netto della convenzione sociale; in un quadro visto in questo modo il nostro agire assume diversi significati e, strano a dirsi, è diverso anche da come ci percepiscono gli altri. Diciamo che dovremmo guardare a noi stessi da un punto di vista neutrale che non comprenda né noi e né gli altri. Il problema rimane come riuscirlo a fare!

È per questi fattori che questo libro è decisamente da conoscere e da apprezzare. Il confronto fra personalità è una parte ben strutturata e ritmata talmente tanto che si sente lo scandire del metronomo che da il tempo al botta e risposta. Però, in tutto questo, io non ho trovato grande ironia nel vedere rappresentate le umane miserie ma è stato decisamente interessante per gli aspetti sin qui citati tant’è che, dopo averlo finito – e non ci vuole poi molto -, mi sono andata a rileggere qualche passo in cui lo scheletro della costruzione si nota di più.
Io credo sia consigliabile a quelli che vorrebbero conoscere un po’ più da vicino il mistero della scrittura. Potrebbe davvero stupirvi.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il Dio del massacro 
Yasmina Reza
Adelphi Edizioni, ed. 2011
Traduzione di Laura Frausin Guarino e Ena Marchi
Collana “Piccola biblioteca Adelphi”
Prezzo 9,00€

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