#Regamiunracconto : Favola con contenuto morale ad uso dei giovani, l’amico di Murakami

Fonte (immagine di sfondo): Marketing Journal 

Buongiorno! E siamo al penultimo appuntamento di questa serie di #Regalamiunracconto con uno dei due inviati dal vincitore “l’amico di Murakami”. La prossima settimana ci sarà il racconto vincente. La favola di oggi è anche molto breve, ma a detta sua, questa favola è’ migliore del racconto che invece ha ricevuto i complimenti della giuria di qualità tirata su dalla sottoscritta per trovare alla fine un vincitore da premiare.
E’ un po’ cinica, ma rispecchia il suo carattere delle giornate no (quando non ci sono io che gli rompo le scatole – in quel caso assume lo sguardo da killer!-) ma comunque un esperimento decisamente interessante anche se, quando leggerete “Martedì”, darete ragione a me sulla scelta del migliore dei due racconti!

Corre l’obbligo di specificare che i racconti che sono stati mandati dagli autori, nonostante siano pubblicati qui, sono di loro proprietà. E’ severamente vietato copiarli, anche se solo in parte o nella totalità, senza la loro espressa autorizzazione. Per informazioni e/o contatti, sarò felice di dare risposte a chi ne farà richiesta a me tramite la mail segnalata nei contatti.


Vi lascio alla lettura della favola, e vi rimando a martedì prossimo per l’ultimo racconto della serie!
Buona giornata e buone letture,
Simona Scravaglieri

Favola con contenuto morale ad uso dei giovani 

l’amico di Murakami (alias) 

 


C’era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un famoso uccisore. Prima di diventare assassino aveva provato una diversa carriera e per alcuni anni tutti lo avevano conosciuto come il bandito del clistere delle colline rosse. Ma non era la sua strada: odiava tutti gli uomini e era felice solo se poteva ammazzare qualcuno, così aveva deciso di cambiare professione.Ogni volta, prima di ucciderle, costringeva le sue vittime a mangiare con lui carote, carciofi e tofu fino a scoppiare. Quando era sazio, beveva un bicchiere di latte di soia e trafiggeva loro il cuore. Fu per questo che iniziarono a chiamarlo il killer vegano.Un bel giorno di primavera il principe gli diede l’incarico di ammazzare la donna dai capelli colore del miele che abitava nella casetta lungo il fiume, subito dopo il mulino. Si recò là ma dopo averla legata, guardandola mentre mangiava con lei, si rese conto che si era innamorato e che non poteva completare il suo incarico; ed ecco che la liberò e le disse di scappare. Ma il principe non gli aveva detto tutta la verità, perché anche lei era un’assassina a pagamento e appena le voltò le spalle gli sparò, gettando poi il suo cadavere nel fiume.Da quel giorno, poiché l’aveva risparmiata, la donna prese il suo nome facendosi chiamare il killer vegano e, dopo aver tagliato la gola al principe ed essere scappata nel reame vicino, visse per sempre felice e contenta, uccidendo spesso ma soltanto perché le piaceva farlo.


Appuntamento alla prossima settimana 
con il racconto vincitore del concorso! 

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