[Dal libro che sto leggendo] Raffles. Caccia al ladro

(LettureSconclusionate)

Il post di oggi ha due “colpevoli”: la prima è La Leggivendola, con il suo passo veloce e con il visino dolce sembra una riproduzione umana di un manga, e l’altra Carla De Felice di “Una banda di cefali” che è una donna  portatrice sana di allegria e di belle iniziative. La prima mi ha fatto conoscere CasaSirio e la seconda mi ha proposto di partecipare al Blogtour, che partirà fra poco, dedicato proprio a questo libro che è il secondo di una serie, di cui peraltro ho anche il primo – comprato nel 2015 al SalTo -, che ha come protagonista Raffles, il ladro gentiluomo.

Ora, E. W. Hornung, che io non conoscevo affatto, era il cognato di Arthur Conan Doyle e, questa serie di storie -che non sono propriamente racconti come potrebbe sembrare-, sono l’esatto opposto delle avventure di Sherlock. Il personaggio di Conan Doyle combatteva il “male” quello di Hornung invece è un ladro. Sono racconti scorrevoli  ambientati in un periodo specifico, che va dal 1897 al 1900, quando Bunny, il compare e amico di Raffles, dopo aver scontato un periodo in prigione si deve barcamenare tra lavoretti per sbarcare il lunario, rimpiangendo un un caro amico (chi, lo scoprirete solo leggendolo!). Un giorno si vede arrivare un telegramma e tutto quello che verrà raccontato dopo, sarà una conseguenza di quelle parole sconclusionate…

Non l’ho ancora ultimato ma sono a buon punto (circa il 70%) e devo dire che le avventure di questi due masnadieri sono deliziose. C’è anche una nota di colore che, alla lettrice qui presente è balzata all’occhio per le ricerche passate: E. W. Hornung conosceva molto probabilmente il lavoro di Monnier -non Adrienne ma Marc!- che, nonostante la pagina Wikipedia non sia così puntuale, ha pubblicato dal 1858 fin quasi alla fine del 1800 numerose versioni de “La camorra: notizie storiche raccolte e documentate per cura di Marco Monnier”. La versione riportata in Wiki è quella che si trova un po’ ovunque grazie anche alla traduzione in italiano. In uno dei dialoghi, di “Raffles. Caccia al ladro.“, si fa riferimento alla camorra, ai capo-paranza e al giovane onorato (ovvero una specie di apprendista). Ci sono altri riferimenti storici degni di nota, come ad esempio la migrazione italiana verso l’Inghilterra, ma ne riparleremo nella recensione. 

Io ci darei uno sguardo fossi in voi, sia sbirciando l’inizio del libro inserita qui di seguito che guardando anche l’estratto di un capitolo situato intorno a pagina 60 che si trova sul sito di CasaSirio.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


NON UNA PASSEGGIATA
 I

Non so ancora cosa mi stupì di più, se il telegramma che mi rimandava all’annuncio o l’annuncio in sé. Il telegramma è qui davanti a me mentre scrivo. A quanto pare, è partito da Vere Street alle otto di mattina dell’11 maggio 1897 e arrivato mezz’ora dopo all’ufficio postale di Holloway. E in quella grigia contrada mi ha puntualmente trovato, ancora non lavato ma già all’opera prima che la giornata si facesse calda e il mio solaio invivibile. 
“Guarda annuncio Mister Maturin Daily Mail potrebbe fare per te per favore prova parlo io se serve – (…)” 
Lo trascrivo preciso a com’era stato steso ‒ tutto d’un fiato, così da togliermi il mio ‒ tralasciando le iniziali che, in calce, completavano la sorpresa. Erano per forza quelle del blasonato medico che aveva lo studio a un fischio da Vere Street e che un tempo mi aveva definito, per sua sfortuna, consanguineo. Più di recente mi aveva riservato ben altro: ero “una disgrazia”, appellativo che pronunciò dopo aver fatto qualcosa di molto simile al nominare il nome di Dio invano; mi ero “scavato la fossa da solo”, e ora potevo anche seppellirmici; se avessi avuto ancora l’insolenza di presentarmi in quella casa me ne sarei andato ben più in fretta di come fossi entrato. Questo e altro ancora il mio parente più stretto era stato capace di sbattere in faccia al povero diavolo qui presente. Non si era nemmeno trattenuto dal chiamare la servitù e impartire quelle brutali istruzioni per allontanarmi. E adesso si riduceva al tono di quel telegramma! Non ci sono parole per descrivere il mio sbalordimento. Non riuscivo letteralmente a credere ai miei occhi. Eppure le prove erano a dir poco stringenti, neanche un’epistola intera sarebbe riuscita a tradire il mittente in modo altrettanto chiaro. Crudelmente ellittico, ridicolmente preciso, pronto a lesinare mezzo centesimo sulla chiarezza e poi a pagare da grand’uomo per quel “Mister”; ecco il mio nobile parente calzato e vestito. Ripensandoci, anche il resto gli si addiceva, in fondo. Come benefattore aveva una reputazione a cui rimaner fedele; quello, oppure l’impulso che a volte sorprende anche i più razionali: la prima tazza di tè della giornata, i giornali del mattino, l’annuncio visto per caso e il resto sull’abbrivio di una coscienza sporca. 
Non mi restava che leggerlo di persona; e meglio prima che dopo, anche se il lavoro chiamava. Stavo scrivendo una serie di articoli sulla vita in carcere e la mia penna stava mettendo a nudo il sistema; un quotidiano letterario e filantropico sfoggiava le mie cosiddette accuse, gongolando soprattutto sulle più gravi; e la paga, pur misera per un lavoro creativo, era una fortunosa boccata d’ossigeno. Il caso volle che il mio primo assegno fosse arrivato proprio con la posta delle otto, e capirete la mia condizione se dico che avevo dovuto incassarlo per poter comprare il Daily Mail. 
Quanto all’annuncio in sé, che dire? Potrei lasciargli la parola se solo lo trovassi, ma non ci riesco, e ricordo giusto che “un anziano gentiluomo dalla salute cagionevole” ricercava “un infermiere e attendente personale”. Un infermiere! Seguiva un’appendice assurda che offriva “un generoso salario a un candidato che abbia frequentato l’università o una public school”; e, di colpo, capii che se mi fossi offerto avrei avuto il posto. Chi altri che avesse “frequentato l’università o una public school” si sarebbe sognato di farlo? Ce n’era un altro nelle mie stesse ristrettezze? Senza contare il mio ammorbidito parente che non solo si era offerto di mettere una buona parola, ma era proprio il tipo d’uomo capace di farlo. C’erano forse referenze migliori delle sue in tema d’infermieri? Le incombenze, poi, avrebbero proprio dovuto essere detestabili e repellenti per indurmi a rifiutare. Di certo il contesto sarebbe stato migliore di quello della mia modesta pensione e in particolare del mio solaio, così come tutti gli altri aspetti della quotidianità che mi vennero in mente rientrando in quella sgradevole residenza.
Così m’inoltrai in un banco dei pegni, al quale ero nuovo solo nelle vesti di momentaneo acquirente, e nel giro di un’ora salivo sul tram indossando un abito dignitoso, anche se appena appena antiquato e intaccato dalle tarme, e un cappello di paglia. L’indirizzo fornito dall’annuncio rimandava a un appartamento in Earl’s Court che mi costò un viaggio in metropolitana, con l’aggiunta di un pezzo in periferica e una camminata di sette minuti.  Era ormai trascorso il mezzogiorno. Percorrevo Earl’s Court Road inspirando il profumo di buono che emanava il pavimento in legno levigato: era meraviglioso camminare di nuovo nel mondo civile. Qui gli uomini indossavano cappotti, le signore guanti. La mia sola paura era imbattermi in questa o quella vecchia conoscenza; eppure, era il mio giorno fortunato, lo sentivo nelle ossa. Avrei ottenuto il posto e così, ogni tanto, avrei potuto annusare ancora il profumo della strada in legno, magari durante le commissioni per il vecchio; o forse avrebbe voluto percorrerla egli stesso, con la sua sedia a rotelle e con me alle sue spalle. 
Quando arrivai agli appartamenti ero nervoso. Formavano una piccola schiera in una strada secondaria e nell’osservare una targhetta sulla parete all’ingresso provai una certa compassione: quel medico doveva attraversare tempi piuttosto magri, pensai. Provai una certa compassione anche per me. Mi ero crogiolato nella visione di alloggi migliori di quelli: nessun balcone, portiere senza livrea, niente ascensore… col mio invalido che abitava al terzo piano”. Arrancai fin su, desiderando di non aver mai vissuto a Mount Street, e sfiorai un individuo abbattuto che scendeva le scale.


Questo pezzo è tratto da:

Raffles. Caccia al ladro
E. W. Hornung
CasaSirio Editore, ed. 2016
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Collana “Morti&Stramorti”
Prezzo 15,00€

4 thoughts on “[Dal libro che sto leggendo] Raffles. Caccia al ladro

  1. In effetti quest'anno non mi sono coordinata così bene con le attività. O meglio, avevano l'aspetto di essere in periodi distinti e consecutivi e invece mi si sono un po' sovrapposti… ma ce la posso fare 😀 Al massimo chiamo te per ritrovare la serenità! 😀

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