"Sottomissione volontaria", Lena Andersoon – L’assenza nel quadro…

“La stanza vuota”, E. Hopper
Fonte: Centro Arte

Devo dire che ,dal titolo, io mi aspettavo decisamente altro, o meglio, mi aspettavo si parlasse d’amore e, forse, paventavo un finale diverso. E devo anche aggiungere che, nonostante non sia il tema centrale del libro, alcune discussioni filosofiche usate da Ester per avere un contatto con Hugo, in espedienti per poter riflettere sul loro rapporto, se prese al netto della situazione e della motivazione per la quale sono formulate sono decisamente interessanti.
“Sottomissione volontaria” è il racconto puntuale dell’ascesa e della disfatta dell’amore fra due persone impegnate a logorarsi per motivi differenti: lei per senso di appartenenza e lui per non appartenere. È il contrasto fra concreto e futile, fra aspettative di vita e fra concezioni di vita completamente diverse. “Sottomissione volontaria” ha un numero, il “2”, che si ripete in continuazione.

Due persone, due mestieri e formazioni completamente distinte: lei poetessa e filosofa impegnata a togliere dalla realtà le sovrastrutture che ne oscurano la verità e lui, pittore, impegnato a rappresentare quella realtà in una rappresentazione che si compone di sovrastrutture create per dare l’illusione di averla davanti in maniera tangibile.
Due concezioni di vita: lei desiderosa di vivere una vita semplice, dove l’assenza è la possibilità di avere spazio per contenuti reali, tangibili e verificabili. Lui impegnato a circondarsi di conferme coatte di ammiratori e adulatori del suo lavoro, il suo mondo è fatto di rumore che lo circonda e riempie gli spazi perché lui non debba far altro che esserne al centro e rimanere da questo illuminato.
Due concezioni diverse del coinvolgimento amoroso: per lei è amore, appartenza, dedizione, annullamento nell’altro e per lui è l’ennesimo rumore da cui prendere luce.

In questo contesto chi cambia è lei, Ester; in una ricerca per un convegno crea l’uomo attraverso la sua interpretazione della realtà che lui rappresenta e che diventa rappresentativa dell’uomo a cui vuole appartenere. Il fatto che si incontrino, che lei noti i gesti di lui o che lui le stia vicino è decisamente irrilevante. Quando incontra Hugo, Ester ha già rinunciato ai suoi spazi minimalisti, il vuoto si è già riempito di contenuti che sono quelli che lei attribuisce a lui. Anche i segnali, che le vengono dalle prime conferme che lui non è quello che lei si figura, non bastano come campanelli d’allarme. È lui, la faccia è la sua, i quadri sono suoi e tanto basta. A nulla serve constatare che lui non ha quella sintesi che è sempre stata parte della vita di Ester e che lei ha ritrovato nella sua arte.
Per contro lei per Hugo non è che l’ennesimo tassello di una serie di persone che gli satellitano attorno; lui non vuole lei, lui vuole quello che lei dice di aver visto in lui, vuole che lei diventi l’ennesimo spunto per fare esperienza e arricchire il suo vocabolario visivo da rappresentare in futuro. In un punto l’autrice, per bocca di Ester, lo dice chiaramente: Hugo non soffre e non vuole vedere sofferenza accanto a lui. Lui è distaccato dalla realtà perchè ne deve cogliere la sintesi, non vi può prender parte perchè, qualora lo facesse, smetterebbe di guardarla in maniera oggettiva e non potrebbe più riprodurla. 

La bellezza di questa storia risiede soprattutto nella contrapposizione fra due concezioni diverse dovute all’arte che si pratica. La filosofia che richiede visioni concrete e la pittura che rappresenta una concretezza, ma non sempre lo è. I due amanti “sono” e al contempo “non sono” rappresentazione dell’amore; quando sono insieme la fisicità del contatto, la necessità del confronto, sono filosoficamente la rappresentazione del livello di contatto fra due individui che provano del trasporto e che cercano un contatto. Nel momento in cui si separano, si perdono e vivono nel silenzio divengono “immagine”. Lei vede, sente e pensa quello che fa lui e lui, come il pittore per il suo quadro, c’è perché lo ha dipinto ma al contempo è assente dalla rappresentazione. È sicuramente un po’ arduo vederlo inizialmente perché nel cambiamento radicale di Ester si diventa partecipi di quello che avviene davanti ai nostri occhi, e in parte è qualcosa che noi già conosciamo.
Ma come avviene per le storie finite, e come dicono gli storici come Carr riguardo gli avvenimenti di cui raccontare ai posteri, per capire meglio le dinamiche dell’evento, del momento, dello svolgimento e delle effettive conseguenze bisogna che questi sia avvenuto lontano nel tempo. Solo allora, quando non saremo più coinvolti, saremo in grado di vedere alla natura vera dell’evento stesso. 

In questo l’autrice mette il suo tocco magistrale e che si vede solo quando hai chiuso l’ultima pagina: la storia è raccontata come resoconto a distanza ma, dall’inizio, si percepisce come se la si stesse vivendo in tempo reale. La voce narrante ad un certo punto sparisce dall’immaginario del lettore che viene gradatamente coinvolto nelle varie fasi di questa storia, elegante e impegnata, e prende posizione per poi doverla rimettere in discussione man mano che la vicenda volge al termine. Che abbia ragione Ester? Forse Hugo? Non importa alla fin fine ci abbia ragione o torto, l’importante qui è l’immagine d’insieme che restituisce un mondo di emozioni che pesiamo di conoscere e che probabilmente non abbiamo approfondito fino in fondo. Probabilmente perchè, come dice “il coro di amiche di Ester” ci siamo nascosti dietro la frase: “Ogni cuore vive un amore con la profondità che non sempre è possibile far capire agli altri”.
Nonostante sia una storia complessa, anche nel minimalismo della sua rappresentazione, è una storia scorrevole quanto basta a raccontare un amore, pertinente quando deve nutrirsi di metafore per arricchire i dialoghi “da intellettuali” fra i due protagonisti e realistica nel suo ricordare ogni tanto il peso dell’assenza. È capace di rappresentare la lentezza dello scorrere del tempo dell’attesa pur essendo estremamente scorrevole.

Come detto, io mi aspettavo decisamente altro, ma quello che ho trovato mi è piaciuto davvero tanto. “Una bomba pura e semplice” l’ha definita la Sebold con molte meno parole delle mie. Definizione azzeccatissima. E, infatti, lei fa la scrittrice e io la blogger!
Ci vediamo a Più libri più liberi!
Buone letture, 
Simona Scravaglieri

Sottomissione Volontaria
Lena Andersoon
Edizioni E/O, ed. 2016
Traduzione a cura di Carmen Giorgetti Cima
Collana “Dal mondo”
Prezzo15,00€

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