[Dal libro che sto leggendo…] Raffles: the amateur Cracksman

Finito in pratica ieri (domenica) l’ho letto praticamente nei momenti liberi della giornata – quindi non ci è voluto nemmeno tanto a leggerlo!- e mi è piaciuto tanto quanto il primo. Questa è la prima raccolta di storie che riguarda il profilo del celebre personaggio creato da Hornung (la recensione della seconda raccolta: Raffles. Caccia al ladro). In questo caso c’è proprio l’inizio di tutto, ovvero il momento in cui i due ex compagni di scuola di incontrano dopo tanti anni e Bunny, l’assistente di Raffles nelle future ruberie, è completamente al verde.

Lo stile, come nella seconda raccolta è fresco e divertente. I due sono amici nella misura in cui Bunny dipende dalle soluzioni geniali di Raffles, ne limita l’irruenza rifiutando qui e lì di tornare a rubare solo per sfizio e sa perfettamente di essere sacrificabile. Raffles per contro è sicuro della sua genialità ma soffre il fatto di essere il solo a conoscere le sue imprese. L’apparizione di Bunny nella sua vita è un modo per avere finalmente qualcuno con cui confrontarsi e con cui gloriarsi dei furti riusciti.

Per Hornung, alla fine, Bunny corrisponde a quell’espediente letterario che permette all’autore di spiegare l’azione nei dettagli, anche dopo che si è svolta. Vedetela così: se Poirot ha sempre bisogno di riunire tutti i coinvolti del caso, e partire dall’inizio della vicenda per arrivare a svelare il colpevole dopo una serie infinita di percorsi tortuosi , Bunny è quel pubblico necessario perché il tutto possa avere un senso logico proprio come succede per Poirot e anche per Sherlock Holmes.
Libro davvero divertente e consigliatissimo! E ora, vi lascio sbirciare fra le prima pagine…

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Le Idi di marzo  

Rintoccava la mezzanotte quando tornai all’Albany per un ultimo, disperato tentativo. Il teatro della mia disfatta era più o meno come l’avevo lasciato: le fiches del baccarà, ancora sparse sul tavolo, si confondevano tra bicchieri vuoti e posacenere pieni; la finestra, aperta per far uscire il fumo, al suo posto lasciava entrare la nebbia. Lo stesso Raffles si era limitato a cambiare la giacca da sera con uno dei suoi innumerevoli blazer. Ciò nonostante, inarcò le sopracciglia come se l’avessi tirato giù dal letto. 
-Dimenticato qualcosa?- disse al vedermi sulla soglia. 
-No- dissi io. E lo superai senza cerimonie, facendomi strada nella sua camera con un’impudenza che stupiva me per primo. 
-Non è che vuoi la rivincita, vero? Perché temo di non potertela dare così, su due piedi. È dispiaciuto anche a me che gli altri…- eravamo faccia a faccia accanto al caminetto, e lo interruppi. 
-Raffles- dissi, è normale che ti sorprenda vedermi tornare così, e a quest’ora. Ti conosco appena. Non sono mai entrato in casa tua prima di stanotte. Però ti ho fatto da attendente a scuola e hai detto che ti ricordavi di me. Non che sia una buona scusa ma… mi ascolteresti per due minuti? 
All’inizio avevo dovuto lottare per far uscire ogni singola parola, tanto ero scosso; eppure, man mano che andavo avanti, il suo viso mi aveva rassicurato e pensavo di non sbagliarmi nel decifrarne l’espressione. 
-Certo, mio caro, tutti i minuti che vuoi. Prenditi una Sullivan, siediti- disse e mi porse il portasigarette d’argento.
-No- risposi controllando la voce meglio che potevo. – No, non fumerò e non mi siederò, grazie. E non mi chiederai di nuovo di farlo, quando avrai sentito che che cosa ho da dire.. Uh, davvero? – disse accendendosi una sigaretta. teneva i suoi chiari occhi azzurri fissi su di me. – E come lo sai?
– Perché probabilmente mi metterai alla porta, e farai bene – gridai con amarezza. – Ascolta, non ha senso menare il can per l’aia… Hai presente che ho appena perso duecento sterline?
Annuì.
– Non avevo soldi in tasca.
– Mi ricordo.
– Però avevo il libretto degli assegni e, infatti, ne ho scritto uno per ciascuno di voi proprio sopra quel tavolo.
– Quindi?
– Non valgono la carta su cui sono scritti, Raffles. Il mio conto è in rosso.
– Ma è un temporaneo, giusto?
– No. ho speso tutto.
-Ma qualcuno mi diceva che stavi benissimo. Non si diceva che avevi ereditato?
– Infatti. Tre anni fa. E’ stata la mia maledizione e ora è finito tutto. Anche i centesimi! Sì, sono stato un idiota. Non c’è mai stato né ci sarà mai un altro idiota come me. Che c’è, non ti basta? Perché non mi cacci via?
Raffles camminava avanti e indietro per la stanza, indossando una faccia che più cupa non si poteva.
– La tua famiglia non può far niente?- chiese dopo un po’.
– Dio santo, non ho famiglia – gridai. -Sono rimasto solo io. Ho ereditato tutto quello che c’era. La mia sola consolazione è che sono morti e nessuno di loro ne saprà mai nulla!
Mi lasciai cadere su una sedia e nascosi il viso tra le mani. Raffles continuò a percorrere l’elegante tappeto che faceva gioco con il resto dell’arredamento. Non c’erano variazioni nell’incedere attutito, regolare, dei suoi passi.
– Ricordo che eri un piccolo disadattato tutto lettere – disse alla fine. – Non eri anche il redattore della rivista prima di andartene? Comunque, se non sbaglio, come mio attendente ti facevo scrivere le composizioni al posto mio e la letteratura in generale è il massimo di questo periodo. Qualsiasi scemo saprebbe viverci.
Scossi la testa:- qualsiasi scemo non riuscirebbe a cancellare questi debiti.
– Almeno avrai un appartamento da qualche parte – proseguì.
– Sì, a Mount Street
– D’accordo, e l’arredamento?
Ero talmente infelice che scoppiai in una risata: – C’è un’ipoteca su ogni singolo pezzo, da mesi!
A quel punto Raffles si fermò, le sopracciglia inarcate sopra un sguardo saldo che riuscivo a sorreggere ora che sapeva il peggio; poi diede una scrollata di spalle e riprese a camminare. Ma su quel viso, bello e immutato, credetti di leggere il mio destino e la mia condanna a morte; fu allora che ogni parte di me maledisse la codardia che mi aveva trascinato din là. Folle! Poiché a scuola era stato gentile col sottoscritto, quando era capitano della squadra e io solo il suo attendente, avevo osato adesso presentarmi con una simile bega. E per cosa poi? Perché ero rovinato e lui invece abbastanza ricco da poter giocare a Cricket tutta l’estate e non fare niente tutto il resto dell’anno? Avevo stupidamente contato sulla sua pietà , sulla compassione, sul suo aiuto… Sì, in cuor mio  mi ero affidato a lui, a scapito di ogni diffidenza e falsa modestia. Eccomi ben servito! Non c’erano né pietà e né compassione in quelle narici arcuate, nella mascella dura, nei freddi occhi azzurri che non incrociavano mai i miei.


Questo pezzo è tratto da:

Raffles: the amateur Cracksman
E. W. Hornung
CasaSirio editore, ed. 2015
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Prezzo 14,00€  

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