"La legge e la signora", Wilkie Collins – Modernità al femminile…

Fonte: LettureSconclusionate


Scegliere di leggere classici, e in particolare del periodo dell’800 inglese, una soddisfazione me l’ha data di certo. Nel caso di Collins, e in parte di Dickens, mi ha regalato l’opportunità di vedere una parabola di crescita dello scrittore, il caro Wilkie, e della sua ascesa alla formazione di un genere: quello poliziesco. Quando ho letto la quarta di copertina in cui D’Orrico sostiene che ogni testo di letteratura inglese riconosce in Collins il padre del poliziesco moderno, con il suo romanzo del 1868, ecco, mentalmente un paio di accidenti glieli ho inviati confesso. Poi mi sono calata nella nuova situazione di Collins e devo ammettere che il “qualsiasi testo”, in fondo, potrebbe aver ragione: Valeria, la nostra protagonista è la summa di tutte le donne cardine che abbiamo incontrato nella parabola di crescita collinsiana scandita dai suoi romanzi scritti per le testate di Dickens e, per il periodo in cui è scritto il romanzo, è molto vicina all’idea di detective moderno senza però tralasciare quei particolari, tipici dell’era vittoriana, come gli svenimenti, l’amor devoto, i sali e la pudicizia…


Siamo sul finire del 1800, e una giovane coppia è di fronte ad un anziano parroco per sposarsi. Sono Valeria ed Eustace e, la nostra sposa, è la nipote del parroco in questione. A parte la zia di lei non c’è nessuno a questo matrimonio, nemmeno la madre di Eustace che era contraria già al corteggiamento che il giovane uomo ha fatto a questa dolce e riservata ragazza di non grandi risorse. Poi il viaggio di nozze verso una località marina, la scoperta di una foto della madre di lui con dietro un cognome, “Macallan”, che non è quello con cui il marito l’ha sposata e, infine, l’incontro “fortuito” in spiaggia con la suocera. Tutti fatti che fanno scoprire a Valeria che il marito nasconde un segreto, che non vuole che lei venga a sapere e che, per questo, è disposto a lasciarla a dubitare di lui per tutta la vita. Ma Valeria è decisa a non lasciare andare la questione e a scoprire di cosa si tratta e, alla fine, ci riesce ma, a quel punto, Eustace, sotto il peso di questo terribile segreto svelato, la lascia mentre lei è decisa comunque a risolvere la questione per riavere indietro suo marito.

Non è necessario sapere altro. Valeria diventa un investigatore: legge atti, cerca testimoni, cerca di capire la vicenda e di trovare validi alleati per risolverla, guarda gli atteggiamenti, scruta nella psicologia delle persone con cui entra in contatto e tira soluzioni innovative facendo deduzioni apparentemente semplici. Un’antesignana di Poirot insomma, con un’unica differenza rispetto ai suoi contemporanei maschili dell’epoca: è una donna e non lo fa per la gloria ma per amore, tende a svenire, ha bisogno di lunghi periodi di riposo, s’intende dei soldi poco e non bada a spese come ad una svendita, odora i profumi e trema come una foglia al freddo dell’atmosfera di una casa di campagna, adora passeggiare e prendersi cura dell’uomo che ha scelto per la vita. Queste due componenti, donna+investigatore, diventano vincenti nel prendere in più anche l caratteristiche vincenti delle donne che l’hanno preceduta nei romanzi scritti dal suo creatore: da Laura (La donna in bianco) prende il candore e l’essere cagionevole, ma anche la forza di portare avanti una scelta, da Miss Gwilt (Armadale) ha preso il decisionismo e l’analisi delle opportunità, da Magdalene (Senza Nome) l’intelligenza di scegliersi, volta per volta, non solo gli avversari giusti ma anche il sapersi trasformare nella donna diversa a seconda dell’uomo a cui si trova davanti. Sicuramente c’è anche altro, tipo qualcosa di “Moonstone”, in Italia tradotto in mille declinazioni di cui la più gettonata è “La pietra di luna”, ma faccio outing: Io ancora non ho avuto il coraggio di aprirlo perché l’edizione che ho in casa è Garzanti ed è scritto in caratteri minuscoli! Ma la leggerò, perché a questo punto sono proprio curiosa!

In più, cosa interessante, qui troviamo un’altra donna che in altri ruoli abbiamo già trovato: Marianne, che non si chiama più così ma che ha la stessa caparbietà e decisionismo, caratteristiche fisiche simili, tra cui l’incarnato. Io lo so che ve lo state chiedendo se qui ci sono tutte donne solamente, e invece no, ci anche sono molti uomini ma se, nelle volte precedenti, gli uomini erano protagonisti, qui sono volta per volta dei co-primari chiamati a svolgere il ruolo di dare supporto alla svolta che ogni volta la vicenda deve prendere. Perché, non scordiamoci che siamo nella Londra vittoriana e se Valeria può prendersi qualche libertà in più è perché riesce a farsi supportare da una serie di figure maschili che però non spiccano per decisionismo e nemmeno per coraggio. Nonostante Collins ad un certo punto tenga a precisare che le donne, non sono inferiori agli uomini, ma sono “suggestionabili” perché i loro sentimenti offuscano la  visione analitica del contesto, per questa volta il nostro Wilkie forse per la prima volta, non si affeziona solo alla sua protagonista ma la rende davvero eterna.

In più l’espediente di pescare da tutte queste donne del passato ha, dalla sua, anche una facilitazione. I lettori dell’epoca, che potrebbero sentirsi spiazzati da questa presenza così incisiva e decisa, potrebbero non ritrovarsi totalmente ad affezionarsi ad una creatura che per trovare un indizio crea una situazione che è una via di mezzo fra una tragedia greca e un’opera lirica. Valeria sviene, ma prima ha cercato inutilmente ed era talmente frustrata da essere sul punta di prendere a calci un cassetto, cosa peraltro poco femminile. Utilizza espedienti arguti, che nessun contemporaneo di Wilkie avrebbe mai messo in campo e le ha lasciato condurre il gioco da sola. Ma riunendo caratteristiche già viste, Valeria ha tutte le carte in regola per farsi volere bene dai lettori di Collins proprio perché ha degli atteggiamenti di una donna che vista da altri punti di vista è sicuramente congeniale anche all’epoca: è consapevole delle arti amatorie, è discreta e pudica, è anche aggraziata seppur non bella e sviene. E l’apporto di Collins in questo è dato dal fatto che la sua protagonista spinge per poi farsi consigliare, o per fermarsi dalla paura, o per dover cercare il consiglio di qualcuno. Il dosa gli scatti e i ravvedimenti, Valeria è e rimane eroina del passato ed esempio di un classico poliziesco con un’effettiva indagine.

Poliziesco, anche qui possiamo dedurre che l’insieme delle esperienze passate viene in aiuto a Collins, perché se il primo  libro di cui vi ho parlato (La donna in bianco) è, a tutti gli effetti, un “caso” ma senza indagine, è un mistero svelato dal banco dei testimoni, ma non è proprio un caso poliziesco. Gli altri pendono decisamente dal lato romanzo con quel sapore di mistero che non guasta. Ma qui invece l’indagine è chiara e dichiarata: si prendono in analisi le prove, si leggono le testimonianze, si fanno i sopralluoghi e si interrogano coloro che potrebbero essere a conoscenza dei fatti e il tutto ha una sua coerenza e armonia anche data dal fatto che questo è, tra quelli che ho letto, il romanzo più breve e coinciso di questo autore. Le descrizioni, fisiche e dei luoghi sono funzionali alla raccolta delle prove eppure, il lettore arriverà ad un certo punto a capire chi, ma di certo non come dimostrando il grande talento di questo autore. Solo all’ultimo c’è un rallentamento che non è un allungamento di brodo ma un innalzamento della tensione della storia con la creazione di un contesto in cui tutti i protagonisti possano essere nello stesso luogo e nello stesso momento per comprendere l’architettura di tutta la vicenda.

Questo libro è talmente bello da dimenticarti che stai leggendo perché la vicenda ti avvolge. Quindi ad un certo punto le vicenda decolla e arrivi in un attimo a concluderla chiedendoti come hai fatto a finirla così velocemente Conserva tutte le caratteristiche collinsiane che fanno si che la vicenda abbia svolte decisive dopo la metà del libro stesso rimangono perché la svolta decisiva va guadagnata anche con un po’ di sofferenza, ma la bellezza di questa storia, continuerò a dirlo all’infinito, risiede proprio nell’attenzione data ad un ruolo femminile un gesto di amore secondo solo all’attenzione e alla dedizione dedicata a Miss Gwilt di Armadale.
E’ un libro moderno in tutto, registro narrativo, vicenda, orchestrazione della trama e personaggi e secondo me è imperdibile anche se non si conoscono i precedenti.
Sono certa che anche Dickens sarebbe, da appassionato delle opere di Collins, d’accordo con me. Chissà se voi sarete della stessa opinione.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

La legge e la signora
Wilkie Collins
Fazi Editore, ed. 2016
Traduzione di Luca Scarlini
Collana “Le strade”
Prezzo 18,00



Fonte: LettureSconclusionate



Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.