[Dal libro che sto leggendo] Sicilia terra bruciata

Libro di cui vi avevo parlato nel Diario relativo ad Ottobre e che era fra quelli che dovevo leggere. Complice la fiera e altri eventi, tra cui il fulmine che mi ha fatto fuori il pc di casa – e ora che mi ricordo devo chiamare l’assistenza per sapere che dobbiamo fare!- è rimasto sempre tra i primi da leggere ma non c’è stato tempo. E quindi, visto che non è mai troppo tardi, eccoci qui!

Non sono molto avanti ma posso dire che un personaggio che mi piaceva non c’è più… mannaggia la pupazza Maimone, mi piaceva! E invece no! Serravalle torna in ufficio dopo un lungo periodo di malattia, contro il giudizio dei medici e della compagna e si ritrova assorbito dai nuovi casi che interessano la procura dove lavora. Non di meno Serravalle, come dargli torto, ce l’ha con i giornalisti che, ogni volta che ci scappa il morto, asseriscono che rimarrà l’ennesimo caso irrisolto. Nel frattempo un morto investito (quello che mi stava simpatico, la vedova mi sarebbe piaciuto conoscerla eh!) di cui non si sa molto e le indagini devono partire subito.

Scorre, frasi breve coincise, niente retorica e nemmeno, almeno finora, lunghe descrizioni che non servono a nulla. Quindi ne riparleremo in recensione ma sono certa che il prologo stuzzicherà anche voi. Quindi buona sbirciata nel prologo del libro! 

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Prologo

Il ritmico ticchettio della pioggia sul vetro lo ridestò da un sonno innaturale e scomodo, soprattutto scomodo. Tentò di sollevare la testa, ma una fitta improvvisa e lancinante alla base del collo, acuta come una lama affilata, lo paralizzò procurandogli un vorticoso capogiro. Abbassò nuovamente il capo nel tentativo di porre fine a quel malessere, ma senza ottenere alcun significativo miglioramento. Tutto, intorno a lui, continuava a roteare, disorientandolo  causandogli un senso di nausea che non era in grado di controllare. La testa gli doleva e il dolore era continuo e pulsante.
A stento riuscì a trattenere un primo conato di vomito. Riprovò, ma stavolta con maggiore prudenza, a sollevare il capo, al solo scopo di determinare con una certa approssimazione lo spazio intorno a lui. La sua vista era annebbiata e la semioscurità che lo circondava non lo aiutava certo a recuperare pienamente il controllo di sé. Ogni cosa, in quella stanza sembrava essere avvolta da una sorta di alone biancastro che gli impediva di mettere correttamente a fuoco oggetti, pareti, distanze. Anche i suoni sembravano ovattati.
Un’altra fitta lo spinse a desistere da quel suo velleitario proposito.
Un altro conato risalì all’improvviso dal suo stomaco. Questa volta non riuscì a trattenerlo e, in verità, sentiva di non poter fare nulla per resistergli. Istintivamente tentò di sporgersi in avanti, per evitare, almeno, di vomitarsi addosso. In un istante, si rese conto che la sua situazione era ben peggiore di quella che aveva, fino a quel momento, potuto constatare. Solo adesso, si era accorto di essere completamente immobilizzato. Le sue braccia erano legate alla spalliera della sedia, ed anche le caviglie erano state bloccate. Nessun movimento gli era possibile.
Una schiuma verdastra, densa e acida fuoriuscì di getto dalla sua bocca, schizzandogli i pantaloni e le scarpe e lasciandogli in bocca un sapore acre e un forte bruciore che ardeva tutto l’esofago. Sputò ripetutamente, per liberarsi di un lungo e appiccicoso filamento di saliva che oscillava e che, a dispetto dei suoi inefficaci tentativi di reciderlo, finì impietosamente con inzaccherargli la camicia. Si concesse qualche istante di tregua.
Il capogiro era cessato, come pure il dolore alla base del collo. Ruotò la testa a destra e a sinistra cercando di recuperare completamente  i movimenti, quei pochi che era in grado di compiere. Anche la vista sembrava migliorare. I suoi occhi si erano ormai abituati alla penombra e il velo biancastro che contornava lo spazio intorno a lui si era quasi completamente dissolto. Alzò lo sguardo verso la piccola finestrella dalla quale penetrava un pallido raggio di luce grigiastra e che rappresentava l’unica fonte di illuminazione in quell’ambiente che, adesso, era in grado di osservare con maggiore attenzione.
Cominciò ad aurlare, ma la sua voce sembrava rimbalzare su pareti di gomma. Si agitava forsennatamente sulla sedia, ma ad ogni sobbalzo i legamenti ai polsi e alle caviglia laceravano la sua pelle.
«AIUTO! AIUTO!», provò a gridare ancora una volta prima di desistere cedendo allo sconforto.
«Come cazzo sei finito qui Serravalle? E, soprattutto, dove cazzo sei?», si trovò a domandarsi, all’unisono con il suo demone socratico.
I suoi pensieri erano ancora confusi.
Sul vetro della finestra, intanto, le gocce di pioggia si inseguivano, disegnando imprevedibili traiettorie, prima di dilatarsi lungo i bordi.


Questo pezzo è tratto da:

Sicilia terra bruciata
Acireale, una nuova indagine per Costante e Serravalle

Vincenzo Maimone
Fratelli Frilli Editori, ed. 2016
Collana “I tascabili”
Prezzo 12,90€  

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