"I falsificatori", Antoine Bello – La fascinazione della falsificazione…

Antoine Bello
Fonte: Melty

Dire che è bello questo libro è poco in questo caso ma anche le cose belle hanno qualche difetto anche se, la mancanza, si trasforma comunque in un’opportunità. Il problema non è solo che Antoine abbia fatto un po’ il furbo terminando il libro con un bel “continua…”. Però capisco che non è stato trascurato nulla. 
Ho trovato questo libro nell’ultima visita fatta al mercatino e l’ho preso dopo aver letto le prime righe della sinossi nel risvolto di copertina: “Questa è la storia di un’organizzazione segreta internazionale, il “Consorzio per la Falsificazione della Realtà”, che da tempo immemore, senza che nessuno ne abbia mai sospettato l’esistenza, reinventa il reale per fini e moventi ignoti ai suoi stessi membri“. Credo di non essere andata oltre a “senza che nessuno ne abbia sospettato” perché con queste cose vado a nozze; l’idea della falsificazione della realtà mi affascina dalla famosa truffa di cui vi ho parlato nel “Dal libro” relativo a questo libro. 

Perché se è vero che la tecnologia può svelarci ma anche tutelarci, l’informazione, specie quella che riguarda gli eventi passati, viene continuamente modificata ma spesso non ci facciamo caso. Il problema è che per le notizie generiche è più facile; viviamo in un mondo dove le informazioni escono in continuazione ed è facile modificare l’accezione con cui percepire qualcosa di cui abbiamo memoria ma che è stata sommersa da milioni di altre informazioni. Ma quanto è complicato invece, modificare o inserire un qualcosa che non c’era e che fa riferimento a periodi già consolidati e studiati, non sempre è così chiaro. In parte il problema risiede nuove scoperte della scienza, tipo il carbonio 14, in parte perché tutto l’impianto deve reggere e recepire cose come: lingua dell’epoca, riferimenti rilevabili, nomi, immagini, tipo di carta, tipo di inchiostro e via dicendo. È stato quindi un attimo nelle mie mani per poi finire fra i libri senza i quali non sarei tornata a casa. Anzi, mentre lo leggevo, sono andata a verificare se in fondo ci fossero note – non ci sono, per chi vuole stare tranquillo- e mi è caduto l’occhio su un bel “Continua…” che mi ha costretto a cercare e comprare anche quello che è la sua prosecuzione: “Gli illuminati”. Ma vediamo di che si parla.

Sliv, giovin laureato in geografia e residente in Islanda, sta cercando lavoro e si imbatte in un annuncio che sembra proprio calzargli a pennello. Decide di portare il proprio curriculum di persona e, per quella che sembra una casualità, trova colui che seleziona le nuove risorse. Tra un colloquio e l’altro viene poi assunto e ottiene il suo primo incarico. Deve andare in Groenlandia e verificare il sito più adatto per ubicare in una cittadina un centro di riciclo rifiuti. Non vi sto a raccontare tutto, ma la storia ha il suo inizio con quello che sembra essere un errore in una relazione da consegnare al cliente. Poi l’errore si ripete e viene ricorretto. Infine, alla consegna dell’originale per l’archiviazione del caso, l’errore sta sempre lì. È “l’errore” che aprirà le porte a Sliv di un mondo che non si aspettava, il CFR , e che non riuscirà mai a conoscere per intero, a meno che non faccia carriera al suo interno.

Questo libro ripercorre la carriera del giovane Sliv che si inserisce in una comunità di falsificatori d’eccezione dove l’effettiva “Falsificazione” sembra avere fini più che chiari: modificare la percezione della realtà per motivare un cambio di rotta su temi e/o atteggiamenti di un mondo distratto fino alla formazione di consensi per salvare idee che sono buone ma hanno bisogno di supporto. Io ve l’ho fatta facile, ma i temi che tratta sono tutt’altro che semplicistici.


Il mondo costruito da Bello è complesso fatto di piani ben distinti fra loro che servono, come fossero in una perfetta catena di montaggio, a raggiungere l’obiettivo finale: la falsificazione. Per arrivare a ciò si serve da un lato di uno scenario, che tenga conto dei luoghi, delle persone, i tempi, le situazioni, le correlazioni con i fatti che hanno interessato il mondo in quello specifico momento. Dall’altro necessita di documentazione, la ricreazione dei personaggi con tutta la documentazione che li riguarda, la modifica di relazioni la spasmodica verifica dei materiali con i quali redigere la documentazione, la concezione di documenti, anche quelli più insignificanti ma che suggellano la verità dell’esistenza di una persona, un’associazione o un gruppo tribale. L’impianto regge decisamente bene, grazie anche alla interessante documentazione a supporto che l’autore porta a giustificazione di questo o quell’evento dai resoconti dei vari personaggi che si intervallano nella formazione del giovane agente.


Così passa in secondo piano una crescita straordinariamente veloce di un giovane all’interno di un’organizzazione così ramificata; Sliv sarà pure un talento naturale ma, ad un certo punto, è in stallo e la storia potrebbe risolversi benissimo lì. Certo, sarebbe stata poco d’impatto, ma l’autore decide di usare una soluzione alla vicenda che, secondo me, agli occhi del CFR, se davvero esistesse, sarebbe stata scartata come una pessima prova di falsificazione. Il punto lodevole dell’impianto ovvero la filosofia che sta alla base di una struttura come il CFR, diventa così centrale, lasciando da parte Sliv stesso che diventa un tramite per conoscere e svelare. Ad un certo punto sembra che proprio lo stesso autore si sia posto alcune domande che lo hanno portato a proseguire la sua storia perseguendo l’idea più che il personaggio. 

Tutto inizia sul finire del novecento e internet non aveva la diffusione che c’è oggi. Se ieri bastava lasciare le carte nella Biblioteca di Francia per creare il Priorato di Sion, oggi il mondo è informatizzato e ogni informazione è l’insieme di tabelle e di correlazioni elettroniche che permettono di risalire esattamente a quell’argomento o a quel fatto tramite la ricerca di algoritmi sempre più perfetti. Quindi la falsificazione dovrebbe avere altri mezzi, che non sono più l’oggetto in sé quanto l’impianto informatico a supporto. E, ironia della sorte, l’oggetto fisico non serve più. Non ci sei in quanto occupi spazio reale. Ci sei in quanto in una delle milioni di banche dati del mondo occupi uno spazio virtuale. Una strisciata della carta di credito, il tracciamento dei minuti di conversazione su un telefono, l’incrocio di bit fra le tue mail e via dicendo certificano non solo che esisti ma anche che mangi, bevi, chi frequenti, quanto lo fai e così via. Non serve che sappiano quanto spendi, ma quanto spesso lo fai. 
Insomma con l’arrivo di internet il modo di pensare anche ad una falsificazione cambia non solo prospettiva ma proprio nei suoi punti fermi. E visto che per arrivare alla falsificazione bisogna partire dalla verità io questo insieme di concetti li trovo davvero affascinanti. E se voi siete come me, questo libro vi piacerà da morire. È scritto in maniera estremamente scorrevole, c’è qualche momento lento, ma sono necessari per capire su cosa si va a lavorare e le fasi per arrivare al risultato sperato. E la descrizione, anzi la creazione della descrizione che si basa su fatti realmente accaduti è così perfetta da risultare piacevole anche quando, in taluni casi e per altri autori avreste potuto sbuffare per mesi.
Servirà anche il secondo libro però per avere un quadro completo, ma il libro comunque è leggibile anche da solo e quindi non rimane in sospeso. È un’uscita del 2009 che mi ero proprio persa e che davvero vale la pena di conoscere!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

I Falsificatori

Antoine Bello

Fazi editore, Ed 2010
traduzione di Lisa Crea
Prezzo 19,50€
Fonte: LettureSconclusionate

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