#Maggiodeilibri- Paola C. Sabatini: Marta, intrappolata nel terzo di San Martino #recensioni


Fonte: Amina Sabatini- MyDayWorth

Per l’ultima settimana del #MaggioDeiLibri, l’indicazione ricevuta è stata quella di consigliare un libro, magari fresco di stampa, possibilmente di un esordiente. Non ne leggo molti, sinceramente.

Appartengo alla categoria dei lettori che preferiscono dedicarsi ad autori rigorosamente morti e sepolti da almeno un ventennio, in parte perché ho la sana convinzione che se la fama di uno scrittore sopravvive alla sua morte, sicuramente già in vita aveva qualcosa di importante da comunicare, in parte perché la penso come Proust, quando scriveva che occorre un certo distacco temporale tra la creazione di un’opera e la sua vera comprensione da parte del pubblico – almeno cinquant’anni -, poiché i lettori contemporanei all’autore difficilmente saprebbero coglierne il vero valore.

Sempre modesto (e snob), lui.

Alla fine, ho deciso di leggere “Grande Era Onirica” di Marta Zura-Puntaroni, che mi ostino mentalmente a chiamare Comparoni senza una valida ragione, perché rispondeva ad entrambi i requisiti – fresco di stampa, autrice esordiente -, perché ho assistito alla presentazione del suo libro a Siena (le foto sono state scattate proprio in quella occasione) ed ho ascoltato la sua voce e, last but not least, perché gran parte del romanzo è ambientato ♫♪…nella più bella delle città…♪♫ – come cantano i contradaioli a Siena prima, durante e dopo ogni Palio -, fatto più unico che raro almeno dai tempi di Federigo Tozzi.
La trama è presto detta: una giovane donna racconta la sua depressione, l’evoluzione della malattia e la sua cura, scandita dalle cosiddette Grandi Ere Oniriche, fasi strettamente collegate “a qualcosa di chimico che lega assieme gli spasmi notturni della corteccia prefrontale e sembra dar loro quasi un senso”, facendole in tal modo guadagnare l’illusione che non ci sia un motivo interno a farla essere quella che è, ma che tutto possa essere spiegato e dipenda da quello che ingerisce, fuma o beve.
Si avverte fin dalle prime pagine l’elemento autobiografico del racconto, confermato dalla stessa autrice in più interviste, dato che lei stessa è stata in cura almeno per tutta la durata dei suoi anni universitari. La storia si dipana fra gli amori impossibili o sbagliati della protagonista: il Primo, il Poeta e l’Altro, il suo rapporto con i vari psicologi e psicoterapeuti cui si rivolge nel tentativo, più o meno conscio, di guarire: il Vecchio Argentino e Gandalf prima, lo Junghiano e dall’Hippy poi, e il rapporto con suo padre, personaggio decisamente singolare e dai metodi educativi discutibili ma, a quanto pare, molto efficaci.
Gli unici nomi propri che compaiono sono quelli di persone realmente esistenti, trasposte nella finzione narrativa: l’amica Stefania, detta Ste, e i bibliotecari Leonardo e Filippo.
Personaggi minori: la Figlia dell’Altro e un gatto che si chiama Gatto.
Fonte: Amina Sabatini- MyDayWorth
Ambientazione principale: Siena, anzi, il Terzo di San Martino che i senesi conoscono bene e gli studenti universitari imparano col tempo ad identificare. Ambientazioni secondarie: il primo arrondissement parigino, una zona dalla quale la protagonista non si allontanerà mai durante il suo breve soggiorno Erasmus, e San Severino Marche, città natale della scrittrice, nei cui boschi ha imparato dal padre la difficile arte della sopravvivenza.
Lo stile è: brillante, anche quando descrive i farmaci e i loro effetti collaterali; schietto, ma mai volgare, quando racconta le umiliazioni di vario tipo cui la protagonista si sottomette; sincero, quando descrive il suo amore verso Siena e il rapporto che questa città riserva a chi non è nato lì: accoglie ma non accetta; amorevole, quando parla dei suoi genitori. Non c’è commiserazione nella narrazione, ma una lucida determinazione nell’affrontare il male oscuro.
D’altronde, l’argomento scelto mostra di per sé una buona dose di coraggio e nessun timore reverenziale da parte dell’autrice, visto che la depressione è stata già oggetto di romanzi o racconti pubblicati da autori di indubbio talento e fama, come Giuseppe Berto e David Foster Wallace tanto per citarne un paio. 
A differenza di Berto, però, Marta Zura Puntaroni fa un uso abbondante (solo abbondante?) della punteggiatura, in particolare dei due punti, tanto è il suo bisogno di spiegare e di chiarire quello che afferma nelle frasi precedenti, come insegna la grammatica italiana, e di lineette e trattini.
Fonte: Alessandro Gazoia
Concludendo, si tratta di un libro interessante, scorrevole, di una prima prova ampiamente superata, che fa ben sperare per il futuro. Marta appartiene alla generazione degli “erasmus”, dei blogger, delle informazioni cercate sul web attraverso la lettura veloce e sbrigativa di innumerevoli siti, dei social media, dell’eterno presente, ma se terrà bene a mente ciò che lei stessa ha scritto, riuscirà con la sua arte a tranquillizzare chi è turbato e a turbare chi è tranquillo, lasciando come consiglia Proust ai posteri l’ardua sentenza e una buona traccia di sè.

Paola C. Sabatini



Grande Era Onirica
Marta Zura-Comparoni
Minimum Fax, edizione 2017
Collana “Nichel”
Prezzo € 16,00

Il calendario di questa settimana:

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