[Dal libro che sto leggendo] Le cento vite di Nemesio #MaggioDeiLibri

Joyce e “Le cento vite di Nemesio”
Fonte: LettureSconclusionate



Ultimo giorno di maggio, abbiamo iniziato con un [Dal libro] e finiamo con un altro. E che estratto direi! Libro che mi ha stupito, è un libro strano, perché non mi sarei mai aspettata, pensando al Marco Rossari che mi è capitato di ascoltare in alcune presentazioni, di scoppiare a ridere qui e lì. Io amo questo libro! Ma lo amo in modo particolare per il mezzo scelto per raccontare un secolo di storia che è “appena” passata. La fine dell’ottocento, la prima e la seconda guerra mondiale, il periodo post bellico. Tutto ciò che Nemo racconta ricalca l’immagine di un tempo che fu e che oggi leggiamo sui libri di scuola.

Non per questo è un libro noioso e pesante. Nemo, che in effetti si chiamerebbe come suo padre Nemesio, è un guardiano in una delle gallerie del Museo dell’avanguardia delle avanguardie. Stesso museo in cui è stata allestita una mostra dedicata a suo padre che compirà 100. Artista poliedrico e apprezzato, Nemesio senior ha perso presto il proprio figlio. Non c’era comunicazione fra loro. Il padre settantenne si era ritrovato con un frugoletto da crescere e Nemesio Junior ad un certo punto non ne può più e per un motico che ancora non ho scoperto – ma manca poco- un giorno imbocca la porta di casa per non far più ritorno. Ai festeggiamenti succederanno delle cose che a volte sembrano avere a che fare con quello che succede al giovane trentenne che si ritrova invischiato in una storia strana: ogni volta che chiude gli occhi è come se viaggiasse nel tempo. Non è lui, ma si parla di qualcosa che a lui stava a cuore e che invece, mai commentata, sarebbe potuta perdersi nei meandri della mente anziana del genitore.

È complicatissimo parlarvi di una storia senza anticiparvi la parte più succulenta, quindi accontentatevi! E non perdetevi questo delizioso libro che davvero merita per scorrevolezza e freschezza nella narrazione. Nonostante tratti dei temi importanti, nonostante dalle prime pagine al lettore sembra che il tono sia completamente diverso, serio ed impettito, forse anche un po’ ingessato ad un certo punto la prosa di Rossari esplode con tutti i suoi colori e le sue situazioni surreali che si intrecciano con la Storia e risulta davvero godibile. Non ve ne pentirete!

Mi corre l’obbligo ringraziare per aver intrapreso con me questo pazzo mese del #MaggioDeiLibri (in ordine alfabetico):

Amina Sabatini di My Day Worth
Angela Cannucciari del canale Angela Cannucciari
Barbara Porretta di Libri in valigia
Daniela Mionetto di Appunti di Una lettrice
Giada del canale Dada who?
Natascia Mameli di Marassi Libri
Paola C. Sabatini di My Day Worth
È stata una bellissima avventura condividere le ansie del capire come rispondere ai tag dell’iniziativa, lo stress della programmazione per non sovrapporci e i post e i video bellissimi che sono stati condivisi. Che dire mi mancherà un po’ questo planning settimanale e speriamo di poter replicare il prossimo anno!Grazie di cuore a tutte!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Mio padre, il secolo 

LUNEDÌ 


«Sono nato da uno sperma vecchio». 
Ogni mattina, verso l’alba, allo scoccare dell’ora che nei grandi romanzi russi era deputata ai duelli in una campagna maestosamente livida, il nostro protagonista si svegliava in una periferia squallidamente plumbea con questa frase stampata in testa. 
Tutti i giorni le stesse parole. 
Da una vita Nemo –nomignolo aberrante, ma guai a chiamarlo «Nemesio», com’era stato registrato all’anagrafe dal padre –apriva gli occhi con quelle parole da rimuginare e si rigirava nel letto in un angolo del monolocale. 
Nel cranio non aveva più un cervello, ma una centrifuga che rivoltava sempre la stessa frase, come un paio di calzini sporchi. Era un tarlo, un’idea fissa che gli rendeva amaro il mattino con la puntualità di una sveglia satellitare, che comunque non aveva. 
Ed era anche la verità. 
Il venerando padre, Nemesio il Vecchio, suo omonimo –rinnegato non solo di nome, ma anche di fatto, visto che non si rivolgevano la parola da anni –aveva scagliato la fionda del proprio inossidabile seme nella vagina della madre all’importante età di settant’anni, in un’epoca –il 1969, appunto –nella quale le pasticche blu erano associate al massimo a una spiacevole emicrania. 
Pittore di grido, non pago di avere attraversato in prima linea due guerre mondiali, una partigiana, una fredda, ogni tipo di contestazione, qualche movimento di avanguardia, una prima moglie (deceduta), un primo figlio (morto in circostanze misteriose), migliaia di cause perse e di occasioni colte, allo scoccare delle settanta primavere era riuscito a ingravidare la seconda moglie (deceduta in corso d’opera, per così dire). Un’ombra, quella della madre, che Nemo si portava dietro da trent’anni. 
A quei tempi, meditava il nostro con la prima luce che filtrava dalle imposte –per di più dalle propaggini grigie dell’hinterland milanese, ahilui, non da una tenuta in rovina con tanto di samovar e tenera babushka –non si parlava di fecondazione assistita o utero in vitro: l’unica era pregare il proprio dio. Nel caso specifico quello che aveva fallito, cioè il comunismo, la bandiera sotto la quale il padre di Nemo –da pittore scomodo, Grande Non Recluso del Novecento –aveva militato per una vita. Essendo rimasto di stanza proprio a Berlino, nella ex Germania Est, fino a poco prima, il dio gli aveva dato retta e l’ovulo aveva accolto l’avanguardia operaia. 
Non si poteva nemmeno dire che nel corso degli anni una prolungata inattività dei lombi avesse caricato a molla la virilità paterna per quell’ultimo balzo nel vuoto, visto e considerato che per tutta la vita –a quanto ne sapeva Nemo –il genitore aveva copulato con ragguardevole generosità. Prima del suo concepimento, certo, ma con tutta probabilità anche dopo. 
Le vittime del satiro? Modelle cui fare il ritratto, servette, dame di Weimar, poetesse scappate dalla Grecia dispotica, perfino qualche moglie: il Maestro si era concesso all’eterno femminino senza risparmio e senza confini. Aveva sondato i bordelli a ridosso del fronte austroungarico e flirtato con le ballerine del Berliner Ensemble, partecipato alla battaglia partigiana proprio a Salò e alla bohème parigina proprio a Parigi, scorrazzato per Mosca e Budapest negli anni della guerra fredda, per giunta d’inverno. Se esisteva un fallo internazionalista, quello era il suo. 
Qualche giornalista dalla penna intinta nel calamaio delle banalità avrebbe detto che Nemesio Viti, detto il Vecchio, Artista Contro del Novecento, Gigante della Pittura, si era concesso alla vita
Ma di quale pasta fosse fatta la materia seminale che gli aveva regalato quel figlio tanto inaspettato e tardivo, dopo la scomparsa del primogenito, Nemo poteva dedurlo dalla sostanza povera dei propri giorni. Cosa ci si poteva aspettare da uno sperma vecchio, acquoso, modesto che, per qualche laicissimo miracolo, non certo con l’impeto di un fiume in piena ma piuttosto con l’ignavia dell’ultima goccia spremuta da un limone rinsecchito, era scivolato fino all’ovulo? 
Plic! 
Ed era nato lui. 
Dal seme rancido non nascono i fior. 
Altrimenti non era spiegabile la fatica cosmica che Nemo impiegava non solo per sbozzolare il corpo dal piumone, ma soprattutto per affrontare l’esistenza scialba che gli era stata donata da quei testicoli vizzi. 
Era materiale di risulta, scarto vivido, eco sbiadita di una vita precedente.


Questo pezzo è tratto da:

Le cento vite di Nemesio
Marco Rossari
Edizioni E/O, Ed. 2017
Collana “Dal Mondo”
Prezzo 18,00€


– Posted using BlogPress from my iPad

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