[Dal libro che sto leggendo] Cerchi infiniti

Certi viaggi hanno l’obiettivo segreto di «estraniarti dalle tue origini», «scardinarti l’esistenza»: «soltanto allora sei stato veramente via, così altrove da essere forse diventato un altro»

Cees Nooteboom, “Cerchi infiniti” – Iperborea

Io il libro di oggi, in versione ebook, l’ho preso proprio per colpa Iperborea! Questa è la punta di uno spillo del testo che introduce e presenta il lavoro di Cees Nooteboom. Mi ha talmente colpito il concetto che rimanda alla cosmologia dell’autore che, forse per la prima volta in vita mia, ricordo il nome dell’autore e mai quello del libro!

Cees Nooteboom, scrittore e anche poeta di origine olandese, ha sempre amato i viaggi e quello di cui oggi vi innamorerete come ho fatto io non è altro che una raccolta di tutti i testi scritti in merito ai viaggi che ha fatto in Giappone. Perché, strano a dirsi, una delle cose che affascinano i lettore di questo autore sono proprio le descrizioni. Probabilmente perché non è sempre lo stesso viaggiatore, ma cambia approccio a seconda del luogo dove va. Ma una cosa è comunque certa: la sua scrittura è affascinante.

Non servono cambi repentini di ritmo o di narrazione perché leggere Nooteboom è un po’ come averlo lì davanti a te che, comodamente seduto in poltrona e sorseggiando da un bicchiere di vetro un liquido dal colore ambrato, ti racconta del suo ultimo viaggio. Non può non catturarti e non affascinarti. Quindi il consiglio è: non leggetelo di corsa se poi dovete fare altro. Lasciategli una serata o un pomeriggio e non ve ne pentirete!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Capitolo 1 
Il compleanno dell’imperatore il pathos delle cose e altre esperienze giapponesi

In cosa consiste l’immagine di un paese? Sono sdraiato per terra nell’aereo che da ormai quasi venti ore passando per il Polo è in viaggio per il Giappone. 
Intorno a me piedi dormienti. 
Ho un cuscinetto sotto la testa e una copertina azzurra della KLM sul corpo ma non riesco a dormire. 
Stranamente continuo a rivedere una stessa immagine: una foto che poco dopo la guerra… allora avevo circa dodici anni… mi colpì moltissimo. 
Un prigioniero australiano con un paio di quegli assurdi pantaloni inglesi coloniali color cachi seduto su uno sgabello o un tronco d’albero non ricordo più. 
Ha gli occhi bendati i capelli biondi leggermente scompigliati dal vento le mani legate con una corda. 
Alle sue spalle in piedi un giapponese. 
Lui ha in testa un kepi e porta pantaloni neri infilati negli stivali e una camicia bianca a maniche corte. 
Con entrambe le mani solleva in alto una grande spada più o meno come un campione di golf che tiene la mazza nella posizione più alta.  Una frazione di secondo dopo colpirà la spada mozzerà di netto il collo dell’australiano la testa schizzerà via il sangue sgorgherà dal collo che adesso è ancora intatto e il corpo con le mani legate crollerà di lato. 
Questa in ogni caso è l’immagine del «Giappone» più vecchia che ho.
  Trent’anni di esperienze e conoscenze l’hanno corretta spiegata e circostanziata in tutti i modi eppure in questo preciso momento in cui io stesso tra un’ora di volo sarò in Giappone si risveglia in me insopprimibile una lieve sensazione di paura mista a stanchezza.
  Immagino milioni di persone su treni e metropolitane ma poi quelle immagini sono attenuate da giardini templi e composizioni floreali.
Il termine «apprensione» forse descrive al meglio le emozioni di cui sono preda. 
L’interrogativo che mi impegna è quanto è «diverso» il Giappone. 
Negli ultimi anni ho letto romanzi di. Tanizaki Kawabata Kenzaburo Oè e Mishima che non mi hanno dato la sensazione che il «diverso» del Giappone sia un «diverso» diverso da quello tanto per dire del Brasile.  Un certo esotismo negli usi sociali e religiosi piante diverse clima diverso ma persone diverse?
Quei romanzi trattano di sentimenti e problemi che non mi sono veramente estranei; se tolgo l’esotismo o lo sostituisco con un altro ciò che mi resta non è qualcosa di cui non capisco nulla.
Ma lo ritroverò anche fuori dal contesto dei libri? Mentre me ne sto qui sdraiato in terra a pensare sento sorgere dentro di me anche una gelosia incontrollabile.
Perché devo andare in giro come una botte piena di pregiudizi e informazioni perché non si può mai andare in un posto di cui si ignora assolutamente tutto come Pizarro andò nel regno degli inca o i primi europei in Giappone?
Non sapere nulla del prodotto interno lordo non avere mai visto un film giapponese; Hiroshima zen kabuki sumo kaiseki Sony samurai harakiri ikebana… suoni senza alcun significato.
Quello che faccio io non si può quasi più chiamare viaggiare non si scopre più niente si digita controlla smentisce e conferma immagini e idee vengono confrontate con la «realtà» ciò che in ultima istanza vado a fare è vedere se il Giappone esiste davvero come se uno spettatore al cinema potesse entrare nello schermo e sedersi a tavola con i protagonisti.


Questo pezzo è tratto da:

Cerchi infiniti 
Viaggi in Giappone
Cees Nooteboom
Iperborea, ed. 2017
Traduzione di Laura Pignatti
Prezzo 15,00€

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