"L’ombra dell’ombra", Paco Igniacio Taibo II – I quattro lati del tavolo.

Lo sguardo editore autore: a sinistra La Nuova Frontiera a destra in “in penombra l’ombra di Paco e la moglie Paloma”
Fonte: LettureSconclusionate

C’è un mistero in questo libro che deve spiegare una serie di uccisioni che sembrano casuali e invece non lo sono. Ce n’è anche un altro che è legato al fatto che io non sono così informata sulla Storia del Messico e che il “fatto storico”, che da il “la” a questa trama e che rimane sempre presente nel suo svolgimento, difficilmente riuscirò a separarlo dalla fantasia, che invece è servita a riempire i buchi -temporali e di situazioni- perché questa vicenda potesse essere raccontata. Il problema sapete qual è? È che questo libro è scritto in maniera così perfetta che proprio mi rimane difficile trovare questo confine! Ecco. Ora che l’ho scritto, mi rassegnerò ad impostare il mio resoconto su questo concetto. Forse.
Si propone come un giallo, anche perché di giallo sempre si tratta anche per la Storia ufficiale. Il pezzo che vi riporto è tratto interamente dal Diario di un mese di libri che verrà pubblicato oramai la prossima settimana. Avendo dovuto spostare la data di pubblicazione di questo post ecco il diario!

Siamo nella prima parte del ‘900 a Città del Messico dove, in un giardino pubblico, si sta tenendo un concerto gratuito. Ora immaginatevi la scena: c’è il palco con l’orchestra, il verde attorno punteggiato di sedie e sdraio con gente che ascolta la musica e al bordo ci sono i venditori ambulanti di bibite fresche. È una giornata calda e un uomo, il poeta, adora la musica e, mentre ascolta le note di quel che si sta suonando, si avvia da un venditore per prendere una bibita fresca. Ha lasciato gli occhiali a casa, ma tanto per la musica non servono, sorseggia la bibita mentre appoggiato al carretto rimira, per quel che può, la scena bucolica. Ad un certo punto da un lato del palco arriva un altro uomo, e questo non sappiamo chi è, ma scavalca e in modo agile e, in un attimo, è sul palco alle spalle di uno dei suonatori. Esce fuori un coltello e l’uomo misterioso sgozza il suonatore e poi scappa. Qui il giallo comincia. Chi è l’uomo? Chi è la vittima e perché è stata uccisa? Perché aveva in tasca delle pietre preziose? A risolvere la questione ci sono un poeta, un giornalista, un avvocato e un cinese che non parla il cinese e insieme dovranno percorrere una strada costellata di morti senza senso, belle donne e scioperi. 
Nonostante il Majogging, a cui giocano i nostri paladini, a volte si inserisca in maniera prepotente e disturbante, ad interrompere le situazioni che sembrano star per rivelare qualcosa di importante, è in quei momenti che, il ricapitolare degli indizi e delle connessioni, fra una tessera posata e l’altra, quello che succede ha qualche spiegazione in più. Perché non c’è solo una catena di omicidi/suicidi/morti sospette ma c’è anche, sullo sfondo, la lotta dei lavoratori che sfocia in violenti scioperi. Le due situazioni sono connesse al momento di stallo che, il governo al potere, sta vivendo e che presta il fianco a questioni ben peggiori.

Ma, di questa storia, la parte che più mi rimarrà impressa, sono i personaggi costruiti per ricreare il clima del periodo: il cinese che non parla il cinese, il poeta, l’avvocato e il giornalista. Racchiudono anime diverse: rispettivamente la lotta, la storia, la conoscenza e l’indipendenza che sono tutti fattori essenziali per spiegare come si possa aver posto rimedio a tutto ciò che avviene. A far da sfondo al tutto, c’è il capitalismo che si oppone alla forte indole socialista che pervadeva il paese. Il cinese diventa il simbolo di una lotta illuminata, colui che sa dividere il sentimento dalla mera manifestazione del dissenso operaio, ma che, al momento giusto, non si tira indietro, se la situazione lo richiede, per un intervento più decisivo. Il poeta, che alla sua età ha già visto la guerra e ancora ne riporta gli strascichi. Sa in cuor suo che non verrà mai il mondo in cui “si sta meglio di quando si stava peggio“, non perché non sia ottimista ma perché il mondo ha necessità di voltarsi indietro per rimpiangere ciò che ha lasciato solo quando è cosciente della sua effettiva mancanza. È l’insieme di idealismo e pragmatismo, non rinuncia all’amore per il fascino della parola, ma sa perfettamente che il mondo in cui vive non è in grado di comprenderla se non la si usa nei suoi significati iperbolici e canzonatori. Per cui, sì alle pubblicità che degradano il linguaggio trasformandolo in una frase che potrebbe sembrare di uso comune perché poi, nella pagina degli annunci, potrà burlarsi di tutte quelle prove da scribacchino che ottengono risultati mediocri con fatica maggiore.
In un certo senso il poeta e il cinese sono i poli opposti del tavolo di gioco: uno si defila per poter gestire la situazione a latere, l’altro che ferisce di penna e non disdegna l’utilizzo della forza.

Stessa cosa succede per il giornalista e l’avvocato: conoscenza e indipendenza potrebbero sembrare non correlate e nemmeno antitetiche e, invece, lo sono molto più di quel che si pensi. Il limite della conoscenza del giornalista è dato dalla sua appartenenza ad un giornale, il limite all’indipendenza dell’avvocato è dato dalla correlazione fra i suoi affari privati e la vedova che si aggira per le pagine di questo libro. Se l’avvocato conosce la gente della strada che lo apprezza per il suo lavoro a buon mercato, il giornalista può contare sulle fonti ufficiali ma, per l’esposizione a cui si presta il suo lavoro, non potrà accedere a quelle di chi sa realmente quello che succede. Quindi l’amicizia, così scostante eppure presentissima nei momenti in cui serve, diventa il mezzo per disvelare un mistero decisamente più grande di quanto uno si aspetti e, per avere il quadro della situazione e capire che succede, bisognerà arrivare fino all’ultima pagina.

Quando mi hanno chiesto di descrivere questo libro ho detto “Guarda è un libro bello ma strano, molto strano! E, se lo leggi, non fermarti al capitolo uno perché non capisci che succede e per quale motivo, perché effettivamente inizia tutto dal secondo!”. Ecco, così è anche Paco Ignacio Taibo II quando racconta questa vicenda, con le sue sigarette che ricordano atmosfere lontane -accese quasi una dietro l’altra-, con la sua cortesia d’altri tempi con la quale ti ascolta con quasi tutto il corpo quasi per assorbire le tue domande. È un saggista, un uomo di storia e di cultura, che legge moltissimo, che fa ancora manifestazioni e lotta per i lavoratori e che sveglia la notte la moglie Paloma per comunicarle le sue frustrazioni o le sue vittorie. È talmente strano, in un panorama come quello odierno, da risultare interessante a affascinante come il suo libro che viene ripubblicato ora grazie a La Nuova Frontiera e che sicuramente non sembra scritto quasi 50 anni fa. Ogni partita interrompe la storia ma le da anche ritmo, ogni personaggio non perde visibilità a favore di altri ma ha il suo spazio. La disposizione delle situazioni, che probabilmente rimarcano gli efferati delitti del periodo, è organizzata in modo da far trovare sempre una serie di indizi che, alla partita successiva, verranno sistemati nel grande quadro che ci restituirà una immagine definita con il perché essi siano avvenuti; ed è per questo che è così difficile separare realtà e fantasia. 

Perché nell’esercizio di ricostruzione la narrazione così accattivante prende il sopravvento e, dal primo morto, non riesci più a mettere giù il libro finché non avrai la certezza di capire che sta succedendo. E’ stata una bella scoperta questo autore, che ho conosciuto anche grazie a Laura Ganzetti de “Il tè tostato” e a La Nuova Frontiera poco prima del Salone di Torino (giusto per dire quanto tempo ci ho messo, per raggruppare questi pensieri sparsi, io, all’epoca dell’incontro, l’avevo finito il libro e già impostato la prima recensione!). Nel mio pensiero Paco rimarrà sempre il poeta, anche se tra autore e personaggio c’è una mancanza per la quale si assomigliano poco e me ne rendo conto solo ora: nella sua battaglia condotta con lo sberleffo via pubblicità, il poeta un po’ si arrende al potere costituito facendo scendere di un certo livello la sua arte a semplice frase ad effetto. Paco il compromesso non lo ha mai contemplato, vive la sua vita, il suo talento, di saper raccontare e spiegare, e i suoi libri in funzione di un solo ideale. Potrebbe sembrare cocciuto ma effettivamente non ha mai smesso di aggiornare la sua visione generale di un mondo migliore. È cosciente delle mancanze da un lato e dall’altro della barricata e opera attraverso la diffusione della storia recente e passata per evidenziarne punti di forza e di debolezza, ed è grazie ai suoi libri e alle sue lezioni, così franche e dirette, tali da spiazzare chiunque, che riesce ad arrivare chiaro e forte a generazioni diverse dai più grandi ai più giovani.

È stato un viaggio interessante questo libro e non credo di dover sottolineare che sia un libro consigliatissimo. E, sono certa, che alla fine sicuramente concorderete con me: è un libro da conoscere! L’ultima cosa che posso dirvi è che il titolo di questo libro è già una sinossi, sta a voi scoprire il perché!

Buone letture,
Simona Scravaglieri



Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.