"Special Exits", Joyce Farmer – A volte ci vorrebbe una corsia preferenziale…

Fonte: Photo rozali


Sul libro di oggi invece devo ritrattare quello che ho scritto nel Diario. Nello specifico avevo scritto che, questo libro, mi aveva immalinconito. Ecco ho scoperto che era solo che il momento, che avevo scelto per leggerlo, che non era propizio come invece lo è stato qualche giorno fa quando, nel giro di 5 ore, l’ho iniziato nuovamente daccapo per chiuderlo all’ultima pagina con un po’ di nostalgia. Ora, non è una passeggiata di salute che si fa a cuor leggero, è, sì, la struggente storia di un declino, ma è anche un racconto lucido e anche molto pertinente riguardante una anziana coppia di coniugi che vive la vita giorno per giorno, contrastando come può gli acciacchi, anche con l’aiuto dell’unica figlia e del nipote. È un libro pertinente, detto da una che da buona nipote di nonni per lo più siciliani, non vedeva i telegiornali fino ad una certa età per essere tutelata ma già da ragazzina aveva ben presente che cosa era l’alzheimer, anche se non lo si chiamava così, della nonna paterna: una malattia che le faceva confidare al vicino di treno che noi bimbi e lei eravamo stati rapiti dalla bambinaia di Frosinone e messi di forza sul treno per Milano. So e riconosco tutti gli sforzi che hanno fatto i miei genitori per far vivere l’ultimo tratto di vita dei miei nonni nella maniera migliore possibile e quindi, molte scene che qui ho visto rappresentate, le conosco bene.


La domanda a questo punto sarebbe perché leggere questo libro, anzi, chiamiamola con il suo nome, ovvero graphic novel. Per imparare ad accettare e accettarsi, per capire che quando si cresce tanto si torna piccoli e indifesi, per apprendere che la paura rimane sempre, a qualsiasi età, quel che cambia è la forza per affrontarla. Per capire che significa “fare famiglia” e non scordarselo per un bel pezzo. La storia narrata da Joyce Farmer è una toccante storia di un declino che si affronta a braccetto con la propria compagna di vita e con la famiglia. È il momento in cui ci si conosce di più e si impara ad apprezzarsi, non per quello che i nostri cari ci hanno sempre visto fare, ma per la nostra anima, quella che viene a galla quando siamo più indifesi. Lars e Rachel sono i due coniugi che sono i protagonisti di questa storia.  Hanno una casa un po’ malandata che non riescono a manutenere, un gatto un po’ isterico che graffia un po’ tutti, mangiano scatolette perché non hanno voglia di cucinare, ammucchiano cose, confondono quel che si tiene per ricordo da quello che si tiene per possesso, vivono di abitudini. A questo si aggiungono altri temi importanti e qualificanti: Rachel che si adopera per aiutare la vicina, malmenata dal fratello, che, con due figli a carico, vuole dare una svolta alla sua vita studiando oppure Lars che ha paura di andare dal medico e cura tutto con l’aspirina o anche il passato di povertà di Rachel che la porta ad essere un’accumulatrice seriale e via dicendo. 

Temi importanti dicevo, che in parte tutti viviamo. Lars e Rachel, come avviene per tutti, non sempre hanno avuto la sensibilità per vedere o hanno frainteso nonostante vivessero un rapporto simbiotico da anni. Ma è in questo lasso di tempo che si aprono l’uno con l’altra attraverso la figlia che diventa un tramite per poter toccare argomenti rimasti sospesi. È un momento importante quello che narra Joyce in cui stranamente i ricordi cambiano valenza, non vengono a galla solo per non dimenticare ma anche per chiarire. C’è un punto in cui alla figlia della coppia viene raccontato il momento del secondo matrimonio di Lars e nella spiegazione di quello che è successo sia per lui che per Rachel c’è tutta la storia dei rapporti e del modo di rapportarsi di un’epoca oramai andata. Mai come in quel momento la Storia è presente e ci mette di fronte a al passato e anche al futuro di cambiamento che noi tutti ci auguriamo. La formula che scelgono per chiarirsi e raccontarsi non è importante quanto il contenuto. E la Farmer pare volerlo affermare anche con l’utilizzo di uno stile grafico essenziale in bianco e nero, che diventa preciso solo con i mille mila oggetti che Rachel colleziona perché per lei è importante che ci siano. E questo l’ho trovato indicativo e un tocco di sensibilità. Ci sono immagini che servono a sottolineare il distacco tra il mondo che i due anziani coniugi vivono e quello degli altri. Potremmo vederla come un sottolineare la solitudine e invece non è proprio così.

Lars e Rachel sono circondati da persone che li apprezzano. La solitudine subentra solo quando si vede e si capisce che la vita ci sta sfuggendo dalle mani; ci si convince che nessuno possa partecipare alla nostra paura e tendiamo a non parlarne ma, spesso, le nostre azione parlano per noi.
È bella questa storia perché, nonostante le tantissime vignette tutte piccole e messe rigorosamente una dietro all’altra come fosse una pellicola di un film, non è pesante e nemmeno ripetitivo. Mette l’accento solo dove serve a sottolineare che, pure per chi rimane o che deve aiutare, non c’è mai una via più giusta di un’altra me c’è solo la scelta che in quel momento, in cuor nostro, ci sembra la più giusta e onesta e che, per quanto possiamo cercarla, la vita -o chiamatelo il destino-, non ci renderà comunque facile l’impresa. Rimarremo sempre con la remora che, per i nostri cari, avremmo potuto fare questo o accorgerci di quello. 
Libro triste? Sostanzialmente no, è un libro realistico che non nasconde né gli aspetti belli di questa situazione e nemmeno quelli brutti. Libro da leggere? Magari sì, come detto, non tanto per sapere come vada a finire quanto per capire.

Dopotutto la vecchiaia è un evento che accade in ogni famiglia ma difficilmente è una cosa che si racconta. In questo caso trova un tramite che la racconta con la delicatezza di qualcuno che descrive qualcosa di personale, con l’accortezza che si profonde per i ricordi che ogni tanto fanno un po’ male e con l’amore di chi non li vuole comunque lasciare andare. È quindi il tramite perfetto per capire e vivere momenti di cui spesso, nella letteratura contemporanea, si parla marginalmente magari per sottolineare altri aspetti, e capire che qualsiasi età rappresenta una sfida e che non sempre la vittoria è la vita, a volte è solo rappresentata da un’uscita speciale che si apre verso qualcosa di cui nulla sappiamo.
Libro davvero consigliato.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 

Special Exits
Joyce Farmer
Eris Edizioni, ed. 2016
Traduzione di F.R. Ledvinska
Collana “Kina”
Prezzo 17,00€

Fonte: LettureSconclusionate


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