[Dal libro che sto leggendo] Mash


Fonte: Playbuzz



Questo è ancora uno dei libri migliori letti quest’anno, ha dovuto condividere lo scettro con Henrietta Lacks e Rosemary’s baby, e lo è sia per come è scritto ma soprattutto per le atmosfere che ricrea. Dietro l’ironia, le scene comiche c’è quella giusta amarezza che porta la riflessione su un mondo che manda i giovani verso un orrore difficilmente raccontabile. Hooker ci riesce non portando il suo lettore in prima linea, sarebbe troppo facile. Il fronte non lo vedremo mai, perché non è la guerra o il nemico il punto. Qui da un lato c’è una frotta di giovani che vengono per scelta o per dovere, in cerca di una soluzione per poter mantenere le famiglie o trovare un’occupazione o per un ideale che vengono mandati verso un qualcosa che nessuno dovrebbe mai vedere e che inciderà su tutta e per tutta la loro vita.


Una scrittura scorrevole e leggera accompagna i momenti più ridanciani ma riesce a rendere anche i momenti di tensione. Attraverso i discorsi stranulati e di campo si dicono grandi verità valide tutt’ora come quella che fra un morto con una bella sutura e un sopravvissuto con una pessima ricucitura meglio scegliere il secondo caso. È anche un ritratto estremamente tangibile della società americana di allora contesa fra una burocrazia a volte “aristocratica” con questi personaggi dai nomi altisonanti ai vertici dei campi Mash e che ricrea ovunque si trovi quel senso di comunità tipica che ancora oggi traspare dai film americani.

In fondo, come di consueto, i riferimenti del libro.
Buone letture,
Simona Scravaglieri
Quando Radar O’Reilly, uscito fresco fresco dal liceo, smammò da Ottumwa, nell’Iowa, e si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti, lo fece con l’esplicito scopo di fare carriera nel Reggimento Radiotelegrafisti. Radar O’Reilly era alto solo un metro e sessanta, ma era dotato di un lungo collo sottile e orecchie a sveltola che formavano un perfetto angolo retto con il cranio. Non solo: con l giuste condizioni atmosferiche, nonché metaboliche, raggiunta la concentrazione più assoluta ed evocati certi speciali poteri extrasensoriali, era in grado di captare messaggi e origliare conversazioni molto al di là della normale portata dell’udito umano.
Visto il vantaggio di cui godeva, a Radar O’Reilly sembrava di essere fatto apposta per entrare nel ramo comunicazioni delle forze armate, e così, conseguito il diploma, rifiutò un buon numero di offerte di lavoro parecchio allettanti, alcune perfino legali, e decise di servire la patria. A dirla tutta, già prima di arruolarsi, gli capitava di addormentarsi la sera con un’intera successione di gradi e galloni a scorrergli davanti agli occhi finché non si vedeva, con quattro stelle sulle spalline, a presiedere riunioni d’alti papaveri al Pentagono, partecipare a cene di gala alla Casa Bianca e incedere con passo imperioso verso il tavolo migliore nei locali più esclusivi di New York.
Verso la metà di novembre dell’anno di grazia 1951, Radar O’Reilly, caporale dei corpi medici dell’esercito degli Stati Uniti, si trovava seduto nella Clinica Odontoiatrico-Pokeristica del Carezzevole Cavadenti di stanza al 4077° ospedale chirurgico da campo dell’esercito, MASH, a cavallo del 38° parallelo in Corea del Sud, apparentemente intento a completare una scala di colore. Avendo scoperto che una simile fortuita occorrenza aveva una possibilità su 72.192 di verificarsi, quello che stava facendo in realtà era captare una conversazione telefonica. La conversazione, Grazie a un allacciamento di fortuna, si stava svolgendo tra il generale di brigata Hamilton Hartington Hammond, di stanza all’ospedale principale di Seul, una settantina di chilometri più a sud, e il tenente colonnello Henry Barymore Blacke, di stanza nell’ufficio del comandante del 4077° MASH, una cinquantina di metri più a est di Radar O’Reilly.
«Senti, senti», disse Radar O’Reilly, con la testa che girava lentamente a destra e a sinistra nel caratteristico movimento grazie al quale cercava di sintonizarsi.
«Senti cosa?», domandò il capitano Walter Koskiusko Waldowski, l’ufficiale dentista noto anche con il «Carezzevole Cavadenti».
«Henry sta cercando di farsi mandare due nuovi segaossa», disse Radar O’Reilly
«Mi servono altri due uomini!», stava sbraitando il colonnello Blake nella cornetta, e Radar lo sentiva forte e chiaro.
«Ma tu cosa credi di dirigere lassù?», gridò di risposta il generale Hammond, e Radar riusciva ad intercettare pure quello. «L’ospedale militare di Washington?»
«Sturati bene le orecchie…», stava dicendo il colonnello Blake
«Datti una calmata, Henry», stava dicendo il generale Hammond.
«Non me la do una calmata!», gridò il colonnello Blake. «Se non mi mandi altri due…»
«E va bene, va bene!», gridò il generale Hammond. «Ti mando i miei due uomini migliori».
«Spero siano in gamba davvero», Radar sentì dore al colonnello Blake, «altrimenti…»
«Ho detto che ti mando i miei due uomini migliori», Radar sentì dire al generale Hammond.
«Bene!», Radar sentì dire al colonnello Blake. «E di corsa anche».
«Ehi», dise Radar, con le orecchie  incandescenti per lo sforzo, «Henry  è appena riuscito a farsi mandare due nuovi segaossa».
«Avvertili di non scialacquare tutto prima di arrivare» Disse il capitano Waldowski. «Carta?»
E fu così che il personale del 4077° MASH venne a sapere che di lì a poco sarebbe aumentato di numero e forse persino di efficienza. E fu così che in una mattinata grigia e fredda, dieci giorni dopo, al 325° ospedale d’evacuazione di Yong-Dong-Po, sull’altra sponda del fiume Han rispetto a Seul, i capitano Augustus Bedford Forrest e Benjamin Franklin Pierce, sbucati dai lati opposti degli alloggi per gli ufficiali in transito, trascinarono armi e bagagli fino ad una jeep parcheggiata lì apposta per loro.
Il capitano Pierce aveva ventotto anni, era un po’ più alto di un metro e ottanta, con le spalle leggermente spioventi. Portava gli occhiali, e i capelli castani avevano bisogno di una spuntata. Il capitano Forrest era più grande di un anno, un po’ meno alto, di un metro ottanta e di corporatura massiccia. Aveva i capelli rossi tagliati a spazzola, gli occhi azzurri e un naso che non aveva mai ritrovato la forma originaria dopo aver sbattuto contro qualcosa di più solido.


Questo pezzo è tratto da:

Mash
Richard Hooker
SUR, ed. 2017
Traduzione a cura di Marco Rossari
Collana “BIGSUR”
Prezzo 16,50€ 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.