[Dal libro che sto leggendo] Gli illuminati


Antoine Bello
Fonte: Wikipedia

Come già successo in passato per altri libri facenti parte di duologie o trilogie etc, mi corre l’obbligo informare il lettore passa di qui che quello di oggi è il secondo libro di una duologia. Potrebbe anche essere letto singolarmente ma, nella descrizione sommaria che segue o nello stralcio del primo capitolo del libro, anche se a me non sembra, potrebbero essere presenti degli spoiler. Del precedente libro, “I Falsificatori” ho parlato in una recensione e  l’anteprima è stata inserita nel post del [Dal libro che sto leggendo] relativo al libro stesso.

Se “l’amico di Murakami”, alias appioppato ad un amico che non vuole essere citato, non fosse a fare una visita e quindi avesse tempo di guardare quel che pubblico oggi, scuoterebbe la testa sconsolato. Non ama che io legge e nemmeno che parli di libri del genere. Questo perché, quello che penalizza questa duologia è un po’ la descrizione che viene fatta in sinossi e un po’ la percezione che si ha di certe storie similari che girano in libreria. Quindi chiariamo subito: non è un romanzo da “complottisti”. Bisogna leggerlo con la leggerezza dell’ipotesi, e, no, quelle di Dan Brown non erano ipotesi ma leggende mal riferite, e che è ben inserita in una architettura complessa di due romazi che scorrono la vita di Sliv sempre di pari passo con la storia reale, dalla fine degli anni ’90 del novecento fino al 2000 inoltrato.

E’ la storia di Sliv giovane irlandese che un giorno, rispondendo ad un annuncio, entra in contatto con l’uomo che lo recluterà per un ente che si occupa di rivedere quelle che sono le notizie e la storia mondiale, integrandola, creandola o cancellandola per scopi non ben definiti. Nella carriera all’interno del CFR gli agenti operano di comune accordo e ognuno per le proprie competenze. Il problema per Sliv è capire lo scopo di certe falsificazioni e chi si nasconde dietro al CFR. 

Il bello di questa ipotesi è. innanzitutto, che è ben scritta, scorre bene e poi che è basata su uno dei mali della contemporaneità: la dimenticanza. Noi siamo portati a dimenticare l’esattezza o anche a ignorare l’esistenza dei fatti per due motivi principali: l’enorme cumulo di informazioni che ci travolgono ogni giorno e internet. Con l’avvento della globalizzazione quello che era già prima complicato da seguire, oggi, diventa ancor più complesso perché, ogni giorno, nel mondo avvengono e si scrivono un sacco di fatti diversi che si sovrappongono e che fanno sparire quelli già descritti un secondo prima del loro avvento. Il fatto che, ipoteticamente, si possa far perno su questo difetto comune è plausibile ma, di certo, molto più complesso di come lo descrive Bello anche se, nella sua storia, cerca di pensare a tutte le varie possibilità per renderlo il più verosimile possibile. All’inizio di questo secondo libro è presente un riassunto del precedente che non rende la lettura de “I Falsificatori” necessaria ma è così piacevole da leggere che sarebbe un peccato ignorarla.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

UNO 


Come ogni volta che spingevo la pesante porta vetrata dello studio Baldur, Furuset & Thorberg, meditai brevemente sulla piega che la mia vita aveva rischiato di prendere dieci anni prima, quando avevo risposto ad un annuncio per un posto di capo progetto nel settore degli studi ambientali. Se il direttore delle operazioni, Gunnar Eriksson, che mi aveva assunto, non avesse scorto in me la predisposizione a un altro tipo di attività, forse da quel giorno avrei dovuto occuparmi di quantificare i rischi di inquinamento fluviale derivanti dalla costruzione di un inceneritore nella periferia di Copenaghen.
La receptionist, intenta a dare informazioni a un fattorino, mi salutò con un sorriso. Credendomi un consulente freelance che collaborava occasionalmente con lo studio, non si stupiva né delle mie lunghe assenze e né dei miei orari strani. Quella copertura, che io e Gunnar avevamo ideato quando ero uscito dall’Accademia, era pienamente soddisfacente: placava la curiosità del fisco irlandese e spiegava i miei spostamenti ai quattro angoli della Terra.
«Sliv, finalmente!», esclamò Gunnar abbracciandomi calorosamente. «Temevo avessi perso il nostro indirizzo. Quanto tempo è passato dall’ultima visita?».
Il tono della sua domanda era troppo ironico per essere del tutto innocente. Kristin la moglie di Gunnar era morta un anno prima per un’embolia polmonare. Gunnare era assolutamente preparato alla sua improvvisa scomparsa e aveva accusato il colpo. I suoi figli erano i tredici agenti che aveva reclutato nel corso della sua carriera. Poiché io ero, al tempo stesso, quello più vicino e l’unico che vivesse ancora a Reykiavíc, andavo a trovarlo almeno una volta alla settimana, tranne ovviamente quando ero in missione all’estero.
«Troppo», sospirai. «Vengo da Sydney: sono atterrato stamattina. Prima sono stato a Londra, Torornto e Los Angeles».
«Pazzesco», borbottò Gunnar. «Bisogna che faccia un discorsetto a Yakoub. Se continui così, rischi di rovinarti la salute».
Sapevamo entrambi che non avrebbe fatto nulla del genere. Le Operazioni speciali contavano sì e no un centinaio di agenti e avevano bisogno del contributo di ciascuno. Del resto, le mie sporadiche rimostranze non ingannavano nessuno, tanto meno Gunnar: adoravo la mia vita di agente di classe 3 e non l’avrei cambiata per niente al mondo.


Questo pezzo è tratto da:

Gli illuminati
Antoine Bello
Fazi Editore, ed .2010
Traduzione a cura di Lisa Crea
Prezzo 19,50€

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