[Dal libro che sto leggendo] I figli del male

Antonio Lanzetta
Fonte: Il Libraio
E sono di nuovo qui. In questo periodo di fermo e di riflessione ho fatto anche un giro alla fiera di Tempo di Libri ed è stato illuminante, sebbene a volte sia faticoso conciliare lavoro e blog, ho difficoltà a lasciare questo passatempo di cogliere ogni occasione buona per rompervi con i libri che leggo e quindi ricominciamo da qui, anzi da Salerno, da un thriller fresco di stampa che mi è piaciuto molto. Comprato completamente senza sapere di chi fosse Lanzetta (perdono qualora passassi di qua!) e convinta dall’entusiasmo della ragazza dell’ufficio stampa e della collega, mi sono ritrovata a fare il viaggio di ritorno con il pensiero di voler scoprire se davvero fosse quello che prometteva.

Il bello di questa storia è che non sembra di essere di “plastica”; succede spesso che i thriller italiani che siano ambientati in Italia sappiano di falso perché copiano caratteristiche di oltre oceano che non appartengo al nostro mondo. In questo caso non succede, il romanzo è verosimile, in tutti i limiti della nostra italianità. C’è la fatica dell’indagine corroborata dalla burocrazia che ne blocca ogni avanzamento, le fughe di notizie e i controlli a tappeto, c’è il commissario che chiude un occhio su pratiche non ortodosse pur di evitare di rinvenire un altro cadavere. Ci sono molti dubbi, sul perché alcuni morti sono ritrovati con un messaggio in bocca e sul perché, quel che si legge, evochi ricordi che si sperava di dimenticare. E c’è anche Damiani, scrittore che dai fatti di cronaca trae romanzi di successo analizzando cause ed effetti dei più efferati omicidi.

“La storia si ripete” sottintende l’autore, la storia e anche gli eventi. Per capirla bisogna vederla scorrere in un parallelo, fra il presente narrativo e un passato mai troppo lontano, in un intreccio mortale e spaventoso che può rivelare un’unica verità che è quella che nessuno, compreso Damiani e il suo amico Flavio, vorrebbero sentirsi dire. E’ davvero un ottimo libro di cui riparleremo in recensione e quindi oggi vi lascio sbirciare le prime due pagine del prologo certa che come me, vorrete saperne di più anche voi.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

PROLOGO


Il freddo le strisciava addosso come una cosa viva. Sulla pelle, lungo le braccia, avvinghiato alle gambe nude. Lacerava la carne, i muscoli, scavando i solchi  nelle ossa, Il freddo era consapevolezza. L’idea che, se anche avesse lottato, se lo avesse desiderato con tutte le forza, non sarebbe potuta tornare indietro.
Indietro. Sì, ma dove?
La ragazza tossì, inarcando la schiena sul tavolo d’acciaio. Si sentiva come un cadavere nella sala di un obitorio, con solo un lenzuolo sporco sulla faccia e un cartellino appeso al piede. Forse era davvero morta. Proprio come aveva sperato tutte le volte che aveva sentito il rumore dei loro passi nel corridoio. Le voci attutite dal cemento. Voci che aveva imparato a odiare più della sua immagine riflessa in uno specchio.
Lei era un giocattolo, nient’altro che un giocattolo di carne nelle loro mani.
Morta.
Poi il bambino si mosse. Una debole vibrazione dentro di lei a ricordarle che era ancora viva, in un modo o nell’altro. Serrò le labbra spaccate e deglutì un grumo di saliva che le incendiò la gola. Tentò di allungare un braccio, quanto bastava per sfiorarsi l’addome, ma non ci riuscì. Si sentiva a pezzi, così debole che il semplice respirare le costava fatica.
Quando le avevano detto che era incinta, aveva vomitato. Sapeva cosa sarebbe accaduto, lo aveva visto fare alle altre e questo la terrorizzava.Il mostro era dentro di lei. Si contorceva nel suo addome, tentacoli appuntiti che le rovistavano la pancia, succhiandole il cibo, rubandole il sonno e la vita. Avrebbe voluto strapparselo via, se solo avesse potuto. Afferrare una forchetta e squartarsi la pancia. Ridurre la pelle a un foglio stracciato.
Era l’unico modo per uscire da quella casa. Morta.Solo che loro non lo avrebbero lasciata morire, non finché avesse avuto quello che volevano. La controllavano, non la lasciavano mai sola. Nemmeno quando dormiva.
Un gemito.
Provò a sollevare la testa ma pesava come un blocco di cemento. La nuca rimbalzò sul tavolo, il braccio disteso lungo un fianco. Non poteva muoversi. Era spossata, il cuore che le batteva all’impazzata e un ronzio costante nelle orecchie. Tossì, ancora una volta, e un conato di vomito le tolse il respiro. Si morse un labbro e piegò il capo di lato, distogliendo lo sguardo dalla  chiazza di luce del neon che penzolava dal soffitto. Vide le croste di muffa che si arrampicavano sulla parete, l’intonaco gonfio e le sbarre davanti ai vetri luridi di una finestra.
Sono nel seminterrato.
Cercò di afferrare i ricordi sepolti da qualche parte nella sua testa. Era come se qualcuno avesse premuto un tasto e resettato gli ultimi istanti della sua vita. quando era stata portata in quella stanza? Rabbrividì, la pelle increspata dal gelo. Il freddo non le lasciva tregua.
Si era svegliata nel cuore della notte con la sensazione di non essere più sola. C’era qualcuno seduto ai piedi del letto. Un uomo che la stava fissando.
L’albanese.
 

Questo pezzo è stato tratto da:

I Figli del male
Antonio Lanzetta
La corte Editore, Ed. 2018
Collana “Underground”
Prezzo 17,50€ 

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