[Dal libro che sto leggendo] Gli autunnali

Fonte: LettureSconclusionate
L’ossessione è stata spesso protagonista di romanzi e racconti, come anche quello di cui abbiamo parlato venerdì, ma come per “l’amore” è facile scadere nel già visto o anche nell’inconsistenza. I protagonisti sembrano più capricciosi che ossessionati e il tutto diventa fintamente fosco e anche parecchio noioso. Invece l’ossessione è una forma inconsistente e circolare che porta le persone a diventare “circolari” esse stesse, nei pensieri, nelle azioni e finanche negli sguardi. E’ quello che succede qui, nel libro di oggi, dove l’ossessione che nasce da un disamoramento comincia in un piccolo cerchio di dubbi, di riflessioni e di pensieri sparsi e disorganizzati che, altrove magari sarebbero troppo filosofici ma qui il protagonista è uno scrittore, che si allargano a macchia d’olio amplificando la portata dell’impatto nelle azioni quotidiane e nel discernimento del nostro, perdonate la ripetizione, protagonista.

Non si scade nella follia con l’ossessione, l’ossessione diventa come l’amore una fase in cui ci piace cullarci perché ci da gli stessi sintomi dell’innamoramento. Semmai è la gestione dell’intimità che diventa complessa. L’oggetto dei nostri pensieri è lo stesso e man mano che visualizziamo e contestualizziamo sentiamo la necessità di rendere l’oggetto del nostro desiderio tangibile e parte integrante della nostra vita normale. In tutto questo non c’è nulla di fosco, anzi c’è la necessità di portalo alla luce, di dichiaralo al mondo di renderlo onesto, proprio come un amore clandestino. Questa è la storia di uno scrittore che, al ritorno dalle vacanze trova che nella sua vita sia stato rubato qualcosa. L’abitudine gli ha rubato il sentimento che fa andare la coppia. Poi un giorno un libro, una foto, una donna lo riportano dove vorrebbe essere.

Questo è un bel libro, non solo nei temi che tocca, ma anche per i tempi che utilizza per farlo. Più lungo sarebbe risultato stucchevole o ripetitivo, più corto invece avrebbe dato l’impressione di essere monco. Mi è piaciuto…e oggi ve ne faccio sbirciare qualche pagina.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Settembre 

Ero in mutande alla finestra perché a settembre a Roma si cuoceva. Anche mi moglie Sandra era senza vestito, e stava sul letto, sopra le lenzuola, e mi guardava. Che cosa m’impediva di stendermi accanto a lei? Il filo dei pensieri partiva sempre con un’affermazione che poi, inesorabilmente, si convertiva in una domanda: “Mia moglie è bella, è bella mia moglie?” Mia moglie è sempre stata bella, mi dicevo, cercavo di riflettere. Una bellezza rinascimentale, dicevano di lei, color pastello, quella massa di capelli densamente castani, gli occhi grandi sul verde cenere (un colore inventato apposta per descriverli), il corpo massiccio ma proporzionato, un filo di cellulite appena a sfigurarla (“Sfigurarla” nell’accezione avanguardista, mi moglie era come la Gioconda con i baffi). E allora? Adesso quali cambiamenti potevo registrare? Era invecchiata, certo, ma l’invecchiamento poteva dirsi per forza di cose un peggioramento? Era ingrassata? Le si erano gonfiate le caviglie e i piedi, aveva la pancetta (nelle donne è insopportabile), le era venuto uno sguardo bovino? Quel pomeriggio, mentre svuotava le valigie del mare, l’avevo forse trovata patetica con quell’abbigliamento sportivo, maglietta, fuseaux e scarpette da tennis? Mi sentii con le spalle al muro e cacciai un tenue sospiro, restando sempre affacciato alla finestra. Provai a dirottare i pensieri su una qualsiasi inezia. Ma a cosa avrei potuto pensare? A cosa mai pensavano i coniugi dalla mattina alla sera se non al proprio partner? L’ossessione dell’amore non era niente al confronto dell’ossessione del disamore, solo che al confronto della prima la seconda era pura sconfitta, fallimento, annichilimento. Ebbi la tentazione di condividere parte di quei pensieri con Sandra. Ma poi, anche se fossi riuscito a non farmi mandare a quel paese, cosa sarebbe successo? La solitudine non si avvertiva maggiormente nel dialogo, nella condivisione, nello stare insieme? Avrei potuto prenderla e basta, senza dire una parola. Non c’era niente che me lo impedisse, la fede all’anulare mi autorizzava. Mancava la voglia perché era sparito il sentimento, o viceversa? Infine mi arresi e tornai a rimuginare. “Mia moglie è bella, è bella mia moglie?”
In quel momento Sandra si appoggiò di scatto alla testiera, e fu quasi peggio che se avesse sbuffato. Era un modo abbastanza inequivocabile per ricordarmi che quel pomeriggio d’inizio settembre – uno di quei pomeriggi in cui l’estate comincia timidamente a flirtare con l’autunno -, rientrati dalla villeggiatura al mare, dentro quella camera, esisteva anche lei. Che la mia vita era con lei, nel bene e nel male. Capii subito il senso di quel cambio repentino di posizione e mi avvicinai al letto. Se mi fossi deciso a stendermi, non ci sarebbe stato altro motivo se non quello di fare l’amore. Ma i coniugi smettevano abbastanza presto di fare l’amore e cominciavano a leccarsi le ferite. Non era un’immagine metaforica. Il sesso coniugale non veniva più compiuto per ricercare il piacere, bensì per procurare un sollievo. Diventava un lenitivo – perfino un anestetico – per la vita trascorsa insieme, giammai un eccitante. Il trantran dell’accoppiamento diventava molto poco avventuroso, perciò marito e moglie ripiegavano presto su consolazioni individuali, meno passibili di un qualche fraintendimento, tipo la filatelia o il giardinaggio o le riviste di moda o lo sporto in tv. Si cercavano oppiacei per dimenticare il dispiacere di non poter più condividere la passione del sesso, il furore del sesso e, allo stesso tempo, anche per allentare la morsa dell’affetto. Proprio così, l’affetto era sempre incombente, prepotente, ricattatorio.
“Mi dici a cosa diavolo stai pensando?” Mi chiese Sandra, palesemente indispettita.
“A niente, perché?” “Hai una brutta faccia.”
Avrei dovuto essere contento che dopo tanti anni di matrimonio mia moglie ancora mi guardasse attentamente- Ma in fondo funzionava così per tutte le coppie. Le coppie ad un certo punto smettevano di parlare e cominciavano a guardarsi. Smettevano di parlare a tavola, smettevano di parlare in macchina, smettevano di parlare nelle sale d’attesa degli ambulatori, smettevano di parlare a letto. In passato lui e lei si erano amati da impazzire, ed erano stati ossessionati dall’idea di amarsi di meno. Oggi non ne potevano più e l’orizzonte della loro ossessione era mutato: controllavano a che punto era arrivata l’esasperazione e la noia dell’altro, volevano capire chiedei due stesse per esaurire la pazienza, fosse più vicino a mandare tutto a monte.

Questo pezzo è tratto da:

Gli autunnali
Luca Ricci
La Nave di Teseo, Ed. 2018
Collana “Oceani”
Prezzo 17,00€ 

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