"I figli del male", Antonio Lanzetta – L’indiscrezione e la morte…

Fonte: Recensioni per esordienti

Il problema nel commentare un thriller, è che di solito l’obiettivo del libro è chiaro: o c’è un’indagine o si sta assistendo ad una situazione limite. Non ci sono sotto strutture o altro da guardare; si può commentare sull’architettura della trama o se l’autore abbia saputo tenere il ritmo costante e la sua gestione dei momenti clou di tensione. Ma in generale un thriller o è bello oppure no, verosimile o campato in aria, l’indagine è in chiaro – con tutti gli indizi che ti permettono di seguire le vari fasi dell’inchiesta/ricerca del colpevole- o alla Poirot – ovvero con gli indizi, non così evidenti o assenti, che richiedono una spiegazione, del protagonista o della voce narrante, di come si siano realmente svolti i fatti. Infine si può analizzare se la narrazione è coinvolgente oppure no.


In questo caso, il lavoro è decisamente bello e coinvolgente, con una scrittura fluida, che non indulge in descrizioni inutili che tanto rovinano in altri casi l’effetto generale, è verosimile e riporta un’indagine che si può seguire passo dopo passo, ha anche una trama articolata e costruita su più tempi nei quali Lanzetta si muove agilmente non tralasciando nessuno degli innumerevoli personaggi di questa storia. L’indagine del tempo presente si ricollega ai due tempi passati svelandosi pian piano mentre aumenta la tensione. Lo stesso trattamento è riservato per tutte le varie epoche citate e alla fine lascia un sottile spiraglio che apre ad un possibile seguito ma che, al contempo, non rende il libro come un “lavoro di mezzo”. 

E con questo potremmo chiudere la recensione dando qualche informazione di quale sia la trama. Il problema, il mio problema personale, è invece che la questione non si chiude qui per me.

Quello che più mi è piaciuto di Lanzetta non è tanto il suo essere paragonato a Stephen King, in una versione italiana decisamente credibile e per puro gusto personale “migliorata”, ma che sia stato in grado di produrre un lavoro fuori dai contesti che mi capitano solitamente fra le mani. Un thriller lo leggi una volta e poi lo tieni perché ci sei affezionato ma difficilmente lo rileggi. In questo caso invece le sfumature, seminate qui e là, ti danno l’opportunità di rileggerlo per cercare quello che, nell’ansia della tensione della prima lettura potrebbe esserti sfuggito ma che, con una lettura più attenta, è già lì, in bella vista. Così si coglie quel che c’è di nuovo, ovvero il fatto di essere riuscito a trovare una formula diversa e calzante in un genere, che in ambientazioni estere solitamente regge con grande successo ma in Italia non ha trovato grandi esempi innovativi, dandogli una veste che regge anche nella versione nostrana. Quando nel [Dal libro che sto leggendo] dicevo che non è una “storia di plastica” intendevo infatti questo; ho sintetizzato allora, dicendo che l’entità italiana si vede nelle lungaggini burocratiche, nella lentezza dell’avanzamento delle indagini e nei mille collegamenti, ma, in effetti, viene molto prima e si trova nell’anima nera che genera la storia più lontana nel tempo e che si dirama in quella del presente narrativo. 
Una volta Gustaw Herling parlando in un’intervista con un corrispondente polacco si diceva affascinato dal sud Italia e in particolare per questa mescolanza di cultura e folclore nei riguardi della morte. Molto più tardi, nel 2010, in un libro di Ruggero Cappuccio “Fuoco su Napoli” si trova un dialogo che è la sublimazione della fascinazione che sentiva esercitata su di sé Herling : […] Sai l’unica cosa che ti consente di distinguere fra le conoscenze e le amicizie e’ indiscrezione. E Napoli con la morte e’ sempre stata indiscreta, perché Napoli con la morte, aveva fatto un’amicizia antica. […]. In questo caso si parla di Napoli ma è un concetto applicabile a tutto il sud Italia con formule, a volte, del tutto diverse. Ma in sostanza è tutta qui sintetizzata la bellezza di questo lavoro: la capacità, utilizzata con naturalezza eccezionale, di applicare questa “amicizia indiscreta”, questo recondito segreto – un misto di leggende e folklore – ad un genere completamente diverso dal classico romanzo.  Qui la storia amplifica creando una leggenda non dissimile dalle tante che si vociferano per i paesi e per le strade, un qualcosa che si ingrandisce e che si ramifica nello spazio e nel tempo senza la paura di essere surclassata dagli anni che passano. Perché, in determinati ambienti può arrivare la tecnologia, laddove ieri arrivava solo la religione, ma il contesto di leggenda rimarrà nel DNA dei presenti e dei futuri uomini che, in quei luoghi, vi si imbatteranno.
Potremmo quasi visualizzarla come una maledizione, anche se effettivamente non ha sempre queste fattezze. A questo si aggiunge il fatto che tutto ciò dona all’insieme un classico velo “noir” che, in questo caso, ci sta decisamente bene.  Sarebbe stato facilissimo scadere nell’horror, trattando di morte e aldilà, e invece Lanzetta pare scegliere di camminare sul filo del rasoio, occhieggiando al di là della linea senza passarla mai e ne scaturisce una storia a tinte fosche che si svolge, per contrasto, nel pieno sole del sud, in un paese in provincia di Salerno. È uno di quelli arroccati con casette tutte vicine una all’altra e che poi diventano sempre più isolate. E in questo clima, con un pesante bagaglio del senso del male che aleggia in quei luoghi è facilissimo sentire l’ansia di una semplice visita ad un casolare abbandonato, o anche la solitudine di un’aia arsa dal sole o non stare troppo tranquilli in riva ad un ruscello nel bel mezzo di un bosco. Quindi tutto il contesto collabora egregiamente ad accompagnare gli eventi ed è questo utilizzo che rende più pregevole il risultato finale.
Ma di che si parla in questo libro che di solito la sinossi la metti molto prima? Lo so che ve lo state chiedendo! Siamo in uno qualsiasi dei giorni di oggi, da un lato c’è Damiano, scrittore che ricava bestseller da casi di cronaca nera, che viene coinvolto in un’indagine che vede due morti ritrovati in tempi e luoghi diversi;  le uniche cose che hanno in comune sono come sono stati contattati e quel che è stato trovato nella loro bocca. Dall’altro c’è Flavio, amico di Damiano, che sta cercando di riportare alla vita e alla parola una giovane, Roberta, che è arrivata nella clinica psichiatrica dove lavora, in circostanze decisamente misteriose. A questi eventi del presente si affiancano il passato di Flavio e di Damiano e la genesi di un’oscura leggenda.
Detto anche questo, che c’è da aggiungere? Comprerò certamente il libro precedente e, ove mai uscisse, anche il successivo. È un buon libro che ti prende e ti tiene impegnato e attento fino all’ultimo. Se vi capita leggetelo e non ve ne pentirete.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

I Figli del male
Antonio Lanzetta
La corte Editore, Ed. 2018
Collana “Underground”
Prezzo 17,50€

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